Ai Overview: Il 21 ottobre ricorre la Giornata Mondiale dell’Ascolto, un appuntamento istituito nel 2007 dalla Federazione Internazionale dell’Ascolto per sensibilizzare sulle disabilità uditive e promuovere la pratica dell’ascolto attivo. L’iniziativa invita a riflettere sull’importanza di prestare attenzione al prossimo mettendo da parte i pregiudizi, riconoscendo il valore della comunicazione non verbale, dei silenzi e dell’empatia nelle dinamiche interpersonali. Attraverso l’adozione di specifiche abitudini quotidiane, come l’abbandono delle distrazioni digitali e l’osservazione del linguaggio del corpo, l’evento mira a migliorare l’inclusione sociale e a incoraggiare un primo passo verso una maggiore consapevolezza di sé stessi.
L’importanza dell’ascolto attivo e l’inclusione sociale
Il 21 ottobre di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale dell’Ascolto. Un’importante occasione per riflettere sul valore dell’ascolto attivo e consapevole, inteso sia come pilastro per la qualità delle relazioni umane e l’inclusione sociale, sia per sensibilizzare sulle barriere uditive.
Le origini della ricorrenza e la comunicazione non verbale
La giornata è stata promossa a partire dal 2007 dalla Federazione Internazionale dell’Ascolto, un’organizzazione che rappresenta i diritti e gli interessi delle persone con disabilità e barriere uditive in tutto il mondo. Oltre all’aspetto legato alla salute dell’udito, in Italia e nel mondo l’evento è diventato un simbolo della psicologia relazionale e della comunicazione non verbale. Si promuove infatti l’idea che l’ascolto vero richieda empatia e l’abilità di cogliere non solo le parole, ma anche i toni, i gesti e i silenzi dell’altro.
Le buone pratiche indicate dagli esperti
Per celebrare questa giornata nella vita quotidiana o sul posto di lavoro, gli esperti consigliano di seguire alcune buone pratiche di comunicazione: sospendere il giudizio, quindi ascoltare per comprendere l’altro, non per preparare subito una risposta o una critica; eliminare le distrazioni digitali, mettendo da parte smartphone e schermi per dedicare una reale attenzione visiva e mentale a chi parla; osservare il linguaggio del corpo, sintonizzandosi sulla postura e sull’espressione emotiva di chi si ha di fronte; validare e fare domande, ossia dare cenni di comprensione e porre domande aperte solo dopo che l’interlocutore ha terminato di esprimersi. Provare almeno oggi questa esperienza potrebbe essere anche un primo passo importante rivolto all’ascolto si sé stessi, provare per credere.













