Avvenire di Calabria

L'architetto reggino Nico Chirico, progettista insieme al suo studio delle opere architettoniche nel cantiere del Waterfront, commenta il progetto realizzato da Edoardo Tresoldi

Opera di Tresoldi, «un chiaro messaggio di stile»

Tatiana Muraca

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Reggio Calabria in questi giorni è balzata agli onori della cronaca internazionale grazie alla realizzazione del progetto dell’artista Edoardo Tresoldi, noto in tutto il mondo per le sue caratteristiche opere architettoniche dal gusto raffinato e in linea con l'’ambiente circostante.
Se da un lato, come detto, la risonanza mediatica della nuova Opera installata sul Lungomare Falcomatà ha avuto un impatto “prepotente”, dall’altro non ha mancato di generare dubbi e perplessità, come quasi sempre accade quando un cambiamento di ogni genere incide sull’assetto urbano, culturale e sociale di un territorio. Ne abbiamo parlato, sotto un aspetto puramente tecnico, con l’architetto reggino Nico Chirico, progettista insieme al suo studio delle opere architettoniche nel cantiere del Waterfront.
«Opera ha sicuramente un altissimo valore artistico e architettonico e riesce a trasmettere perfettamente il pensiero dell’artista, cioè di leggere il contesto e il panorama nella trasparenza attraversabile».
Dal punto di vista progettuale, dunque, anche per l’architetto Chirico Opera è ben calata all’interno del sito in cui si trova, in quanto entra nella vita ordinaria di tutti i giorni, nel luogo di passaggio quotidiano: «Non c’è bisogno di andare appositamente in un luogo per visitare l’opera d’arte – sempre parole di Nico Chirico – È un’Opera che esiste dove ci troviamo noi, che si adatta al contesto, con cui allo stesso tempo contrasta. L’assenza– presenza della maglia è un chiaro messaggio artistico, da cui nasce l’idea di avere un’opera che migliora il contesto e nel contrasto fa nascere la possibilità di comprenderne i limiti e le potenzialità».
Una delle possibili potenzialità di cui tenere conto è la forza attrattiva su cui gioca Opera nei confronti di una nuova fetta di turismo, che si sposta dal Museo Archeologico Nazionale, a pochi passi dall’installazione, lungo tutta la città. «La presenza dell’arte sicuramente è un momento di elevazione per tutta la società – prosegue Nico Chirico – L’arte è un momento di crescita già dal fatto che faccia discutere». Per l’architetto, l’opera artistica ha successo nel momento in cui è apprezzata o disprezzata, cosa che sta accadendo con le colonne di Tresoldi, che in molti vedevano più adatte nel contesto del Tempietto: «Lì, così come in un’altra zona, ci sarà un’altra motivazione. Ogni opera deve essere contestualizzata e motivata.
Probabilmente un’opera d’arte al Tempietto avrà altri obiettivi, caratteristiche e una composizione formale differenti», commenta Chirico, che ha visto negli anni vari impedimenti per il progetto del Waterfront. Essendo lui uno dei progettisti , conosce bene alcune dinamiche, come quella riguardante il Museo del Mare di Zaha Hadid o della Fiera di Arghillà. «È un mio sogno personale che il Museo del Mare si realizzi, e negli ultimi mesi ho
notato dei passi in avanti fatti per creare condizioni affinché si realizzi. Avremo finalmente una città che si apre sul mare, e chissà se un domani vi sarà affiancato il Museo, lo vedremo sulle più grandi riviste al mondo».

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