Avvenire di Calabria

I DETTAGLI - Lavoro certosino della commissione coordinata da Arturo Bova

Legge Anti-‘ndrangheta al vaglio di Palazzo Campanella

Introdotto un comitato istituzionale antiracket e il contrasto al gioco d'azzardo

Federico Minniti

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Sessanta due articoli. La prima, storica, legge anti-'ndrangheta della Regione Calabria è pronta: adesso toccherà agli onorevoli del consiglio regionale approvarla. Un lavoro certosino portato avanti da Arturo Bova, presidente dell'omonima commissione, con l'aiuto di decine di realtà produttive, culturali e associative di tutto il territorio calabrese. Una vicenda complessa, quella dello Statuto anti-clan, che si intreccia con l'impegno del deputato regionale, il quale nel corso di questa legislatura è stato destinatario di diversi atti intimidatori. Una scelta di campo. Gli ultimi – travagliati – mesi di Arturo Bova sono stati condizionati anche dall'allontanamento del suo capostruttura, Carlo Piroso, dopo che questi era emerso tra i nomi degli iscritti alla massoneria. Un'azione che ha diviso l'opinione pubblica, ma – secondo Bova – «necessaria dopo quanto emerso nell'indagine della Dda di Reggio Calabria, “Mammasantissima”».
Il testo anti-'ndrangheta che – nelle volontà degli estensori – oltre ad imprimere un deciso indirizzo politico – con l'introduzione dell'obbligatorietà di costituirsi come parte civile nei processi contro i clan – si avvarrà di un suo definito piano di investimenti, ad oggi stimato sul mezzo milione di euro annuo, che finanzierà il Psl, ossia il Piano speciale legalità. Ma a cosa servirà questo ennesimo impegno di soldi pubblici? Atti materiali, quale la conversione del Polo culturale “Mattia Prati” in una sezione di documentazione sulla lotta alla 'ndrangheta, ma anche di sostegno – attraverso sgravi fiscali - agli imprenditori vittime di usura: nascerà, infatti, un comitato istituzionale antiracket che avrà il compito di accompagnare tutti coloro i quali denunceranno il pizzo. Vecchie e nuove emergenze nella legge contro i boss. Su tutte l'avversità al gioco d'azzardo, ritenuto fonte di reddito mafioso, con il totale diniego di patrocinare alcuna iniziativa che possa indurre alle ludopatie. Bandiera nera anche al caporalato, che sarà osteggiato da «protocolli di linearità di filiera» nel comparto agricolo. Sul versante delle attività produttive sono stati predisposti degli articoli a tutela della forza-lavoro delle aziende colpite dalla misura di interdittiva per mafia. Stretta anche rispetto allo scioglimento per infiltrazione mafiosa degli Enti Locali, con un'azione preventiva sugli appalti di comune accordo con l'Anticorruzione.
Trasparenza, la parola d'ordine: sia per gli industriali, con la nascita delle white-list e del marchio etico per le commesse pubbliche centralizzate, sia per i rappresentanti istituzionali. Su questo versante sarà istituito un nuovo codice etico per i politici che saranno iscritti in un'anagrafe pubblica.

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