Lo sport? Accende la speranza

Jaspreet Sandhu Singh è un ventenne tuttofare. Lo vedi alle prese con i bambini di Arghillà nord, periferia a rischio di Reggio Calabria, ancor prima di aver montato l’attrezzatura: porte, canestri, reti da pallavolo posizionate in un baleno per il ‘suo’ villaggio olimpico.
È un volontario del Centro sportivo italiano; una voglia di fare, come lui stesso la definisce, che parte da lontano. Esattamente da Jalandhar, distretto della regione del Punjab a nord ovest dell’India, confinante col Pakistan: da quest’area del mondo, ogni anno, emigrano ventimila giovani verso l’Europa. E Jaspreet, che tutti chiamano però Jasp, è uno di questi: nel 2010, appena tredicenne arriva a Reggio Calabria assieme al padre e alla sorella. All’inizio qualche difficoltà di ambientamento che però viene superata grazie al centro diurno parrocchiale «Giovani domani » nel quartiere di Pellaro. Grazie a questa esperienza, Jasp riesce a esternare la sua passione per lo sport. Tifosissimo dell’Inter, sogna di diventare come Samir Handanovic, portiere dei neroazzurri. «I risultati tecnici, però – dice scherzando – sono decisamente differenti».
Nel 2013 conosce il Csi. Lo fa attraverso un’attività sperimentale: la «Reggio a colori», un team composto da venti ragazzi extracomunitari, di undici nazionalità diverse, molti dei quali giunti con i flussi migratori del Mediterraneo. Jasp ne diviene il capitano: «Anch’io finalmente giocavo in una squadra internazionale », racconta. «All’inizio perdevamo tutte le partite – spiega il portiere della Reggio a colori – poi, piano piano, siamo riusciti a fare risultato. Il motivo? Siamo diventati amici anche fuori dal campo».
Una storia di sport e inclusione sociale che ha convinto Jasp che quella potesse essere la sua strada. Così ha chiesto di entrare a far parte del gruppo dei volontari del Csi reggino. Animazione di strada, allenamenti al PalaCsi, giochi in piazza: Jasp è ovunque ed è diventata la mascotte di tutta l’associazione. A sostenerlo il progetto «Lavoro di squadra» con Action Aid, finanziato da Fondazione con il Sud ed Axa. Si tratta di attività sportive che coinvolgono la comunità dei minori di Arghillà nord, un quartiere difficile della città dello Stretto. Con i suoi modi buoni Jaspreet è riuscito a essere un ‘faro’ per tutti quei ragazzi che non hanno alternative se non la strada. Il giovane indiano, ormai trapiantato in Calabria, sa bene cosa voglia dire.
Quella solitudine superata grazie proprio allo sport. «Cosa c’è di più bello di essere d’aiuto divertendosi?», chiede. Indaffarato per com’è, mentre parla sta arbitrando il big match tra i palazzi popolari. Jasp, fischia. È rigore: «Adesso scusami, devo andare: qui si decide la partita».

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