Avvenire di Calabria

La cena di Betania luogo di fraternità è icona della Chiesa che si muove unita

Settimana Santa, il tempo che profuma dei segni della luce del Risorto

Dio rappresenta la meta e il senso di ogni cosa

di Angelo Battaglia

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La Settimana Santa è l’ultima del percorso di preparazione alla celebrazione della Pasqua. Il fedele è invitato a passare dalla gioia dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, alla sofferta e meditata via dolorosa del Signore, fino alla proclamazione della fede nel Risorto. Per il cristiano, la contemplazione del mistero di morte e risurrezione di Cristo è anche partecipazione vitale al suo stesso mistero. Lungo l’arco della Settimana Santa il cristiano è chiamato a rievocare gli eventi della salvezza lungo le vicende della storia di Cristo, ma anche a vivere la dimensione sacramentale di tali misteri.

La Settimana santa ci introduce ai grandi misteri della fede e la liturgia, con i suoi testi biblici, ci accompagna, in un crescendo, attraverso gli eventi che hanno segnato gli ultimi istanti della vita terrena di Gesù: l’ora del Maestro, quella in cui si rende visibile pienamente e in modo definitivo, il segno dell’amore di Dio per l’uomo e per il creato a lui affidato.


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L’ora in cui il Signore affronta il termine della domanda di senso che ogni uomo porta nel cuore; la domanda scomoda alla quale tutti cerchiamo di dare risposta; domanda generata dalla disperazione del dolore, della sofferenza e della morte! In quest’ora, il Dio fatto uomo, affronta il dolore e la morte - una volta per tutte - per liberare l’umanità dall’inconsistenza e dall’insensatezza del male e della morte eterna, e restituire a ciascuno una vita pienamente significata da un amore capace di cambiare la storia.

Ascoltiamo con trasporto emotivo il racconto della Passione dei vangeli sinottici - che si alternano negli anni - nel giorno della Domenica dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, introducendoci alla Settimana santa, per giungere al racconto del “servo sofferente” del discepolo Giovanni, durante la liturgia dell’Adorazione della Croce del Venerdì santo. È un clima mesto e pieno di disordine quello che apre al grande silenzio del Sabato santo: condanne a morte e tradimenti compiuti; violenze contro innocenti con l’uso indiscriminato di armi per ferire e difendere; tinto dai colori foschi di falsi processi atti a giustificare e legittimare la brutalità umana; aggravato da estenuanti dibattiti senza possibilità di negoziazione!

È proprio in questo clima, però, che ci viene regalata una delle pagine più belle della Scrittura dove sono già presenti i segni della luce del Risorto e di un’umanità nuova che si significa nella quotidianità della vita. È il racconto di un momento che precede la Pasqua del Signore, sei giorni prima, nel piccolo villaggio vicino Gerusalemme: Betania. È in questo luogo che viene prefigurata, nell’unzione dei piedi di Gesù da parte di Maria, sorella di Marta e di Lazzaro, L’unzione di Betania, in un particolare di un mosaico di Rupnik il grande mistero della vita che vince la tracotanza della morte e del peccato. Una cena diventa lo spazio dell’amicizia che promuove la «cultura dell’incontro» divenendo «laboratorio di pace» (Papa Francesco).

Uno spazio che si nutre di convivialità e di condivisione, in cui l’esercizio dell’accoglienza diventa la qualità per aprire il proprio cuore nel segno del servizio generoso, del dialogo amicale e di gesti di estrema tenerezza e sensibilità. Uno spazio dove ci si educa a guardarsi negli occhi, a stare vicini e a scrutare la bellezza e il mistero dei volti carichi di attese, di paure, di sogni, di strappi troppo violenti provocati da una guerra inattesa in un giorno di inverno. In questi gesti di «rara umanità», come più volte li definisce papa Francesco, sono presenti tutti i segni di un’umanità nuova visitata dalla luce dell’amore del Risorto.

Un’umanità capace di salvare la nostra civiltà, con le sue innumerevoli contraddizioni, dal naufragio sicuro. Un luogo, quello della fraternità di Betania, che è immagine della Chiesa che cammina insieme, ricca delle sue diversità, che ha bisogno di tempo per risanare le ferite del male e accompagnare verso una pienezza che trova nel suo Signore il senso e la mèta di tutto.


PER APPROFONDIRE: Domenica delle Palme, Morrone: «Con Gesù lungo la via della Pace»


Il tempo necessario è simile a quel profumo dell’olio che trova il suo spazio nella stanza dei commensali nel momento in cui tocca la carne del Dio fatto uomo. Senza il contatto con l’umanità di Cristo, il tempo odora di fretta, di ansia e di disperazione. Il tempo, i nostri tempi, diventano luminosi quando troviamo il coraggio di accogliere la forza e la novità della Parola del Vivente, capace, dopo duemila anni, di significare di Pasqua la storia di ciascuno.

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