Carcere di Arghillà, il dono dei detenuti ai profughi ucraini

Hanno consegnato alla Caritas una somma da destinare a quanti sono stati colpiti dalla guerra

Un gesto toccante, ha visto quali protagonisti i detenuti della Carcere di Arghillà. Hanno voluto manifestare la propria vicinanza e solidarietà al popolo ucraino, piegato dalla guerra che si disputa ormai da mesi sul proprio territorio.

«Ne parlo da mera portavoce di un gesto che rappresenta la propensione a migliore che c’è dentro ciascun essere umano se adeguatamente sollecitata. Il carcere è luogo di dolore e di grandi e gravi tensioni, ma è anche storia come quella che oggi vi racconto», scrive l’avvocato Giovanna Russo.

Un contributo di solidarietà dal carcere, vale doppio, anzi triplo. Contro la guerra, contro i pregiudizi e educando tutti a dare valore anche alle apparentemente piccole rinunce compiute per metterci accanto a chi oggi vive l’orrore di questo tempo segnato in modo atroce dal male. «Se la pace è conversione del cuore e dello sguardo sulla vita degli altri ed è sovversione della logica del conflitto armato, i detenuti del carcere di Arghillà ci hanno fatto camminare in una direzione necessaria attraverso questo impegno umile e deciso», afferma la Garante dei diritti dei detenuti.


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Il carcere è un mondo di uomini e donne che hanno una storia segnata dal dolore, quello proprio e quello che hanno talvolta causato nelle vite degli altri. «La pandemia – aggiunge la Russo – li ha colti di sorpresa, ma, paradossalmente, erano preparati perché da ristretti loro ci vivono da anni e quando nei mesi scorsi si sono trovati a fronteggiare un importante focolaio lo hanno fatto con grande senso di responsabilità. Poi è arrivata la guerra e senza che nessuno sollecitasse la loro sensibilità hanno deciso spontaneamente di rendersi solidali con le sofferenze del popolo ucraino».

Carcere di Arghillà, il commovente gesto dei detenuti

Chi si occupa di detenzione, chi vive da vicino e con serietà le problematiche del mondo recluso, sa bene che spesso si tratta di persone che devono fare i conti anche con una realtà economica familiare per niente florida. «Nel silenzio delle loro vite – racconta ancora la Garante dei detenuti di Reggio Calabria – hanno, in autogestione, raccolto 422,00 euro e affidati alla Caritas affinché siano destinati alla popolazione ucraina. Ora, un lettore distratto potrebbe pensare che 422,00 euro siano una cifra irrisoria, ma ciò che qui rileva non è il dato economico. Si vuole valorizzare il gesto di solidarietà, di attenzione, di altruismo verso persone che in questo momento stanno vivendo la tragedia della guerra».

Insomma, i detenuti del carcere di Arghillà, «hanno lanciato un messaggio a quello che si è soliti chiamare mondo libero. Un messaggio di speranza e, non ultimo, di disponibilità ad aiutare chi sta soffrendo».

Tale iniziativa è stata promossa e organizzata direttamente dai detenuti della Casa circondariale di Reggio Calabria plesso Arghillà. La somma, interamente raccolta dai reclusi, è stata devoluta alla Caritas di Reggio Calabria per il tramite del Cappellano, padre Carlo Cuccomarino.

«Anche nei luoghi dove nell’immaginario collettivo si presuppone una non attenzione alle problematiche esterne e di vita sociale, si dimostra una particolare propensione verso la sofferenza. La carità, l’altruismo, l’affettività hanno spinto la popolazione detenuta a sostenere le cause di un popolo allo stremo, condannando con questo gesto ogni conflitto e ogni sua forma di violenza, volendo far passare il messaggio di un “no” all’odio e di un sì verso la pace», ancora il racconto di Russo.


PER APPROFONDIRE: La denuncia della Garante: «Nel carcere di Arghillà c’è un solo medico»


La speranza è che «questo messaggio dia ulteriore forza alla volontà di terminare questa tragedia, si ringrazia chiunque abbia contribuito in ogni forma, le persone detenute in primis e l’amministrazione penitenziaria tutta».

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