Avvenire di Calabria

Afghanistan: Russel (Unicef), 1.000 giorni senza istruzione per le ragazze afghane  

di Redazione Web

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram


Non perdere i nostri aggiornamenti, segui il nostro canale Telegram: VAI AL CANALE


“Oggi ricorre un anniversario triste e deprimente: 1.000 giorni dall’annuncio del divieto di frequentare le scuole secondarie per le ragazze in Afghanistan. 1.000 giorni fuori da scuola pari a 3 miliardi di ore di lezione perse”. Lo denuncia oggi Catherine Russell, direttrice generale dell’Unicef in una nota nella quale spiega che per 1,5 milioni di ragazze, questa “esclusione sistematica non è solo una palese violazione al loro diritto all’istruzione, ma comporta anche opportunità sempre più scarse e un deterioramento della salute mentale. I diritti dei bambini, soprattutto delle ragazze, non possono essere ostaggio di politiche. Le loro vite, il futuro, le speranze e i sogni sono in bilico. L’impatto del divieto – aggiunge la direttrice generale dell’Unicef – va oltre le ragazze stesse. Acuisce la crisi umanitaria in corso e ha serie ramificazioni per l’economia e la traiettoria di sviluppo dell’Afghanistan. L’istruzione non fornisce solo opportunità. Protegge le ragazze da matrimoni precoci, malnutrizione e altri problemi di salute e rafforza la loro resistenza a disastri come le inondazioni, la siccità e i terremoti che spesso affliggono l’Afghanistan”. L’Unicef sta lavorando “duramente per sostenere tutti i bambini in Afghanistan. Insieme ai partner, stiamo garantendo a 2,7 milioni di bambini l’istruzione primaria, gestendo – spiega – corsi di istruzione a livello comunitario per 600.000 bambini – due terzi dei quali sono ragazze -, formando insegnanti e facendo tutto il possibile per mantenere in funzione le infrastrutture scolastiche”. Nel momento in cui “segniamo questo triste anniversario”, Russel esorta  le autorità “de facto” a “permettere a tutti i bambini di riprendere immediatamente a studiare” e invita la comunità internazionale a “rimanere impegnata e a sostenere queste ragazze che hanno bisogno di noi più che mai. Nessun Paese può progredire se metà della sua popolazione viene lasciata indietro”.

Fonte: Agensir

Articoli Correlati

Tags: