Artemisia Gentileschi: la pittrice e il processo. Un’ingiustizia che non finisce mai

Self Portrait as the Allegory of Painting (La Pittura) Artemisia Gentileschi Wikicommons

Ai Overview: La recente vendita all’asta da Christie’s dell’Autoritratto come Santa Caterina d’Alessandria di Artemisia Gentileschi per la cifra di quasi 5,7 milioni di dollari riporta l’attenzione sulla figura della pittrice del Seicento. Il testo ripercorre le tappe della sua biografia, dal precoce apprendistato nella bottega paterna al drammatico processo per stupro del 1612 contro Agostino Tassi, di cui si conservano gli atti, fino al riscatto professionale in diverse corti italiane. Partendo dalla vicenda della Gentileschi, l’articolo traccia un parallelo con le problematiche odierne, analizzando i dati sul divario di genere e sulle quotazioni femminili nel mercato dell’arte contemporaneo, e richiamando le recenti statistiche ministeriali riguardanti la violenza di genere in ambito familiare in Italia.

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Il record all’asta a New York

Il 4 febbraio scorso, da Christie’s a New York, un dipinto su tavola di 32 centimetri per 24, l’Autoritratto come Santa Caterina d’Alessandria di Artemisia Gentileschi, è stato aggiudicato per 5,69 milioni di dollari, più del doppio della stima di partenza, lo ha acquistato la National Gallery of Art di Washington. Il volto di una ventenne che nel 1613 si dipingeva sotto le spoglie di una santa martire è il quadro più costoso mai venduto della pittrice.

La biografia e il processo del 1612

Oggi ricorrono i 433 anni dalla nascita di Artemisia, venuta al mondo a Roma nel 1593: primogenita del pittore Orazio, orfana di madre a dodici anni, crebbe nella bottega paterna imparando a disegnare e a impastare colori in un’epoca in cui la pittura era mestiere riservato agli uomini. Nel 1610 firmò “Susanna e i Vecchioni”, opera di talento già maturo; nel 1611 fu stuprata da Agostino Tassi, pittore e collaboratore del padre, incaricato di insegnarle la prospettiva. Fu la prima donna a denunciare un uomo per questo reato e infatti il processo del 1612 è tra i più antichi di cui si conservino integralmente gli atti. Le carte, pubblicate da Eva Menzio per Abscondita, documentano che Artemisia fu sottoposta a visita ginecologica davanti ai giudici e torturata con i cosiddetti “tassili”, legnetti stretti tra le dita fino a provocare fratture, per verificare che dicesse il vero. Tassi fu condannato, scelse l’esilio così non scontò mai la pena e nel contempo Artemisia lasciò Roma con un matrimonio combinato dal padre e la reputazione compromessa.

L’affermazione professionale e i temi pittorici

Dopo questo fattaccio la sua pittura raggiunse comunque la piena maturità: a Firenze divenne la prima donna ammessa all’Accademia delle Arti del Disegno, frequentò Galileo, lavorò per Cosimo II de’ Medici. Le sue tele mettono in scena figure femminili bibliche (Giuditta, Ester, Susanna, la Vergine Maria) che agiscono con determinazione e cercano giustizia. Al committente siciliano Don Antonio Ruffo scrisse: «Mostrerò alla Vostra Illustre Signoria ciò che una donna può fare». Le indagini sull’autoritratto venduto in febbraio hanno rivelato che il dipinto nacque come ritratto profano e fu poi adattato a immagine sacra per un committente: una mossa imprenditoriale molto astuta per quel tempo.

Il contesto familiare e i dati sulle violenze

La mostra dedicata a Orazio, chiusa a maggio ai Musei Reali di Torino, ha permesso di osservare il rapporto tra padre e figlia da un’angolatura diversa: un linguaggio pittorico condiviso, sviluppato verso la raffinatezza cortigiana dal padre e verso una tensione emotiva più diretta dalla figlia. Orazio denunciò Tassi, eppure poi tornò a lavorare con lui, una figura ambivalente, come ambivalente resta oggi il contesto familiare per le donne che subiscono violenza: secondo il Ministero dell’Interno, l’87,6% delle 97 donne uccise in Italia nel 2025 ha trovato la morte in ambito familiare o affettivo. Nei primi mesi del 2026, l’Osservatorio di “Non una di meno” ha contato almeno dieci femminicidi e ventidue tentati femminicidi.

Il gender gap nel mondo dell’arte contemporanea

Ma anche il mondo dell’arte, intanto, fatica con la parità: in Italia il 66,7% degli iscritti alle accademie di Belle Arti è donna, eppure le artiste sono il 18% degli esposti in galleria e all’asta le loro opere vengono pagate in media il 48% in meno. La mostra “Art Gender Gap”, inaugurata l’8 marzo a Monte San Savino con quaranta artiste, ha manifestato un’esclusione che parte dal Seicento di Artemisia e non si è mai interrotta.

Una risposta

  1. Artemisia Gentileschi unica donna nel panorama artistico rinascimentale…di scuola caravaggesca ad un certo punto della sua pittura cercò di affrancarsi dall’insegnamento paterno sviluppando il suo talento con opere ricche di enfasi e passione attraverso i canali dello Spirito firmando capolavori straordinari della storia biblica…il suo travagliato vissuto in un mondo di uomini dove le donne contavano ben poco,esplode in tutte le sue opere con la forza e l’energia che spesso possono scaturire da una grande sofferenza…e come tutte le grandi personalità Artemisia è riuscita a fare del suo dolore la sua grande forza…trasfigurandolo con la Arte.

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