La riflessione del presidente della Cec, mons. Vincenzo Bertolone

«Pasqua, cioè speranza». La riflessione di monsignor Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza Episcopale Calabra:

«Ogni crisi è un pericolo, ma è anche un’opportunità. Ed è l’opportunità di uscire dal pericolo».
In questi giorni vissuti da reclusi in casa, con i soliti problemi ora diventati tanto ingombranti da far fatica a conviverci, le parole di papa Francesco esortano a non fermarsi e, spinti dalla speranza cristiana, ad andare oltre.

Il monito del Santo Padre, sembra fare il paio con il messaggio lanciato da San Pietro il pomeriggio del 27 marzo: una piazza all’apparenza vuota e silente, si è rivelata affollata di amore e di solidarietà. Non assenza, ma presenza di Dio e della sua misericordia, palpitante nell’impegno di tanti angeli nelle corsie degli ospedali come nel cuore di ogni città e paese.

In continuità con quella giornata, papa Bergoglio invita l’umanità smarrita a ritrovare se stessa nell’apparente deserto di giorni nei quali invece mette radici il seme del cambiamento. «Dobbiamo rallentare un determinato ritmo di consumo e produzione e imparare a comprendere e contemplare la natura. E a riconnetterci con il nostro ambiente reale. Questa è un’opportunità di conversione», osserva il Pontefice in un’intervista,che richiama la testimonianza di Hetty Hillesum, scrittrice vittima della Shoàh: «Possiamo soffrire, ma non dobbiamo soccombere».

Ed il dantesco «attender certo» che poggia sulla fede in Cristo consente alla Speranza di operare, vivere, sentire e pensare, dando un valore alle cose, a se stessi, agli altri, alla natura. La Speranza È accettare che si possa affrontare la sofferenza e sfidare il male, insistendo sulla bontà malgrado tutto. È confidare che la limitazione, il vuoto e la stessa morte che ci accompagna sempre, abbiano meno valore dell’essere che siamo, del male e dell’odio.

La speranza, virtù divina, è la faccia di Dio che si scopre di momento in momento, secondo il volto delle nostre disperazioni. Un niente basta a far battere un cuore. E se un niente può fermarci sull’abisso, la Speranza fa suo questo niente perché scorge la spiga quando gli occhi non vedono che il seme.
è allora il momento di consumare quel passo mai compiuto o per mancanza di coraggio, o, forse, per pigrizia.

«Quanto più gravi sono i nostri problemi, tanto maggiori opportunità stiamo dando al Redentore, tanto più grande dev’essere la nostra speranza», diceva sant’Oscar Arnulfo Romero. È un invito ad Affrontare l’emergenza non solo per cercare un riparo nel presente, ma per riorientare in maniera radicale il futuro, ridisegnando una convivenza nuova nella quale la sobrietà, il privilegiare ciò che vale, l’attenzione alle fragilità, all’uso dei saperi e dei poteri siano recuperati per le generazioni e le loro culture.

«È questo che tutti noi dobbiamo fare oggi: prendere le radici delle nostre tradizioni e salire sui monti», sottolinea ancora papa Francesco, adducendo l’esempio di Enea, che – sconfitto a Troia – alla desolazione ed all’autocommiserazione preferisce il viaggio, l’ignoto destino. Meglio andare avanti. Oltre. Come il Cristo che risorge in un mondo di chiese vuote e gente sgomenta, per nutrirla di fiducia e di amore.
È Pasqua autentica: di cuore, auguri.

+ Vincenzo Bertolone

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