Ma i bronzi più preziosi sono già partiti

Se si ventila un trasferimento temporaneo dei bronzi, è subito rivolta, ma se ogni anno 4 mila neo laureati lasciano definitivamente la Calabria, nessuna rivolta

Mercoledì scorso due consiglieri regionali, Enzo Ciconte e Orlandino Greco, hanno presentato una mozione indirizzata alla Giunta al fine di «valutare, con concretezza e nell’immediato, la possibilità di approvare eventuali spostamenti e tour, in tutto il mondo, dei Bronzi di Riace».

Si è sollevato un coro contrario: il sindaco Falcomatà, deputati, senatori, professori, dottori, esperti e storici hanno sonoramente declamato il loro «No» alla proposta di Ciconte e Greco. Non credo che la questione del trasferimento dei Bronzi meriti molto spazio (semmai, dovremmo far risaltare la colpevole assenza di un piano di Marketing territoriale dell’area dello Stretto), però quanto accaduto da mercoledì a oggi, con il batti e ribatti sui due guerrieri di Riace, offre la possibilità di riflettere su una schizofrenia, tutta Calabra: se si ventila un trasferimento temporaneo dei bronzi, è subito rivolta, ma se ogni anno 4 mila neo laureati lasciano definitivamente la Calabria, nessuna rivolta. Scritto in altri termini: come mai l’opinione pubblica, la politica, le istituzioni, percepiscono come una rapina la cessione temporanea delle due preziosissime statue, e non avvertono come un altrettanto grave impoverimento la partenza definitiva dei migliori cervelli calabresi, futuro e speranza della nostra terra?

I politici di destra e sinistra sono concordi nell’opporsi al trasferimento dei Bronzi, come mai divergono e si ostacolano nella progettualità di adeguate politiche occupazionali e giovanili? Sappiamo tutti che il lavoro è la prima mancia elettorale con la quale sdebitarsi o impegnarsi dopo o in vista di tornate elettorali. La prassi del voto di scambio, infatti, è ormai cristallizzata da numerosi processi passati in giudicato. Inoltre, il controllo del mercato del lavoro è ambizione della ‘ndrangheta, che vorrebbe funzionare – e molto spesso ci riesce – come un autentico ed esclusivo ufficio di collocamento. Si consideri, infine, che spesso le due realtà, politica e mafiosa, vivono in simbiosi, intrecciando le loro radici proprio nel comune terreno dell’impiego. C’è qualcuno, evidentemente, a cui conviene l’arretratezza occupazionale e lo stallo giovanile della Calabria e del Meridione. Suscitano indignazione coloro che sui giornali, sui siti o su Facebook si infervorano per l’ipotesi del tour dei Bronzi e non si rendono conto che gli altri Bronzi – i giovani, ricchezza umana della Regione – sono già partiti, stanno partendo…o partiranno. A questi tali dovremmo far capire che mentre urlano per difendere il bicchiere d’acqua, stiamo perdendo il pozzo.

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