Avvenire di Calabria

Apartheid di genere: Amnesty International, “sia riconosciuto come crimine di diritto internazionale”

di Redazione Web

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram


Non perdere i nostri aggiornamenti, segui il nostro canale Telegram: VAI AL CANALE


Amnesty International ha chiesto oggi che l’apartheid di genere sia riconosciuto come crimine di diritto internazionale, in modo da intensificare gli sforzi per contrastare il regime di oppressione e dominazione, istituzionale e sistematica, per motivi di genere. “La comunità internazionale non sta riconoscendo, ammettendo e affrontando adeguatamente la dominazione e l’oppressione istituzionali e sistematiche contro le donne, le ragazze e le persone Lgbtqia+. Chiediamo che l’apartheid di genere sia riconosciuto come crimine di diritto internazionale per colmare il vuoto nell’attuale sistema giuridico globale. Nessuno dovrebbe permettersi di violare, segregare, ridurre al silenzio o escludere persone a causa del loro genere – ha dichiarato Agnés Callamard, segretaria generale di Amnesty International –. Invece, generazioni e generazioni di donne e ragazze in tutto il mondo sono state sottoposte a violenza, dominazione e oppressione di natura istituzionalizzata e sistematica. Numeri incalcolabili di persone sono state uccise, molte di più private della loro dignità, libertà e uguaglianza nella vita quotidiana. È davvero vergognoso che il mondo, finora, non abbia riconosciuto che la sistematica oppressione e dominazione per motivi di genere è un crimine di diritto internazionale e non abbia reagito in modo appropriato alla sua gravità”.
Amnesty si unisce alle richieste delle donne dell’Afghanistan, dell’Iran e di altri Stati, che guidano la campagna affinché l’apartheid di genere sia riconosciuto nel diritto internazionale. “Gli Stati devono rispondere a queste richieste. Devono chiamare col suo nome questa forma di oppressione istituzionalizzata. Occorrono indagini, processi e pene adeguate. Lo dobbiamo alle attiviste in prima fila nella lotta per i diritti di genere e l’eguaglianza. Lo dobbiamo in nome della giustizia per le vittime e per le sopravvissute all’apartheid di genere”.

Fonte: Agensir

Articoli Correlati

Tags: