Chi ha paura di Papa Leone?

Papa Leone

Il botta e risposta a distanza tra la Casa Bianca e il Vaticano segna le ore che precedono la partenza di papa Leone XIV per il suo viaggio apostolico nel continente africano. Alle critiche mosse via social dal presidente statunitense Donald Trump, che ha accusato il Pontefice di ingerenza politica riguardo alle posizioni espresse sulle crisi in Iran e Venezuela, Leone XIV ha risposto ribadendo la natura puramente evangelica del suo messaggio. Mentre il dibattito sulle competenze in materia di politica estera si accende sulle piattaforme digitali, il Santo Padre intraprende un itinerario di dieci giorni tra Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, portando l’attenzione della Chiesa su aree geografiche segnate da povertà e conflitti.

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I due percorsi opposti e la replica del Pontefice

Forse è soltanto un’impressione, ma c’è qualcosa di involontariamente eloquente nel fatto che le parole più dure mai rivolte da un presidente americano a un pontefice arrivino proprio nel giorno in cui quel pontefice sale su un aereo per l’Africa. Da un lato, un post su Truth Social scritto a bordo dell’Air Force One di ritorno dalla Florida. Dall’altro, un viaggio di dieci giorni tra Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Due percorsi opposti, due linguaggi che non potrebbero essere più distanti. Donald Trump ha definito Papa Leone XIV «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera», e poi ne ha anche rivendicato il merito della elezione al soglio pontificio: «Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano». Quale sarebbe l’accusa? Il Pontefice, secondo Trump, farebbe politica, schierandosi contro l’azione militare americana in Iran e criticando le operazioni in Venezuela. In sostanza, secondo il tycoon, il Papa non dovrebbe occuparsi di guerra e di pace. Leone XIV ha detto la sua prima di imbarcarsi per Algeri: «Non sono un politico» ha detto ai giornalisti, «parlo del Vangelo». E poi ha aggiunto: «Non ho intenzione di entrare in un dibattito con Trump», poi un altro passaggio che inquadra meglio il senso della sua posizione: «Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore».

In continuità con la dottrina sociale della Chiesa

Questa lettura di papa Prevost si inscrive in una tradizione lunga e documentata della Chiesa Cattolica: quando Giovanni XXIII pubblicò la Pacem in Terris nel 1963, in piena crisi dei missili cubani, le accuse di ingerenza politica non tardarono ad arrivare, eppure quell’enciclica affermava che la pace autentica non è semplice assenza di conflitto armato, ma un ordine fondato sulla giustizia e sulla libertà. Sessant’anni dopo, nella Fratelli Tutti, Francesco definì la guerra un fallimento della politica e dell’umanità, in perfetta continuità Leone XIV cammina su un sentiero che la Chiesa ha tracciato lungo decenni di magistero sociale, da Pio XII fino a Bergoglio. Chi lo accusa di fare politica estera dovrebbe forse rileggere quei testi. C’è una differenza sostanziale, del resto, tra perseguire una linea diplomatica e applicare un principio morale: la dottrina sociale della Chiesa pone limiti all’uso della forza. Affermare che la violenza non è la risposta — come Leone ha fatto ripetutamente durante le settimane dell’escalation con l’Iran — significa ricordare che esiste un confine oltre il quale nessuna ragion di Stato può legittimamente spingersi. Lo ha colto bene l’arcivescovo Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, rispondendo a Trump con un chiarimento abbastanza ovvio: «Papa Leone non è il suo rivale; né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime».

Il viaggio in Africa come risposta concreta

Ma forse la risposta più chiara di Leone XIV è il viaggio stesso. Mentre il presidente degli Stati Uniti lo attacca da un social network, il Papa va dove la sofferenza si tocca con mano: un continente attraversato da conflitti, carestie, persecuzioni religiose…non c’è programma più vero di questo. La pace si testimonia andando dove ce n’è più bisogno, dove le telecamere e gli sproloqui dei Social di solito non arrivano.

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