Avvenire di Calabria

Trentuno anni fa, Cosa Nostra trucidava Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta

La testimonianza luminosa di Giovanni Falcone e le ombre sulla stagione delle stragi

La strage di Capaci apri la stagione stragista capeggiata da Rina, ma sulla quale si è tornato a indagare in modo più analitico

di Redazione Web

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Trentuno anni fa, Cosa Nostra trucidava Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta. La strage di Capaci apri la stagione stragista capeggiata da Rina, ma sulla quale si è tornato a indagare in modo più analitico.

Cosa resta dopo la strage di Capaci? L’impegno indelebile di Giovanni Falcone

Cosa resta di Capaci? Cosa ci resta di Giovanni Falcone? L’uomo-simbolo della lotta alla mafia più feroce, quella dei corleonesi di Totò Riina, il magistrato che “spiegò” Cosa Nostra all’Italia, oggi, che posto occupa nella coscienza collettiva?

Sono domande che possono apparire retoriche o addirittura anacronistiche, ma il rischio di far affievolire il messaggio di legalità - o meglio ancora di giustizia sociale -, portato avanti dal Pool antimafia di Palermo che trovò in Falcone il proprio riferimento naturale, è concreto.


I NOSTRI APPROFONDIMENTI: Stai leggendo un contenuto premium creato grazie al sostegno dei nostri abbonati. Scopri anche tu come sostenerci.


Falcone nella sua narrazione di Cosa Nostra mise alcuni tasselli fondamentali che non vanno assolutamente dimenticati.

Seguire la scia dei soldi. Le mafie oltre l’aspetto folkloristico sono delle holding del crimine che portano avanti la propria azione con un unico scopo: arricchire e irrobustire il potere dell’associazione mafiosa. Tutta una questione d'affari, dove il tanto sbandierato onore è solo un modo per assoggettare i propri affiliati.

Gli anticorpi vanno trovati sul territorio. Falcone così come Borsellino e tanti altri validi magistrati e uomini di polizia erano palermitani. Agivano nella loro città che conoscevano. Estirpare le mafie non è facile (ma non impossibile come disse lo stesso Falcone in una sua celebre massima: “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”), ma certamente non avverrà con ricette calate dall’alto.

La forza della paura e il coraggio della testimonianza. Falcone non nascose mai di avere paura per la sua incolumità. Ma restò in trincea. Claudio Martelli, all'epoca dei fatti Guardasigilli, non esita a definire come "persecutoria", l'azione messa in campo contro Falcone e gli altri del pool antimafia. Una persecuzione tra due fuochi: quello nemico dei corleonesi e quello amico di tanti potenti in affari con Cosa Nostra.

Di fronte alla persecuzione, però, Falcone rispose con la sua testimonianza coraggiosa: è innegabile che dopo il '92, in Sicilia, la coscienza collettiva scelse da che parte stare. Sono ormai diverse le generazioni di donne e uomini siciliani che vivono la propria terra con un atteggiamento fortemente antimafia.


Non perdere i nostri aggiornamenti, segui il nostro canale Telegram: VAI AL CANALE


"Io credo che con l'arresto di Matteo Messina Denaro si sia chiuso un cerchio". Così Maria Falcone, sorella del giudice ucciso nella strage di Capaci, in occasione dell'inaugurazione del 'museo del presente e della memoria' a Palazzo Jung, a Palermo, che sarà dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. 

"Si è messo finalmente al 41 bis - ha detto ancora la sorella del giudice - l'ultimo dei sanguinari di Cosa nostra, quelli che sono stati responsabili delle stragi del 1992 e del 1993. Come dice Tina (Montinaro, ndr), credo che la giustizia debba continuare ad andare avanti e scoprire se c'era qualcosa dietro alla mafia". 

"Quella di oggi - ha aggiunto - è soltanto la posa di una prima pietra di quello che sarà, spero a fine ottobre, il museo della memoria. Trovo importantissimo che questo bene così bello ma trascurato sia ridato alla città e che in questi luoghi i ragazzi possano trovare la memoria ma anche la voglia di lavorare per migliorare la Sicilia".

"Il fatto di non parlare fa parte della mentalità del grande mafioso. Matteo Messina Denaro - dice ancora - non parlerà se non attraverso un percorso di redenzione che non credo possibile in un individuo come lui".


PER APPROFONDIRE: Strage di Capaci, a Campobello di Mazara scuole in strada


Celebrazioni oggi a Palermo in ricordo della strage di Capaci, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

All'interno e all'esterno dell'aula bunker dell'Ucciardone di Palermo iniziative in ricordo della strage del 23 maggio 1992.

La premier Meloni, in collegamento da Roma, ha sottolineato che "il compito della politica è assicurare il sostegno totale da ogni punto di vista, culturale e materiale: dalle iniziative legislative alle dotazioni di risorse umane e strumentali per aiutare chi non si risparmia per liberarci dalla mafia.

Il cammino davanti a tutti noi è ancora lungo e difficile, ma non ci spaventa anzi ci rafforza al cospetto dei familiari dei caduti ci inchiniamo con gratitudine". 

Sui social Meloni ha poi scritto: "Oggi al Parco Falcone e Borsellino, a Roma, ho deposto una corona di alloro in memoria del giudice Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti di scorta uccisi per mano mafiosa il 23 maggio 1992. A 31 anni dalla strage di Capaci, che coincide con la Giornata per la legalità e il contrasto alla criminalità mafiosa, desidero ricordare tutti quegli eroi, Servitori dello Stato, che non si sono piegati davanti ad alcuna minaccia o intimidazione, dedicando la loro vita alla lotta contro la mafia, per la libertà dell'Italia e degli italiani. Fiera di una Nazione che negli ultimi sette mesi, grazie soprattutto al preziosissimo lavoro di indagine delle nostre forze di Polizia, ha arrestato pericolosi superlatitanti - aggiunge la premier -. Che il coraggio e l'esempio di chi ha sacrificato la propria vita per contrastare il crimine organizzato guidino sempre le nostre azioni, a difesa della legalità e della giustizia. Non dimentichiamo".

Presente alla cerimonia anche il ministro degli Interni Piantedosi - che in precedenza ha deposto una corona d'alloro davanti alla stele che ricorda l'attentato - assieme a 80 baby sindaci da tutta Italia, oltre al capo della polizia Vittorio Pisani; il prefetto Francesco Messina, direttore centrale Anticrimine della Polizia; il prefetto di Palermo Maria Teresa Cucinotta, il questore di Palermo Leopoldo Laricchia e la vedova del caposcorta di Falcone, Tina Montinaro. "Il loro esempio continua a vivere - ha detto Pisani - e il nostro dovere è mantenerlo sempre più vivo".

Articoli Correlati