Chiesa e Società, ecco tutte le notizie del 7 Agosto 2026

Breaking News

Ecco il resoconto dei principali fatti di oggi, venerdì 7 agosto 2026, che riguardano la vita istituzionale a la vita ecclesiale del nostro Paese. Le notizie sono ordinate in ordine cronologico, dalla più recente alla più datata.


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Rai Tre: Sulla Via di Damasco, la forza della gratitudine nel dialogo con don Gigi Verdi

La forza della gratitudine: il viaggio di Sulla Via di Damasco tra dolore, speranza e rinascita. Può la gratitudine cambiare il modo di guardare la vita, anche quando tutto sembra perduto? È la domanda al centro della nuova puntata del programma di Rai Cultura, condotto da Eva Crosetta, in onda domenica su Rai 3, il prossimo 9 agosto, ore 8.30. Nel cuore del Casentino (AR), nella Pieve di Romena, dove ha sede l’omonima Fraternità, Eva Crosetta incontra don Gigi Verdi, che da oltre trent’anni accoglie chi cerca ascolto, pace e un nuovo inizio. Un dialogo intenso sul dolore, sulla fragilità, sui giovani e sulla forza della gratitudine come scelta capace di aprire orizzonti di speranza. Ad arricchire la puntata, tre storie di coraggio e riscatto: la scuola di Caivano guidata dalla preside Eugenia Carfora, l’esperienza di GOEL con Vincenzo Linarello, che sfida la ‘ndrangheta costruendo sviluppo e legalità, e il racconto della giornalista Barbara Schiavulli, testimone di chi, anche nei territori di guerra, continua a scegliere la pace. Il programma di Vito Sidoti, Eva Crosetta, Emiliano Fiore torna a riflettere su come il bene, la fiducia e la gratitudine possano ancora generare cambiamento.

Polonia: Klodzko, le Clarisse dell’Adorazione Perpetua celebrano gli 80 anni della loro presenza. Domenica messa presieduta dal vescovo di Swidnica

“Non solo nella vita religiosa, ma in ogni vocazione vale la pena rischiare, come se ci si gettasse a occhi chiusi, lasciandosi portare”. Lo afferma madre Maria Rafaela Sosnowska, badessa del monastero delle Clarisse dell’Adorazione Perpetua di Kłodzko, in Polonia. La comunità celebra quest’anno l’80° anniversario della sua presenza nella città della Bassa Slesia.
Il monastero conta oggi undici religiose. Secondo madre Maria Rafaela, il cuore della loro vocazione è l’adorazione continua del Santissimo Sacramento e una spiritualità fondata sul rendimento di grazie.
“È un desiderio silenzioso di essere per Dio. Nessun giorno è uguale a un altro. Simbolicamente, il ritmo della nostra vita è scandito dall’orologio, e questo aiuta anche la nostra preghiera. Viviamo il carisma francescano, che si può riassumere in una parola: ‘grazie’”, spiega la badessa.
Ad ogni ora di adorazione, le religiose recitano anche il Magnificat. “Per grazia di Dio siamo qui e uniamo il nostro piccolo ‘grazie’ al rendimento di grazie di Gesù. Attraverso Maria andiamo verso Dio”, aggiunge madre Maria Rafaela.
La storia della comunità è legata a Leopoli, da dove, dopo la Seconda Guerra mondiale, le religiose giunsero a Kłodzko. La badessa ricorda le testimonianze conservate del periodo bellico. In uno dei dipinti realizzati da una religiosa è raffigurata la superiora del monastero di Leopoli mentre, durante i bombardamenti, porta il Santissimo Sacramento in cantina. Un’altra immagine mostra le suore raccolte in preghiera attorno all’Eucaristia per chiedere la pace.
La tradizione dell’adorazione coinvolge anche i laici. Come già a Leopoli, anche a Kłodzko è nata la Guardia d’onore eucaristica. Da diversi anni i membri laici partecipano due volte alla settimana all’adorazione per l’intera giornata e la notte.
Una prova particolare per la comunità di clausura è stata l’alluvione che nel settembre 2024 ha colpito Kłodzko e numerose località della regione. Le Clarisse si sono allora impegnate nell’assistenza alle persone colpite dalla catastrofe. “Può sembrare sorprendente, perché il nostro monastero è chiuso e allo stesso tempo aperto. Durante l’alluvione non abbiamo avuto alcun dubbio: sapevamo che dovevamo aiutare. Nel Vangelo Gesù parla di un cuore aperto. Oltre alla preghiera, che non si è mai interrotta, abbiamo aperto il monastero verso l’esterno per aiutare le persone che arrivavano qui”, racconta la badessa. Per questo impegno, nel marzo 2026 madre Maria Rafaela è stata insignita dal presidente della Repubblica di Polonia, Karol Nawrocki, della Croce di Cavaliere dell’Ordine della Polonia Restituta.
Le celebrazioni per l’80° anniversario della presenza delle Clarisse dell’Adorazione Perpetua a Kłodzko si svolgeranno dal 9 all’11 agosto. Domenica 9 agosto alle ore 11 la messa giubilare sarà presieduta dal vescovo di Świdnica, mons. Marek Mendyk. L’11 agosto, alle ore 17.30, in occasione della solennità di santa Chiara d’Assisi, la celebrazione eucaristica sarà presieduta da padre Alard Maliszewski.

Diocesi: Lucca, con il progetto “Thesaurum fidei” prosegue il lavoro di ricerca dei documenti sul primo “Grand Tour” della storia che unisce il Giappone all’Europa

Il primo giapponese cristiano, battezzato dal gesuita spagnolo San Francesco Saverio, fu Bernardo da Kagoshima, che giunse in Portogallo nel settembre 1553. San Francesco Saverio era sbarcato proprio nel porto di Kagoshima il 15 agosto del 1549 e da qui aveva iniziato la sua missione per evangelizzare questi territori, collocati all’estremità orientale del mondo allora conosciuto.
Il primo “Grand Tour” della storia, volto a unire il Giappone all’Europa, ebbe luogo qualche anno dopo, tra il febbraio 1582 e il luglio 1590. Si trattò di un lungo viaggio, che, dopo aver toccato l’India e circumnavigato l’Africa, portò quattro «fanciulli Giapponesi illustri e nobili» (così nel De Missione, 1590) in molte corti europee, attraverso il Portogallo, la Spagna e l’Italia, fino a Roma, per incontrare Gregorio XIII (e poi Sisto V). Il loro viaggio, fortemente voluto e coordinato dal gesuita Alessandro Valignano, visitatore generale delle missioni della Compagnia di Gesù in Oriente, suscitò grandissimo interesse e segnò per gli europei la scoperta del Giappone e della sua civiltà; costituì anche una straordinaria occasione affinché i giapponesi potessero conoscere la cultura e le tradizioni d’Europa. Il viaggio dell’Ambasceria Tenshō ha quindi attivato un importante dialogo religioso, culturale e diplomatico tra paesi tanto lontani.
L’arcidiocesi di Lucca, nell’ambito del progetto “Thesaurum fidei”, avviato nel 2022, sta portando avanti un lavoro di ricerca, attraverso gli archivi di Portogallo, Spagna e Italia, dei documenti che portano traccia di questa straordinaria missione diplomatica tra Europa e Giappone. Dopo aver pubblicato nel 2025 un volume dedicato agli archivi italiani, il progetto Thesaurum fidei in questi mesi è impegnato nella ricerca dei documenti spagnoli e portoghesi, con la partecipazione di archivi ecclesiastici e statali della penisola iberica. La ricerca è coordinata da mons. Paolo Giulietti, arcivescovo di Lucca, Olimpia Niglio, Carlo Pelliccia e Tommaso Maria Rossi, e patrocinata dal Dicastero per l’Evangelizzazione e dalla Fondazione Italia-Giappone del Ministero degli Affari esteri e Cooperazione internazionale, il cui presidente è l’ambasciatore Umberto Vattani. La ricerca porterà alla pubblicazione di un secondo volume, che si intitolerà “Tenshō 天正 Diario di un pellegrinaggio giapponese tra Spagna e Portogallo (1584-1586). Fonti, testi e cultura materiale”.
Nel lungo iter di questo primo “Grand Tour”, il mese di agosto riveste particolare importanza; è infatti il 10 agosto 1584 che i quattro giovani giapponesi cristiani, partiti da Nagasaki il 20 febbraio 1582, toccarono il suolo europeo, sbarcando a Cascais, località portuale portoghese a ovest di Lisbona.

Terremoto Campi Flegrei: mons. Villano (Pozzuoli), “fare presto e attivare processi in grado di superare ogni eventuale intoppo burocratico”

Il vescovo di Pozzuoli e di Ischia, mons. Carlo Villano, ha partecipato alla recente riunione del Centro coordinamento soccorsi che si è svolta in prefettura a Napoli, alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni e degli enti interessati, dei sindaci dei comuni dell’area flegrea, delle Forze di polizia e della Protezione civile, in riferimento alla gravità della situazione che si è determinata dopo la violenta scossa di venerdì 31 luglio.
“Ringrazio il prefetto di Napoli, Michele di Bari – ha dichiarato il vescovo – per aver tempestivamente convocato questi tavoli di confronto, perché, come dico sempre, occorre avere piena fiducia nelle istituzioni. Solo insieme si può affrontare il momento presente, per vivere in sicurezza i nostri territori, pensando al futuro, considerando che il bradisismo non si ferma. In particolare, lo ringrazio per avermi invitato, per avermi dato l’occasione di riportare le attese di tutti i cittadini. Anche io ho invitato a ‘fare presto’ e attivare processi in grado di superare ogni eventuale intoppo burocratico”.

Spin Time: da Ancos-Unci e Federazione italiana medici pediatri un centro di ascolto e ambulatorio psicologico e pediatrico su strada

Si chiama “EmergenzaSpin Time” l’iniziativa messa in campo dall’Associazione Nazionale Cooperative Sociali (Ancos aderente all’unci) e dalla Federazione italiana medici pediatri – Fimp che prevede l’apertura (da oggi) su strada di un centro di ascolto e di un ambulatorio con servizi di psicologia, assistenza pediatrica ed infermieristica. In particolare, l’iniziativa prevede la presenza di una psicologa su strada 2 giorni a settimana, di una pediatra in Via Merulana, 183 e il servizio infermieristico a chiamata. Tutti i servizi, che sono gratuiti e potranno essere richiesti allo sportello di ascolto, si sono resi possibili grazie alla disponibilità di alcune realtà aderenti all’Ancos. “In un momento così difficile per l’intera città – spiega Paolo Ragusa, presidente di nazionale di Ancos – con l’emergenza Spin Time abbiamo pensato di metterci in gioco per dare il nostro contributo e rispondere alla situazione di estrema marginalità che stanno vivendo le persone che sono in strada”. “Siamo davvero orgogliosi di essere parte di questa importante iniziativa sociale – dichiara Maria Teresa Fonte, segretario provinciale Fimp Roma”.

Germania: una nuova guida sulla vita della Chiesa cattolica tedesca

La Conferenza Episcopale Tedesca (Dbk) ha pubblicato oggi il nuovo strumento di lavoro “La Chiesa Cattolica in Germania – Dati e cifre 2025/2026″. Con dati aggiornati, grafici e testimonianze personali, viene offerta una panoramica completa della vita e delle attività della Chiesa in Germania. Oltre agli sviluppi relativi al numero dei fedeli, ai servizi pastorali e alle finanze, utilizza esempi concreti per mostrare come la Chiesa sia attiva nella cura pastorale, nell’educazione, nella cultura e nell’impegno sociale. Nella prefazione Mons. Heiner Wilmer, presidente della Dbk, sottolinea che “La Chiesa non è solo il luogo in cui si celebrano le funzioni religiose. È anche il luogo in cui le persone vengono accompagnate, rafforzate e confortate. Dove si assume la responsabilità sociale, dove si promuove la cultura, si facilita il dialogo e si condivide la speranza”. I tre temi principali dell’edizione di quest’anno riguardano le scuole cattoliche, gli adulti nel cammino verso il battesimo e il tema della sinodalità e della speranza dopo l’Anno Santo 2025. La guida si avvale di cifre, dati e fatti, ma anche di testimonianze personali, per chiarire che “dietro ogni statistica c’è una persona, esperienze, speranze e percorsi di fede concreti”. La guida tratta la pastorale giovanile, le donne nella Chiesa, la Caritas, l’attività mediatica, l’impegno con i rifugiati, le parrocchie di altre lingue e riti, la solidarietà globale delle organizzazioni di aiuto della Chiesa e la prevenzione e la risposta agli abusi sessuali; vengono affrontati anche i difficili sviluppi che la Chiesa si trova ad affrontare. “Abbiamo meno membri, meno fedeli, meno personale pastorale e risorse finanziarie ridotte. Non possiamo e non vogliamo minimizzare nulla di tutto ciò, perché una Chiesa che vuole essere credibile deve affrontare onestamente la propria realtà”, scrive Wilmer. Allo stesso tempo, i dati raccontano una storia “di impegno, affidabilità e grande responsabilità”, spiega il vescovo.

Ecumenismo: Morandini (Sae), “la sfida è ritessere il corpo delle nostre Chiese e il corpo della Chiesa invisibile come spazio terapeutico”

Una settimana all’insegna di una diversità ricca per la presenza sia di esponenti di diverse confessioni cristiane sia di ebrei, musulmane e musulmani di diversi orientamenti. Una sessione in cui i giovani hanno avuto una presenza significativa, sia numericamente sia qualitativamente. Questo il bilancio offerto da Simone Morandini, presidente del Sae, tracciano le conclusioni della 62ª sessione di formazione ecumenica del Sae (Segretariato attività ecumeniche) che ha affrontato, a Camaldoli, il tema “Chiese nella secolarizzazione: una prospettiva ecumenica. Tu sei veramente un Dio misterioso”. In un comunicato diffuso oggi dal Sae, viene ricordato che Morandini, rispondendo alla domanda “Come stare ecumenicamente in questo tempo di secolarizzazione?”, ha sottolineato: “Diffidiamo di letture semplicistiche della realtà. Cogliamo la relatività della nostra esperienza della secolarizzazione: in America Latina, Europa orientale e Stati Uniti vivono esperienze diverse. Evitiamo di demonizzare la secolarizzazione”. Ma ha anche invitato a interrogarsi “su quei frutti perversi della secolarizzazione che del religioso prendono solo il volto violento e lo traducono in odio, in particolare odio antiebraico e anti-islamico, e sulle tensioni che sperimentiamo dentro e tra le nostre Chiese”. Pur essendo Chiese “un po’ sgangherate”, “tuttavia siamo forti della grazia di Dio, che ci sorprende al di là delle nostre forze, per rinsaldare la speranza, coltivarla e custodirla in noi per offrirla e condividerla, attingendo all’inedito della Pasqua talvolta inquietante che sempre ci stupisce. Una speranza che può essere più salda se sa attingere a radici più profonde, non quelle a cui si richiama chi si appella a identità forti da usare come accette, ma quelle che dicono di vocazioni che ci strappano al ripiegamento su noi stessi e ci proiettano oltre, per una ‘Chiesa in uscita’”. In sintesi, la sfida è di “ritessere il corpo delle nostre Chiese e il corpo della Chiesa invisibile, unica Chiesa di Cristo, come spazio terapeutico. La Chiesa non è qualcosa di altro dalla parola di salvezza perché Dio ci salva e ci vuole salvare come popolo e come popoli”.

Austria: Caritas e VinziWerke moltiplicano gli interventi estivi per i senzatetto

Il caldo non colpisce tutti allo stesso modo: per chi vive per strada, le alte temperature possono rapidamente diventare un grave pericolo per la salute. Alla luce del caldo estremo di questa estate, i servizi di assistenza ai senzatetto stanno moltiplicando i loro sforzi, anche appellandosi alla società civile: il volontariato, le donazioni, i piccoli gesti come offrire acqua e un’interazione attenta e rispettosa “non sono solo una goccia nell’oceano”, ma possono salvare vite, hanno sottolineato le Caritas Vienna e l’’organizzazione assistenziale vincenziana VinziWerke, in un’intervista a Kathpress. “Molti senzatetto sono spesso percepiti negativamente o ignorati del tutto negli spazi pubblici”, ha affermato Sabine Hanauer, operatrice di strada di Caritas e assistente sociale presso il rifugio Gruft di Vienna. Durante le temperature estreme, è importante essere attenti agli altri: “Se percepisco che qualcuno non sta bene e non posso, in coscienza, voltarmi e andare avanti, dovrei avvicinarmi. La maggior parte dei senzatetto è contenta che qualcuno mostri interesse, li ascolti o magari offra loro dell’acqua o un repellente per insetti in un negozio”, afferma Hanauer. Similmente alla linea telefonica di emergenza per il freddo di Caritas, la linea telefonica di Gruft permette di segnalare la posizione dei senzatetto che necessitano di aiuto durante l’estate Queste persone vengono poi visitate da operatori di strada, muniti di acqua, crema solare, cappelli e sacchi a pelo leggeri, ha spiegato l’operatore. Bisogna intervenire soprattutto se si vedono senzatetto che dormono sotto il sole cocente. “Non distogliete lo sguardo, offrite aiuto e, in caso di dubbio, chiamate i servizi di emergenza”, esorta Amrita Böker, co-direttrice di VinziWerke Austria, rivolgendosi al pubblico.

Perdonanza 2026: L’Aquila, presentato il V Convegno storico-pastorale per riscoprire l’attualità del messaggio di Celestino V

“Il tema del perdono è essenziale, perché solo attraverso di esso si può spezzare quella catena di violenza, di aggressività e di ostilità che segna le relazioni tra le nazioni e tra le persone”. Con queste parole l’arcivescovo metropolita dell’Aquila, mons. Antonio D’Angelo, ha presentato questa mattina, insieme a don Daniele Pinton e alla presenza del vicesindaco Raffaele Daniele, il programma religioso della Perdonanza Celestiniana e il V Convegno storico-pastorale dedicato al tema “Per una cultura del perdono. Celestino V tra storia, pastorale e orizzonti contemporanei”. L’iniziativa, promossa dall’arcidiocesi dell’Aquila e dall’Istituto superiore di Scienze religiose “Fides et Ratio”, si inserisce nel percorso di studio e approfondimento dedicato alla figura di Celestino V e alla Perdonanza. Obiettivo del convegno è approfondire l’intuizione profetica del Pontefice del Morrone e attualizzarne il messaggio in un tempo segnato da conflitti, tensioni sociali e crescente bisogno di riconciliazione. Per mons. D’Angelo la Perdonanza rappresenta “un dono che custodiamo qui all’Aquila, ma che ha una rilevanza universale”. Da qui la necessità di approfondire sempre di più il significato della Bolla del Perdono del 1294, evento che ha segnato la storia religiosa e civile della città, contribuendo nei secoli a plasmare la sua identità attraverso l’accoglienza dei pellegrini, la devozione popolare, l’arte e la cultura. L’edizione 2026 del convegno assume un significato particolare poiché si svolge nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della cultura. Il programma proporrà una lettura interdisciplinare dell’eredità celestiniana, mettendo in dialogo storia, teologia, pastorale, arte e cultura. Ad aprire i lavori sarà Alessandra Bartolomei Romagnoli, docente della Pontificia Università Gregoriana, con una relazione dedicata alla figura storica e spirituale di Celestino V. Seguirà l’intervento del card. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo emerito dell’Aquila, che rifletterà sul perdono come via di rinascita per la Chiesa e la società. Il professore Luca Pezzuto analizzerà invece il ruolo dell’arte e dell’iconografia nella diffusione del culto celestiniano, mentre Walter Capezzali presenterà gli Atti del IV Convegno storico-pastorale, ripercorrendo il cammino di studi sviluppato negli ultimi anni. Con questo quinto appuntamento il convegno rinnova l’impegno a promuovere una riflessione scientifica e pastorale su una delle eredità più significative della storia religiosa aquilana, mostrando come il messaggio di Celestino V continui a parlare al presente e a offrire prospettive di pace, riconciliazione e crescita culturale.

Diocesi: Ariano Irpino-Lacedonia, il 9 agosto si celebra la Giornata pro Episcopo

In occasione della XIX Domenica del Tempo ordinario, la comunità diocesana di Ariano Irpino-Lacedonia si ritrova unita per celebrare la Giornata pro Episcopo, un momento significativo di comunione, preghiera e gratitudine attorno al vescovo, mons. Sergio Melillo.
“Quest’anno – ricorda la diocesi – la ricorrenza si arricchisce di una felice ricorrenza: l’XI anniversario del servizio pastorale nella nostra diocesi di mons. Sergio Melillo. Un traguardo importante per ringraziare il Signore del cammino fatto insieme e per rinnovare il nostro sostegno filiale alla sua guida spirituale”.
L’appuntamento per i fedeli è domenica 9 agosto, alle ore 18,30, nella basilica cattedrale ad Ariano Irpino. La celebrazione eucaristica solenne sarà presieduta dal vescovo Melillo. “Tutti i fedeli, i presbiteri, i diaconi, i religiosi e le religiose sono invitati a partecipare per stringersi attorno al vescovo in questo giorno di festa e di preghiera corale”, conclude la diocesi.

Diocesi: Padova, Fondazione Nervo Pasini e Veneto Lavoro insieme per sostenere l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate

È stata firmata oggi, venerdì 7 agosto, da don Luca Facco, presidente della Fondazione Nervo Pasini, e Tiziano Barone, direttore di Veneto Lavoro, una convenzione quadro di collaborazione, tra le due realtà da loro rappresentate, orientata a “sostenere l’inserimento lavorativo di persone in condizione di svantaggio sociale o economico nel territorio veneto; promuovere l’accesso a politiche attive (dalla formazione all’incontro tra domanda e offerta); valorizzare il sistema degli enti del terzo settore quale strumento di inclusione e di riconoscimento del valore sociale generato a favore della comunità”.
Una convenzione basata su principi di reciprocità che viene firmata dopo un percorso di dialogo e conoscenza delle due realtà e una prima esperienza di “IncontraLavoro” proprio all’interno delle Cucine economiche popolari (Cep), svoltasi lo scorso 10 giugno con la partecipazione di 19 utenti delle Cep e tre aziende con un totale di 52 colloqui.
Con la convenzione si vanno a strutturare e formalizzare alcuni impegni reciproci tra le due realtà, a partire da un più attivo scambio di informazioni che può facilitare la conoscenza di percorsi di inserimento lavorativo e di formazione, ma anche la progettazione e realizzazione di percorsi personalizzati di inserimento lavorativo che valorizzino le competenze individuali dei beneficiari ai fini di una loro futura autonomia; lo sviluppo di sinergie concrete tra il mondo delle imprese, il sistema dei servizi per il lavoro, il terzo settore; la promozione di una cultura della responsabilità sociale condivisa.
La convenzione prevede l’organizzazione periodica di “IncontraLavoro” (eventi di incontro diretto tra candidati e aziende con posizioni aperte), ma anche, l’individuazione da parte di Veneto Lavoro di cooperative sociali accreditate attive nel territorio di riferimento della Fondazione che possano essere idonee ad accogliere persone soggette al collocamento obbligatorio a favore di ospiti delle Cucine economiche popolari portatori di disabilità.
Alla base della convenzione, che ha la durata di tre anni, c’è primariamente lo scambio reciproco di informazioni utili a mettere in collegamento persone in situazione di vulnerabilità e senza lavoro con opportunità concrete di impiego.
“Come ci ricorda l’enciclica di Leone XIV Magnifica Humanitas al n. 149, il lavoro non è un semplice strumento, ma esprime e accresce la dignità della nostra vita: gli aiuti economici restano talvolta necessari, ma non possono essere l’unica risposta – commenta don Luca Facco –. Questa convenzione con Veneto Lavoro nasce proprio da questa convinzione: mettere in rete enti diversi per superare l’assistenzialismo e aprire ai nostri beneficiari percorsi reali verso l’autonomia lavorativa. Alle Cucine economiche popolari lo sperimentiamo ogni giorno: la dignità si restituisce insieme, non da soli”.

Ecumenismo: Nikolaev al Sae, “il mondo ha bisogno di un cristianesimo capace di custodire la propria identità senza trasformarla in una fortezza”

Il teologo Ivan Nikolaev della Sacra Arcidiocesi ortodossa d’Italia, riflettendo sul libro dell’Apocalisse in una meditazione della 62ª sessione di formazione ecumenica del Sae, svoltasi al Monastero di Camaldoli, ha osservato: “La gloria di Dio riempie ogni cosa e trasforma l’intera città in un unico santuario. È un’immagine che interpella profondamente anche le nostre comunità. Quanto spesso continuiamo a pensare il sacro come uno spazio limitato, quasi che Dio abitasse soltanto dentro alcuni luoghi o alcuni momenti della vita. L’Apocalisse ci ricorda invece il punto d’arrivo della storia della salvezza: Dio desidera abitare con gli uomini, non semplicemente essere occasionalmente visitato dagli uomini”.
Allargando lo sguardo, Nikolaev ha detto: “La Gerusalemme celeste non realizza l’unità eliminando le differenze. Possiamo dire che qui Giovanni descrive la piena riconciliazione tra unità e pluralità, un tema così travagliato per la nostra quotidianità ecclesiale, ma anche per l’intero movimento ecumenico”. “La Chiesa – ha aggiunto – assomiglia alla Gerusalemme celeste quando diventa abbastanza trasparente da lasciar passare la luce di Cristo. Non quando cerca di sostituirsi a Dio, ma quando permette agli uomini di incontrarlo. Non quando accumula potere, ma quando riflette la gloria dell’Agnello. Il futuro di Dio ci invita a imparare già oggi ad abitare la città degli uomini secondo la logica della Gerusalemme celeste: una città nella quale tutto diventa trasparenza e lode”.
La secolarizzazione, letta alla luce di questa pagina, “è innanzitutto un’occasione di purificazione delle nostre immagini di Dio e della comunità cristiana, indispensabile per l’avvicinamento alla purità della Gerusalemme celeste. È una via che, se vissuta con lo spirito giusto, ci può permettere una liberazione dai nostri idoli. Fino al punto in cui la pienezza dell’unione reale con Dio non sostituisca i tanti schemi che ci creiamo con la pienezza della presenza immediata”.
Ha concluso Nikolaev: “Il mondo ha bisogno di un cristianesimo che non vive delle sicurezze offerte dal potere, dal prestigio o dall’influenza sociale, ma che sia capace di custodire la propria identità senza trasformarla in una fortezza. Un cristianesimo sufficientemente trasparente da lasciare intravedere, attraverso la propria povertà e le proprie ferite, la luce dell’Agnello. Non attendiamo semplicemente un mondo migliore, ma il compimento della comunione tra Dio e l’umanità che inizia qui”.

Ecumenismo: Sfredda al Sae, “dobbiamo accettare di rinunciare a noi stessi per diventare un grande albero nel quale trova posto tutta l’umanità”

Le ultime due meditazioni della 62ª sessione di formazione ecumenica del Sae, svoltasi al Monastero di Camaldoli dal 26 luglio al 1° agosto, sono state proposte dalla predicatrice valdese Erica Sfredda, presidente emerita del Sae, e dal teologo Ivan Nikolaev, della Sacra Arcidiocesi ortodossa d’Italia, come ricorda un a nota odierna del Sae.
Per Sfredda, “l’umanità, per lo meno quella occidentale, non può più non interrogarsi sul senso anche teologico che rappresentano realtà come i morti nel Mediterraneo, le guerre, i genocidi, l’utilizzo della schiavitù e della tortura, il disastro ambientale. Per non parlare della piccola e quotidiana sofferenza che ci circonda: le donne maltrattate, le malattie, la vecchiaia abbandonata, l’infanzia abusata. Come parlare di gioia, di speranza, di impegno per il Regno di Dio in un contesto come il nostro? Come far emergere il ‘già’ e non concentrarsi solo sul ‘non ancora’?”.
“La nostra fede, spesso modesta e povera di slanci, può produrre effetti incredibili e inimmaginabili. Ma non illudiamoci: queste azioni apparentemente insignificanti richiedono di non aver paura di perdere il senso della propria importanza. Questa è anche la seconda buona notizia: non dobbiamo essere grandi, avere migliaia di seguaci per poter lavorare per il Regno di Dio. Al contrario, dobbiamo accogliere una logica totalmente diversa, prendere le distanze dalle dinamiche di potere, privilegio, egoismo, indifferenza. Dobbiamo accettare di rinunciare a noi stessi per diventare qualcosa di nuovo, un grande albero nel quale trova posto tutta l’umanità. Non uno spazio dal quale giudicare gli altri e da difendere con gli eserciti, ma un luogo ampio e accogliente dove trovare protezione, gioia, pace e benedizione. Come l’albero non discrimina gli uccelli, né li separa, così nel Regno di Dio troveremo un’ospitalità piena, universale e generale”. Secondo la predicatrice, “solo accettando che il Regno è nelle mani di Dio, cristiane e cristiani potranno, con gioia e speranza, rimboccarsi le maniche per annunciarlo”. Di qui l’invito: “Continuiamo, instancabili, a seminare e a lavorare la pasta con tutte le nostre forze e capacità, con tutto lo slancio che le nostre fedi ci donano, con tutta la gioia che il Signore distribuisce con generosità, fiduciose e fiduciosi che il risultato non è nelle nostre mani, e non dipende da noi, ma dal nostro Signore, più potente di ognuno di noi, più forte delle nostre confessioni, più grande delle nostre religioni, più amorevole di qualsiasi creatura sulla terra”.

Papa ad Assisi: Kaladich (Fidae), “le parole di Leone XIV ai giovani indicano la strada di un’educazione alla pace e alla speranza”

“La Fidae accoglie con profonda gratitudine le parole rivolte da Papa Leone XIV ai giovani riuniti ad Assisi il 6 agosto 2026, riconoscendo nelle risposte del Santo Padre un forte richiamo ai valori che animano quotidianamente la missione educativa delle scuole cattoliche”. Così la presidente nazionale della Fidae, Virginia Kaladich, ha commentato le parole di Papa Leone XIV in piazza Santa Maria degli Angeli nell’ambito della visita pastorale ad Assisi. Il Papa ha affrontato alcuni temi centrali per la crescita delle nuove generazioni. “Nelle parole del Pontefice – ha osservato Kaladich – troviamo una conferma della nostra missione: accompagnare bambini e giovani lungo un percorso di formazione integrale della persona, nel quale l’apprendimento si intreccia con la costruzione della comunità, l’educazione alla pace, il rispetto dell’altro e la responsabilità verso il bene comune”. Di “particolare valore” è anche l’invito rivolto dal Papa ai cristiani a “diventare operatori di pace”, superando i confini generati dalle paure, dalla cattiva informazione e dai muri del pregiudizio. “Sono obiettivi che le scuole cattoliche perseguono ogni giorno attraverso i percorsi didattici, le esperienze di cittadinanza, i progetti di solidarietà e la cura delle relazioni educative – ha affermato la presidente della Fidae -. Dal dialogo con i giovani emerge, inoltre, un’autentica pedagogia della speranza. Papa Leone XIV ha ricordato che ‘il coraggio di compiere una scelta definitiva è forse l’atto più rivoluzionario’, invitando le nuove generazioni a non temere il futuro, ma ad affrontarlo con fiducia, discernimento e responsabilità. Una prospettiva pienamente condivisa dalla scuola cattolica, impegnata ad accompagnare ogni studente nella scoperta dei propri talenti e della propria vocazione. Altrettanto importante è il richiamo alla comunità educante. Il Santo Padre ha ricordato il valore di una fede maturata ‘appartenendo a una comunità, ma aperta a tutti’”. Kaladich ha evidenziato: “Una visione che descrive l’identità delle scuole Fidae: comunità accoglienti, nelle quali ogni persona viene riconosciuta nella propria dignità, accompagnata nel proprio cammino e chiamata a contribuire alla costruzione del bene comune. La Fidae rinnova quindi il proprio impegno a collaborare con le famiglie, le comunità educanti e le istituzioni affinché la scuola continui a essere un laboratorio di umanità, capace di educare le nuove generazioni alla libertà, al servizio e alla cultura dell’incontro, nella consapevolezza che educare significa, prima di tutto, costruire speranza”.

Diocesi: Benevento, l’arcivescovo Autuoro invita i fedeli a partecipare al pellegrinaggio in onore di San Bartolomeo

La città di Benevento si prepara a vivere la festa in onore di San Bartolomeo apostolo, patrono dell’arcidiocesi e della città di Benevento. Un appuntamento che rinnova il legame tra fede e identità del capoluogo sannita.
Bartolomeo di Cana di Galilea è ricordato nei vangeli come uno dei dodici apostoli. Otto secoli dopo aver subito il martirio in Armenia, secondo gli atti della traslazione, il corpo fu trasportato dapprima a Lipari; di qui, nell’838, fu traslato in Benevento e deposto nella cattedrale, in una cappella appositamente edificata dal principe Sicardo e dal vescovo Orso. I beneventani ab immemorabili tributarono sempre un fervido culto a San Bartolomeo, patrono principale della città, e ripetutamente ne difesero il sacro deposito dalle mire usurpatrici di re e imperatori. In suo onore, fin dal 1112, essi vollero erigere una basilica, contigua alla cattedrale, dove ora ha sede l’ingresso del museo diocesano, che poté essere consacrata dall’arcivescovo Arnaldo de Brussac solo due secoli dopo, il 25 agosto 1338. Il tempio, meta di ininterrotti pellegrinaggi, fu completamente distrutto dai terremoti del 1688 e del 1702. La devozione dei beneventani e soprattutto dell’arcivescovo Vincenzo Maria Orsini, che nel 1698 aveva compiuto la ricognizione canonica delle reliquie, provvide ben presto, su progetto dell’architetto Filippo Raguzzini, ad edificare l’odierna basilica, nella quale ancor oggi riposano le sacre spoglie dell’Apostolo, in essa solennemente traslate l’8 maggio 1729 dallo stesso arcivescovo Orsini, divenuto, nel 1724, Papa col nome di Benedetto XIII.
Quest’anno il neo arcivescovo di Benevento, mons. Michele Autuoro, volendo sottolineare la dimensione diocesana di questa ricorrenza religiosa, invita tutti a partecipare ad un pellegrinaggio diocesano in onore di San Bartolomeo il 23 agosto alle ore 22. Sarà proprio mons. Autuoro a guidare i passi dei pellegrini nella città per rafforzare e rilanciare il culto all’Apostolo. Il ritrovo e la partenza del pellegrinaggio sarà dalla basilica della Madonna delle Grazie per attraversare viale San Lorenzo, corso Dante, corso Garibaldi con arrivo in piazza Federico Torre, dove, sul sagrato della basilica del Santo ci sarà un momento di preghiera a cura della Pastorale giovanile, vocazionale e universitaria. Al termine passaggio davanti alle reliquie dell’Apostolo. Il triduo di preparazione ci sarà dal 21 al 23 agosto: alle ore 19 celebrazione della messa e preghiera di affidamento all’Apostolo. Lunedì 24 agosto, solennità di San Bartolomeo, saranno celebrate sei messe alle ore 8, 9, 10, 11, 12 e 19; quest’ultima concelebrazione eucaristica sarà presieduta dall’arcivescovo Autuoro, con la partecipazione delle autorità civili e militari. In serata, alle ore 20,30, nella piazza Federico Torre in programma il gran concerto lirico “Omaggio a Verdi”, con il patrocinio del Comune di Benevento.

Omicidio nel carcere di Prato: mons. Nerbini (vescovo), “sconcerto e dolore. Quanto accaduto spinga il mondo politico a intervenire concretamente”

“Esprimo sconcerto e dolore per fatti delittuosi che mi colpiscono in profondità e che, come ha rilevato anche il procuratore della Repubblica, minano la sicurezza e la convivenza pacifica all’interno del carcere”. Così il vescovo di Prato, mons. Giovanni Nerbini, all’indomani dell’omicidio consumato nella serata di mercoledì 5 agosto in una cella della casa circondariale La Dogaia, dove ha perso la vita un detenuto di 32 anni. Sul fatto indaga la Procura della Repubblica di Prato.
Anche nella mattinata di oggi il vescovo è stato in contatto con il direttore del carcere. “Vedo con sofferenza il progressivo assottigliarsi delle risorse”, afferma mons. Nerbini; risorse che servirebbero ad alleviare la sofferenza di chi è detenuto e a rendere la pena efficace sul piano del reinserimento.
“Ribadisco il mio sconcerto per l’episodio di mercoledì sera – conclude il vescovo – e insieme allo sconcerto esprimo l’auspicio che quanto è accaduto spinga anche il mondo politico a intervenire concretamente” per un istituto che richiederebbe una dose di attenzione assai maggiore e dove vivono in un contesto assolutamente difficile oltre 640 detenuti su una capienza regolamentare di 589 posti, con celle che arrivano a ospitare quattro persone.

Diocesi: Caritas Bolzano-Bressanone, scadono il 15 agosto le candidature per il servizio civile

Entro il 15 agosto, ragazze e ragazzi tra i 18 e i 28 anni possono candidarsi per svolgere il servizio civile alla Caritas di Bolzano-Bressanone e scoprire un ampio ventaglio di possibilità in cui fare esperienza del settore sociale. Dalle case per richiedenti asilo alla Consulenza profughi, dal sostegno nei compiti alle attività in youngCaritas, dal Centro d’ascolto al supporto di persone vulnerabili, come ex detenuti e senzatetto: tanti gli ambiti in cui dare un contributo prezioso alla società. Attraverso il servizio civile i giovani possono partecipare alle attività dei servizi Caritas, per vedere da vicino in cosa consiste il lavoro sociale. Accompagnati da personale esperto, possono sviluppare competenze personali e arricchirsi dell’esperienza di aiutare gli altri. “Si può prestare servizio alla comunità in tanti modi diversi: nelle case per senzatetto e in quelle per rifugiati, nel Centro d’ascolto, nei servizi di consulenza o di distribuzione pasti. L’unico prerequisito è la voglia di mettersi in gioco”, spiega Hanna Thaler, collaboratrice di youngCaritas, invitando a consultare la lista completa dei servizi disponibili sul sito www.youngcaritas.bz.it.
Il servizio civile provinciale in Caritas comincia il 1° ottobre, per un periodo di 8 mesi con un impegno settimanale di 30 ore. Durante questo periodo, volontari e volontarie ricevono un’indennità mensile di 600 euro, possono utilizzare gratuitamente tutti i mezzi di trasporto pubblico della provincia e sono coperti da assicurazione per responsabilità civile e infortuni.  Le persone interessate possono rivolgersi a youngCaritas, presentando il proprio curriculum vitae, una lettera di motivazione e il modulo di candidatura compilato, entro il 15 agosto. Info:  info@youngcaritas.bz.it o 0471 304 333.

Padre Pio: Pietrelcina ricorda l’anniversario dell’ordinazione sacerdotale con un pellegrinaggio a Benevento e messa presieduta da mons. Autuoro

Si ripeterà anche quest’ano, il 10 agosto il pellegrinaggio a piedi da Pietrelcina a Benevento, guidato dal parroco fra Daniele Moffa, in occasione dell’anniversario dell’ordinazione di padre Pio.  I partecipanti – che partiranno dala parrocchia Santa Maria dewgli Angeli – Santuario diocesanano dedicato a Padre Pio- raggiungeranno il Duomo, dove l’arcivescovo mons. Michele Autuoro presiederà la celebrazione eucaristica nella cappella in cui, il 10 agosto 1910, il giovane Francesco Forgione ricevette l’ordinazione presbiterale. Quel giorno, a conferire gli ordini fu mons. Paolo Schinosi, arcivescovo di Marcianopoli, chiamato a sostituire il vescovo di Benevento mons. Benedetto Bonazzi, assente dalla diocesi. Alla cerimonia non poté essere presente il padre del futuro santo, Grazio Forgione, emigrato negli Stati Uniti per sostenere la famiglia. Al rientro a Pietrelcina, padre Pio, la madre e il parroco don Salvatore Pannullo furono accolti all’ingresso del paese con le manifestazioni di festa che la comunità riservava ai momenti più significativi. La prima messa del futuro santo quattro giorni dopo nella chiesa di Santa Maria degli Angeli. Da allora l’Eucaristia divenne il centro della sua vita spirituale e del suo ministero. Come ricordava padre Gerardo De Flumeri, vice postulatore della causa di beatificazione e canonizzazione, l’opera pastorale di padre Pio si articolò soprattutto in tre ambiti: la celebrazione della Messa, il sacramento della riconciliazione e la guida spirituale dei fedeli.

Pubblicità bambino e iPhone: Terragni (Agia), “non normalizziamo il baby sitting elettronico”

Un bambino di un’età apparente inferiore ai due anni, sorridente e felice con un iPhone in mano. Lo slogan: “Tutto ok, è iPhone”. Il cartellone pubblicitario, formato enorme, campeggia sul ponte che attraversa via Melchiorre Gioia a Milano, quartiere Isola, in direzione Brera-centro città. Sul cartellone anche il logo di Tim. La segnalazione è arrivata all’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) da una cittadina milanese. “L’immagine ai miei occhi è inquietante – scrive –. Perché mette insieme due mondi che dovrebbero restare lontani: da una parte l’infanzia, con la sua libertà, la sua innocenza, il suo diritto a sporcarsi, annoiarsi, inventare e conoscere il mondo; dall’altra uno strumento costruito per catturare continuamente l’attenzione, creare bisogno e rendere difficile staccarsi. Quelle manine sporche di pappa rappresentano un’età in cui tutto dovrebbe essere ancora scoperta”.
“Lo smartphone, invece – prosegue la segnalazione –, appartiene già al linguaggio della dipendenza adulta: notifiche, stimoli, immagini rapide, bisogno di essere sempre connessi. Il bambino del cartellone non ha scelto quell’oggetto. Siamo noi adulti ad averglielo messo tra le mani e a presentarglielo come qualcosa di innocente, desiderabile e perfino divertente () Come possiamo accettare – conclude – una pubblicità che associa un dispositivo del genere a un bambino così piccolo? Perché chi vigila sulla comunicazione pubblicitaria non interviene? Perché chi si occupa di marketing sembra non porsi un limite etico, non interrogarsi sulla responsabilità delle immagini che diffonde?”.
“Osservazioni del tutto condivisibili”, osserva Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. “Mentre in tutto il mondo si ragiona da tempo sull’età minima di accesso al digitale, questa pubblicità sembra andare in tutt’altra direzione, normalizzando quello che purtroppo ci capita di vedere con preoccupante frequenza: bambini anche molti piccoli affidati al baby-sitting elettronico, punto di avvio di una possibile dipendenza con gravi conseguenze sul loro sviluppo psicologico e cognitivo. Sono soprattutto le famiglie meno informate e culturalmente meno attrezzate a consegnare i dispositivi ai bambini – meglio: i bambini ai dispositivi – già a partire dalla primissima infanzia. Una pubblicità del genere normalizza e autorizza questi comportamenti e rischia di vanificare gli sforzi della politica e anche quelli delle famiglie auto-organizzate (come ‘Patti digitali’) muovendosi in direzione uguale e contraria”.
L’Autorità garante segnala quindi il caso all’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), all’Agcm (Autorità garante della concorrenza e del cercato) e allo Iap (Istituto autodisciplina pubblicitaria) per le opportune verifiche ed eventuali iniziative.

Ceuta: Save the Children, “ragazze migranti a rischio di violenza sessuale, tratta e sfruttamento, particolarmente vulnerabili al di fuori del sistema di protezione”

“La mancanza di alloggi sicuri, di procedure di identificazione e di assistenza specializzata per le ragazze migranti arrivate a Ceuta potrebbe accrescere la loro esposizione a violenza, tratta e sfruttamento”. Lo afferma Save the Children, che esprime forte preoccupazione e chiede che la loro tutela diventi una priorità immediata nella risposta all’emergenza.
Il sistema di protezione dei minori di Ceuta è attualmente sottoposto a una pressione straordinaria. Circa 1.000 bambini e adolescenti migranti sono già ospitati in centri e strutture dedicati, una cifra che supera di gran lunga la capacità ricettiva della città, che dispone di meno di 100 posti.
A ciò si aggiunge la preoccupazione per i minori non ancora identificati e non ancora accolti in un centro di protezione. Tra i circa 4.000-7.000 bambini e adolescenti che potrebbero essere arrivati a Ceuta, non tutti sono stati rintracciati. Si teme che alcuni siano senza un tetto e si nascondano in aree boschive o in altre zone della città, privi di un luogo sicuro o delle necessarie misure di protezione.
“In una crisi di tale portata, le ragazze e le adolescenti rischiano di diventare particolarmente invisibili. Non basta contare quanti bambini e adolescenti siano arrivati: dobbiamo sapere chi sono, dove si trovano e quali sono i loro bisogni. Un’adolescente sola e fuori dal sistema può essere estremamente vulnerabile a violenza, sfruttamento o tratta. Le organizzazioni che operano sul campo, fornendo assistenza e rifugio a chi vive per strada, stanno lanciando l’allarme sull’estrema vulnerabilità a cui queste ragazze sono esposte”, ha dichiarato Jennifer Zuppiroli, esperta di migrazione presso Save the Children Spagna.
Save the Children chiede che l’identificazione delle ragazze e delle adolescenti avvenga in modo attivo e urgente – includendo la ricerca di coloro che potrebbero trovarsi al di fuori dei circuiti di protezione – e che tutte vengano indirizzate verso spazi sicuri dove possano ricevere assistenza specializzata e supporto psicosociale.
L’organizzazione apprezza molto l’iniziativa del Ministero per le Pari Opportunità di offrire la propria collaborazione alla Città autonoma di Ceuta per rafforzare la tutela delle donne che vivono in strada e metterle in guardia dai rischi specifici di violenza, tratta e sfruttamento a cui potrebbero essere esposte nell’attuale contesto. Messaggi di questo tipo contribuiscono a evidenziare esigenze di protezione che richiedono una risposta urgente e coordinata da parte di tutte le autorità competenti, soprattutto in un’emergenza umanitaria come quella che la città sta vivendo.
Save the Children opera in Spagna da oltre 30 anni. L’organizzazione era attiva a Ceuta durante la precedente crisi migratoria del 2021, concentrandosi sulla tutela dei minori.

Ebola in R.D. Congo: Unicef, “743 casi confermati fra i bambini e 330 decessi”

Nuovi dati sanitari provenienti dalla provincia di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo (R.D. Congo), mostrano un forte calo del numero di bambini e donne che accedono ai servizi sanitari essenziali, tra cui le vaccinazioni infantili e i parti in strutture sanitarie, a causa del timore di contrarre infezioni e delle interruzioni dei servizi che tengono le famiglie lontane dalle cure.
Tra aprile e giugno 2026, il ricorso ai servizi sanitari essenziali è diminuito del 42% nei principali focolai dell’epidemia di Bunia, Mongbwalu, Nizi e Rwampara. In tutta la provincia di Ituri, l’utilizzo dei servizi è diminuito, secondo le stime, del 13%.
“I dati suggeriscono che la paura del contagio, unita alle interruzioni dei servizi, sta dissuadendo molti bambini e le loro famiglie dal ricorrere alle cure”, ha affermato John Agbor, rappresentante dell’Unicef nella Repubblica Democratica del Congo. “Un medico ha riferito al nostro team che, prima dell’attuale epidemia, la sua struttura accoglieva in media 500 pazienti al mese, ma che ora il numero è sceso quasi a zero”.
Ulteriori effetti significativi sui bambini e sulle donne (confronto aprile-giugno): “Le vaccinazioni infantili di routine sono diminuite di oltre la metà nelle aree più colpite, con un calo del 69% della prima dose di vaccino contro il morbillo a Mongbwalu, l’epicentro dell’epidemia. A livello provinciale, anche le vaccinazioni di richiamo hanno subito un calo: la terza dose del vaccino pentavalente è diminuita del 22% e la seconda dose contro il morbillo del 18%. A maggio e giugno le strutture sanitarie hanno somministrato oltre 23.000 dosi in meno di vaccini infantili di routine rispetto ad aprile. Anche le strutture sanitarie dedicate alla salute materna sono state colpite, con un calo dei parti assistiti in struttura del 13% in tutta la provincia e rispettivamente del 38%, 30% e 70% a Bunia, Rwampara e Nizi. Le prime visite di assistenza prenatale sono diminuite di circa il 28% in tutte e tre le zone più colpite. Nel medesimo periodo del 2025 non era stato osservato alcun calo stagionale paragonabile”.
L’interruzione dell’assistenza sanitaria sta aggravando la minaccia che i bambini già devono affrontare direttamente a causa dell’Ebola. Al 2 agosto 2026, si sono registrati 743 casi confermati tra i bambini e 330 decessi (0-17 anni). Sebbene i bambini rappresentino quasi un caso su quattro tra quelli confermati, costituiscono quasi un decesso su tre. I bambini di età inferiore ai cinque anni sono particolarmente colpiti, con un tasso di mortalità più che doppio rispetto a quello degli adulti; oltre il 60 % dei casi confermati in questa fascia d’età ha esito fatale, rispetto a meno del 30% tra gli adulti di età pari o superiore ai 18 anni.
“L’epidemia di Ebola sta mettendo gravemente a dura prova l’intero sistema sanitario, con conseguenze inevitabili sui casi di malaria, diarrea e altre malattie curabili che rappresentano le principali cause di mortalità infantile”, ha aggiunto Agbor. “Garantire che i centri sanitari rimangano aperti, sicuri e affidabili è essenziale per salvare vite oggi e prevenire future epidemie domani, mentre investiamo in un sistema sanitario più resiliente”.

Leone XIV: in Francia “incontrerà in forma privata alcune vittime di abusi nella Chiesa”

“Durante il suo prossimo viaggio apostolico in Francia, Papa Leone XIV incontrerà in forma privata alcune persone vittime di abusi nella Chiesa”. È quanto si legge in una nota diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede, secondo cui “le stesse vittime saranno coinvolte nella preparazione di tale momento”. “Ulteriori dettagli saranno eventualmente forniti successivamente”, precisa il comunicato. Il viaggio del Pontefice si svolgerà dal 25 al 28 settembre 2026, con tappe a Parigi, Lourdes e Metz.

Papa in Francia: il motto del viaggio è “affinché il mondo abbia la vita”

“Affinché il mondo abbia la vita”. È il motto scelto per il viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Francia, dal 25 al 28 settembre, tratto dal Vangelo di Giovanni. Le parole di Gesù, spiega la Santa Sede nella descrizione ufficiale di logo e motto, sono “un invito a riconoscere il più grande dono portatoci da Cristo salvatore” e “un richiamo alla speranza e alla comunione”, che incoraggia “a superare le divisioni per condividere pace, riconciliazione e fraternità, segni di vita nuova nel mondo”. Esprimono anche l’atteggiamento con cui la Chiesa in Francia accoglie la visita del Papa: “con gioia, apertura e intenso desiderio di testimoniare a tutti la vita che viene da Dio”. Anche il logo, una vetrata circolare che richiama i rosoni delle cattedrali gotiche, “simboleggia la bellezza della comunione e dell’unità nella Chiesa”: al centro, l’arco a sesto acuto e la croce ne esprimono “la dimensione apostolica e liturgica”, mentre la colomba che si libra nella composizione “evoca lo Spirito Santo” e reca “un ramoscello d’ulivo, segno di pace per tutta l’umanità”. I colori scelti, blu, bianco e rosso della Francia intrecciati con quelli vaticani, “evidenziano al contempo la dimensione spirituale della visita”.

Papa in Francia: dal 26 al 28 settembre a Lourdes e Metz, poi il rientro a Roma

Dopo Parigi, il viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Francia proseguirà a Lourdes. Sabato 26 settembre, appena atterrato, il Papa pregherà alla grotta delle apparizioni di Massabielle, nel santuario di Nostra Signora di Lourdes. Domenica 27 settembre incontrerà i vescovi della Conferenza episcopale di Francia, presiederà la messa nella Prairie del santuario, seguita dall’Angelus, e nel pomeriggio incontrerà gli operatori e gli assistiti dell’Accueil Notre-Dame; è previsto anche un incontro privato con le religiose di vita contemplativa del Carmelo di Lourdes, prima della preghiera del rosario e della processione aux flambeaux. Lunedì 28 settembre il Pontefice si trasferirà a Metz, dove parteciperà a un incontro interreligioso e all’appuntamento “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità” presso il Centro congressi Robert Schuman, per poi presiedere la messa nella cattedrale di Santo Stefano. Il viaggio si concluderà con la cerimonia di congedo in aeroporto e il rientro a Roma-Fiumicino in serata.

Papa in Francia: il 25 e 26 settembre a Parigi, tra Eliseo, Unesco e Notre-Dame

Il viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Francia, dal 25 al 28 settembre 2026, si aprirà a Parigi. Venerdì 25 settembre il Pontefice sarà accolto all’aeroporto di Parigi-Orly, per poi recarsi in visita al presidente della Repubblica all’Eliseo. Seguirà l’incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico, sempre all’Eliseo, e nel pomeriggio la visita alla sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco), entrambi con discorso del Papa. La giornata si chiuderà con la celebrazione dei vespri nella cattedrale di Notre-Dame, insieme a vescovi, sacerdoti, diaconi, consacrati e seminaristi, e con la veglia di preghiera con i giovani allo Stade de France di Saint-Denis. Sabato 26 settembre il Papa visiterà il centro Maison Bakhita, dedicato all’accompagnamento e all’integrazione sociale, incontrerà i membri dell’assemblea sinodale provinciale, i catecumeni e i neofiti presso l’Istituto cattolico di Parigi, quindi presiederà la messa in Place de la Concorde. Nel pomeriggio è previsto il trasferimento a Lourdes.

Anziani: Russo (Alleanza contro la povertà), “per chi è costretto a stare in casa l’estate mettere in campo misure efficaci per evitare che le mura domestiche siano una gabbia”

Di fronte all’emergenza caldo “a livello politico, esistono misure spot e limitate – come il decreto Bollette 21/2026 – mentre mancano misure e politiche strutturali”. Lo ricorda oggi in un focus dedicato agli anziani l’Alleanza contro la povertà, che presenta delle proposte per mettere in campo soluzioni più capaci di ridurre il rischio che l’estate e il caldo rappresentano oggi per la popolazione anziana.
Innanzitutto, “un piano stabile e strutturale di sostegno alla climatizzazione delle abitazioni per le famiglie a basso reddito con anziani non autosufficienti, che vada oltre la buona pratica episodica e diventi un diritto esigibile su tutto il territorio nazionale”.
In secondo luogo, “il rafforzamento delle anagrafi della popolazione fragile previste dal Piano nazionale caldo, con risorse dedicate ai Comuni per renderle davvero operative e non solo previste sulla carta”.
Ancora, “sostegni strutturali per gli anziani in povertà, con particolare attenzione al tema dell’alloggio, di fronte al costante innalzamento dei costi delle locazioni”.
Infine, “un’attenzione specifica al fenomeno del barbonismo domestico, che colpisce con particolare gravità gli anziani soli, aggravato dalle condizioni climatiche avverse e dalle barriere architettoniche ancora diffuse nei centri storici delle città italiane”.
“La povertà è trasversale, colpisce giovani e anziani, singoli individui e famiglie, al nord come al sud come al centro Italia: d’estate, però, per gli anziani questa può diventare letale, associandosi a gravi rischi per la salute fisica, psichica e sociale – commenta Antonio Russo, portavoce di Alleanza contro la povertà -. Sappiamo quanto i servizi e il Terzo settore si sforzino di arginare l’emergenza, ma nell’era del riscaldamento globale, che pare inesorabile, questo non basta: la povertà è un problema strutturale e deve essere affrontata con misure strutturali, tanto più necessarie e urgenti quanto più la popolazione è fragile. Chiediamo quindi che per le persone anziane – così come per quelle con disabilità e per i loro caregiver – che sono costrette a trascorrere l’estate in casa, siano messe in campo misure efficaci perché le mura domestiche siano una protezione e non una gabbia, come troppo spesso accade. L’estate arriva ogni anno. E ogni anno arriva più calda: nel 2027, non facciamoci cogliere impreparati”.

Anziani: Alleanza contro la povertà, “il caldo, l’isolamento sociale e impossibilità economica di climatizzare la casa rischi grandi durante l’estate”

L’estate non sospende la povertà né la alleggerisce: in molti casi la aggrava, mentre l’attenzione politica e mediatica si riduce. Il caldo non è democratico: rende evidenti, aggravandole, le diseguaglianze già esistenti. Per questo, Alleanza contro la povertà non chiude per ferie, anzi proprio in questo periodo rafforza la propria attività di sensibilizzazione e comunicazione: lo fa attraverso una “serie a puntate”: ogni dieci giorni circa, un focus tematico, approfondimenti e declinazioni della povertà, da mettere al servizio dei giornalisti ma anche degli operatori dei servizi e dei decisori politici.
Il primo focus, di oggi, è dedicato agli anziani, i più esposti non solo al caldo estivo, minaccioso per la loro salute, ma anche al rischio di isolamento in città che diventano deserti.
“Il caldo è un pericolo per la salute di tutti, ma per gli anziani che vivono soli e in condizioni economiche disagiate può diventare letale – sottolinea Alleanza contro la povertà -. Isolamento sociale e impossibilità economica di climatizzare la casa espongono gli anziani soli a un rischio che resta sommerso, ma che conosce bene chi lavora nei Pronto soccorso”.
Secondo la Società italiana di Medicina di emergenza urgenza (Simeu), durante i periodi di caldo intenso gli accessi ai Pronto soccorso delle grandi città aumentano in media del 10-15%, soprattutto per il peggioramento di patologie croniche preesistenti più che per veri e propri colpi di calore.
In questo contesto, “la povertà energetica ha raggiunto il massimo storico: nel 2024 ha interessato 2,4 milioni di famiglie, pari al 9,1% del totale. Essa colpisce soprattutto le famiglie più vulnerabili, rendendo difficile sostenere i costi per climatizzare adeguatamente l’abitazione durante le cosiddette ondate di calore”.
Sul territorio, ricorda Alleanza contro la povertà, esistono già esperienze utili, che meriterebbero di diventare la regola invece dell’eccezione: pensiamo ai condizionatori dati in comodato d’uso alle famiglie più fragili; o ai “rifugi climatici” allestiti in biblioteche, musei e altri spazi pubblici climatizzati e accessibili; o alle reti di volontari organizzate per il monitoraggio periodico degli anziani soli, con telefonate o visite durante le giornate più critiche.
Si tratta di “modelli locali efficaci, ma ancora troppo frammentati e legati alla buona volontà di singole amministrazioni o realtà del terzo settore, senza un coordinamento e un finanziamento stabili su scala nazionale”.

Diocesi: Avellino, l’11 agosto il vescovo Aiello conferisce il ministero dell’accolitato e del lettorato ad alcuni seminaristi

La Chiesa di Avellino vive con gioia un momento significativo nel cammino di formazione dei suoi seminaristi. martedì 11 agosto, alle or 19, nella cattedrale di Avellino, il vescovo Arturo Aiello conferirà il ministero dell’accolitato ai seminaristi Domenico Fabrizio e Alessandro Grimaldi e il ministero del lettorato ai seminaristi Ulderico Donatiello, Salvatore Meli e Camillo Picariello.
“Accompagniamoli con la nostra preghiera, perché possano continuare a rispondere con generosità alla chiamata del Signore e servire la Chiesa con fedeltà e gioia”, l’invito della diocesi di Avellino.

Fede e società: De Giuseppe (pastore battista) al Sae, “oggi le Chiese sono chiamate a essere sentinelle profetiche”

Utilizzando l’immagine del cannocchiale, ripresa dall’esperienza di bambino nelle notti stellate, il pastore battista Simone De Giuseppe, delegato dell’Unione delle Chiese evangeliche battiste alla Conferenza delle Chiese europee ha individuato tre “lenti” per guardare alla Chiesa che verrà: la “lente” teologica, quella sociologica e quella etica, durante la sessione di formazione del Sae a camaldoli, comne si legge in una nota diffusa oggi. “Dio risulta misterioso proprio a credenti che vivono una condizione di diaspora, caratterizzata da isolamento, disorientamento e solitudine”, ha sottolineato per il primo aspetto.
Con la seconda “lente”, ha osservato: “La secolarizzazione ha messo in luce la condizione originaria dei cristiani e delle cristiane, ben espressa dalle parabole bibliche, di essere granelli di senape, lievito e sale della terra. Non una maggioranza dominante e potente, ma una minoranza potenzialmente creativa e dinamica della società”. Citando il sociologo e psicologo ceco Tomáš Halík, il relatore ha affermato che l’Europa sta vivendo “un’epoca nuova in un contesto secolarizzato o post-secolare che non si presenta come una sconfitta, ma come un kairós per le Chiese”. Oggi le religioni diventano “l’antidoto che offre un asse di ‘risonanza’ verticale tra l’essere umano e Dio e uno spazio di ‘indisponibilità’ orizzontale tra i credenti, qualora non scadano nei fondamentalismi o nelle chiusure identitarie”.
Guardando alla Chiesa che verrà da una prospettiva etica, De Giuseppe vede due possibili atteggiamenti: un atteggiamento fondamentalista, che vive la fede cristiana in modo identitario, definendosi a partire dal contrasto con il diverso considerato come un pericolo, e uno riformista che riscopre l’essenziale della propria fede a partire dal Vangelo.
La Charta Oecumenica, recentemente aggiornata, è vista dal relatore come un documento fondamentale per ripensare l’azione ecumenica delle Chiese cristiane in Europa. Oggi le Chiese “sono chiamate a essere sentinelle profetiche al loro interno e al loro esterno”. Nello specifico, “Chiese che osano annunciare l’Evangelo con nuovi linguaggi nei contesti dove ce n’è più bisogno; Chiese che possono insegnare il valore della comunione e della ricchezza delle differenze, che non si spaventano di fronte all’incontro tra persone di culture diverse, che accolgono le sensibilità di tutte le generazioni; Chiese inclusive verso ogni minoranza, Dhiese ecumeniche, aperte al dialogo interreligioso e con la società, senza cadere nella trappola dell’antisemitismo e dell’islamofobia; Chiese capaci di testimoniare con coraggio la pace e la nonviolenza nel clima bellicista europeo e di guarire le ferite del passato nel segno della riconciliazione; Chiese che ricercano la salvaguardia del creato con azioni concrete; Chiese in grado di stare con coloro che sono messi ai margini e che sbarcano sulle nostre coste; che provano a interrogarsi sull’uso responsabile delle nuove tecnologie; chiese in grado di raccontare e trasmettere con gioia l’amore e la speranza di vita promessi da Dio”.

Fede e società: card. Repole al Sae, “la sinodalità una profezia grandissima in un mondo de-culturalizzato e de-socializzato”

Quale sarà la Chiesa che verrà? Ne ha parlato, la settimana scorsa, come si legge in una nota diffusa oggi dal Sae, il card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, intervenendo alla sessione di formazione ecumenica del Sae a Camaldoli. Premettendo che il Concilio Vaticano II è stato un primo momento simbolico di confronto del cattolicesimo con il mondo secolarizzato, il porporato ha spiegato che la Chiesa è alle prese con il processo di deculturazione a cui non segue un processo di nuova acculturazione. La deculturazione è simultaneamente una de-socializzazione. “La connessione globale ci priva di un’autentica comunicazione, c’è una connessione senza comunità. L’interlocutore si riduce a specchio in cui ci si rispecchia. Noi oggi siamo molto propensi a riporre la nostra fiducia nei meccanismi delle macchine che usiamo, riducendo quel fenomeno di fiducia nelle persone e nelle istituzioni. La libertà diventa risposta a ciò che è offerto come in un supermercato. Con la libertà è compromessa anche la razionalità, che diventa tecnico-dominativa”. Repole, però, individua anche la permanenza nell’essere umano del bisogno di senso che, seppur non si traduca in un’immediata richiesta di trascendenza, rende consapevoli dell’ansia, dell’angoscia e della paura pervasiva causate dalla finitudine, soprattutto tra i più giovani.
La Chiesa dovrà saper nominare ciò che la cultura iper liberista e tecno-scientifica vogliono nascondere: i malesseri di un contesto culturale che lascia delle angosce profonde. “Forse alle Chiese spetterà di ritrovare il coraggio dell’annuncio dell’inedito che viene dalla Pasqua di Cristo come qualcosa capace di inquietare una finitudine rinchiusa in sé stessa”.
La libertà oggi “è parola d’ordine ma rischia di essere da supermercato: prendi quello che ti è concesso di prendere, mancando il bersaglio della profondità della libertà che ha senso solo se può spendersi per qualcosa. Da questo punto di vista le Chiese potrebbero dal passato riscoprire dei tesori che oggi possono essere messi a disposizione del mondo”. Si tratta “di tornare alla vicenda di libertà di Gesù, che culmina nella passione e morte, per cogliere che la profondità di quella libertà sta nell’essere stesso di Dio”.
Infine, le Chiese potranno offrire quello che è il “fattore ecclesiale” come fattore decisivo per il futuro delle Chiese e della società: “Si tratterà di mostrare in atto che c’è un motivo teologico per cui la salvezza ci raggiunge in modo incipiente in una comunità in cui facciamo simultaneamente esperienza della filiazione divina e della fraternità tra noi. Bisognerebbe riuscire a riprendere confidenza, con la teologia, che questa non è la stagione solo di una riflessione sul ‘come’ della Chiesa, ma sul ‘perché’ della Chiesa. Ciò che stiamo facendo, anche insieme, nel cammino di sinodalità, può essere una palestra interessante perché, nella misura in cui la sinodalità rappresenta il trovare la necessità di camminare insieme con Cristo risorto verso il Regno, è una profezia grandissima in un mondo de-culturalizzato e de-socializzato”.

Diocesi: Aversa, conclusa la fase di presentazione delle opere del Premio “Antonio Rosmini” la giuria al lavoro per selezionare i finalisti

Si è conclusa venerdì 31 luglio la fase di presentazione degli elaborati dell’VIII edizione del Premio letterario nazionale “Antonio Rosmini” della diocesi di Aversa. La scadenza, inizialmente fissata al 30 giugno, era stata prorogata per il mese di luglio con decisione del Comitato promotore al fine di favorire la più ampia partecipazione possibile.
Terminata la fase di acquisizione delle opere, la diocesi di Aversa, per il tramite del Comitato promotore, ha provveduto alla nomina della giuria, già al lavoro nella valutazione degli elaborati pervenuti nelle quattro sezioni concorsuali previste dal bando.
Come stabilito dal regolamento, entro il 18 settembre 2026, conclusi i lavori della giuria, saranno resi noti i finalisti, le eventuali menzioni e i premi speciali. Nella stessa data saranno comunicate anche le informazioni logistiche relative alla cerimonia di premiazione, che si terrà ad Aversa la mattina di sabato 10 ottobre 2026.
Gli organizzatori ringraziano tutti gli autori che hanno scelto di partecipare a questa ottava edizione del Premio, confermando l’obiettivo di promuovere la cultura e la riflessione nel solco del pensiero del beato Antonio Rosmini.

Ucraina: Sumy, attacchi aerei danneggiano una seconda struttura di Save the Children nel giro di una settimana

Nella notte tra mercoledì e giovedì una bomba aerea guidata è caduta a circa 220 metri dagli uffici di Save the Children a Sumy, nell’Ucraina nord-orientale, danneggiando l’edificio. Si tratta del secondo attacco che coinvolge strutture di Save the Children in Ucraina questa settimana.
Tutto il personale è al sicuro e i danni all’ufficio sono risultati limitati. L’episodio segue tuttavia un attacco con droni avvenuto lunedì, che ha gravemente danneggiato un magazzino di Save the Children contenente aiuti umanitari destinati ai bambini colpiti dalla guerra in corso da quattro anni nel Paese.
Questi ultimi attacchi si inseriscono in un contesto di escalation dei bombardamenti aerei in tutta l’Ucraina durante l’estate ed evidenziano i crescenti rischi per i civili, gli operatori umanitari e le infrastrutture a supporto delle operazioni umanitarie.
A giugno una bomba aerea guidata aveva colpito un asilo nella regione di Kharkiv, dove Save the Children svolgeva attività psicosociali ed educative per i bambini, causando gravi danni alla struttura.
“La scorsa notte attacchi in diverse città ucraine hanno causato la morte di almeno sei persone e danneggiato un ufficio di Save the Children a Sumy, da cui coordiniamo programmi umanitari vitali per bambini e famiglie. È il secondo attacco di questo tipo che colpisce una sede di Save the Children in una sola settimana”, ha dichiarato Sonia Khush, direttrice di Save the Children in Ucraina. “Questi eventi  – ha aggiunto -ci ricordano in modo drammatico che i bambini in Ucraina continuano a subire le conseguenze più gravi di questa guerra. Con l’aumentare della frequenza, dell’imprevedibilità e dell’intensità degli attacchi in Ucraina, i minori corrono un rischio sempre maggiore di rimanere uccisi, feriti o traumatizzati. Notti trascorse ripetutamente nei rifugi e la costante minaccia di attacchi lasciano molti bambini e adolescenti esausti, ansiosi e spaventati per il futuro. Allo stesso tempo, questi attacchi rendono sempre più difficile per le organizzazioni umanitarie raggiungere i bambini e le famiglie in difficoltà. I civili devono essere protetti e bisogna porre fine ai danni subiti dai più piccoli. Inoltre, gli attacchi alle infrastrutture civili – incluse strutture umanitarie, abitazioni, scuole e ospedali – devono cessare immediatamente”.

Diocesi: Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, stasera lo spettacolo musicale sul Cantico delle Creature

Un’atmosfera di condivisione spirituale si appresta ad animare la comunità di Torrette di Fano. Nell’ambito della rassegna “Incontri D’estate”, venerdì 7 agosto, alle ore 21:00 presso la parrocchia di San Paolo Apostolo e San Carlo Acutis, si terrà lo spettacolo musicale sul “Cantico delle Creature”. ​L’evento nasce con l’intento di unire arte, memoria spirituale e impegno sociale in un’unica serata. Il programma proporrà un intreccio tra i celebri brani dedicati alla figura di San Francesco d’Assisi e grandi classici intramontabili della musica. Protagonista della serata sarà l’ensemble SoapOpera Dream. ​L’iniziativa ha una valenza culturale e di intrattenimento e il ricavato andrà a sostegno delle attività di Emergency.

Diocesi: Vallo della Lucania, aggiunte nuove tappe al percorso “Conosco Francesco”

Continua il percorso di “Conosco Francesco”, l’iniziativa che accompagna le comunità della diocesi di Vallo alla scoperta della vita, della conversione e del messaggio di San Francesco d’Assisi.
Dopo il successo dei primi appuntamenti e delle tappe già vissute in diverse comunità del territorio, il cammino si arricchisce di nuovi incontri per offrire a tutti la possibilità di lasciarsi interrogare dalla domanda che ha segnato la vita del Santo di Assisi: “Signore, cosa vuoi che io faccia?”. Attraverso catechesi, musica, preghiera e momenti di condivisione, “Conosco Francesco” propone un’esperienza di ascolto e riflessione capace di coinvolgere giovani, famiglie e comunità parrocchiali, riscoprendo la bellezza di una fede vissuta nella semplicità e nella testimonianza quotidiana. Sono state aggiunte nuove date al calendario degli appuntamenti: il 10 agosto a Santa Maria di Castellabate, alle ore 21,30; il 17 agosto ad Alano di Castellabate, alle ore 21,30; il 22 agosto ad Acquavella, partenza alle ore 3; il 17 settembre al Convento “San Francesco” in Lustra, alle ore 21. Tutti sono invitati a partecipare a questo itinerario di incontro e approfondimento, per continuare insieme il cammino sulle orme di San Francesco e lasciarsi guidare dalla sua scelta radicale di vivere il Vangelo.

Bosnia-Erzegovina: concluso il Festival dei giovani. Fra’ Pavicic: “Non dimenticate questi giorni”

Si è concluso oggi il 37° Festival dei giovani iniziato il 1° agosto con la partecipazione di decine di migliaia di giovani da 73 Paesi accompagnati da numerosi vescovi e circa 600 sacerdoti. La messa è stata celebrata sulla collina della croce, chiamata “Krizevac”, da fra’ Zvonimir Pavicic, parroco della parrocchia di Medjugorje. Nell’omelia, ricordando l’evento evangelico dell’odierna festa della Trasfigurazione, Pavicic ha invitato i giovani a “lasciarsi trasformare da Cristo, ricordando come Krizevac sia diventato un luogo di conversione e di rinnovamento spirituale”. Ha inoltre esortato i partecipanti a “portare nelle loro comunità l’esperienza della preghiera comune, dell’Eucarestia, dell’adorazione e della glorificazione di Dio”. “Non dimenticate questi giorni. Non dimenticate questi momenti. Quanto siamo stati bene con il Signore e con tutti coloro che erano presenti”, ha indicato. Il prossimo Festival dei giovani a Medjugorje si terrà dal 27 al 31 luglio 2027 con il motto “E la pace di Cristo regni nei vostri cuori”.
 

Gaza: Kallas (Ue), bene accordo su disarmo di Hamas e ritiro di Israele dalla Striscia. Ora pace basata su soluzione a due Stati

“L’Ue accoglie con favore l’annuncio di un accordo sul disarmo permanente di Hamas e di altri gruppi armati non statali, sul ritiro completo delle forze israeliane da Gaza e sulla transizione civile a Gaza, e ringrazia i mediatori per i loro instancabili sforzi. Questo è un passo cruciale per garantire il disarmo di Hamas e per impedire che rappresenti nuovamente una minaccia per la sicurezza di Israele”. Lo si legge in una dichiarazione dell’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, a nome dell’Unione europea. “Esortiamo tutte le parti ad approvare e attuare l’accordo senza indugio e ad accelerare l’attuazione di tutte le disposizioni della Risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.
L’Unione europea, afferma Kallas, “continuerà a lavorare all’attuazione del Piano globale per porre fine al conflitto di Gaza, in conformità con la Risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, anche attraverso la Missione di assistenza alle frontiere dell’Unione europea per il valico di Rafah e la Missione di polizia dell’Unione europea per i territori palestinesi, nonché alla rapida, sicura e senza ostacoli consegna e distribuzione continuativa di aiuti umanitari urgenti su larga scala e alla ricostruzione e riqualificazione di Gaza, in linea con il diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario”. L’Unione europea continuerà a sostenere l’Autorità Palestinese, “anche nel suo programma di riforme, affinché possa riprendere in sicurezza il controllo effettivo di Gaza”.
Infine: “In linea con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza Onu e la Dichiarazione di New York, l’Unione europea ribadisce il suo impegno per una pace globale, giusta e duratura basata sulla soluzione dei due Stati ed è pronta a contribuire agli sforzi per raggiungere tale soluzione”.

Pier Giorgio Frassati: Società  di San Vincenzo De Paoli e Politecnico di Torino, 4 borse di studio per futuri ingegneri dell’ambiente e del territorio

Investire nella formazione dei giovani e sostenere il merito, offrendo un aiuto concreto a chi si prepara a operare nei settori dell’ambiente, del territorio e delle risorse naturali. Con questo obiettivo il Dipartimento di Ingegneria dell’ambiente, del territorio e delleinfrastrutture (Diati) del Politecnico di Torino promuove, con il finanziamento della Odv Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Torino e del Dipartimento stesso, quattro borse di studio del valore di 1.400 euro lordi ciascuna, dedicate alla memoria di San Pier Giorgio Frassati.
San Pier Giorgio Frassati era un giovane torinese, membro attivo della Società di San Vincenzo De Paoli e studente di ingegneria mineraria al Politecnico di Torino, che gli conferì la laurea alla memoria nel 2001. Frassati, proclamato patrono degli studenti universitari, considerava l’università e la formazione non come un privilegio, ma come un serio dovere sociale per costruire una società più giusta.
L’iniziativa si rivolge agli studenti che sceglieranno l’orientamento Sustainable Mining del corso di laurea magistrale in Georesources and Geoenergy Engineering oppure l’orientamento Geo-Engineering del corso di laurea magistrale in Ingegneria per l’ambiente e il territorio. Una scelta che richiama direttamente il percorso umano e universitario di Frassati, il quale intraprese gli studi in ingegneria mineraria per conoscere da vicino la durezza del lavoro in miniera e condividere concretamente la condizione dei più poveri.
In lui studio, fede, impegno sociale e carità concreta si unirono in modo esemplare. Gli stessi valori ispirano l’impegno della Società di San Vincenzo De Paoli, realtà di volontariato attiva a Torino dal 1850 al servizio delle persone e delle famiglie più fragili, che sostiene questa iniziativa riconoscendo nel sostegno agli studenti una forma importante di promozione umana.
Il bando è rivolto agli studenti che si immatricoleranno nell’anno accademico 2026/2027 ai due corsi di laurea magistrale interessati.
Per partecipare è necessario “completare entro il 15 ottobre 2026 la richiesta di ammissione al corso di laurea magistrale attraverso il servizio online Apply del Politecnico di Torino; presentare entro il 16 ottobre 2026 la candidatura alla borsa di studio, sempre tramite la piattaforma Apply”.
La graduatoria sarà predisposta in ordine decrescente sulla base del voto di laurea, o del titolo utile per l’accesso alla laurea magistrale, secondo quanto previsto dal bando. In caso di parità sarà data priorità al candidato di minore età.
Per ottenere l’erogazione della borsa, i vincitori dovranno perfezionare l’immatricolazione entro il 12 novembre 2026 e selezionare il relativo orientamento didattico previsto dal bando. Le borse sono inoltre cumulabili con le borse Edisu Piemonte e con gli altri benefici compatibili previsti dal Politecnico di Torino.

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