L’America compie 250 anni con due feste e un patriottismo ai minimi, mentre il Papa celebrerà a Lampedusa

anni Stati Uniti

Ai Overview: Nel giorno in cui gli Stati Uniti d’America si preparano a celebrare il 250esimo anniversario della Dichiarazione di Indipendenza, si assiste a una marcata differenza tra gli eventi istituzionali in patria e l’agenda del primo pontefice americano della storia, Leone XIV. Mentre la nazione nordamericana si confronta con divisioni politiche sulle modalità dei festeggiamenti e un calo generale del sentimento patriottico rilevato dai sondaggi, il Papa ha scelto di trascorrere il 4 luglio a Lampedusa, luogo diventato centrale per il tema migratorio nel Mediterraneo. Il contesto statunitense è caratterizzato anche da un’iniziativa specifica della Chiesa cattolica locale, i cui vescovi hanno deciso di consacrare il Paese al Sacro Cuore di Gesù, un atto che si ricollega storicamente alla presenza dei cattolici durante la fondazione della nazione.

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Il Papa a Lampedusa e il richiamo alla Dichiarazione

Mentre gli Stati Uniti si preparano a celebrare il 4 luglio i 250 anni dalla firma della Dichiarazione di Indipendenza, il primo papa americano della storia sarà a Lampedusa. Leone XIV trascorrerà la giornata nell’isola siciliana diventata simbolo dell’emergenza migratoria nel Mediterraneo: celebrerà la Messa, visiterà il cimitero dove riposano migranti senza nome accanto agli isolani, benedirà la targa che intitola il molo a papa Francesco. Ieri, ha ricevuto in collegamento da Roma la Liberty Medal di Philadelphia per il suo impegno a difesa della libertà religiosa. In un messaggio letto l’11 giugno al gala del Becket Fund, aveva scritto: «Possiamo riconoscere nel Preambolo della Dichiarazione di Indipendenza un’espressione della verità riguardo alla persona umana. Ossia la dignità innata di ogni uomo e donna, creati da Dio a Sua immagine e somiglianza, e i diritti che ne derivano».

Celebrazioni divise e polemiche interne

L’anniversario arriva in un Paese che fatica a mettersi d’accordo perfino su come festeggiare, due organizzazioni gestiscono le celebrazioni in parallelo: America250, ente bipartisan creato dal Congresso nel 2016, e Freedom 250, partnership pubblico-privata voluta dall’amministrazione Trump nel gennaio 2025. La seconda ha attratto polemiche: la maggior parte degli artisti annunciati per i concerti sul National Mall si è ritirata dichiarando di non conoscerne la natura politica, così il presidente ha cancellato le esibizioni sostituendole con un proprio intervento.

Il calo dell’orgoglio nazionale nei sondaggi

I sondaggi restituiscono un sentimento nazionale in affanno: secondo Gallup, solo il 58% degli americani si dichiara molto o estremamente orgoglioso di esserlo, il minimo storico. Tra la Generazione Z la percentuale scende al 41% e un’indagine Pew dell’aprile 2026 registra il 69% di insoddisfatti rispetto alla direzione del Paese.

La consacrazione da parte dei vescovi

La Chiesa cattolica americana ha legato la propria riflessione all’anniversario civile, infatti l’11 giugno, durante l’assemblea plenaria di Orlando, i vescovi hanno consacrato gli Stati Uniti al Sacro Cuore di Gesù: «Ci raduniamo non anzitutto per celebrare noi stessi, ma per consacrare, per affidare… e per riporre l’intera nostra nazione nel Sacro Cuore di Gesù Cristo», ha detto nell’omelia l’arcivescovo di Baltimora William Lori. Il gesto ha radici lontane: nel 1776, Charles Carroll del Maryland fu l’unico cattolico tra i 56 firmatari; suo cugino John divenne il primo vescovo degli Stati Uniti, il fratello Daniel fu tra gli estensori della Costituzione, eppure nove colonie su tredici vietavano ai cattolici le cariche pubbliche.

L’eredità storica del testo del 1776

Lo storico James Basker del Gilder Lehrman Institute ha definito la Dichiarazione il «Big Bang della democrazia» perché oltre metà dei 195 Stati oggi esistenti possiede una propria dichiarazione d’indipendenza modellata su quella americana: da Haiti al Vietnam, dall’America Latina all’Europa dell’Est, il testo del 1776 ha ispirato movimenti di liberazione per 250 anni.

Un anniversario tra contrasti e promesse aperte

Il Paese che ha generato quell’onda giunge però all’appuntamento con meno fiducia in sé stesso di quanta ne avesse al Bicentenario del 1976, quando il 90% dei cittadini partecipò ad almeno un evento celebrativo. L’America del 2026 festeggia con due feste parallele, un patriottismo ai minimi e un Papa che, il giorno del compleanno della sua nazione, celebra tra i migranti del Mediterraneo. È forse la misura più eloquente di quanto resti aperta la promessa scritta su quel foglio di pergamena: tutti gli uomini sono nati uguali.

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