Avvenire di Calabria

Il candidato in pectore del Partito democratico stacca la spina alla trattativa sul nome unitario del centrosinistra

Regionali, Irto si ritira: «Non mi candido a governatore, il Pd così com’è non va più bene»

La posizione col partito è netta: «Non basta pensare soltanto con chi allearsi, servono contenuti». Aria di addio?

di Redazione Web

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«Non staremo zitti e buoni». Cita i Maneskin, Nicola Irto per lanciare i suoi strali d'accusa al Partito democratico: da qualche ora, il politico reggino si è ritirato dalla corsa per le Regionali in Calabria. Era stato individuato come governatore in pectore, forte del suo record di preferenze e un appeal ampio tra i democratici calabresi. Almeno fino al ribaltone della segreteria nazionale dove si sono rimescolate le carte.

L'addio di Irto alla competizione regionale è giunto dalle colonne de L'Espresso. Il passo di lato di Irto suona come il requiem del Pd calabrese (e non solo): «Il Pd deve cambiare, non solo per poter mettersi in gioco alle elezioni, ma con una nuova generazione che c'è, anche se viene vissuta con fastidio da chi pensa solo a fare carriera: ma non possiamo ridurci ai feudi, dobbiamo essere una comunità aperta. Non possiamo solo pensare con chi ci alleiamo: il Pd deve dire cosa vuol fare, se vuol parlare agli elettori», ha dichiarato Irto ai taccuini di Susanna Turco.

Prosegue Irto nel corso dell'intervista: «Ho visto stallo e tatticismo. E ho anche visto che c’è un trasversalismo, in pezzi del centrosinistra calabrese, dovuto ad interessi comuni con pezzi del centrodestra. Ho steso un programma in questi mesi, l’ho condiviso con il vero motore della regione: studenti, imprenditori, terzo settore, professionisti. Sarebbe stato bello concentrarsi su questo. Ma nessuno vuol discutere di contenuti: solo di tattica, credendo di prendere un voto in più. E intendiamoci: allargare la coalizione è una cosa giusta e intelligente, ma non possiamo condannarci a muoverci con il bilancino. La Calabria ha bisogno di iniziare a correre verso il futuro, con un governo chiaro che provi a realizzare ciò che dice».

Infine una considerazione sul flirt tra parti del Pd e De Magistrisi: «È stata una ingenuità politica continuare a inseguire de Magistris, che ha scelto di candidarsi in Calabria per fuggire da Napoli e, dopo averla lasciata in un mare di debiti, pensa di trovare qui un rifugio politico o una terra di conquista. Abbiamo dato disponibilità per confrontarci sui nomi, anche disposti un passo indietro: le primarie sarebbero state l'occasione per mettere insieme tutti quelli che vogliono battere la destra. Ma lui ha detto sempre di no: quindi o ha paura di confrontarsi, o non è davvero alternativo al centrodestra. È un'altra vittoria del personalismo sulla responsabilità».

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