Giovani e intelligenza artificiale, la ricerca degli Scout di Campo Calabro tra rischi, opportunità e desiderio di restare umani

L’indagine presentata per la prima volta durante la Route Regionale Agesci che si è svolta dal 28 luglio al primo agosto nel cuore della Sila

Riconosceresti un’immagine generata dall’intelligenza artificiale rispetto a una creata da un essere umano? È una domanda che i ragazzi e le ragazze del Clan/Fuoco Tre Cime del gruppo Agesci Campo Calabro 1 si sono posti, avviando una riflessione che li ha accompagnati fino alla Route Regionale 2025, vissuta in Calabria dal 28 luglio al 1° agosto a Molarotta, Spezzano della Sila (Cosenza). Un’esperienza che ha portato a interrogarsi sul rapporto tra giovani e tecnologia e sul confine sempre più sottile tra reale e virtuale.

Un capitolo di riflessione per il futuro

Tra le tematiche proposte per vivere un “capitolo”, cioè un approfondimento condotto seguendo la metodologia scout «osservare, giudicare, agire», è emersa la necessità di confrontarsi con l’intelligenza artificiale, un tema che inevitabilmente accompagnerà il futuro di ciascuno.



«L’intelligenza artificiale sarà parte integrante della nostra vita, che lo vogliamo o no» – spiegano i ragazzi – «ci attrae perché ci offre tutto e subito: ci fa risparmiare tempo, ci semplifica le scelte. Ma siamo sicuri che sia solo un aiuto?». Da questa domanda è partito il loro percorso, fatto di interviste a cento persone di età diverse, incontri con esperti e confronti interni al gruppo.

I dati raccolti dagli scout

Le indagini hanno evidenziato come l’intelligenza artificiale sia usata soprattutto dai giovani tra i 14 e i 30 anni, che rappresentano circa il 52% degli intervistati. Le persone sopra i 50 anni, invece, spesso non la conoscono o non la utilizzano. Se i giovani riconoscono i vantaggi dell’IA, al tempo stesso ne percepiscono i rischi, soprattutto la possibilità che possa influenzare il modo di pensare.


PER APPROFONDIRE: Da Reggio a Roma: gli scout reggini tra i protagonisti del Giubileo dei Giovani


Gli esperti coinvolti hanno messo in luce i benefici e i pericoli: dall’assistenza nello studio e nel lavoro alla minaccia della dipendenza, fino al rischio più grande, ovvero la perdita del pensiero critico. La conclusione è chiara: l’intelligenza artificiale è uno strumento potente, ma ha bisogno di essere utilizzata in modo consapevole.

Cos’è l’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale è una branca dell’informatica che studia e sviluppa sistemi capaci di simulare l’intelligenza umana. Questi sistemi possono apprendere (machine learning), ragionare, risolvere problemi, riconoscere immagini e suoni o prendere decisioni.

Oggi è utilizzata in moltissimi ambiti: in medicina per supportare le diagnosi, nell’assistenza alle persone con disabilità attraverso strumenti di riconoscimento vocale o visivo, nella robotica con la creazione di assistenti intelligenti come Siri, Alexa o Google Assistant, nell’industria automobilistica con i veicoli a guida autonoma e in numerosi altri campi.

L’influenza sulla mente e sulle emozioni

L’IA non si limita a modificare il nostro ambiente, ma incide sulla mente, sul modo di pensare e persino sulle emozioni. Gli strumenti intelligenti ci semplificano la vita, ma rischiano di ridurre memoria, capacità di ragionamento e spirito critico, portando a un vero e proprio “alleggerimento cognitivo”.

Anche le relazioni interpersonali risentono di questo cambiamento: se da un lato l’IA può offrire compagnia, dall’altro può indurre a preferire un chatbot rispetto a una persona reale. Inoltre, l’esposizione continua a contenuti artificiali – testi, immagini, video – rischia di indebolire il rapporto con la realtà, creando difficoltà a distinguere ciò che è vero da ciò che è falso.

Opportunità e rischi dell’IA

Le potenzialità dell’intelligenza artificiale sono numerose: può migliorare l’accesso all’istruzione, rendere più efficiente lo studio, supportare la medicina e offrire soluzioni innovative in tanti ambiti. Tuttavia, esistono anche gravi rischi.

I ragazzi hanno sottolineato come l’IA possa portare a disoccupazione tecnologica, sostituendo il lavoro umano, e a una perdita di privacy, data la grande quantità di informazioni personali raccolte. Non mancano i pericoli legati ai pregiudizi algoritmici, ai deepfake e alle fake news sempre più realistiche, alla dipendenza digitale e all’isolamento sociale. Inoltre, si teme la concentrazione del potere in pochi soggetti capaci di usare l’IA per manipolazione, guerra e controllo, senza dimenticare l’impatto ambientale legato all’enorme consumo energetico richiesto per addestrare i sistemi.

La voce del Clan/Fuoco Tre Cime

Alla fine del loro percorso, i ragazzi e le ragazze del Clan/Fuoco Tre Cime hanno sintetizzato così la loro esperienza: «Bisogna restare umani. L’IA non è né un’amica né una nemica dell’umanità, ma uno strumento che dipende da noi stessi. Utilizzata responsabilmente, può essere un’opportunità per migliorare la qualità della vita. Se invece viene usata in modo incosciente, rischiamo di fare del male a noi stessi e di perdere il contatto con la realtà, confondendo il vero con il falso. Per questo crediamo sia fondamentale educare a un uso etico e consapevole di questa tecnologia. Capire come funziona l’IA e riconoscerne i rischi significa distinguere ciò che nasce dall’intelligenza artificiale da ciò che proviene dalle menti umane».



Il loro impegno è chiaro: continuare a interrogarsi, a mettersi in discussione e a scegliere la strada giusta. Perché, come concludono i ragazzi, «la vera intelligenza è quella che ci aiuta a restare umani».

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