Avvenire di Calabria

Cosa cambia rispetto al passato. Il "nuovo" fenomeno dello spopolamento nell'analisi del sociologo

In fuga dalla Calabria, così la curiosità alimenta la desertificazione

Martino: «Dietro la scelta di lasciare la propria terra non sempre c'è un motivo economico»

di Nicola Martino *

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Le statistiche indicano un fenomeno, lo fotografano lasciando immaginare il trend che ne deriva, ma poco lasciano sul terreno delle cause e degli effetti. Buttare nel calderone del dibattito sociopolitico-economico la parola spopolamento, senza condirla di riflessioni che aiutino a comprendere origini e destino diventa, così, un esercizio per allenare la retorica.

Sempre più persone in fuga dal Sud e dalla Calabria

I cerchi, geografici e concettuali, sono concentrici: è possibile affrontare il tema, partendo dal grande classico della desertificazione progressiva delle aree interne, di una regione in particolare, nel caso specifico la Calabria, o dell’intero Sud.


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Cambiando l’oggetto dell’analisi, tuttavia, i tratti caratteristici del flusso in uscita non subiscono mutamenti sostanziali. Puntare l’indice in direzione della cronica assenza di prospettive occupazionali, infatti, è una soluzione prêt-àporter che nulla aggiunge alla ricerca di una inversione di tendenza, chissà, nemmeno possibile. Perché recidere legami, ormai poco robusti, con il luogo natale può essere una necessità, ma anche una scelta.

Le ragioni dello spopolamento, cosa cambia rispetto al passato

La stessa necessità non è, sempre e comunque, legata in maniera diretta alla mera assenza di una entrata mensile che garantisca la sopravvivenza. Accade sia legata alla mancanza della speranza in un domani che possa essere diverso e migliore. Questo è il nocciolo della questione che non lascia ben sperare per il futuro della piccola porzione di globo compresa tra Roma e Trapani.

Barcamenarsi in un contesto ambientale che appare, per qualità dei servizi e collocazione geografica, per privazione di collegamenti e povertà di stimoli culturali, lontano anni luce dal centro di un mondo, ridotto ed interconnesso ad ogni livello, rappresenta una opzione pigra, inaccettabile per chiunque non voglia limitarsi ad uno stanco incedere degli anni.

I numeri sono fuori controllo, centinaia di migliaia via dalle regioni meridionali in un decennio, decine di migliaia da conteggiare alla fine di ogni anno in Calabria, non sono interpretabili come manifestazioni transitorie, ma vanno sistemate sul piano delle realtà strutturali, difficilmente arginabili se non cavalcando una rivoluzione delle gerarchie del pensiero di cui oggi, nell’anno del Signore 2023, non si intravede nemmeno l’ombra. 


PER APPROFONDIRE: La sfida: fermare la “desertificazione” dei cervelli


La scelta, pertanto, spesso, arriva prima dell’urlo che sale dal bisogno. Quanti, anticipando gli svincoli della vita, decidono di stipare le valigie in un biglietto di sola andata già al termine degli studi superiori per iscriversi ad una città, prima ancora che ad una Università qualsiasi. Un desiderio che adesso, grazie a sistemi di comunicazione istantanei e planetari, è alimentato negli anni dell’adolescenza. Fino a sfociare nel naturale epilogo dell’abbraccio con una dimensione che, se delimitato dai confini natii, può risultare opprimente, insopportabilmente limitato se messo a confronto con le tappe esperienziali agognate.

Un segnale spia di una galoppante indifferenza nei confronti di legami ancestrali un tempo considerati come dati e, dunque, da non mettere in discussione? Tutt’altro. Le radici si intersecano, non sono fondamenta di una natura personale ferma nella sua fissità, ma espandono il loro spazio occupando lande del pensiero e dei valori da mettere assieme secondo puzzle le cui tessere, sparse in ogni dove, richiedono un movimento basculante tra ieri, oggi e domani.

Un'emigrazione degli scopi alimentati dalla curiosità

Spopolamento come effetto di una emigrazione che, prima di tutto, è degli scopi non più zavorrati dal fardello di una linearità verticale, ma accesi dall’esuberanza della curiosità. Una inquietudine lontana dalle stazioni attraversate dai binari dell’insoddisfazione; vicina al desiderio di partecipazione al destino comune non di una collettività angusta, quanto di una umanità uniformata a standard identici che prescindono dalle prescrizioni localistiche.

L’origine come inizio di un viaggio formativo che prevede, spesso, tappe intermedie senza mai guardarsi indietro, sempre ascoltandosi dentro: in un “dentro” contenente il patrimonio identitario da modellare sui canoni modellati dalla post-modernità.

* sociologo - docente Issr-It Reggio Calabria

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