Ancora un blitz sui Torcasio, ma Mangiardi a Milano resta solo

Nella stessa notte in cui lo Stato infligge l’ennesimo colpo alla cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri di Lamezia Terme, con l’arresto di 52 persone, accusate a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico illecito di sostanze stupefacenti, possesso illegale di armi ed esplosivi, estorsione, danneggiamento aggravato e rapina, e che secondo quanto emerso da alcune intercettazioni volevano emulare le uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a chilometri di distanza, a Milano, Rocco Mangiardi, l’imprenditore lametino che si è opposto alla ‘ndrangheta, viene “dimenticato” in aeroporto. In quelle stesse ore in cui un elicottero dei carabinieri illumina a giorno i quartieri della città di Lamezia Terme dove risiedono gli affiliati alla cosca, ai cui portoni bussano i militari per arrestarli, e nelle ore precedenti alle varie iniziative organizzate in memoria di Falcone, Mangiardi si ritrova da solo e riflette: “Mentre attendo gli addetti alla mia tutela – scrive su facebook – , che ormai da quasi due ore e mezza non arrivano, mi ritrovo a pensare a Lea e penso alla sua sofferenza e alle sue ultime ore in questa città…Credo con forza nello Stato, ma molti uomini che dovrebbero rappresentarlo sono più che ‘distratti'”.
Giunto a Malpensa alle 23.30 di lunedì per partecipare ad alcuni incontri, il testimone di giustizia divenuto un simbolo nella lotta alla criminalità organizzata per aver detto “no” al pizzo ed aver indicato in tribunale i suoi estortori, rimane bloccato nello scalo lombardo perché ad attenderlo non c’è la scorta. Partito qualche ora prima dall’aeroporto di Lamezia Terme dove, così come previsto, fino all’imbarco è accompagnato dai suoi “angeli custodi” che lo seguono passo dopo passo, giunto a Milano non trova nessuno.
A raccontare quanto gli accade è lo stesso imprenditore, che sulla sua pagina facebook si sfoga: “La tutela per i piccoli testimoni di giustizia come me è ormai diventata un optional. Sono quasi le tre del mattino – scrive – , avendo il telefono scarico, non avevo altra soluzione che salire su un taxi e farmi accompagnare a destinazione. Nel frattempo sto ricaricando il telefono per avvisare gli amici che mi ospiteranno in questi due giorni della mia permanenza in questa città e che mi attendono dal momento in cui sono sbarcato qui…fra qualche ora sarà l’alba e alle 8:30 dovrò incontrare 900 ragazzi. Non mi arrendo – conclude – e domattina scalderò il loro cuore. La speranza non me la leva nessuno!!!!”.
Una situazione che Mangiardi ha già vissuto ad aprile quando rimase bloccato per due ore all’aeroporto di Treviso-Venezia perché, anche in quella circostanza, era rimasto senza tutela: “Due volte nel giro di qualche settimana – commenta – , iniziano a farmi pensare”. Trascorsa la notte, alle sette di mattina nulla è cambiato: “Si, sono senza tutela – dichiara – nessuno mi ha telefonato per dirmi qualcosa. Quindi, andrò probabilmente all’auditorium con i mezzi pubblici”. Deve attendere le 10.30 per avere nuovamente la tutela.

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