Avvenire di Calabria

Il vescovo Milito ha presieduto la concelebrazione eucaristica per ricordare Giuseppe Bicchieri e la nipotina Mariangela Ansalone uccisi l'8 maggio 199

Oppido, 25 anni dopo la preghiera per nonno e nipote vittime innocenti di mafia

La preghiera e l'esortazione del presule: «Il Signore ci indichi la strada della pace, il rispetto della vita prima di tutto»

di Redazione Web

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Nell’ambito della manifestazione organizzata dal Coordinamento Piana di Gioia Tauro di Libera con patrocinio del Comune di Oppido Mamertina “Teniamo aperte le finestre della memoria”, l’8 maggio, nella triste ricorrenza del  25° Anniversario della morte di Mariangela Ansalone e del nonno Giuseppe Bicchieri, il vescovo, monsignor Francesco Milito, nella Chiesa Cattedrale-Santuario “Maria SS. Annunziata”, ha presieduto la Concelebrazione Eucaristica per ricordare le due vittime innocenti delle mafie.

A Oppido il ricordo di Mariangela e nonno Giuseppe, vittime innocenti di mafia

Un evento tragico quello del tempo che lasciò nello sgomento e nel dolore l’intera comunità oppidese e che, al dì là delle affrettate generalizzazioni di certa stampa, vide la Chiesa di allora, nella persona del vescovo, monsignor Domenico Crusco di felice memoria, e del parroco don Cesare Di Leo, impegnarsi in un’opera di pacificazione tra le famiglie coinvolte nei lutti.


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Il vescovo nell’omelia ha espresso la vicinanza viva, sincera e cordiale ai familiari, sottolineando i sentimenti diversi che la memoria dell’evento fa riemergere, di grande rispetto per loro che ricordano un giorno nerissimo per i loro affetti conclusosi con un lutto inenarrabile, sentimenti di dolore per l’altra parte coinvolta perché quando una vita viene troncata ciò semina dentro tanta tristezza.

L'invito ai ragazzi e il ruolo della scuola

Rivolgendosi poi agli alunni delle scuole presenti alla celebrazione, monsignor Milito ha affermato che «gli altri sentimenti riguardano appunto loro che provengono da scuole che iniziano alla vita, anni che certamente aprono la mente al sapere ma anche al convivere insieme». A scuola - ha aggiunto il presule - «si ha la possibilità di avere contatti con altri ragazzi e ragazze provenienti da realtà diverse e con docenti che hanno la responsabilità di far si che la loro apertura ai saperi, alle discipline, diventi soprattutto apertura alla vita, a un saper stare insieme, rispettandosi, rifuggendo dal bullismo che se non viene troncato è l’inizio della fine».

Con un primo motivo di riflessione, richiamando il luogo, la chiesa, in cui i ragazzi per l’occasione si trovano, il vescovo Milito ha spiegato che «quando si è in chiesa bisogna cogliere quello che essa comunica riferito alla realtà senza tirarsi indietro».

Riferendosi al brano degli Atti degli Apostoli in cui, per motivi religiosi, i loro avversari vogliono uccidere Paolo e Barnaba, il vescovo di Oppido si è domandato quali sentimenti possono muovere le persone a dire agli altri simili: «La tua vita non vale se non è secondo la mia mentalità, tu devi essere eliminato perché non la pensi come me», aggiungendo: «Quando il nostro io prende il sopravvento su Dio, vuol dire che noi siamo destinati al fallimento completo. Il pensare in modo diverso dagli altri, l’avere opinioni diverse, le differenze non sono un danno o una iattura perché nel rispetto dell’altro ci si confronta e questo è segno di maturità e chi ha fede lo fa anche per questo».

Vittime di mafia: «25 anni dopo, ad Oppido quale mentalità?»

Il vescovo si è poi domandato se a distanza di 25 anni da quel giorno, a Oppido sia scomparsa questa mentalità prevaricatrice e se sotto la cenere covi qualcosa che non è umano o cristiano. «Occorre per questo – ha aggiunto – pregare perché il Signore ci dia una mentalità di pace, uno spirito cristiano di collaborazione e una via di soluzione quando non si è d’accordo».

Il secondo motivo di riflessione il vescovo lo ha tratto riferendosi al Vangelo del giorno in cui Gesù afferma che chi è con lui compie le sue stesse opere mentre chi non è con lui e con il Padre compie il male. Si è chiesto - poi - quali sono i motivi che possono spingere a compiere omicidi, vendette, aprire faide affermando che «quando si opera così non c’è, non c’è stata la profonda convinzione che la nostra vita è radicata in Dio, nel Signore perché quando siamo collegati con Lui, nonostante i nostri limiti, coltiviamo questa fede e noi siamo in Dio, lui è in noi e le opere del male non avvengono».

Rispettare la vita, la preghiera e l'esortazione del vescovo Milito

Il Vescovo ha chiesto per questo di pregare per coloro che ancora a Oppido, in diocesi, in altri posti, non sono con Dio perché «le convinzioni sul rispetto della vita non vengono da noi ma è il Dio della vita che ci dice che se siamo con lui dobbiamo coltivare atteggiamenti di attenzione, di confronto, di accoglienza».

Da qui il forte invito a gridare a tutti coloro che credono di dover seguire mentalità e stili perversi che queste non devono avere ospitalità nel mondo e pregare il Signore perché converta queste persone, avendo, comunque, nei loro confronti atteggiamenti di perdono, di amore, come quelli di Gesù sulla croce per i suoi crocifissori.

Monsignor Milito alla fine ha invitato tutti a purificare i propri atteggiamenti sotto lo sguardo di Maria nel giorno solenne della Supplica alla Madonna di Pompei alla quale chiedere la pace e questa conversione, «certi che lei può fare questo miracolo di trasformare le menti delle persone malvagie e aiutare a respirare la pace prima a livello interiore, personale, e poi a livello comunitario che è quello che di più può desiderare una cittadina».


PER APPROFONDIRE: Vittime di mafia, la denuncia di Stefania: «La gente non sta dalla nostra parte»


Per questo si è pregato con la preghiera da lui composta per le famiglie delle vittime innocenti di mafia nell’anno del Giubileo della Misericordia perché quello che «viene invocato – ha concluso il vescovo – ci sia dato come dono da una Madre che vuol bene a tutti i suoi figli, indistintamente, se ognuno fa la sua parte».

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