Allo Spallanzani iniziata sperimentazione vaccino italiano

di Giovanna Pasqualin Traversa* – «Il nostro auspicio è che il vaccino sia pronto per la primavera dell’anno prossimo». Così Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto nazionale malattie infettive (Inmi) “Lazzaro Spallanzani” di Roma, dove questa mattina è iniziata la sperimentazione sull’uomo di Grad-CoV2, il candidato vaccino italiano contro Sars-CoV-2 il virus che causa il Covid-19, realizzato, prodotto e brevettato dalla società biotecnologica italiana ReiThera.

Il primo volontario, una donna scelta tra le migliaia che si sono offerti con grande generosità, ha ricevuto tramite iniezione intramuscolare la dose di vaccino ed iniziato l’iter che la porterà nei prossimi mesi a sottoporsi a una serie di ravvicinati controlli periodici che serviranno ai ricercatori per verificare la sicurezza e la tollerabilità del vaccino, nonché eventuali effetti collaterali. La sperimentazione, messa a punto da un team di ricercatori e clinici dello Spallanzani in collaborazione con ReiThera, sarà effettuata su novanta volontari suddivisi in due gruppi per età: 45 tra i 18 e i 55 anni, altrettanti di età superiore ai 65 anni. Ciascun gruppo sarà suddiviso in tre sottogruppi da 15 persone, a ciascuna delle quali verrà somministrato un diverso dosaggio del preparato vaccinale. Una parte della sperimentazione sarà effettuata presso il Centro ricerche cliniche – Policlinico G.B. Rossi di Verona, e successivamente anche negli ospedali di Piacenza e Cremona. Se i primi risultati della fase 1 saranno positivi, entro la fine dell’anno potranno prendere il via le fasi 2 e 3, che saranno condotte su un numero maggiore di volontari anche in paesi dove la circolazione del virus è più attiva.

«A questa persona – ha spiegato Vaia – è stata inoculata una prima dose e verrà tenuta qui in osservazione per quattro ore. Dopodiché andrà a casa e verrà richiamata e osservata per 12 settimane. Mercoledì 26 ci saranno altri due volontari, poi a seguire tutti gli altri fino a 24 settimane». «Se tutto andrà bene – ha proseguito – ci sarà la seconda e la terza fase che faremo in un paese – probabilmente dell’America latina – dove il virus è in fase di crescita». E sui tempi ha concluso: «A noi interessa che il vaccino sia efficace. Comprendiamo bene che prima facciamo meglio è; se tutto avviene nei tempi che abbiamo programmato, al termine di queste 24 settimane potremo essere più precisi. Il nostro auspicio – e lavoriamo per questo – è che sia pronto nella primavera dell’anno prossimo».
*Agensir

Lascia un commento

Articoli Correlati
Rubriche
Famiglia
Immagine in evidenza categoria Spazio Genitori

Spazio Genitori

di Gianni Trudu

Società
Immagine in evidenza categoria Dottrina sociale

Appunti di dottrina sociale

di Domenico Marino

Cultura
Immagine in evidenza Libro della settimana

Il libro della settimana

di Mimmo Nunnari

Storia
Immagine in evidenza categoria dagli Archivi

Dagli archivi

di Renato Laganà

tecnologia
Immagine in evidenza Human Prompt

Human Prompt

di Davide Imeneo

Articoli Correlati
Aula G
vangelo dello studente

Il Vangelo dello studente: il libro di Riccardo Mensuali sul cammino dei giovani

Malattia e famiglia

La gestione della malattia e della fragilità fisica all'interno del contesto familiare e nella riflessione ecclesiale

ragazzi noia

Aggressioni minorenni dalla minicar a Firenze: l'inchiesta svela la noia come movente

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti dalla Chiesa calabrese direttamente nella tua casella email