Avvenire di Calabria

L'arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace ha commentato la decisione assunta dal Santo Padre sul Movimento Apostolico

Soppressione Movimento Apostolico, parla Bertolone: «Accettare con obbedienza»

Monsignor Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza episcopale calabra: «Accettare con spirito di fede e obbedienza il decreto del Papa»

di Vincenzo Bertolone *

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Soppressione Movimento Apostolico, parla Bertolone: «Accettare con spirito di fede e obbedienza il decreto del Papa». L'arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace ha commentato la decisione assunta dal Santo Padre.

Soppressione Movimento Apostolico, parla Bertolone

Il testo del Decreto firmato dai Cardinali dei tre Dicasteri interessati con l’approvazione specifica del Santo Padre è avvenuta nel giorno in cui ricordiamo la Chiesa fondata sulla fede di Pietro, la Roccia, in Gesù che da ed indica a Pietro una missione precisa accompagnata dall’assicurazione di una preghiera particolare per lui: "Ho pregato per te, perché la tua fede non muova, e tu quando sarai ritornato, conferma i tuoi fratelli”.

Tutti sappiamo che “il tu sei Roccia” appartiene al cuore stesso del Vangelo e dunque al cuore stesso della Chiesa in cammino verso il Regno dei Cieli”. Gesù esamina Pietro sull’amore perché come commenta Sant’Ambrogio “Cristo ci lasciò Pietro come vicario del suo amore”. San Giovanni Crisostomo annota: “Gesù non dice a Pietro “Dormi sulla nuda terra, digiuna, vestiti di sacco” ; no, gli dice “ Pasci le mie pecorelle”. Cioè non gli raccomanda le pratiche ascetiche tanto diffuse ai suoi tempi, ma affida all’amico che lo ama e che Lui ama ciò che gli é più prezioso, le anime umane.

Di questa Chiesa, di cui è capo Pietro, facciamo parte tutti: voi ed io. “In Pietro e nei suoi successori abbiamo il principio ed il fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione”. Il martirio dei santi apostoli Pietro e Paolo ha reso sacro questo giorno per noi e per i discepoli di tutti i tempi.

No ai falsi profeti

Chiunque pretenda di parlare a nome del Signore ha un criterio di discernimento: non è sufficiente insegnare il vero, mabisogna metterlo in pratica, ovvero la traduzione pratica del vero insegnato è la controprova della fondatezza della parola profetica. E a chi si chieda quale sia la verità da dire e praticare, rispondo con Ignazio di Antiochia: «Possa io trovare gioia in voi per ogni cosa ed esserne degno! Bisogna glorificare in ogni modo Gesù Cristo che ha glorificato voi, perché riuniti in una stessa obbedienza e sottomessi al vescovo e ai presbiteri siate santificati in ogni cosa».

Come le corde di un’unica cetra

Ecco: solamente chi è riunito nella stessa obbedienza e sottomesso al Vescovo e al Collegio presbiterale a lui unito fa la verità, e la verità lo rende libero. Conviene, pertanto, procedere alla luce del sole e d’accordo con la mente del Vescovo, il quale a sua volta presiede in intima unione con il Vescovo che presiede nell’amore a tutte le Chiese, il Santo Padre Francesco. Vero profeta e vero presbitero, vero laico e vero consacrato è dunque chiunque proceda, parli e operi unito al Vescovo come le corde alla cetra.

Di fronte agli esiti canonici e pastorali della Visita Apostolica, siamo chiamati a riscoprire la nostra profonda unità con il Pastore della Chiesa locale e col Pastore universale che, nell’amore, presiede alla Carità: da questo amore concorde si canti tutti insieme a Gesù Cristo! Ciascuno diventi, perciò, una voce del coro, affinché nell’armonia del nostro accordo, prendendo nell’unità il tono stesso di Dio e del suo Vicario in terra, cantiamo ad una sola voce per Gesù Cristo al Padre, perché Egli ci ascolti e ci riconosca, per le buone opere di verità, che siamo davvero le membra di Gesù Cristo.

Accettare con spirito di fede ubbidiente il Decreto.

Invito perciò tutti ad accettare con spirito di fede e obbedienza il testo appena letto. Dal suo tenore si comprende che sarà il delegato della Sede Apostolica, monsignor Ignazio Sanna, a completare tutti i successivi atti di cui -direttamente ed indirettamente -si parla, dandone comunicazione agli interessati. Fin d’ora, noi dichiariamo la nostra fiducia e obbedienza a queste determinazioni canoniche. Figli della luce di verità, impegniamoci tutti a fuggire la faziosità e le dottrine perverse. Dove è il pastore della Chiesa, ivi lo seguiamo come pecore, ben sapendo che molti lupi con lusinghe malvagie, delazioni e dicerie, proveranno ancora a sedurre chi invece vuole correre soltanto nel Signore e nella fedeltà al Vescovo di Roma e alle conclusioni della sua Visita, mediante il Visitatore delegato: «Dove infatti c’è la divisione e l’ira, Dio non c’è. A tutti quelli che si pentono, pertanto, il Signore perdona, perché questo pentimento li porti all’unità di Dio, e al sinedrio del vescovo. Confido nella grazia di Gesù Cristo che vi libererà da ogni laccio» .

Il bene futuro della nostra Chiesa particolare.

Nella speranza e fiducia che tutto volga al bene della Chiesa arcidiocesana di Catanzaro-Squillace, invito al silenzio adorante, alla preghiera, alla riflessione ed alla meditazione, dandone prova viva nell’agire umilmente per il bene della Chiesa, tenendo in tutto un atteggiamento sinceramente ecclesiale. Il bene comunque fatto da tanti aderenti alla spiritualità del Movimento Apostolico non andrà perduto: tantissima gente si è ri-avvicinata alla fede e alla pratica cristiana, tante vocazioni sacre sono state scoperte e coltivate, tanti sono attivamente presenti nell’animazione delle attività parrocchiali.Confido, in particolare, nell’azione sapiente di tutto il clero, ed in particolare dei presbiteri interessati dalle determinazioni apostoliche, ad accettare con viva fede, studiare e spiegare il contenuto del testo che, assieme al decreto dell’indizione della Visita Apostolica, per espresso mandato della Santa Sede verranno pubblicati nel sito, nel settimanale e nel Bollettino ufficiale dell’Arcidiocesi. Ne sarà data, inoltre, comunicazione alle nunziature apostoliche interessate.

Ancora una raccomandazione di Policarpo di Smirne: «I presbiteri abbiano viscere di compassione e siano misericordiosi verso tutti, cercando di ricondurre gli sviati, visitando tutti gli infermi, senza trascurare né la vedova, né l’orfano, né il povero; ma sempre solleciti di fare il bene al cospetto di Dio e degli uomini; astenendosi da ogni ira, parzialità, giudizio ingiusto; stando lontani da ogni cupidigia di denaro; non troppo facili a prestare fede alle calunnie contro alcuno, né troppo severi nei giudizi, sapendo che tutti siamo debitori per i nostri peccati».

“Non cessiamo mai di vivere dello Spirito della Chiesa, come i bambini rinchiusi nel seno della madre vivono della sostanza della madre”(Henry de Lubac).Ogni cattolico autentico nutre verso di lei, la Chiesa, un sentimento di tenera pietà. Ama chiamarla col titolo di “madre”, titolo uscito dal cuore dei suoi primi figli, come i testi dell’antichità cristiana testimoniano abbondantemente. Ogni vero cattolico proclama con San Cipriano e Sant’Agostino: “Non può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre…”. Bernanos, grande scrittore francese, ha scritto: «Io amo la Chiesa, così com’è. Se per caso domani mi trovassi fuori dalla Chiesa, non ci starei neanche cinque minuti, a costo di trascinarmi in ginocchio, carponi, ma io farei di tutto per rientrarci».E il domenicano Clérissac aggiunge che quando si tratta di Chiesa, bisogna essere disposti non solo a soffrire “per” la Chiesa, ma anche “dalla” Chiesa. Come, ad esempio, ci insegna una pagina di vita di Don Primo Mazzolari. Quando era il responsabile del periodico “Adesso”, il Card. Schuster sentenziò: “‘Adesso’ non si stampa più. Il Santo Uffizio vuole che non si stampi”. Mazzolari rispose: “‘Adesso’ è un momento, la Chiesa è l’eternità. Vada anche “Adesso”, ma resti l’eternità!”.

“Nello stesso istante in cui si cessa di scandalizzarsi dalla chiesa cattolica, ci si sente attratti verso di lei, nello stesso istante in cui si cessa di ingiuriarla, si comincia ad ascoltarla, nello stesso istante in cui si cerca di essere giusti verso di lei, si comincia ad amarla”. Carissimi presbiteri ed amici, la Chiesa è santa, ma fatta di peccatori, quindi di miserie, debolezze, colpe, disordini assortiti.Amiamo la Chiesa perché anche io sono chiesa ed anche io ho bisogno di essere accettato dalla Chiesa con le mie miserie, le mie ombre cercando di mettere in luce assieme al Papa la luce che è di un altro, di Dio.

* Arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace

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