Sul Montalto torna la croce del Redentore: l’Aspromonte celebra la rinascita dello storico monumento

Dopo i lavori di restauro del basamento affidati alla ditta Priolo srl, la statua del Cristo ritrova il suo segno più alto

Un evento di memoria e fede per restituire alla statua del Redentore di Montalto il suo simbolo più sacro: la croce. Dopo il restauro curato dalla Soprintendenza, sabato 8 novembre la comunità si riunirà in Aspromonte per celebrare la rinascita di un monumento che da più di un secolo unisce storia, devozione e identità calabrese.

La cerimonia sul Montalto

Si terrà sabato 8 novembre alle 10.30 sul Montalto la cerimonia di reintegro della croce sulla statua del Redentore, simbolo di fede e di appartenenza per l’intera comunità aspromontana. L’evento, promosso dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Reggio Calabria e Vibo Valentia, si svolgerà con qualsiasi condizione meteo e sarà preceduto da un appuntamento alle 10 in piazza Mangeruca a Gambarie, da cui i partecipanti muoveranno verso la vetta.



La cerimonia segna la conclusione dei lavori di ripristino del basamento della statua del Redentore, affidati nel 2023 all’impresa Priolo srl di Gambarie. La croce originaria in metallo, rimossa perché dannosa per la statua, è stata sostituita con una nuova croce lignea, realizzata e installata con il nulla osta della Soprintendenza.

Storia di un’idea nata alla fine dell’Ottocento

L’idea di porre una statua del Redentore sulla vetta del Montalto nacque nel 1899, in vista dell’Anno Santo del 1900, quando si pensò di erigere venti monumenti dedicati al Cristo Redentore sulle principali cime italiane. Il Comitato nazionale individuò anche l’Aspromonte, e il 23 settembre 1901, dopo due anni di preparativi e di raccolta fondi, il cardinale Gennaro Portanova, insieme ai vescovi della Calabria, celebrò la Messa solenne dinanzi a oltre duemila fedeli.


PER APPROFONDIRE: Festa a Montalto per i 120 anni del Cristo Redentore


L’iniziativa si ispirava all’enciclica Preclara di papa Leone XIII, promulgata il 24 giugno 1894, in cui il pontefice auspicava un nuovo secolo di concordia e unità nella fede: «La fine del secolo passato lasciò l’Europa stanca per le rovine e trepidante per i rivolgimenti. All’opposto il secolo che volge al tramonto, perché non dovrà trasmettere in retaggio al genere umano auspici di concordia…».

Il conte Giovanni Acquadermi si fece promotore del progetto, che prevedeva la costruzione di diciannove monumenti al Redentore in tutta Italia, a formare «una simbolica corona sacra al Redentore», come riportava R. Cotroneo in Fede e Civiltà del 12 agosto 1899. Il comitato calabrese scelse la cima del Montalto, “immane gigante che distende le braccia ai due mari”, come scrisse Cotroneo, riconoscendone il valore spirituale e geografico. Il 23 settembre 1901, dopo un pellegrinaggio di quattro giorni con tappe a Cardeto e Polsi, la statua in bronzo – opera dello scultore Francesco Ierace, realizzata a Roma dalla ditta Rosa e Zanosio – fu inaugurata sul terreno donato dal barone Stranges di San Luca.

Tra storia e leggenda: un secolo di devozione e resilienza

Il basamento originario, alto dieci metri, crollò nei due anni successivi ma fu subito ricostruito, seppur più basso. Nel terremoto del 1908, la statua resistette nonostante una lieve rotazione della base. Nel corso del Novecento, il Redentore divenne meta di pellegrinaggi e devozione popolare, ma con il tempo la struttura subì danni da intemperie e atti vandalici.

La Statua del Redentore nel 1932 (per gentile concessione di Alfonso Picone Chiodo)

Negli anni Sessanta, la curia arcivescovile di Reggio Calabria-Bova decise di riportare la statua in città per restaurarla. Dopo anni di lavoro, grazie all’impegno dell’allora arcivescovo monsignor Giovanni Ferro, nell’agosto 1975 la statua fu ricollocata in cima all’Aspromonte: l’opera, rifatta dal prof. Michele Di Raco, venne trasportata a Gambarie e poi issata sulla vetta grazie a un elicottero americano partito dalla base di Sigonella.

Negli anni successivi, l’associazione “Amici di Montalto” restituì la croce nel 2000, e nel 2003 la curia reggina fece reinstallare l’epigrafe, deteriorata dal tempo, in bronzo resistente alle intemperie.

Il recente restauro e il ritorno della croce

Nel 2023, la Soprintendenza ha affidato alla ditta Priolo srl i lavori di consolidamento del basamento, gravemente deteriorato. L’intervento ha previsto il rifacimento del cuore della struttura con materiali moderni e tecniche sicure, oltre al miglioramento dell’ancoraggio della statua, garantendone la stabilità per molti anni ancora.



La nuova croce lignea, simbolo di rinnovata speranza, viene ora reintegrata con una cerimonia semplice ma solenne, che unirà istituzioni, associazioni, fedeli e amanti della montagna. Con il reintegro della croce, il Redentore del Montalto torna nella sua forma originaria, testimone di oltre un secolo di fede, resilienza e devozione popolare. Un segno che continua a guardare dall’alto le valli e i mari della Calabria, ricordando a chi sale fin lassù che la fede, come la montagna, resiste al tempo e al vento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

Articoli Correlati
Rubriche
Famiglia
Immagine in evidenza categoria Spazio Genitori

Spazio Genitori

di Gianni Trudu

Società
Immagine in evidenza categoria Dottrina sociale

Appunti di dottrina sociale

di Domenico Marino

Cultura
Immagine in evidenza Libro della settimana

Il libro della settimana

di Mimmo Nunnari

Storia
Immagine in evidenza categoria dagli Archivi

Dagli archivi

di Renato Laganà

tecnologia
Immagine in evidenza Human Prompt

Human Prompt

di Davide Imeneo

Articoli Correlati
Aula G
Integrazione studenti stranieri

Integrazione degli studenti stranieri: le misure del decreto scuola tra didattica e divieti

presentazione libro andrea gagliarducci

Intelligenza artificiale ed etica della laicità: la visione politica nell'ultimo libro di Gagliarducci

Adolescenti e intelligenza artificiale

Aurora, a 13 anni, aveva bisogno di parlare. E ha scelto di farlo con una macchina

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti dalla Chiesa calabrese direttamente nella tua casella email