Reggio Calabria, la denuncia del non vedente al seggio smuove le istituzioni: formazione per i presidenti

Il caso sollevato da Fortunato Pirrotta ha attivato Corte d’Appello, Prefettura, Garante regionale e associazioni per garantire il voto accessibile alle persone con disabilità visiva

Un episodio avvenuto durante le consultazioni referendarie dell’8 e 9 giugno ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il tema del voto accessibile per le persone con disabilità. Protagonista, suo malgrado, è Fortunato Pirrotta, cittadino non vedente di Reggio Calabria, che ha raccontato quanto accaduto al seggio, generando una reazione a catena tra istituzioni e associazioni.

Un diritto garantito ma ostacolato: il caso al seggio di Reggio Calabria

Fortunato Pirrotta, cittadino con disabilità visiva, si era regolarmente recato al seggio n. 7 di Reggio Calabria per votare, con la tessera elettorale sulla quale era già presente la dicitura AVD, che attesta il diritto al voto assistito. Tale annotazione è rilasciata in via permanente dal Comune, secondo quanto previsto dalla legge n. 17 del 5 febbraio 2003.



Nonostante ciò, il presidente di seggio ha rifiutato di farlo votare senza un ulteriore certificato medico dell’Azienda sanitaria locale, creando una situazione di forte disagio. Solo dopo l’intervento degli uffici comunali e la decisa insistenza dello stesso Pirrotta, la questione si è risolta. «Mi sono sentito solo, escluso, umiliato», aveva raccontato ad Avvenire di Calabria.

La Prefettura: «Serve informazione preventiva per i presidenti di seggio»

Alla luce della segnalazione, la Prefettura di Reggio Calabria ha inoltrato una nota alla Corte d’Appello e al Comune di Reggio Calabria, evidenziando come «le insistenze dell’interessato e l’intervento del Comune hanno consentito l’esercizio del diritto di voto» e sollecitando «una preventiva opera di informazione nei confronti dei presidenti di seggio» sulle norme che tutelano le persone con disabilità.

L’Agenzia IURA: «Violata la dignità della persona»

La vicenda ha suscitato anche l’intervento dell’Agenzia IURA, ente nazionale che si occupa dei diritti delle persone con disabilità, che ha redatto una dettagliata nota richiamando le convenzioni ONU e la normativa italiana in materia di voto assistito.


PER APPROFONDIRE: La Strategia europea per i diritti delle persone con disabilità parla calabrese


«Chiedere un certificato aggiuntivo a un cieco che ha già l’annotazione AVD equivale a violare la legge e la dignità della persona», scrive l’Avv. Franco Lepore, presidente nazionale, che denuncia il rischio concreto di un’“autoesclusione” dal voto per paura di subire umiliazioni.

Il Garante regionale: «Le leggi sono chiare, vanno applicate»

Non meno significativa, anche la nota del Garante regionale per i diritti delle persone con disabilità della Calabria. Ernesto Siclari, interpellato sulla vicenda, ha sottolineato come episodi simili si verifichino frequentemente, a causa di interpretazioni arbitrarie della legge e di una burocrazia troppo rigida. Pur esprimendo rammarico per quanto accaduto a Pirrotta, il Garante lo ha invitato a segnalare eventuali futuri disservizi, assicurando piena disponibilità e vicinanza. Un invito che è anche un monito per le istituzioni: le norme esistono, devono essere conosciute e applicate correttamente.

Dalla Corte d’Appello un corso di formazione per evitare nuovi casi

A chiudere il cerchio è arrivata anche la risposta del responsabile dell’Ufficio Elettorale della Corte d’Appello, il dott. Agatino Guglielmo. «Desidero esprimere il mio più sincero rammarico per l’inconveniente da Lei evidenziato», ha scritto rivolgendosi direttamente a Pirrotta. Nella comunicazione, il dott. Guglielmo spiega che i presidenti di seggio sono scelti da un albo comunale di cittadini diplomati, e che la selezione non prevede una formazione specifica.

Proprio per colmare questa lacuna, ha annunciato un’iniziativa concreta: «Stiamo intraprendendo delle iniziative in collaborazione con la Prefettura, l’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria e il Comune per l’avvio di un corso di formazione specifico per i cittadini che intendano esercitare le funzioni di presidenti di seggio»

Un episodio che diventa occasione di riflessione e cambiamento

La vicenda ha generato un importante momento di riflessione: non basta la buona volontà, servono conoscenza delle leggi e responsabilità istituzionale. Ogni seggio elettorale deve diventare un luogo di legalità e rispetto, non uno spazio dove il diritto viene messo in discussione da interpretazioni soggettive.

Fortunato Pirrotta, oggi, rivolge un appello semplice ma forte allo stesso tempo: «Quello che è accaduto a me non deve più accadere a nessuno». Un desiderio che trova pieno riscontro anche nell’articolo 29 della Convenzione ONU, che riconosce il diritto di partecipare alla vita politica e pubblica su base di uguaglianza, anche attraverso l’assistenza di una persona liberamente scelta.

In Italia, esistono norme chiare per garantire il diritto di voto alle persone con disabilità. L’episodio di Reggio Calabria ricorda che applicarle è un dovere, non un’opzione.

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