Avvenire di Calabria

Anedotti, emozioni e organizzazione nelle sue parole che coinvolgono un sentimento diffuso tra i portatori reggini

Surace: «Sotto la ”stanga”, custodi della tradizione»

Federico Minniti

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Da trentaquattro anni è sotto la stanga, da diverso tempo Gaetano Surace è il presidente dell’associazione dei portatori del Quadro della Madonna della Consolazione. Una realtà nata agli albori del nuovo millennio che ha visto l’approvazione ufficiale dello Statuto nel 2002 per «tenere viva la devozione alla Patrona», spiega Surace.

Infatti, il ruolo dei portatori non si limita soltanto ai “caldissimi” giorni di settembre, ma è sostenuto – durante l’anno – dagli appuntamenti periodici di consiglio e assemblea dell’associazione. «Tre sono le direttrici del nostro agire – spiega Surace – la prima come detto è il culto mariano che ci coinvolge sotto il profilo personale e associativo, poi vi è la divulgazione della figura del portatore e, infine, le azioni di carità verso le realtà più bisognose». Un coinvolgimento totale, 365 giorni l’anno, vivendo la spiritualità mariana all’interno della propria quotidianità.

«Possiamo dire di essere l’associazione più antica della città, fondata nel 1.500 – afferma – e che coinvolge trasversalmente tutte le classi sociali». A tal proposito si registra anche la consegna due anni fa del Sangiorgino d’oro (il massimo riconoscimento civico conferito dal Comune capoluogo alle personalità reggine, ndr) conferito all’associazione poiché «custodi della tradizione plurisecolare» di Reggio Calabria.

Rispetto alle iniziative organizzate Surace evidenzia le diverse edizioni della Giornata del portatore e le tante mostre e i convegni che hanno fatto conoscere, soprattutto alle giovani generazioni, il patrimonio storico– culturale della tradizione patronale per la città di Reggio Calabria. «Se devo evidenziare un’iniziativa in particolare – sottolinea il presidente dell’associazione dei portatori reggini – vorrei mettere in risalto il nostro impegno nelle scuole: crediamo che tramandare le nostro radici storiche ai più piccoli sia la base per non perdere la memoria collettiva».

Tornando agli eventi della pietà popolare, siamo curiosi di carpire qualche segreto circa le indicazioni date ai portatori durante le processioni: «In realtà ne parliamo poco – ci dice Surace – i “paletti” delle nostre azioni sono ben fissate in ciascuno di noi. Si tratta di gesti che molti ripetono da 35 anni di servizio continuativo sotto l’Effigie». Una questione di sguardi, di respiri, di braccia che si incrociano: «Sotto la stanga ciascuno si sente come se fosse da solo a portare quel peso, perché, in realtà, tutti ci sentiamo una cosa sola». A questo punto è fisiologico chiedere a Surace un suo personalissimo aneddoto e il presidente dell’associazione dei portatori svela: «Durante una processione di novembre (il ritorno del Quadro al Santuario dell’Eremo, ndr) sono stato raggiunto dalla notizia della nascita di mia figlia. Un’emozione indescrivibile». Storie di vita e di familiarità estesa, così i portatori condividono tutte le fasi della loro esistenza con i loro compagni di viaggio e con gli assistenti: «dal ‘52 al ‘72 è vivo il ricordo di molti della guida di don Italo Calabrò, dal ‘73 al ‘99 è stata la volta di don Salvatore Nunnari, tutt’oggi presidente onorario dell’associazione dei portatori, e dal 2000 a oggi prima don Gianni Licastro negli ultimi due anni supportato da don Nino Iannò».

«C’è un altro aspetto molto significativo – spiega – ci sono nuceli familiari che dagli inizi dell’Ottocento tramandano, di padre in figlio, la tradizione di essere sotto la Vara. Mi riferisco alle famiglie Candito, Tomasello, Canzonieri, Gatto e Babusca». Un’associazione che oggi conta 600 iscritti e che vede il coinvolgimento di 320 cambi durante le processioni settembrine, come quella odierna. «Si tratta di gruppi da 120 persone a turno che accompagnano la Vergine lungo le vie della città». «Sotto la Vara ci sono tutti i reggini – conclude Surace – si annulla la fatica, si moltiplica la fede».

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