Ai Overview: Il romanzo “L’ultimo arrivato” di Marco Balzano, recentemente ripubblicato, affronta la complessa tematica dell’emigrazione minorile italiana dal Sud al Nord durante gli anni del miracolo economico. La narrazione segue il percorso di Ninetto, un bambino siciliano di nove anni che si trasferisce a Milano per cercare lavoro e sfuggire alla povertà del suo paese d’origine. Il libro documenta le difficoltà di inserimento, le precarie condizioni abitative e lavorative, nonché i pregiudizi sociali dell’epoca verso i lavoratori meridionali. Attraverso lo sviluppo del protagonista, l’opera traccia anche un parallelo con l’immigrazione straniera dei decenni successivi, evidenziando le trasformazioni storiche del tessuto urbano e sociale della città.
Il viaggio di Ninetto dal Sud a Milano
Romanzo dalla trama cruda e intensa “L’ultimo arrivato” di Marco Balzano (Einaudi, pagine 196, euro 13), ripubblicato a distanza di dodici anni dalla prima edizione Sellerio del 2015 che vinse il prestigioso premio Campiello. È un racconto tuttora di grande forza emotiva e profondità umana che scava nelle visceri dell’umanità dei margini dove già alla nascita ognuno ha segnato nel proprio destino la partenza per andare alla ricerca del pane. Balzano narra la storia di Ninetto detto Pellerossa che all’età di nove anni parte da San Cono [Sicilia] con la speranza di un futuro differente da quello predestinato nel suo paese, dove la miseria morde come bestia feroce. Va a Milano, con uno di quei lunghi treni affollati di gente con le valigie di cartone piene di tutto; anche di pezzi di anima. Milano – gli dicono – è città piena di luci e di gente arrivata da varie regioni meridionali dell’Italia. C’è posto per tutti, a Milano, anche per Ninetto che all’inizio per sopravvivere comincia a lavorare come fattorino per una lavanderia, in attesa di compiere i quindici anni e entrare in fabbrica.
L’impatto con la metropoli e il pregiudizio
Vive in locanda con una squadra di muratori abruzzesi e poi in una baracca di legno, con operai e muratori calabresi. La città più grande della Lombardia, lo accoglie, ma lo mette anche davanti a una mondo inumano, come quello lasciato a San Cono, se non peggio. Nell’impatto con la metropoli lombarda, subisce quell’ostilità abituale verso gli ultimi arrivati: i “napuli” [così a Milano chiamano gli emigrati del Sud], che convivono in promiscuità, in casermoni-dormotorio, imparando a reggere l’ avversione di una città che si sviluppa e accelera, con l’aiuto della nazione Italia che però lascia ai margini il Sud, che non riescono a tenere il passo. Balzano, con “L’ultimo arrivato”, traduce in romanzo esistenziale la storia dell’emigrazione dal Sud al Nord; lo fa, raccontando la storia non di un uomo maturo, ma di un bambino costretto a conquistarsi la dignità di un adulto tra mille difficoltà.
La nuova Milano e le radici della storia
Ninetto, col passare degli anni si lascia alle spalle il ricordo del duro prezzo del riscatto e anche un’esperienza drammatica che lo ha portato in carcere. Quando torna uomo libero, trova una Milano profondamente mutata: la città industriale che conosceva ha lasciato il posto ai palazzoni e ai grattaceli, e ci sono i nuovi migranti, questa volta non sono meridionali, ma cinesi, marocchini, asiatici, a cui lui, ormai in età avanzata, guarda con sospetto e diffidenza, talvolta con timore, ma in seguito finirà col lavorare per loro. Come spiega nella nota in chiusura del testo l’autore per scrivere si è molto documentato intervistando decine di protagonisti dell’esodo nella Milano del miracolo industriale fra gli anni ’50 e ‘60. Il tema dei bambini emigrati – sottolinea – gli à caro per via di una storia di famiglia. La madre è emigrata dal Sud, ad appena quattordici anni, arrivando con zio Nicola, fratello maggiore, in un piccolo paese alle porte di Milano: Baranzate, poco lontano dal paese in cui lo scrittore abita.













