Ognissanti, la Festa di un’Umiltà che rende liberi

Una santità vista come vincolo di libertà e di amore

Il primo novembre ricorre la festa di Ognissanti, quella in cui tutti i cristiani sono chiamati a onorare la Memoria dei testimoni della Fede ed a aspirare a imintarne l’esempio. Come? Secondo il parroco di Caivano don Maurizio Patriciello che ha scritto una bella riflessione per Avvennire.it, il mezzo privilegiato è l’umiltà.

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PER APPROFONDIRE: Ognissanti, ricercare la santità della porta accanto


Ognissanti, la riflessione di don Patriciello

«Un tempo forse anche noi li abbiamo ritenuti uomini e donne straordinari ma irraggiungibili. A volte, dall’alto della loro grandezza, ci hanno intimoriti; altre volte, invece, li abbiamo invocati per riceverne qualche beneficio – scrive il sacerdote sul quotidiano dei Vescovi – Ma restavano distanti, come le statue e i dipinti che li raffiguravano nelle nostre chiese. Belli, preziosi ma lontani. Fiori e lumicini deposti ai loro piedi come per ingraziarceli. Ci sono stati donati invece per essere imitati. I santi, i nostri santi, che hanno puntellato la storia di questi duemila anni che ci separano da Cristo, di ogni lingua, popolo e nazione. Di tutte le età, diversissimi tra loro».

Ognissanti, la Festa dell’umiltà

«Che cosa hanno in comune l’apostolo Pietro e il beato Carlo Acutis? – si domanda il sacerdote – L’amore a Cristo. Il santo è una persona in relazione. Una relazione che, lentamente, diventa esclusiva. Ma – attenzione – più si fa totale, tanto più apre e dona agli altri i frutti scaturiti da questo rapporto originale. Che cosa caratterizza la vita di un santo? L’umiltà. È questa, infatti, la virtù cardine sulla quale fioriranno più tutte le virtù.

Ognissanti, la libertà è il marchio del Santo

L’umiltà ti rende libero, vero, leggero. La persona umile – anche se dovesse essere ricca e potente – sa bene di non essere padrone di niente, nemmeno dell’istante che segue quello che sta vivendo. E, accoglie, quindi, la vita come un dono. Un dono incredibile, immenso, unico, irripetibile dal quale sgorga, come rivolo dalla roccia, l’acqua pura e fresca della gratitudine. Vivere senza poter dire grazie è un tormento. Per tutti, credenti e non credenti».

Ognissanti, il Santo è come un bambino

«Il santo – scrive ancora don Maurizio Patriciello – è come un bambino che scorrazza nella grande fattoria del nonno. Corre tra i sentieri, guarda i fiori, accarezza il capretto appena nato. E non smette di fare domande. E non cessa di rincorrere le lucertole e le farfalle.

Fino a quando, giunto a sera, sfinito per la stanchezza, si getta tra le braccia della mamma. E le racconta le scoperte fatte. E continua a chiedere spiegazioni. Insaziabile, non si accontenta mai. Una volta a letto, nel sonno, continua le sue scorribande. Nulla è suo. Tutto gli appartiene».

«Signore – conclude il sacerdote napoletano – donaci di guardare il mondo con gli occhi di un bambino. Ci accorgeremo, allora, dell’ immenso miracolo della vita. E impazziremo di dolore al solo pensiero di poter fare male a chicchessia. E faremo di tutto per riportare il sorriso sul volto di chi piange. E sentiremo il bisogno e la gioia di dialogare con i fratelli, di metterci in ascolto della loro storie. E, a nostra volta, chiameremo a raccolta i ricordi che ci legano all’infanzia per farne parte a chi si aggiunge al nostro cammino. E diventeremo amici, dando e chiedendo aiuto quando i giorni si fanno pesanti.

L’umiltà. In questo giorno dedicato ai nostri fratelli e sorelle che ci guardano dall’alto, invochiamo il dono indispensabile dell’umiltà. Pur non possedendo niente diventeremo i padroni di tutto. Il pensiero che Dio ci ama, oggi, ci fa impazzire. La certezza che, come noi, ama il creato e ogni creatura, ci spinge ad amarli e a servirli a nostra volta. Senza aspettarci ricompensa alcuna. Tanto grande è, infatti, il dono ricevuto che l’eternità non basterà per comprenderlo e gustare appieno».


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