È passato oltre un anno dalla pubblicazione, l’8 aprile 2016, dell’esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia di Papa Francesco. Rispondendo ad una richiesta pervenuta dalla Segreteria del Sinodo sulla recezione del documento, l’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei ha avviato un’inchiesta in due tappe (da ottobre 2016 a maggio 2017) che ha coinvolto le diverse realtà della Chiesa italiana presenti sul territorio e ha stilato un dossier, autentico “mosaico” dell’accoglienza di Amoris Laetitia e delle iniziative in corso per la sua diffusione e attuazione.
“Il processo di recezione e attuazione delle indicazioni di Amoris Laetitia richiederà molto tempo”, spiega don Paolo Gentili, ma “in gran parte delle diocesi il documento è stato oggetto di una vivace attenzione” e “molti vescovi hanno deciso di impostare il loro piano pastorale annuale” sull’esortazione del Pontefice “sottolineando la dimensione della famiglia come ‘soggetto’ nell’azione pastorale delle Chiese locali”.
Secondo il direttore dell’Ufficio Cei, a suscitare maggior interesse “e anche qualche timore, soprattutto fra i sacerdoti che ne vivono in primis la responsabilità”, è il tema del discernimento pastorale. Per questo, “alcune Conferenze episcopali regionali e alcuni singoli vescovi hanno ritenuto opportuno offrire a sacerdoti e laici delle indicazioni sull’ottavo capitolo approfondendo i quattro verbi: accogliere, accompagnare, discernere, integrare”.
Di particolare interesse sono i tentativi e i progetti nati per camminare verso quel “ponte giuridico-pastorale” che mons. Roberto Malpelo, vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico regionale etrusco (Tere), definisce “mezzo a disposizione di coloro che desiderano verificare la validità del loro matrimonio ormai ferito da separazioni, divorzi, abbandoni”.
Uno strumento che si pone in un’area di confine tra pastorale e diritto, “spronandoci – prosegue mons. Malpelo – ad una creatività innovativa”.
L’orizzonte è quello del realismo e della concretezza, “di un’alleanza non solo tra teologia e pastorale ma anche tra diritto e pastorale”.
Dalle risposte pervenute da un’ottantina di diocesi emerge una pluralità di modalità organizzative. Tra le diverse iniziative, Biella, Casale Monferrato, Novara, Vercelli hanno costituito un “Centro interdiocesano di accompagnamento dei fedeli separati” per l’accoglienza e l’accompagnamento di coppie/singoli sposi che desiderano avviare un percorso di verifica della nullità del proprio matrimonio, la cui équipe dovrà mantenere una stretta collaborazione con il Tribunale ecclesiastico interdiocesano e la Commissione regionale per la famiglia.
In questa stessa logica, oltre che luogo fecondo per reperire le prime prove testimoniali per il processo breve, la cui durata è due mesi, per don Gentili “il ponte giuridico-pastorale potrebbe accompagnare coloro che in seconda istanza hanno ricevuto una dichiarazione definitiva e negativa sulla possibilità di considerare nullo il proprio matrimonio. Anche queste persone, come diceva Papa Benedetto all’VII incontro mondiale delle famiglie a Milano, c’è bisogno che si sentano accolte nella Chiesa”.













