Avvenire di Calabria

Giovanna Russo ha convocato con urgenza un tavolo tecnico sulla sanità per evidenziare diverse criticità all'interno della Struttura

La denuncia della Garante: «Nel carcere di Arghillà c’è un solo medico»

L'invito ai vertici delle aziende sanitarie e alla politica: «Garantire i livelli essenziali di assistenza come per gli altri cittadini»

di Redazione Web

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

L’avvocato Giovanna Russo, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Reggio Calabria, richiama l’attenzione sul sistema sanitario penitenziario reggino, in particolare all'interno del carcere di Arghillà.

Al carcere di Arghillà, «fragilissima la situazione sanitaria»

La Garante dei diritti delle persone private della libertà personale ha inteso convocare con urgenza un tavolo tecnico sulla sanità. Giovanna Russo ritiene necessario dedicare particolare attenzione alla questione sanitaria all’interno delle strutture penitenziarie cittadine. «Serve – dice – un indirizzo istituzionale che non può più tardare».


Non perdere i nostri aggiornamenti, segui il nostro canale Telegram: VAI AL CANALE


«La situazione sanitaria dell’Istituto di Reggio Calabria - Plesso Arghillà è fragilissima», denuncia la Garante. «Grazie al notevole impegno del personale infermieristico e del medico di guardia, il focolaio covid, attualmente presente in Istituto, sembra essere sotto controllo. Non sono state riscontrate gravi condizioni cliniche e la popolazione detenuta ha risposto in maniera matura e collaborativa, nonostante i forti disagi legati all’isolamento».

Tuttavia, «il microcosmo carcerario, con le sue note peculiarità assistenziali, necessita di un’assistenza sanitaria particolare e adeguata. Conforme al rispetto della dignità delle persone detenute, così come cristallizzata dal dettato costituzionale. Non è più tollerabile – afferma ancora Russo – la permanenza di un costante stato di “emergenza” lavorativa che a sua volta determina criticità in relazione al diritto alla salute delle persone detenute».

La denuncia della Garante: «Un solo medico e pochi agenti»

L’Istituto di Arghillà attualmente conta solo su un medico di turno. La gran parte del personale infermieristico e l’operatrice sociale hanno, invece, contratti a tempo determinato ed a brevissima scadenza. «È fondamentale – ancora la Garante – che siano attivate tutte le procedure utili per la definizione stabile, e non emergenziale, del personale; non può essere ritenuta sufficiente l’ipotesi di un breve rinnovo dei contratti».

L’Istituto di Arghillà, seppure circondato da un alto muro di cinta, non può essere considerato un’isola, né territoriale, né sanitaria. «Così come la popolazione carceraria insiste territorialmente sul Comune di Reggio Calabria, i servizi sanitari che vi afferiscono – sottolinea Russo – dipendono dalle responsabilità del sistema sanitario chiamato a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza come al resto della popolazione residente».

Garantire stessi diritti anche ai lavoratori della sanità penitenziaria

Un’attenzione particolare, il Garante Giovanna Russo la rivolge anche ai lavoratori della sanità penitenziaria. A loro, vanno garantiti «gli stessi diritti degli altri lavoratori della sanità. Migliorare la governance penitenziaria influisce nettamente sul miglioramento dello standard qualitativo di vita delle persone detenute, e di tutto il pianeta carcere».


PER APPROFONDIRE: Subito tra gli ultimi. Monsignor Morrone visita il carcere di Arghillà


L’Ufficio del Garante, ribadisce Russo, «intende collaborare in maniera strettissima con i vertici aziendali sanitari e i rappresentanti politici regionali e locali al fine di ottenere, nel più breve tempo possibile, le risposte utili a garantire, ed a mantenere elevati, i livelli dell’assistenza sanitaria. L’auspicata collaborazione istituzionale oggi rappresenta l’unica vera soluzione percorribile».

Articoli Correlati

50 anni fa a Riace il ritrovamento dei Bronzi

Era il 16 agosto del 1972 quando al largo delle coste di Riace, in Calabria, dopo una segnalazione del sub Stefano Mariottini, i carabinieri riportavano alla luce due statue uniche al mondo, i Bronzi di Riace.