Al Seminario per una pastorale della salute che accoglie e consola

Un incontro formativo nell’ambito del percorso di formazione umana e pastorale riservata ai futuri candidati al sacerdozio
Seminario

Il Rettore del Seminario ha sottolineato l’importanza di lasciarsi formare dal mistero della sofferenza

Il 27 novembre, presso il Seminario Arcivescovile Pio XI di Reggio Calabria, si è tenuto un significativo incontro formativo rivolto ai seminaristi. Nell’ambito del percorso di formazione umana e pastorale riservata ai futuri candidati al sacerdozio. Protagoniste dell’appuntamento sono state Suor Piera Sala Crist, dell’Ordine di Maria Bambina e Raffaella Brancati, infermiera e operatrice di pastorale della salute.

Il tempo e l’ascolto: chiavi per incontrare l’ammalato

Suor Piera ha posto l’accento sull’importanza del tempo e dell’ascolto nell’incontro con gli ammalati. Ha sottolineato come questo tipo di relazione richieda di superare barriere personali quali riservatezza, diffidenza e il senso di autosufficienza. La religiosa ha messo in luce la necessità di una più piena partecipazione delle comunità parrocchiali al mistero del dolore, indicando l’urgenza di sviluppare una cultura della pastorale della salute.



«Per consolare un ammalato – ha affermato Suor Piera – occorre essere liberi da pensieri e preoccupazioni personali. Non si può accogliere il dolore di qualcun altro se si è troppo concentrati su sé stessi». Inoltre, ha invitato a risvegliare nelle parrocchie una passione educativa verso il servizio agli ammalati, in modo che la sofferenza venga integrata in un cammino comunitario di accoglienza e solidarietà.

Il servizio agli ammalati come risposta alla vocazione

Raffaella Brancati, infermiera e animatrice della pastorale della salute, ha condiviso la sua esperienza personale, nata da una profonda conversione che l’ha portata a vedere nel servizio agli ammalati una forma concreta di vicinanza a Cristo, scegliendo di fare della sua professione una vocazione.

Partendo dal suo percorso, ha spiegato ai seminaristi che viviamo in una società che tende a negare il dolore, percependo l’ammalato come un costo o una mera opportunità. Tuttavia, ha evidenziato come vi sia un tipo di dolore che non può essere eliminato dalla medicina, ma dalla consolazione e attraverso un approccio che tocchi lo spirito umano, perché è un dolore dell’anima.

«Come ministri della consolazione – ha dichiarato – siamo chiamati a raccogliere lacrime che altri non riescono ad asciugare, vivendo il nostro servizio come poveri tra i poveri, in una vicinanza che riscopre il battesimo e risponde al dramma umano con delicatezza e compassione».

La formazione attraverso il mistero della sofferenza

A chiudere l’incontro è stato il Rettore del Seminario, il quale ha sottolineato l’importanza di lasciarsi formare dal mistero della sofferenza. Ha, inoltre, ricordato che, nella quotidianità delle comunità parrocchiali, il confronto con il dolore lascia spesso senza parole e ciò non per la mancanza di contenuti, ma perché la sofferenza tocca corde intime dell’anima, difficili da esprimere senza passare attraverso il silenzio e la contemplazione.


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Il Rettore, infine, nel porgere il saluto alle due ospiti ha evidenziato il valore dell’apporto femminile nella formazione presbiterale. L’approccio sensibile e generativo offerto dal discernimento femminile rappresenta un arricchimento prezioso per comprendere il mistero della chiamata e approfondire il servizio pastorale con credibilità, generosità e disponibilità.

L’incontro si è rivelato una tappa significativa per i seminaristi, invitandoli a riflettere sul loro futuro ministero come strumenti di consolazione e testimoni del mistero del dolore, inseriti in una Chiesa che si fa vicina all’umanità ferita.

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