Alla Mediterranea il coworking «incontra» don Milani

Dal 2014, all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, è stato condotto un esperimento didattico– scientifico molto particolare. Il nome scelto dal suo designer, il professor Domenico Ursino, è estremamente suggestivo e stimolante: Barbiana 2.0. Lo scopo consiste nell’applicare le linee guida del Manifesto Globale di Coworking a un laboratorio accademico presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Secondo il professor Ursino, questo equivale a rilanciare, a nostro tempo, presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria e nel campo dell’informatica, molte delle idee che caratterizzano l’esperimento della Scuola Barbiana di Lorenzo Milani circa cinquanta anni fa.

Insomma, a Barbiana 2.0 è bello vedere come le grandi idee (come quella di “I Care” di Lorenzo Milani) non vanno mai fuori–moda. In realtà, tornano a vivere sulle ali dell’entusiasmo di persone che vogliono rendere la loro vita ciò che dovrebbe essere lo scopo ultimo della vita di ogni essere umano, cioè un capolavoro unico e irripetibile, in grado di lasciare un segno indelebile del suo passaggio su questa terra.

Lei è tra i fondatori del Laboratorio “Barbiana 2.0” dell’Università Mediterranea. Cosa c’entra don Milani con l’informatica?

Premesso che Don Milani è stato sempre un amante delle innovazioni, ad esempio, è stato uno dei primi ad introdurre l’insegnamento delle lingue tramite l’ascolto di audio – a quei tempi c’era il grammofono e non gli mp3, chiaramente, il nome del Laboratorio si rifà agli aspetti pedagogici di Don Milani. Infatti, il Laboratorio si pone come obiettivo quello di far rivivere, presso l’Università di Reggio Calabria, lo spirito e il metodo educativo che Don Milani introdusse più di 50 anni fa nella scuola primaria di Barbiana. In particolare, nell’ottica dell’I care di Don Milani, si vuole consentire a studenti che sono nati a Reggio Calabria (soprattutto a coloro che provengono da famiglie economicamente disagiate) di raggiungere le stesse posizioni lavorative e avere le stesse possibilità nella vita di coloro che sono nati in posti economicamente più sviluppati e/o di coloro che studiano presso università più famose e di coloro che appartengono a famiglie agiate e possono garantire privatamente delle esperienze formative qualificanti ai loro figli. Al fine di perseguire questi obiettivi, la possibilità di operare nel settore di ricerca dell’informatica e l’utilizzo di Internet sono di considerevole aiuto.

Ci descriva le attività del laboratorio.

Oltre a studiare alacremente e senza badare troppo agli orari (il Laboratorio è quasi sempre aperto dalle 7 alle 21), sperimentiamo continuamente tutte le novità che appaiono nel settore dell’informatica, soprattutto nella programmazione e nell’analisi dei dati. Inoltre, portiamo avanti l’apprendimento di soft skill, quali project management, comunicazione efficace e soluzione dei conflitti.

Il CoWorking può essere la ricetta giusta per affrontare nel modo giusto il mondo del lavoro, soprattutto in Calabria?

Il CoWorking pone al centro la cooperazione invece della competizione e la contaminazione culturale invece dell’isolazionismo. Ora, tantissime aziende, anche multinazionali, cominciano a rendersi conto che la competizione esasperata non aiuta, anzi danneggia, le aziende stesse, mentre la cooperazione e lo scambio culturale diventano un volano formidabile.

Formare i talenti è una vocazione. Lei come la vive? Quale responsabilità avverte?

Sicuramente la fede mi aiuta tantissimo. Quello che faccio non lo vivo solo con lo spirito di dover fare un lavoro, ma anche, e soprattutto, come una missione che il Signore mi ha assegnato.

D’altronde, come dico sempre, io prima che ricercatore e professore, mi sento Educatore, nel senso di ex–ducere, ovvero “tirare fuori il meglio” da ciascuno. E ciascuno, anche i ragazzi che molti giudicano irrecuperabili, hanno un “proprio meglio” che va tirato fuori.

Nel suo laboratorio si sono formati numerosi giovani che oggi lavorano in prestigiose aziende d’Europa. Studiare a Reggio, quindi, non preclude nessuna strada. Lei che ne pensa?

Concordo pienamente.

Ovviamente, raggiungere quegli obiettivi partendo da Reggio Calabria richiede il doppio dell’impegno. Ma i ragazzi calabresi hanno una voglia di fare e di riscatto tali che li fa impegnare non il doppio, ma il quadruplo, rispetto ai colleghi di altre regioni. E questa è la cosa che forse colpisce di più le aziende presso cui lavorano.

Due consigli per gli studenti delle scuole superiori che stanno per scegliere in quale Università proseguire gli studi.

Non smettete mai di sognare, ma fatelo con i piedi per terra, e sforzandovi di iniziare a mettere in pratica i vostri sogni sin da quando li concepite. Non scegliete l’Università sulla base delle mode o di quello che vi dice la televisione, ma chiedete a coloro che stanno vivendo il percorso universitario.

Due consigli per chi sta per concludere gli studi universitari e si prepara ad affrontare il mondo del lavoro.

Non studiate per il voto, ma per voi stessi e per aumentare la vostra preparazione. Potenziate non solo la vostra preparazione tecnica ma anche, e forse soprattutto, i soft skill come il project management, la comunicazione efficace e la gestione dei conflitti.

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