Ai Overview: La partnership biennale tra Apple e OpenAI, che aveva portato le funzionalità di ChatGPT all’interno dell’ecosistema di Cupertino con l’obiettivo di potenziare Siri, si è conclusa con uno scontro legale. Apple ha formalizzato una denuncia presso un tribunale federale della California contro la società di Sam Altman e alcuni suoi ex dipendenti. L’accusa principale riguarda la presunta sottrazione di segreti industriali e materiali hardware riservati, funzionali allo sviluppo di nuovi dispositivi. La vicenda si inserisce in un quadro aziendale complesso per OpenAI, segnato da recenti riorganizzazioni interne e dimissioni di figure dirigenziali. Nel frattempo, il dibattito sull’intelligenza artificiale coinvolge anche altre aziende tecnologiche come Meta, indotte a ritirare strumenti controversi a causa delle proteste pubbliche, mentre tra gli esperti del settore emergono teorie su possibili accordi internazionali mirati a regolamentare e rallentare lo sviluppo delle future superintelligenze.
La fine dell’alleanza e l’avvio del contenzioso legale
Apple e OpenAI sono stati alleati per due anni: ChatGPT è entrato nell’iPhone e Siri prometteva di diventare intelligente. Venerdì scorso, l’alleanza è finita davanti a un giudice federale in California. Apple ha citato in giudizio OpenAI, la divisione hardware IO Products e due ex dipendenti passati al laboratorio di Altman, accusandoli di aver sottratto segreti industriali per costruire il dispositivo in sviluppo con Jony Ive, il designer dell’iPhone.
Le indagini sugli ex dipendenti e i mutamenti interni
Al centro della causa c’è Tang Tan, oggi a capo dell’hardware di OpenAI dopo 24 anni in Apple. Avrebbe usato i nomi in codice dei progetti riservati durante i colloqui e avrebbe chiesto ai candidati – ancora in Apple – di presentarsi con componenti reali: batterie, schede logiche. Un altro ex ingegnere, Chang Liu, avrebbe sfruttato un bug per scaricare decine di documenti riservati dal computer aziendale. Apple sostiene che oltre 400 ex dipendenti lavorino ora per OpenAI e chiede la restituzione del materiale. La replica di OpenAI? «Non ci interessano i segreti commerciali di altre aziende». La causa arriva in un momento complicatissimo per l’azienda di Sam Altman: Johannes Heidecke, responsabile della sicurezza, ha lasciato l’azienda dopo una riorganizzazione che ha assorbito il suo dipartimento nella ricerca. Fidji Simo, ai vertici dei prodotti, ha rinunciato al ruolo a tempo pieno per una malattia cronica che la accompagna da sette anni. La sua frase, rimasta impressa, è: «Ho fallito molte volte prima di prendere questa decisione».
Il passo indietro sul generatore di immagini
Intanto Meta ha ritirato da Instagram una funzione del generatore di immagini Muse Image: permetteva a chiunque di modificare con l’IA le foto di qualsiasi profilo pubblico. Attiva di default, chi non la voleva doveva disattivarla. Dopo le proteste di utenti, sindacati e agenzie, Meta ha ammesso che la funzione «ha mancato gli obiettivi» e l’ha rimossa nel giro di tre giorni.
I documenti teorici sullo sviluppo del software
Ma andiamo oltre la cronaca. L’AI Futures Project di Daniel Kokotajlo, ex OpenAI, ha pubblicato «AI 2040: Plan A», uno scenario che propone un patto tra Stati Uniti e Cina per rallentare la corsa all’IA, rinviando al 2040 la nascita di una superintelligenza…quindi la corsa di questi software fa paura anche agli addetti ai lavori?













