Avvenire di Calabria

Gesti e parole che coinvolgono, la riflessione del segretario del Consiglio pastorale dell'arcidiocesi di Reggio-Bova

«Monsignor Morrone ha già indicato la via da seguire»

di Ettore Triolo *

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È un sabato mattina, un orario inusuale per un momento così rilevante nella vita di una diocesi quale è l’ingresso solenne di un nuovo vescovo, ma le regole dovute alla pandemia, che ancora stende la sua ombra sulla vita delle nostre comunità e delle nostre città, hanno consigliato un’organizzazione prudente anche per questo momento di festa. La piazza del Duomo non è gremita, la Cattedrale ospita un numero di persone certamente ridotto rispetto a quella che sarebbe la sua reale capienza. Ci si aspetterebbe, dunque, una celebrazione ed una partecipazione con toni forse un po’ dimessi, ma quando monsignor Fortunato Morrone entra in Chiesa, in qualche modo, si ha come l’impressione che egli si stia presentando all’intero popolo della comunità reggina – bovese, percorrendo le strade e i vicoli delle città e dei borghi del nostro territorio. È così perché la Cattedrale rappresenta le centinaia di parrocchie che costituiscono (e custodiscono) il tessuto della nostra Chiesa, tra le cui pieghe si trovano tante storie di santità quotidiana. Il vescovo Fortunato, in apertura della sua omelia, sottolinea subito questa vicinanza quando dice: «Mi sento a casa, con voi, uno di voi, in questa bellissima e maestosa cattedrale, quasi architettonicamente custoditi perché possiamo gustare e celebrare, in questa santa liturgia, il mistero della fede: l’annuncio gioioso, la bella e insuperabile notizia che in Gesù siamo tutti, nessuno escluso, amati da morire».

«Amati da morire»

Nella sua omelia monsignor Morrone torna più volte sul tema del dono e sulla dimensione della gratuità del servizio. «Chi ha deciso di servire nell’amore, lavora nelle trame feriali e nascoste della vita, dove l’esistenza pulsa di inosservata gentilezza e dedizione, insieme a contraddizioni e fragilità, ma con acquisita naturalezza, esito di un lungo e paziente cammino di maturità cristiana, semplicemente umana. Qui solo lo sguardo amorevole del Padre di Gesù è ricompensa inaspettata e gratificante cento volte tanto. D’altra parte, la chiamata a prendere parte all’opera di edificazione del Suo regno non è in sé impagabile? Dov’è il dovuto? Siamo semplicemente dei graziati: sia quelli chiamati nella primissima ora sia quelli convocati nell’ultimo istante dal Signore della vigna. Credo che solo da questa grata consapevolezza nasca l’insopprimibile desiderio che nessuno sia privato di assaporare anche una sola briciola della bontà del Signore, Vangelo di vita piena».

L'invito a tutto il Popolo di Dio

Impareremo a conoscerlo il nuovo vescovo, sapremo coglierne lo stile, che ha i tratti della gentilezza e del sorriso che hanno contraddistinto i primi momenti di servizio pastorale, ma anche la chiarezza di una linea pastorale che richiederà la collaborazione di ciascuno per la «costruzione di spazi di tenerezza, di giustizia, di solidale e simpatica collaborazione con chi si impegna per convivenze accoglienti, tolleranti e pacifiche per una attiva e feconda cittadinanza nella casa a comune di questo nostro piccolo mondo». In poche battute il vescovo Fortunato ha tracciato un programma che è anche un invito, una sollecitazione forte (verrebbe da dire “esigente”) rivolta a tutto il popolo della comunità regginabovese, non solo a quanti sono impegnati attivamente nella vita ecclesiale, ma anche a coloro che nei vari ambiti dell’esistenza quotidiana, nei quartieri, negli ambienti lavorativi, amministrativi, culturali, educativi e ludici, «cercano e bramano che anche una sola briciola di questa vita sia loro elargita come riconoscimento del valore di ogni singola persona in Cristo».

Nei primi discorsi pronunciati da Morrone colpisce la chiamata alla corresponsabilità e alla disponibilità a un impegno autentico

Una chiamata alla corresponsabilità forte e piena che non può lasciare indifferenti, ma richiede capacità di risposta e disponibilità all’impegno autentico, che senz’altro richiederà anche la forza, per ciascuno, di scelte coraggiose e a volte controcorrente; capacità e forza che la nostra Chiesa ha più volte dimostrato nella sua storia (il presule indica anche alcuni esempi illuminanti), ma che sempre è necessario rinnovare, anche mettendo a frutto idee intraprendenti e grande fantasia. C’è un momento, all’inizio della celebrazione, che forse dà l’idea della richiesta di collaborazione che il Vescovo Fortunato ha rivolto subito a tutti, laici, presbiteri, religiosi: nel momento in cui riceve il Pastorale da monsignor Morosini - un po’ come il testimone che i componenti di squadra della staffetta si passano rilanciando la corsa - sembra quasi aggrapparsi a questo simbolo millenario della Chiesa di cui dice di avvertire tutto il peso. Ecco, questo “peso” deve essere anche nostro: seppure stretto tra le mani di chi è chiamato a guidare la comunità per le vie belle e a volte impervie della quotidianità, esso diviene simbolo di comunione, richiesta di condivisione, stimolo per un impegno coraggioso, vessillo di una fede che non alza muri e traccia confini, ma genera accoglienza, prossimità, dialogo, servizio autentico. Dunque, una fede che ci rende capaci di essere, parafrasando il motto episcopale di monsignor Morrone, servitori e collaboratori della “nostra” unica gioia, Cristo Gesù.

* Segretario Consiglio pastorale arcidiocesi Reggio Calabria-Bova

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