Borgo Laudato Si’, parla il cardinale Baggio: «Calabresi, custodite il vostro territorio»

Il porporato indica l’urgenza di piccoli gesti quotidiani, comunità energetiche solidali e accoglienza verso i migranti climatici
Cardinale Baggio Laudato Si'

All’indomani dell’inaugurazione del Borgo Laudato si’ a Castel Gandolfo, il cardinale Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e direttore generale del Centro di alta formazione Laudato si’, dialoga con Avvenire di Calabria sul senso ecclesiale e sociale di questa “palestra di ecologia integrale”. Dalle ferite dei roghi che hanno segnato l’estate 2025 alla responsabilità condivisa di istituzioni, comunità e imprese, Baggio indica percorsi concreti per custodire la casa comune, con uno sguardo speciale sulla nostra regione.



Papa Francesco, nel commentare l’enciclica Laudato si’— afferma il cardinale — aveva segnalato tre passi molto, molto concreti che riguardavano proprio la conversione ecologica: l’attenzione alla questione energetica e quindi una riflessione anche su quello che noi stiamo facendo al fine di custodire anche l’energia che abbiamo senza abusarne; la custodia dell’acqua, che sia un bene per tutti e al tempo stesso sia preservata senza sprechi; l’educazione: come possiamo essere coinvolti in un’educazione ecologica che porta poi a una conversione? Ci sono tante piccole cose che possiamo fare quotidianamente come, per esempio, chiudere il rubinetto quando non stiamo usando l’acqua, spegnere la luce quando non serve, non usare il condizionatore quando non è necessario. Non dobbiamo mai e poi mai pensare che l’ambiente naturale non possa essere impattato dalla nostra presenza.

Possiamo dire che il Borgo Laudato si’ è eredità viva del Magistero di papa Francesco e allo stesso tempo parte del cammino che Leone XIV sta consegnando alla Chiesa? La presenza di Leone XIV all’inaugurazione di venerdì ha segnato definitivamente la continuità con il predecessore. L’idea, l’intuizione nasce da papa Francesco, desiderava un luogo dove mettere in pratica tutti i principi della Laudato si’, ma non solamente a parole, ma anche nei fatti perché tutto il centro deve vivere di questi principi e deve parlare di questi principi. A questo punto l’attività formativa che comunque diventa il cuore di tutta quest’area, sono 55 ettari, deve essere anche a servizio di quella che è l’educazione all’ecologia integrale e un invito alla conversione. Papa Leone XIV, che è stato con noi in diverse occasioni, nella prima messa celebrata con il nuovo formulario per il creato ed anche in occasione del pranzo coi poveri di qualche domenica fa, ha sottolineato come questo luogo diventa un segno particolare, anzi ha usato la parola seme, è un seme particolare che è stato piantato e deve portare dei frutti proprio per la conversione ecologica.

Quali elementi può trasferire sul territorio per una conversione ecologica concreta? Quello che noi ci proponiamo di fare al Borgo Laudato si’ è una serie di azioni educative che aprano gli occhi su quelle che sono le responsabilità di ciascuno. Poi desideriamo che ognuno porti a casa una serie di raccomandazioni per tutelare l’ambiente, le porti e le faccia diventare poi azioni particolari nel proprio territorio. Ancora di più sarebbe bello che il Borgo Laudato si’ possa ispirare comunità diocesane e comunità parrocchiali a inventare dei posti e dei luoghi che possano servire allo stesso scopo. Non tutti potranno venire a Castel Gandolfo, tutti potranno magari osservarlo virtualmente, però sarebbe bello che a livello di parrocchie e di diocesi tutti avessero la possibilità di un’immersione nell’educazione all’ecologia integrale.

Che ruolo possono avere le comunità energetiche rinnovabili per il ripopolamento delle aree interne? Le comunità energetiche dovunque nascono diventano importanti perché fanno scaturire una condivisione di valori e di risorse. Quindi, speriamo che queste poi abbiano una ricaduta anche a favore delle persone povere ed escluse, che grazie alle comunità energetiche possono accedere a un prezzo calmierato, a delle risorse che sono comuni e accessibili a tutti e a tutte.

Che legame vede tra crisi climatica, mobilità umana e responsabilità delle comunità cristiane nel Mediterraneo? La sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero ha pubblicato qualche anno fa una serie di orientamenti pastorali che riguardano proprio i migranti climatici. Li abbiamo chiamati così perché alcuni rimangono nel proprio territorio, altri invece attraversano confini: ogni anno sono centinaia, migliaia, direi decine di migliaia le persone che vengono colpite da fenomeni atmosferici estremi e che devono lasciare il proprio posto di origine. Prevediamo, assieme agli esperti, che diventeranno molti di più negli anni a venire. E questo ci dice che noi dobbiamo essere preparati come comunità ad essere vicini a queste popolazioni. Potrebbe toccare a noi doverci muovere o potrebbe toccare a qualcun altro invece venire e trovare un luogo sicuro da noi. È importante cominciare a prepararci ad essere accoglienti, in questo caso, verso le persone che saranno colpite. Lo abbiamo sperimentato nei territori, anche in quelli italiani negli ultimi anni.


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«Incendi, un peccato contro la famiglia umana»

Durante la nostra intervista col cardinale Baggio, abbiamo affrontato anche il tema degli incendi, legandolo al tema della giustizia sociale: «Papa Leone – ha affermato il porporato – nei suoi ultimi discorsi che riprendono i temi fondamentali della Laudato Si’ ha voluto sempre legare questi temi, a una giustizia che è giustizia sociale da una parte, ma anche una giustizia globale perché riguarda un po’ tutti: siamo corresponsabili degli effetti deleteri dell’abuso del creato, del nostro pianeta. In questo senso, il Papa, ha richiamato l’attenzione sugli effetti che questo comportamento di abuso genera all’interno della famiglia umana: qui entra in gioco la giustizia, una giustizia che va sicuramente pensata come relazione con il creato e con le altre creature, ma in modo particolare all’interno della famiglia umana. E qui riconosciamo una serie di responsabilità che devono promuovere il bene comune e non distruggerlo: nel momento in cui noi partecipiamo – o per distrazione o addirittura per cattiveria – ad un incendio, un incendio boschivo, non stiamo semplicemente distruggendo una parte di natura, ma stiamo di fatti distruggendo il mondo dove noi abitiamo. È una parte di bene comune, che non è solamente mio, ma proprio perché è comune, è proprietà di tutti o, meglio, a beneficio di tutti. E qui entriamo anche nella sfera della morale: un atto distruttivo è un peccato, nel senso che chi lo compie non ha obbedito al comando del Signore di amministrare il bene che gli è stato dato».

Incendi dolosi e illegalità ambientale…quale contributo specifico può offrire la Chiesa nel contrasto culturale e sociale a questi fenomeni? Devo dire che purtroppo la crisi climatica alla quale stiamo assistendo in questi ultimi anni ci sta portando ad avere una serie di incendi e una serie di fenomeni ai quali prima non eravamo abituati. È come se i nostri territori sono più predisposti a determinati fenomeni, che poi diventano terribili, distruttivi e addirittura raggiungono anche le nostre case, le nostre città. In questo caso quello che ci è dato dalla Dottrina sociale della Chiesa e in modo particolare dagli sviluppi negli ultimi decenni della Laudato Si’, ci porta a un lavoro enorme sulla prevenzione. Una prevenzione che può essere fatta semplicemente limitando le possibilità di accensione. Quindi per esempio, è importante la pulizia dei boschi, rinnovare e cercare di ravvivare la foresta, la presenza del verde sui nostri territori.

Quale impegno spirituale e civile affida ai calabresi per custodire la Casa Comune, qui ed ora? La Calabria è una regione meravigliosa, è ricchissima di un patrimonio storico, umano e culturale meraviglioso. Sono convinto che ha tanto da regalare, anche nel senso di una custodia del territorio, di questa bellezza che il Signore ha voluto consegnare ai calabresi. Come in tutte le altre regioni italiane, e mi preme dire anche in tante altre regioni del mondo, quando esiste questo tipo di patrimonio nasce anche una responsabilità molto grande. E credo che, proprio in questo senso, dei segni e dei semi di speranza in un futuro in cui il rispetto per il creato è qualcosa di vero, devono partire anche da queste regioni meravigliose.

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