Avvenire di Calabria

Economia e mezzogiorno. Ne abbiamo parlato con Antonio Signorello, già direttore della filiale reggina della Banca d’Italia.

Signorello: «Recovery Fund, è l’ora del Meridione»

Federico Minniti

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Economia e mezzogiorno. Ne abbiamo parlato con Antonio Signorello, già direttore della filiale reggina della Banca d’Italia.

Tra pochi giorni festeggeremo il 160esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Quali sono i sentimenti che la attraversano da meridionale?

Centosessanta anni ci separano dalla proclamazione del Regno d’Italia, avvenuta a Torino nel 1861 e da meridionale sono assolutamente convinto che tanto è stato fatto per unire l’Italia, ma che tanto rimane da fare in termini di equità economico/ sociale. E lo dico da meridionale, sono nato a Messina, che per motivi, prima personali, poi lavorativi, ha vissuto in oltre 15 città italiane. Da Aosta, Torino, Trieste a Lecce, Reggio Calabria, Siracusa, varie sono state le realtà che ho conosciuto e di cui ho colto ed apprezzato bellezze e problematiche.

«Fatta l’Italia bisogna fare gli italiani». Pensa che il nuovo Governo Draghi ha le carte in regola per provare ad avvicinare questo divario?

Il Governo tecnico/politico di Draghi ha tutte le carte in regola per fare bene e per contribuire ad arrestare prima, e successivamente invertire il crescere del divario economico/sociale tra le diverse aree del Paese.

Il Mezzogiorno rappresenta il grande problema irrisolto dell’economia italiana. Se non si riesce a portare il Mezzogiorno su un sentiero di crescita robusto e duraturo non ci potrà essere vero progresso per l’Italia. Nelle regioni meridionali il pil pro capite è la metà del Centro Nord; la disoccupazione supera mediamente il 20%; la dotazione infrastrutturale e la qualità dei servizi pubblici sono insoddisfacenti; le disuguaglianze e l’incidenza della povertà sono ampie. Queste sono le priorità da affrontare.

Il presidente del Consiglio, durante il suo discorso per la richiesta di fiducia alle Camere, ha detto – riguardo al Mezzogiorno – che senza legalità non ci può essere sviluppo. Quanto “costano” al Meridione le mafie e la corruzione?

Il contesto istituzionale nel suo complesso, ovvero l’ambiente in cui si fa impresa, incide in maniera determinante sulla possibilità di innalzare la produttività e di fare risultato. Il rispetto della legalità, in particolare, svolge un ruolo fondamentale: la criminalità organizzata, la corruzione e l’evasione fiscale non solo indeboliscono la coesione sociale e aumentano le disuguaglianze ma impediscono anche la migliore allocazione delle risorse umane e finanziarie.

Già in uno studio di oltre vent’anni fa della Banca d’Italia si evidenziava il forte impatto negativo della criminalità organizzata sul contesto imprenditoriale meridionale e si osservava che le inefficienze dei servizi pubblici, le carenze del mercato del lavoro e la debolezza delle istituzioni creditizie si intrecciavano con la realtà di una terra dove l’esercizio di intimidazioni, violenze e collusione impediva assai spesso a individui e imprese di realizzare le proprie opportunità di crescita economica e sociale e di concorrere con successo sui mercati.

Nulla è cambiato da quel tempo. In situazioni del genere il guadagno onesto di un salario o di un profitto da parte di soggetti estranei a queste logiche può richiedere atti di civile eroismo.

Cosa si aspetta dai fondi del Recovery Fund, il cui ammontare (209 miliardi di euro) è stato definito proprio dal sostegno alle aree povere del Paese come le regioni del Mezzogiorno?

Mi aspetto soltanto che i fondi vengano spesi seguendo in modo corretto quanto stabilito dalla Commissione europea. Secondo quanto previsto dalla Commissione il programma di riforme e investimenti definito dal Piano deve tenere pienamente conto delle “raccomandazioni specifiche” rivolte all’Italia, in particolare questi fondi devono contribuire al raggiungimento di sei obiettivi strategici: transizione verde, trasformazione digitale, crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, coesione sociale e territoriale, salute e resilienza economica, sociale e istituzionale, politiche per le prossime generazioni. Obiettivo del piano di utilizzo dei fondi deve essere soprattutto quello di rendere l’Italia un paese più sostenibile ed inclusivo con una economia più avanzata e dinamica.

Secondo le indicazioni della Commissione tre devono essere le priorità trasversali ai sei obiettivi di cui tener conto nell’utilizzo dei fondi: parità di genere; attenzione ai giovani; Sud e riequilibrio territoriale.

La crisi innescata dalla pandemia ha riportato il Mezzogiorno al centro dell’agenda di politica economica; fra le ultime indicazioni date al Governo italiano, la Commissione europea ha sottolineato il rischio che le conseguenze della pandemia possano accentuare le ampie disparità territoriali esistenti all’interno del paese. È ragionevole quindi attendersi che con le risorse del Recovery Fund siano poste in essere azioni particolarmente rilevanti nel Mezzogiorno in tema di rinnovamento delle amministrazioni pubbliche, delle infrastrutture (tradizionali e innovative), della scuola, insieme a misure rivolte a favorire l’occupazione tra i giovani e le donne.

Lo scenario del piano per l’utilizzo dei fondi è molto impegnativo soprattutto in termini di capacità di progettazione ed esecuzione. Gli effetti moltiplicatori di queste risorse saranno tanto maggiori quanto più efficiente sarà l’impiego delle risorse. Serve quindi la massima attenzione nella definizione puntuale degli interventi e nella gestione della loro realizzazione.

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