Nella comunità parrocchiale di Sant’Agostino, nel cuore di Reggio Calabria, i fedeli hanno vissuto momenti di intensa spiritualità che hanno segnato il passaggio dalla conclusione del “Giubileo della speranza” alla celebrazione liturgica del Battesimo del Signore. Sotto la guida pastorale di padre Thao, le celebrazioni non sono state semplici riti di chiusura, ma occasioni per rinnovare la consapevolezza del proprio cammino di fede. Attraverso gesti simbolici forti, come l’unzione delle mani con olio profumato e il rinnovo delle promesse battesimali attorno al cero fiorito, l’assemblea è stata chiamata a riflettere sul significato profondo della speranza cristiana. Una speranza che non si esaurisce con la fine di un anno santo, ma che anzi chiede di essere testimoniata nella quotidianità, trasformando le difficoltà in opportunità di luce e condivisione fraterna. Di seguito il racconto di queste giornate di preghiera e comunione.
Il cammino sulle ali della speranza
Anche alla parrocchia di Sant’Agostino è avvenuta la chiusura del “Giubileo della speranza”. Sì, il Giubileo chiude le sue porte, ma la speranza continua e vive. Noi continuiamo a camminare sulle ali della speranza… “Tu deponi questo tesoro dentro di noi, Signore – è la preghiera di padre Thao – lo metti nelle nostre mani, affinché noi lo moltiplichiamo e lo condividiamo con gesti di fiducia, ogni nuovo giorno che nasce.” Poi invita i fedeli a presentare ognuno le due mani stese per ricevere un segno di croce con olio profumato, insieme all’esortazione: “Ravviva la speranza che è in te!”. L’unzione della mani, così, ricorda che siamo” il profumo di Cristo”. L’assemblea assorta riprende, poi, coralmente: “Cambia la nostra tristezza in vita, cambia il nostro pessimismo in luce, cambia la nostra acqua in vino nuovo, Signore, trasformali in gesti di speranza”.
Il ricordo del Battesimo e il dono
La domenica successiva, nella festa del suo Battesimo, Gesù scende nelle acque del Giordano per abbracciare l’umanità ferita e innalzarla al Padre. Nel segno dell’acqua benedetta, abbiamo, così, fatto memoria del nostro battesimo, che è vita e luce. Al centro della chiesa un cero pasquale acceso, straordinariamente fiorito, attende ognuno in processione per un segno di croce in un bacile di acqua benedetta. Affiorano nell’acqua alcuni lumini accesi. Sì, battezzati nell’acqua e nel fuoco dello Spirito. Commozione e intensità spirituale del gesto si toccano con mano. Tracciare in questo giorno lentamente il segno dell’amore e della morte del Cristo sul proprio corpo riempie di emozione. E tutto questo nel ricordo di un giorno lontano, quello del proprio battesimo. Accanto, dopo il rito, padre Thao presenta un piccolo dono a ognuno, un bel volto in metallo argentato di Cristo. Mentre nell’aria risuona ancora la sua ultima preghiera: “In nome del nostro battesimo, Signore, possiamo unirci un giorno lassù all’assemblea gioiosa di tutti i fratelli, battezzati nella Pasqua del Cristo”. Sì, sembrava ognuno continuare a ripeterla in cuor suo. Per davvero.












