Chiesa e Società, ecco tutte le notizie del 18 Agosto 2026

Breaking News

Ecco il resoconto dei principali fatti di oggi, martedì 18 agosto 2026, che riguardano la vita istituzionale a la vita ecclesiale del nostro Paese. Le notizie sono ordinate in ordine cronologico, dalla più recente alla più datata.


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Usa: vescovi, al via l’iniziativa di preghiera contro la diffusione delle pillole abortive

“Ogni aborto comporta la morte di un bambino e un danno alla madre. Ora, con un accesso più facile alle pillole abortive, il tasso di aborti sta tragicamente crescendo, insieme ai rischi per la salute”. Lo scrivono l’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb), e il vescovo Daniel E. Thomas, presidente del Comitato per le attività pro-life, nell’invito congiunto con cui la Usccb lancia un’iniziativa di preghiera, formazione e advocacy contro la diffusione delle pillole abortive. Da oggi, 18 agosto, fino al 31 ottobre – mese in cui la Chiesa cattolica negli Stati Uniti celebra il Respect Life Month – i fedeli sono invitati a invocare l’intercessione di san Giuseppe, difensore della vita, e a informarsi sui rischi delle pillole abortive, sempre più accessibili tramite consulti in telemedicina e nelle farmacie. L’iniziativa invita inoltre a condividere informazioni sui pericoli di questi farmaci e a inviare messaggi a farmacie, distributori e aziende farmaceutiche attraverso la campagna “Respect Life Prayer and Action”.

Salute: Medici con l’Africa Cuamm, ad agosto l’attività sul campo non si ferma, dall’energia per un centro sanitario alla formazione, dalla prevenzione all’assistenza a domicilio

Ad agosto, sul campo, l’attività di Medici con l’Africa Cuamm non si ferma. “Le attività continuano a pieno ritmo nei dieci Paesi dove interveniamo per garantire, dagli ospedali alle comunità il diritto alla cura”, spiega l’organizzazione.
A Wolisso, in Etiopia, “in questi giorni cinque centri di salute periferici hanno iniziato a contare su una nuova fonte di energia: pannelli solari che permettono di mantenere attivi i frigoriferi per i vaccini e di garantire assistenza anche nelle emergenze notturne, comprese le nascite”.
A Bossangoa, in Repubblica Centrafricana, grazie al “Prevenzione e risposta integrata alla violenza basata sul genere nella sotto-prefettura di Bossangoa”, finanziato Central African Republic Humanitarian Fund (Car Hf), il team di medici con l’Africa Cuamm “è al lavoro per formare gli operatori sanitari e psicosociali affinché imparino a riconoscere e gestire i casi di violenza di genere, con particolare attenzione alla tutela di minori e adolescenti”. Contemporaneamente, “proseguono le attività nelle comunità per il rafforzamento dei servizi di supporto alle persone sopravvissute alla violenza”. All’ospedale di Bocaranga, invece, negli ultimi giorni “sono state consegnate sei motociclette per facilitare le campagne vaccinali e i trasferimenti dai centri periferici”.
In Angola, nella provincia di Cunene, “si lavora direttamente nelle comunità. Ogni giorno continuano le palestras, gli incontri di sensibilizzazione che questo mese sono dedicati soprattutto all’allattamento. E si va casa per casa per seguire i bambini con malnutrizione acuta, accompagnando le famiglie con indicazioni e piccoli strumenti per prendersi cura della loro salute”.
A Lui e Rumbek, in Sud Sudan, si continua a formare chi domani lavorerà nei servizi sanitari. Nelle scuole per infermieri e ostetriche le lezioni proseguono, anche se le temperature molto alte hanno imposto una riduzione degli orari. A Lui, lo scorso 15 luglio, gli studenti dell’ultimo anno hanno concluso il percorso e ricevuto il diploma, mentre a Rumbek, il prossimo gruppo dovrà aspettare ancora quattro mesi.
“Sono solo alcuni dei contesti in cui operiamo, ma testimoniano quattro modi diversi di lavorare per la salute: dall’energia per un centro sanitario alla formazione degli operatori, dalla prevenzione nelle comunità all’assistenza a domicilio, fino alla preparazione dei professionisti di domani”, conclude il Cuamm.

Libano: 860 mila sfollati tornati a casa, ma per l’Unhcr la crisi non è finita

Sono circa 860 mila le persone che in Libano hanno fatto ritorno nelle proprie aree di origine dopo mesi di bombardamenti e insicurezza, ma per l’Unhcr la crisi umanitaria e degli sfollati è tutt’altro che conclusa. Almeno 360 mila persone restano ancora sfollate, tra cui oltre 22 mila ospitate in strutture collettive. A complicare i rientri, nuove incursioni aeree israeliane nel sud del Paese nel fine settimana hanno provocato una nuova fuga di centinaia di famiglie verso nord. La situazione resta fragile nonostante gli accordi di cessate il fuoco. Continuano i raid e persistono restrizioni agli spostamenti, attività militari e rischi legati agli ordigni inesplosi, soprattutto nel sud del Libano e nella valle della Bekaa. Al culmine del conflitto gli sfollati interni avevano superato il milione. Per molte famiglie, sottolinea l’Unhcr, il ritorno non significa però una vera soluzione: abitazioni e infrastrutture sono gravemente danneggiate e in molte zone mancano ancora acqua, elettricità e servizi sanitari. Molti sfollati vivono presso parenti, in abitazioni sovraffollate o in alloggi temporanei e continuano a effettuare visite nelle località di origine prima di decidere se il rientro sia effettivamente possibile e sicuro. A pesare sono anche i danni alle reti idriche, che interessano oltre 700 mila persone in alcune aree del sud, oltre a quelli a scuole, strutture sanitarie, terreni agricoli e infrastrutture. L’avvicinarsi del nuovo anno scolastico aumenta inoltre la pressione sugli alloggi collettivi, spesso allestiti nelle scuole pubbliche. Il Governo libanese ha predisposto un piano nazionale per il ritorno e la ricostruzione, ma le organizzazioni umanitarie denunciano gravi carenze di fondi. L’appello inter-agenzia da 639,9 milioni di dollari è finanziato solo al 48%, mentre l’operazione Unhcr in Libano per il 2026 ha ricevuto appena il 24% dei 472,3 milioni necessari. “Il Libano non è ancora in una fase post-crisi”, avverte l’agenzia, che chiede sostegno continuativo per consentire ritorni sicuri e una ripresa sostenibile.

Terremoto in Colombia: partiti aiuti europei coordinati dal Meccanismo di protezione civile

Il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze della Commissione europea sta coordinando l’invio degli aiuti alla Colombia in seguito al terremoto del 10 agosto scorso. La Svezia ha offerto 150 tende e 360 ​​coperte, la Germania sta inviando 3.000 set da cucina e 2.500 filtri per l’acqua, mentre il Lussemburgo ha offerto 79 tende. In Colombia è volato anche un operatore per contribuire nel coordinamento in questa situazione di emergenza. Già il 12 agosto la Commissione aveva annunciato aiuti per 2,1 milioni di euro, mentre i partner umanitari dell’Ue stanno fornendo assistenza sanitaria, idrica, igienico-sanitaria, nonché alloggi, cibo, protezione e sostegno in denaro alle comunità colpite. “Il cuore dell’Europa è con il popolo colombiano dopo il devastante terremoto” ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. A 8 giorni dalla scossa di magnitudo 7.4, i morti sono circa 290, oltre 4100 i feriti e ingenti i danni alle abitazioni e agli edifici. Sono oltre 20 i Paesi che in questi giorni si sono mobilitati per inviare aiuti, ha fatto sapere la cancelleria del governo colombiano.

Cuba: Comunità di Sant’Egidio, arrivato un consistente carico di medicinali raccolti in Italia

Mentre a Cuba si aggrava quella che è a tutti gli effetti una vera crisi umanitaria, è stato consegnato a L’Avana un container con migliaia di blister di medicine, disinfettanti, garze e ausili sanitari, che le Comunità di Sant’Egidio cubane si apprestano a distribuire. Si tratta di un segno di speranza per molti malati e istituzioni mediche. Il valore commerciale dei materiali inviati supera i 700.000 euro: materiale raccolto in Italia grazie ad una raccolta di fondi tra tutte le Comunità di Sant’Egidio e anche al sostegno del Banco Farmaceutico.
“Questo materiale arriva in un momento di particolare necessità: da gennaio infatti le misure di embargo imposte a Cuba si sono ulteriormente ristrette ed è stato bloccato totalmente l’arrivo del petrolio. La vita sull’isola è diventata ancora più difficile: l’assenza di carburante sta bloccando i trasporti, condizionando i lavori agricoli, ha praticamente azzerato il turismo e ha avuto ripercussioni su ogni settore economico. Il petrolio era usato anche per alimentare le centrali elettriche, i blackout, già lunghissimi, ora durano anche 20-22 ore al giorno. Una situazione che aggrava la crisi economica che a Cuba dura da alcuni anni”, sottolinea la Comunità di Sant’Egidio, ricordando che, “per gestire l’enorme crisi energetica e dei carburanti, il governo cubano ha preso misure emergenziali, tra cui la chiusura di vari ospedali, anche molto grandi, per risparmiare elettricità e risorse”. La situazione è per certi versi paradossale: “Cuba continua a formare ed esportare — anche in Italia — un gran numero di medici e infermieri di buon livello, ha una tradizione di ricerca e produzione di medicine e vaccini importante, ma oggi le sue strutture sono ferme, le fabbriche chiuse e le medicine introvabili”.
Per rispondere alla crisi sanitaria, le Comunità di Sant’Egidio a L’Avana e Santiago hanno aperto, nelle stesse sedi dove si svolgono la Scuola della Pace e le preghiere, due ambulatori medici dedicati ai senza tetto e agli anziani più fragili. Negli ambulatori, medici e infermieri della Comunità cercano di curare e alleviare le sofferenze di tanti, impegnandosi in particolare nel reperire medicinali.
A Cuba ci sono 2.180 farmacie statali che negli scorsi decenni distribuivano medicinali, spesso prodotti sull’isola, in forma gratuita: il Sistema nazionale di salute era uno dei vanti del Paese, che accoglieva anche molti malati provenienti da altri Paesi latinoamericani. Ma oggi le farmacie statali sono per lo più vuote e spesso oramai chiuse.
Negli ultimi mesi si rivolgono con insistenza ai due ambulatori della Comunità malati cronici che cercano farmaci salvavita, che spesso, non trovandoli, smettono di curarsi.

Ebola in R. D. Congo: la Commissione europea invia test diagnostici

Per collaborare nel contrasto all’epidemia di Ebola (ceppo Bundibugyo) che nella Repubblica democratica del Congo è diventata la più grave mai registrata, la Commissione europea sta acquistando test diagnostici molecolari rapidi e strumenti di analisi per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro, da destinare ai Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie. Le prime consegne sono previste ancora ad agosto. Si sta definendo anche un accordo in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’acquisto di ulteriori test. In occasione della visita di giugno nella regione Ituri, epicentro dell’epidemia, da parte della commissaria per la gestione delle crisi, Hadja Lahbib, era emersa “l’urgente necessità di una capacità diagnostica più rapida e più efficace, perché in un’epidemia di Ebola, ogni ora conta”, spiega la Commissaria. I test servono a “individuare i casi precocemente, fornire cure più tempestive ai pazienti e impedire un’ulteriore diffusione del virus”. Secondo gli ultimi dati dell’Oms disponibili, sono 4.686 i casi di ebola registrati e 2.186 decessi (con una letalità pari a circa il 47%).

Agricoltura: Ragusa (Asl Mcl), “bene decreto contro insediamenti abusivi lavoratori stagionali”

“Apprezziamo l’impegno complessivo del Governo su questo fronte ma è necessario mantenere alta l’attenzione sull’attuazione concreta delle misure, evitando che si ripetano ritardi e criticità già registrati con gli interventi PNRR destinati agli alloggi dei braccianti”. Lo ha dichiarato Paolo Ragusa, presidente nazionale dell’Associazione lavoratori stranieri Mcl a seguito dell’approvazione del Decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, il cosiddetto “Decreto PA”. E a proposito di misure incompiute, sottolinea l’Associazione, resta aperta la questione dell’istituzione del “Fondo per il contrasto dei fenomeni di reclutamento illegale della manodopera straniera”, ancora in attesa del decreto attuativo. “Sul caporalato e sullo sfruttamento dei lavoratori stranieri non basta indignarsi: bisogna agire con concretezza. Le misure devono diventare operative e produrre risultati reali. Importante in questo senso, in coerenza con la positiva strategia che il Governo ha adottato, appare il rilancio del ruolo del cosiddetto Tavolo Caporalato istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che riteniamo debba essere al più presto riconvocato”, conclude Ragusa.

Diocesi: Ascoli Piceno, in corso il percorso espositivo “L’impronta di Francesco d’Assisi. Cronaca, arte e devozione”

In occasione delle celebrazioni francescane per l’ottavo centenario della morte, la città di Ascoli Piceno ospita il percorso espositivo “L’impronta di Francesco d’Assisi. Cronaca, arte e devozione”. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Museo diocesano di Ascoli Piceno, la Conferenza episcopale marchigiana e la Regione Marche.
L’evento rientra nel progetto strategico regionale “Museo diffuso”, che coinvolge anche gli altri Musei diocesani della regione, promosso dalla Regione ecclesiastica Marche e sostenuto dalla Regione Marche, ed è finanziato nell’ambito dell’Accordo per la coesione 2021-2027. A queste risorse si aggiunge il cofinanziamento diretto della diocesi di Ascoli Piceno, volto ad assicurare la valorizzazione del patrimonio e una continua e qualificata accoglienza dei visitatori durante tutto l’anno.
Il cuore della mostra è il desiderio di restituire la figura di Francesco d’Assisi nella pienezza della sua umanità e quale autentico testimone del Vangelo. L’allestimento invita il visitatore a compiere un viaggio nella sua esperienza interiore, attraversando le tappe dell’inquietudine, del dramma personale e della riconciliazione che lo conducono alla gioia spirituale.
Il percorso si sviluppa attraverso il valore storico ed estetico del manufatto sacro, articolandosi in un itinerario che intreccia documenti, dipinti, opere di oreficeria e testimonianze monumentali presenti sul territorio.
La prima dimensione della mostra affronta il fondamento storico dell’incontro, rievocando il celebre passaggio di San Francesco ad Ascoli nel 1215. Come narra Tommaso da Celano nella Vita prima, la predicazione del Poverello in terra picena suscitò un tale entusiasmo da spingere trenta uomini a vestire immediatamente l’abito francescano. La testimonianza scritta, rappresentata in mostra dall’esemplare degli Acta Sanctorum della Biblioteca Diocesana, trasforma così la parola in memoria viva dell’impatto di quegli eventi.
Si passa quindi all’esplorazione dell’esperienza mistica dell’estasi, incentrata sulla dimensione spirituale e interiore del Santo. Questo tema trova forma visiva nella seicentesca Estasi di San Francesco, opera proveniente dal Palazzo vescovile, che traduce in un’immagine carica di lirismo il silenzio contemplativo e il fervore descritti dalle Fonti Francescane.
La memoria tangibile della devozione culmina invece nell’arte orafa con la Croce di Poggio Canoso, risalente alla fine del XIII secolo. Infine, l’itinerario travalica le pareti museali per estendersi al territorio ascolano, invitando a riscoprire capolavori come l’affresco trecentesco della Predica agli Uccelli, conservato su un pilastro della chiesa di San Gregorio Magno ad Ascoli Piceno.
La direzione e la cura scientifica dell’evento sono affidate a Simona Massari (Coordinamento tecnico e scientifico), insieme a Marco Lattanzi (direttore del Museo diocesano) e don Elio Nevigari (incaricato beni culturali ed edilizia di culto), con il contributo di mons. Gianpiero Palmieri, vescovo di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto-Montalto-Ripatransone.

Sanità: Oms e Unicef, solo 4 strutture su 10 hanno servizi igienici adeguati

Solo 4 strutture sanitarie su 10 nel mondo dispongono di servizi igienici di base adeguati, mentre meno di 6 su 10 rispettano gli standard minimi per la pulizia degli ambienti. È quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Oms-Organizzazione mondiale della sanità e dell’Unicef, realizzato attraverso il Joint Monitoring Programme, che per la prima volta offre una fotografia globale dei servizi essenziali di acqua, igiene, sanificazione, pulizia ambientale e gestione dei rifiuti nelle strutture sanitarie. Nel 2025 l’85% delle strutture disponeva di un servizio di acqua di base, il 72% di servizi igienici per l’igiene delle mani e il 71% di sistemi adeguati per la gestione dei rifiuti sanitari. Solo il 59%, però, raggiungeva lo standard minimo per la pulizia ambientale e appena il 40% quello per i servizi igienici. Il dato non significa che il 60% delle strutture sia privo di bagni: globalmente l’89% dispone di qualche forma di servizio igienico e l’85% di servizi utilizzabili. Per rientrare nello standard di base, tuttavia, i servizi devono essere sicuri, accessibili e adeguati alle esigenze di pazienti, operatori, donne e ragazze e persone con mobilità ridotta. Solo circa la metà delle strutture dispone di bagni separati per sesso, accessibili o attrezzati per l’igiene mestruale. Preoccupa anche la pulizia degli ambienti: il 18% delle strutture non dispone né di protocolli di pulizia né di personale adeguatamente formato, interessando una popolazione stimata in circa 1,5 miliardi di persone. Nei Paesi meno sviluppati solo il 24% delle strutture raggiunge lo standard di base. Oms e Unicef sottolineano comunque i progressi compiuti tra il 2015 e il 2025, soprattutto nell’igiene. Resta però circa una struttura sanitaria su 10 senza alcun servizio idrico e una quota analoga senza servizi igienici. Il rapporto invita i Paesi a rafforzare monitoraggio, finanziamenti e standard, verificando non solo la presenza delle infrastrutture, ma anche sicurezza, accessibilità, affidabilità e condizioni di pulizia.

Afghanistan: Ilo, donne sempre più escluse dal mercato del lavoro

A 5 anni dal ritorno al potere dei talebani, il mercato del lavoro in Afghanistan è segnato da profonde disuguaglianze di genere e da una crescente esclusione delle donne dall’attività economica. È quanto emerge da un nuovo rapporto dell’Ilo-Organizzazione internazionale del lavoro. La partecipazione femminile alla forza lavoro è scesa al 5,1%, uno dei livelli più bassi al mondo, mentre la crescita dell’occupazione riguarda esclusivamente gli uomini. Nel 2026 il numero complessivo degli occupati è stimato in quasi 8,5 milioni, il 14% in più rispetto al minimo registrato nel 2022. L’aumento, tuttavia, non ha tenuto il passo con la crescita della popolazione: il rapporto tra occupazione e popolazione è oggi del 32,5%, oltre 4 punti percentuali al di sotto del livello del 2020. L’occupazione maschile è invece cresciuta di circa il 22% rispetto al 2020. Per le donne il quadro è radicalmente diverso. Dopo una prima riduzione nel 2021, l’occupazione femminile è crollata nel 2022 a meno di un terzo del livello del 2020, registrando negli anni successivi solo una lieve ripresa. L’Afghanistan presenta così il secondo più basso tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro a livello mondiale. A pesare ulteriormente sono i rientri su larga scala di cittadini afghani da Pakistan e Iran, che si riversano in comunità già segnate da povertà, sottoccupazione e scarse opportunità di reddito. Anche la crisi in Medio Oriente rischia di aggravare la situazione attraverso l’aumento dei costi energetici e dell’inflazione: oltre il 70% dei lavoratori afghani opera in attività considerate almeno moderatamente esposte a tali pressioni. L’Ilo chiede di puntare sull’occupazione, favorendo il reinserimento dei rimpatriati e maggiori opportunità per donne, giovani e lavoratori vulnerabili. L’Afghanistan non può costruire un mercato del lavoro resiliente escludendo una parte così ampia della popolazione.

Benin: Gmm, nel 2026 nove perforazioni per l’acqua potabile per migliorare le condizioni di vita di oltre 16.000 persone

Nove perforazioni per l’acqua potabile in Benin per migliorare le condizioni di vita di oltre 16.000 persone: è il programma acqua 2026 del Gruppo missionario “Un pozzo per la vita” Merano (Gmm), sostenuto anche quest’anno dalla Provincia autonoma di Bolzano con un contributo di quasi 153.000 euro.
“Mamma ho sete!” è il titolo scelto per la campagna di quest’anno, che richiama la richiesta quotidiana di migliaia di bambini che vivono in aree dove l’acqua sicura è assente o difficilmente accessibile.
Il progetto interessa quattro dipartimenti del Paese, caratterizzati da scarsità idrica ed elevata vulnerabilità climatica. Le nuove trivellazioni serviranno i villaggi di Kota e Koussigou (Atacora); Koko-Sika, Dassa-Kounin, Gnambéré e Weréké (Borgou); Kalandé (Donga); Davougon e Lo/Kouekouekanmé (Zou): comunità spesso isolate nella savana, dove le fonti disponibili sono insufficienti o contaminate, con gravi rischi sanitari soprattutto per bambini e anziani.
Le nove perforazioni avranno configurazioni diverse in base alle esigenze locali: sette con torre piezometrica, sei con pompe ad immersione alimentate da pannelli fotovoltaici, due con pompe ibride solari e manuali, una esclusivamente manuale.
L’intervento sarà realizzato in collaborazione con le Caritas diocesane locali e con il centro sanitario “San Camillo” dei Padri Camilliani a Davougon, struttura di riferimento per la cura della lebbra, che vedrà migliorare la disponibilità d’acqua e l’igiene delle cure. In ogni villaggio sarà costituito un comitato di gestione, composto in prevalenza da donne, responsabile della manutenzione degli impianti e dell’educazione igienica.
Il costo complessivo del programma è di circa 220.000 euro.

Diocesi: Cassano allo Ionio, l’appello dell’Osservatorio sui fenomeni mafiosi e per la legalità. “La dignità del lavoro non si brucia”

“Non resteremo in silenzio: la dignità del lavoro non si brucia”. E’ questo il monito dell’osservatorio sui fenomeni mafiosi e per la legalità della diocesi di Cassano allo Ionio.  In queste ultime settimane, insieme al vescovo, mons. Francesco Savino, l’osservatorio ha seguito “con apprensione le vicende che hanno riguardato alcune aziende agricole del nostro territorio, vittime di una serie di incendi e atti intimidatori”. La diocesi cassanese “non solo esprime vicinanza e solidarietà a quanti hanno subito questi vili attentati”, ma rinnova l’invito a “reagire” e a “non subire passivamente l’aggressione criminale di chi si sente in diritto di calpestare e mortificare, in pochi istanti, il lavoro e i sacrifici di quanti, attraverso il lavoro onesto, danno dignità alla propria vita ma anche a un intero territorio”.
Per l’osservatorio sui fenomeni mafiosi e per la legalità “non si tratta solo di dignità, ma anche di una questione di libertà: chi vede vanificare in questo modo anni di fatiche e di sforzi economici, non può dirsi libero di progettare un proprio futuro; chi, prima di investire, è costretto a fare i conti con la prepotenza mafiosa, non è libero; ma neanche è libero chi, magari per paura o anche per rassegnazione, pur sapendo o avendo visto qualcosa, preferisce restare in silenzio.  Ogni rogo appiccato a un capannone, a un raccolto, a un macchinario – si legge nella nota – non è soltanto un danno economico: è una ferita inferta all’intera comunità, un messaggio di terrore che pretende di piegare la volontà di chi sceglie la via della legalità. La nostra terra non può e non deve arrendersi a questa logica”. Per questo motivo, “incoraggiati dalle sollecitazioni” del vescovo, l’osservatorio sui fenomeni mafiosi e per la legalità ricorda a quanti hanno subito questi attentati e a coloro che “in silenzio stanno subendo l’oppressione mafiosa” la disponibilità dell’osservatorio ad “affiancare i percorsi di sostegno previsti dalle leggi”, e rinnova alla popolazione l’invito a “riscoprire il dovere della denuncia come annuncio del Vangelo, perché la denuncia, nel correggere i fratelli che sbagliano, restituisce libertà ai fratelli oppressi. Denunciare non è un atto di coraggio isolato: è un gesto comunitario, un seme di giustizia che, se condiviso, diventa foresta inarrestabile. Nessuno deve sentirsi solo in questa scelta. La porta dell’Osservatorio è aperta: ascoltare, accompagnare, custodire chi ha subito ingiustizia è parte della nostra missione. Il silenzio protegge solo chi opprime; la parola restituisce dignità a chi lavora”.

Arte: tornata a Loreto la mostra dell’Annunciazione di Federico Barocci

Prosegue con successo nel Museo Pontificio Santa Casa di Loreto l’esposizione del capolavoro di Federico Barocci l’Annunciazione, tornato nel luogo per il quale fu commissionato. La grande opera è tornata temporaneamente a Loreto grazie alla collaborazione tra la delegazione pontificia per la Santa Casa di Loreto e i Musei vaticani. Un ritorno particolarmente significativo perché l’opera fu realizzata proprio per la Basilica della Santa Casa, dipinta tra il 1582 e il 1584 per la Cappella di Francesco Maria II Della Rovere, successivamente denominata Cappella dei Duchi di Urbino. L’Annunciazione è esposta in una sala appositamente allestita del Museo pontificio, offrendo ai visitatori l’opportunità di osservare il capolavoro di Barocci all’interno del contesto storico, artistico e devozionale che ne accompagna la storia. L’esposizione curata da Fabrizio Biferali, curatore del reparto arte secoli XV-XVI dei Musei vaticani, e da Vito Punzi, direttore del Museo pontificio Santa Casa di Loreto è sostenuta dalla Fondazione cassa di risparmio di Loreto e dalla Fondazione opere laiche Lauretane e Casa Hermes. 

Diocesi: Pompei, 124 anni fa alla Scuola tipografica dei figli dei carcerati fu assegnato il premio d’onore al Congresso internazionale di Friburgo

Sono passati 124 anni dal quel 18 agosto del 1902, quando alla Scuola tipografica dei figli dei carcerati fondata da Bartolo Longo fu assegnato il premio d’onore al Congresso internazionale di Friburgo. Lo ricorda oggi il santuario di Pompei.
“La Scuola tipografica per i figli dei carcerati fu una storica istituzione educativa e assistenziale, fondata a Pompei da San Bartolo Longo, la cui produzione editoriale e tipografica raggiunse vette qualitative eccellenti, tali da meritare premi alle esposizioni internazionali, come quello di Friburgo. Il legame con la città svizzera si concretizzò in particolare durante i congressi internazionali di inizio Novecento (come il Congresso mariano internazionale del 1903), dove l’opera editoriale e sociale di Pompei fu presentata ed encomiata pubblicamente a livello europeo”, sottolinea il santuario.
Dalla tipografia di Pompei uscivano volumi di pregio, messali, testi religiosi e il celebre periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei”, spedito in tutto il mondo come strumento di apostolato, cultura e fede. Ancora oggi, il periodico viene distribuito in decine di Paesi nel mondo con una tiratura di 165.000 copie in lingua italiana e 12.500 in lingua inglese.

Solidarietà: Progetto Arca, al Meeting di Rimini l’installazione immersiva “Ti parlo di me” e 3 incontri

Cosa significa trovarsi a vivere in mezzo a una strada in pieno inverno? Come cambia la vita quando sei solo al mondo e qualcuno ti apre la porta? E quando sei tu ad aprire quella porta a chi è in difficoltà? Fondazione Progetto Arca lo racconta in occasione del Meeting di Rimini, dal 21 al 26 agosto, con l’installazione immersiva “Ti parlo di me” – realizzata grazie a Osama – che invita il pubblico a conoscere più da vicino la povertà: tre grandi videowall e tre cornette del telefono sono i canali a disposizione per osservare e ascoltare da un lato il racconto di chi è in difficoltà e ha bisogno di aiuto per tornare alla vita, e dall’altro di chi offre con competenza e passione questo sostegno vitale. È un invito, quello di Progetto Arca, a mettersi in ascolto, proprio come fanno ogni giorno gli oltre 1.000 volontari della Fondazione, che partono proprio dall’ascolto dell’altro per avviare la relazione d’aiuto.
Allo stand di Progetto Arca al Meeting (padiglione C1), si alza una cornetta e si entra nella vita, raccontata in prima persona, di Ennio, Sara e Anna. Sono storie di cadute, scelte sbagliate oppure occasioni perse, come quella di Ennio che perde tutto ed è costretto a vivere per anni strada, o quella di Sara, che da giovanissima vive l’esperienza dolorosa di non avere una casa e vivere separata dalla famiglia. Ma il loro racconto prosegue positivo con l’incontro con Progetto Arca che si pone come una “stampella” per uscire dall’emergenza e dare avvio alla ripresa. Ed è così che oggi Ennio ha una casa tutta sua e un lavoro stabile, Sara vive con la sua famiglia e fa la spesa al Market solidale. La terza storia è quella raccontata dall’operatrice Anna, che si è avvicinata a Progetto Arca come volontaria nel periodo dell’emergenza Siria: “Doveva essere un giorno, ma poi non ho più smesso perché aiutare gli altri ha dato un senso alla mia vita”, così Anna oggi lavora per la fondazione nell’area housing sociale. Le tre testimonianze raccontano come i servizi di Progetto Arca siano studiati e strutturati in base alle necessità delle persone, dall’accoglienza al supporto alimentare. Solo nell’ultimo anno, Progetto Arca ha dato aiuto, in Italia e nel mondo, a oltre 45.700 persone attraverso i suoi servizi di sostegno alimentare, abitativo, lavorativo, sociale. Ha accolto oltre 6.000 persone tra strutture e appartamenti; ha sostenuto a livello alimentare 3.600 famiglie.
Al Meeting di Rimini, Progetto Arca è inoltre protagonista di 3 incontri. “Il bene fatto bene-bene”, domenica 23 agosto alle ore 16.30 allo stand Ucid, è un dialogo tra Alberto Sinigallia, presidente di Progetto Arca, e Andrea Rapisarda, ceo di AKA42, sulla digitalizzazione delle Unità di Strada del Comune di Milano.
“Abitare, un privilegio di tutti”, lunedì 24 agosto alle ore 15 all’Arena Cdo C1, coinvolge Costantina Regazzo – direttrice relazioni istituzionali, educazione e sviluppo di Progetto Arca – in un dibattito che parte dall’osservazione delle città come sempre più attrattive e meno accessibili, e prosegue con una riflessione su come le stesse possano tornare a essere di tutti.
“L’impresa di integrare”, martedì 25 agosto alle ore 19 alla Sala Neri Generali Cattolica, il presidente di Progetto Arca Alberto Sinigallia è tra i relatori di un dialogo dedicato all’integrazione, raggiungibile grazie a precise scelte e opere attuate sul territorio, come per esempio il destinare a una persona fragile un alloggio invece che un posto in dormitorio.

Ebola in R.D. Congo: è l’epidemia più letale della storia del Paese per l’Oms

L’epidemia di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo è diventata la più letale mai registrata nel Paese. Lo riferisce l’Oms-Organizzazione mondiale della sanità, citata dall’Onu. Secondo i dati delle autorità locali, i morti sono 2.325, oltrepassando i 2.299 decessi registrati durante l’epidemia del 2018-2020, finora la più grave nella storia della Repubblica Democratica del Congo. I casi confermati sono 4.945, mentre 730 persone sono ancora ricoverate o in isolamento e 1.040 sono guarite. Il tasso di mortalità ha raggiunto il 46%. L’epidemia, dichiarata ufficialmente il 15 maggio, è legata al ceppo Bundibugyo, per il quale non esiste al momento un trattamento approvato. Sono in corso sperimentazioni di vaccini nel Regno Unito e in Canada. Secondo l’Oms, la risposta sanitaria è ostacolata dalla carenza di infrastrutture, dal conflitto nell’area maggiormente colpita e dalla diffidenza verso le autorità sanitarie. L’agenzia avverte che la diffusione del virus sta procedendo più rapidamente della capacità di risposta. Il focolaio resta secondo per numero di vittime soltanto all’epidemia dell’Africa occidentale del 2014-2016, che provocò 11.310 morti su 28.616 casi. L’attuale epidemia in Congo, sottolinea però l’Oms, sta causando vittime a un ritmo più rapido. Alta l’attenzione anche nei Paesi confinanti, in particolare Sud Sudan e Repubblica Centrafricana. Onu, Oms e Africa Centres for Disease Control and Prevention hanno rafforzato sorveglianza, test di laboratorio, prevenzione, assistenza sanitaria e preparazione alle emergenze. L’Ocha ha destinato 54,5 milioni di dollari alla risposta nella Repubblica Democratica del Congo e alla preparazione dei Paesi vicini. L’Oms ha annunciato un significativo potenziamento delle attività e punta a contenere la trasmissione del virus entro 3 mesi.

Ucraina: 79 milioni di dollari impegnati dall’Unesco per la ricostruzione. Attenzione al complesso monastico Kyiv-Pechersk Lavra

Rafforzare la risposta alle emergenze e preparare le basi per la ricostruzione dell’Ucraina. È l’impegno ribadito dall’Unesco durante la prima visita ufficiale nel Paese del direttore generale Khaled El-Enany, che ha incontrato il presidente Volodymyr Zelenskyy e rappresentanti del Governo. Le attività dell’organizzazione riguardano istruzione, cultura, scienza, comunicazione e informazione, con interventi per la formazione digitale, il sostegno psicologico, la sicurezza dei giornalisti e la tutela del patrimonio culturale. Dal febbraio 2022 l’Unesco ha mobilitato, attraverso i propri partner, 79 milioni di dollari per la ripresa dell’Ucraina, la più ampia risposta dell’organizzazione a una crisi nel mondo. Sono stati distribuiti oltre 58 mila Chromebook a insegnanti e studenti, formati più di 77 mila educatori sulla didattica digitale e offerta assistenza psicologica a oltre 170 mila bambini. Più di 5.100 giornalisti hanno ricevuto formazione sulla sicurezza, attrezzature, contributi e sostegno psicologico. Particolare attenzione è stata dedicata alla Kyiv-Pechersk Lavra, complesso monastico patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1990 e inserito dal 2023 nella Lista del patrimonio mondiale in pericolo. Il sito ha subito gravi danni durante un attacco il 15 giugno scorso. Secondo una prima valutazione, oltre l’80% del tetto della cattedrale è stato danneggiato, insieme a parti delle strutture superiori. L’Unesco ha annunciato 100 mila dollari del proprio Fondo per le emergenze del patrimonio culturale destinati agli interventi urgenti di stabilizzazione. La Svizzera contribuirà inoltre con 732 mila dollari per la progettazione della ricostruzione del tetto e per ulteriori opere di consolidamento. Con finanziamenti del Giappone è in corso una scansione laser 3D della cattedrale, destinata a creare una documentazione digitale dettagliata utile per conservazione e restauro.

Leone XIV: nomina 12 nuovi consultori per il Dicastero per lo sviluppo umano integrale

Leone XIV ha nominato dodici nuovi consultori del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Si tratta di mons. Peter Klasvogt, rettore del Pontificio collegio teutonico di Santa Maria in Camposanto a Roma; don Francesco Coluccia, direttore dell’Ufficio di pastorale della salute dell’arcidiocesi di Otranto; don Emmanuel Katongole, professore ordinario di Teologia all’University of Notre Dame di South Bend, negli Stati Uniti; don Joseph Jeyaraj Swaminathan, professore aggiunto alla facoltà di Scienze dell’educazione dell’Università pontificia salesiana di Roma. Nominati anche Omer S. Combary, docente di Economia all’Université Thomas Sankara di Ouagadougou, in Burkina Faso; Lucy Afandi Esipila, segretario esecutivo regionale di Caritas Africa; Paolo Foglizzo, redattore di Aggiornamenti sociali – Fondazione culturale San Fedele di Milano; Peter G. Kirchschläger, direttore dell’Institut für Sozialethik dell’Universität Luzern, in Svizzera; Kathryn A. Koch, presidente e amministratore delegato della Trust Company of the West a Los Angeles; Jacqueline Remond, docente a contratto alla School of Theology dell’Australian Catholic University di Sydney; Caren Rodrigues, professore associato al Saint Joseph’s Institute of Management di Bangalore, in India; Clemens Sedmak, direttore del Nanovic Institute for European Studies all’University of Notre Dame.

Afghanistan: Emergency, 35 bambini feriti in un’esplosione davanti a una scuola a Kabul

Ieri lunedì 17 agosto, il Centro chirurgico di Emergency a Kabul ha ricevuto 35 feriti a seguito di un’esplosione avvenuta in una scuola nel quartiere di Dasht-e-Barchi. Erano tutti bambini di età compresa tra i 10 e i 14 anni e, secondo quanto hanno riferito, stavano uscendo dalla scuola quando si è verificata l’esplosione. Lo riferisce in una nota l’ong.  “Intorno alle 18 di ieri, siamo stati avvertiti che c’era stato un incidente e che un gran numero di pazienti sarebbe stato trasferito presso le nostre strutture. Abbiamo appreso solo in seguito che si trattava di un’esplosione e che tutti i pazienti erano bambini. Sono tutti stati colpiti da schegge e tre di loro hanno avuto bisogno di cure chirurgiche urgenti. Non conosciamo le cause dell’accaduto – racconta Dejan Panic, Country Director di Emergency in Afghanistan –. Sebbene dal 2021 in Afghanistan si sia registrata una forte diminuzione di questo tipo di eventi, gli ospedali di Emergency continuano a ricevere feriti”.
Nei primi sei mesi del 2026 il 70% dei pazienti ricoverati per trauma nell’ospedale di Emergency a Kabul è ancora costituito da feriti a causa di violenza e conflitti (ferite da arma da fuoco, taglio, schegge di esplosioni, mine).
Emergency è presente in Afghanistan con il Centro chirurgico per vittime di guerra di Kabul, il Centro chirurgico per vittime di guerra di Lashkar-gah (Helmand), il Centro chirurgico, il Centro pediatrico e il Centro di maternità di Anabah (valle del Panshir) e una rete di oltre 30 Posti di primo soccorso (FAP) e di Centri sanitari di base (PHC). Dal 1999 ha curato oltre 8,5 milioni di persone in un Paese che oggi conta più di 48 milioni di abitanti.

Cpr: “la dignità non si trattiene”, a Melfi il confronto con mons. Fanelli e gli esperti

Si intitola “La dignità non si trattiene – Oltre i CPR: per una società fondata sui diritti e sull’accoglienza” l’incontro pubblico in programma questa sera, alle 18.30, nel cortile dell’episcopio di Melfi, promosso dalla diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa insieme all’ufficio di Pastorale sociale, del lavoro e della legalità. Dopo l’introduzione di Donatina Allamprese, direttore dell’ufficio diocesano, interverranno l’avvocato Arturo Raffaele Covella, dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), e il medico infettivologo Nicola Cocco, della Società italiana di medicina delle migrazioni e della rete Mai più lager – No Cpr. Le conclusioni sono affidate al vescovo, mons. Ciro Fanelli. Il documento diocesano richiama il messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018, in cui si chiedeva di “preferire soluzioni alternative alla detenzione”, e le parole di Papa Leone XIV nel discorso dell’8 giugno scorso al Congresso spagnolo, secondo cui la risposta alla condizione di migranti e rifugiati “deve mettere al centro le persone” e andare “oltre la semplice gestione di flussi”, perché la discriminazione per origine, religione o condizione sociale viola “il principio universale dell’uguale dignità di tutti gli esseri umani”. “Come comunità ecclesiale sentiamo il dovere di non rimanere indifferenti”, si legge nella nota: accogliere l’altro “non è soltanto una questione sociale o modotica”, ma “una responsabilità umana e, per noi, evangelica”.

Indonesia: Save the Children, istruzione interrotta per oltre 8.000 minori a seguito del fortissimo terremoto

Più di 8.000 bambini e adolescenti nella provincia indonesiana più meridionale, Nusa Tenggara Orientale, si trovano ad affrontare rischi per la sicurezza e interruzioni del percorso scolastico dopo il terremoto di magnitudo 7,7 che ha colpito l’isola di Flores. Lo afferma in un comunicato diffuso oggi Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Circa 50 persone hanno perso la vita – sebbene il bilancio delle vittime sia destinato a salire – centinaia sono i feriti e migliaia sono stati sfollati in seguito al sisma. Mentre è ancora in corso la valutazione della reale entità della distruzione, si segnalano oltre 900 abitazioni danneggiate dal terremoto e dalle centinaia di scosse di assestamento. Sono state colpite anche infrastrutture pubbliche essenziali, tra cui 87 strutture scolastiche e 18 centri sanitari, causando l’interruzione di servizi fondamentali per il benessere dei bambini.
Una seconda scossa di magnitudo 6,9 ha colpito l’area al largo dell’isola di Sumatra, nella parte occidentale del Paese, evidenziando la vulnerabilità dell’Indonesia all’attività sismica, data la sua posizione lungo la “Cintura di fuoco” del Pacifico. Save the Children sta valutando i bisogni dei bambini e delle famiglie colpiti a Nusa Tenggara Orientale, in collaborazione con un’organizzazione partner locale, per avviare un intervento di risposta. Il terremoto ha colpito un contesto già difficile, caratterizzato da sfide preesistenti come la siccità causata dal fenomeno El Niño e i rischi vulcanici legati al monte Lewotobi. L’impatto cumulativo di questi disastri in rapida successione minaccia la salute, la protezione, l’istruzione e il benessere psicosociale dei bambini.
“Questo terremoto letale ha causato grande sofferenza e ingenti danni, aggravando al contempo le vulnerabilità preesistenti dovute ai disastri ricorrenti a Flores. I bambini sono tra i soggetti più a rischio”, afferma Fadli Usman, Direttore per gli interventi umanitari e la resilienza di Save the Children Indonesia. “Tutelare il loro benessere e il loro futuro richiede molto più che rispondere ai bisogni immediati: servono investimenti costanti nella ripresa e nella resilienza”. Tra le priorità immediate figurano garantire l’accesso all’istruzione per i minori e sostenere i mezzi di sussistenza delle famiglie, al fine di prevenire la perdita di apprendimento, la malnutrizione, il lavoro minorile, i matrimoni precoci e altri rischi legati alla protezione. Oltre agli interventi salvavita, Save the Children sottolinea la necessità di dare pari priorità al ripristino dei servizi essenziali, al rafforzamento della resilienza delle famiglie e delle comunità e alla creazione di opportunità affinché i bambini possano riprendersi dal terremoto.

Cisgiordania: l’Onu raggiunge le famiglie assediate a Qusra. A Gaza resta l’emergenza umanitaria

Un primo intervento umanitario ha raggiunto le famiglie palestinesi rimaste per giorni confinate nelle proprie abitazioni a Qusra, villaggio della Cisgiordania settentrionale, dopo l’insediamento di un avamposto israeliano nelle vicinanze e l’inasprimento delle restrizioni all’accesso. Lo riferisce l’Onu. Una squadra dell’Unicef ha distribuito acqua, cibo, medicinali, prodotti per l’igiene e kit per i bambini. L’Ocha-Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari segnala tuttavia che 3 famiglie restano circondate da una consistente presenza di forze israeliane e coloni. Nei giorni scorsi, secondo quanto riferito dall’Onu, alcuni coloni avrebbero attaccato gli operai impegnati nel ripristino delle utenze idriche ed elettriche danneggiate, mentre alcuni lavoratori sarebbero stati fermati dalle forze israeliane. A una fabbrica palestinese della zona sarebbe stato inoltre ordinato di sospendere le attività. L’Onu richiama alla necessità di proteggere i civili, le abitazioni e i beni e di garantire l’accesso ai servizi essenziali. La situazione resta critica anche nella Striscia di Gaza, dove continuano attacchi aerei, bombardamenti, colpi d’arma da fuoco e fuoco navale. Secondo i partner umanitari delle Nazioni Unite, la maggior parte dei 2,1 milioni di abitanti di Gaza è concentrata in un’area che rappresenta meno della metà del territorio della Striscia prima della guerra. Tra le vittime degli ultimi episodi vi sono anche civili. Preoccupa inoltre l’arrivo della stagione delle piogge. L’Onu e le organizzazioni umanitarie sono riuscite ad acquistare meno di 30mila tende, a fronte di un fabbisogno stimato tra 80 mila e 130 mila. La maggior parte delle tende acquistate, però, resta bloccata fuori da Gaza, mentre i materiali per realizzare strutture di accoglienza più resistenti non possono ancora entrare nella Striscia. Nel 2026, infine, è stato finora raccolto meno del 40% dei 4 miliardi di dollari necessari per gli interventi umanitari a Gaza e in Cisgiordania.

Spiritualità: Ofs Sicilia, il card. Reina presiede la messa a Monreale per la festa di San Ludovico il 25 agosto

Sarà la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal card. Baldassare Reina, vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, il momento centrale della festa di San Ludovico, patrono dell’Ordine francescano secolare, che l’Ofs di Sicilia celebrerà il 25 agosto tra Palermo e Monreale.
La presenza del card. Reina assume un particolare significato per l’Ordine francescano secolare di Sicilia. La celebrazione sarà infatti vissuta come un momento forte di comunione ecclesiale, nel quale le fraternità francescane secolari dell’Isola si ritroveranno insieme attorno all’Eucaristia e in comunione con il Successore di Pietro, attraverso il suo vicario.
“La presenza del card. Baldassare Reina, in qualità di Vicario del Santo Padre, rappresenta per noi un segno prezioso di comunione con la Chiesa universale e con il Successore di Pietro. È un dono che accogliamo con gratitudine e che ci richiama a vivere con sempre maggiore consapevolezza la nostra vocazione francescana secolare, dentro la Chiesa e al servizio del Vangelo” dice Carmelo Vitello, ministro regionale dell’Ordine francescano secolare di Sicilia.
Alle 16, nella basilica cattedrale di Monreale, il card. Reina presiederà la concelebrazione eucaristica, alla quale prenderanno parte le fraternità dell’Ofs provenienti da diverse parti della Sicilia. L’ingresso in cattedrale sarà preceduto, alle 15, dal ritrovo nella piazza antistante e dall’ingresso delle fraternità con i propri stendardi.
La celebrazione sarà anche l’occasione per affidare a San Ludovico il cammino dell’Ordine francescano secolare di Sicilia, le fraternità locali e il servizio che esse sono chiamate a svolgere nella società. Al termine della celebrazione è prevista la preghiera di affidamento della Fraternità regionale a San Ludovico, insieme al dono della cera da parte delle fraternità dell’area Frate Fuoco.
La festa avrà inizio nella mattinata a Palermo, presso la Missione di Speranza e Carità di via Decollati – Casa di preghiera per tutti i popoli, dove le fraternità saranno accolte alle 9.30.
La mattinata prevede la visita della Missione, la preghiera iniziale, una riflessione sul tema “Va’ e ripara la mia casa”, a cura di don Pino Vitrano, e l’adorazione eucaristica.
Da Palermo a Monreale, dunque, la giornata sarà un unico cammino di preghiera, fraternità e comunione: dall’incontro con gli ultimi e con una realtà significativa della Chiesa siciliana, fino alla celebrazione eucaristica nella cattedrale di Monreale, cuore della giornata e momento nel quale l’Ofs di Sicilia si ritroverà unito attorno all’altare.
La festa di San Ludovico diventa così anche un’occasione per rinnovare la consapevolezza che la vocazione francescana secolare è chiamata a essere vissuta dentro la Chiesa, nella fraternità e al servizio del Vangelo, guardando con fiducia al futuro e affidando il proprio cammino al Signore e all’intercessione del proprio patrono.
La celebrazione eucaristica delle ore 16 sarà aperta a tutti.

Ambiente: Acli Terra, al Meeting di Rimini con due appuntamenti per riflettere su colture, culture e nuove sfide del Mediterraneo

Dalla terra al mare, dalle colture agricole alle culture popolari, fino alle trasformazioni che stanno interessando il Mediterraneo e le comunità che vivono delle sue risorse. Acli Terra sarà presente alla 47ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini con due appuntamenti in programma martedì 25 agosto, dalle ore 14,30 alle 16,30, presso la Saletta workshop del padiglione Cdo (C1).
Due momenti distinti ma collegati da un unico filo conduttore: leggere i cambiamenti ambientali, economici e sociali attraverso il rapporto tra uomo, territorio, agricoltura e mare, mettendo a confronto competenze scientifiche, accademiche, economiche, associative e culturali.
Il primo appuntamento, promosso da Acli Terra, CdO Lazio e dall’iniziativa Colture & Culture, è il convegno “Le nuove e vecchie colture. Come cambiano le culture popolari e la pedagogia ambientale”.
L’incontro propone un confronto sul legame tra l’evoluzione delle pratiche agricole e i mutamenti culturali del Paese. Partendo dal dialogo tra colture agricole e culture popolari, il panel affronterà il rapporto tra le radici rurali tradizionali e le nuove esigenze legate alla sostenibilità, alla formazione e alla pedagogia ambientale rivolta alle giovani generazioni.
A seguire, dalle ore 15,30 alle 16,30, Acli Terra promuove il convegno “Mare, marinai e alieni. Il Mediterraneo che cambia tra fauna, flora, economia blu e storie di comunità nuove”.
L’incontro offrirà una riflessione a più voci sulle trasformazioni in corso nel bacino del Mediterraneo e sulle loro conseguenze ambientali, economiche e sociali. Attraverso il contributo di biologi marini, rappresentanti del mondo associativo e della cultura, saranno affrontati i cambiamenti della flora e della fauna marina, la diffusione delle specie aliene, il ruolo delle comunità di pescatori e le prospettive di sviluppo sostenibile dell’economia blu.
Sul tema della gestione delle specie aliene e sui rischi ambientali legati ai recenti scenari internazionali interviene il presidente nazionale di Acli Terra, Nicola Tavoletta: “I cambiamenti nel Mediterraneo si evidenziano in modo chiaro anche attraverso la presenza delle specie aliene: un fenomeno che va controllato e gestito con scientificità, senza cedere ad ansie o allarmismi mediatici, anche perché in diversi casi queste nuove specie rappresentano un’opportunità di diversificazione per la filiera ittica. Tuttavia, occorre massima vigilanza affinché l’azione dell’uomo non esasperi la situazione. Pensiamo al blocco navale nello Stretto di Hormuz: la stasi prolungata di circa 1.500 imbarcazioni rischia di innescare una vera e propria bioinvasione globale. Come evidenziato dai ricercatori nello studio pubblicato su Biological Invasions, dopo 10 giorni di stasi la crescita del biofouling — la giungla biologica di microbi, alghe, cozze e invertebrati sulle chiglie — diventa esponenziale, vanificando l’effetto delle vernici antivegetative che funzionano solo con il movimento dell’acqua”. “Questi ‘super invasori’ – aggiunge – viaggiano come autostoppisti verso ogni angolo del globo, minacciando di sopprimere le specie native, alterare le catene alimentari locali e veicolare patogeni. Per questo servono prevenzione, pulizia in acqua dei bastimenti con smaltimento corretto dei detriti e l’attivazione nei porti di tutto il mondo di reti di monitoraggio rapido con strumenti molecolari. La sicurezza umana e la tutela della biodiversità marina devono rimanere la priorità assoluta”.

Alcide De Gasperi: card. Reina, “la sua testimonianza ricorda che la ricerca del bene comune può diventare luogo nel quale la fede prende carne”

“Il 19 agosto ricorre il settantaduesimo anniversario della morte di Alcide De Gasperi. Ricordarlo, per la società civile e conseguentemente per la nostra comunità ecclesiale, significa rendere omaggio a uno dei protagonisti della rinascita democratica dell’Italia e del progetto europeo. Ma è anche un’occasione per interrogarsi sulla dignità della politica e sulla possibilità, per un cristiano, di abitare la storia con fedeltà al Vangelo senza trasformare la fede in strumento di potere”. Lo sottolinea il card. Baldassare Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, sulla figura di Alcide De Gasperi, in occasione del settantaduesimo anniversario della morte, che ricorre domani, mercoledì 19 agosto 2026.
“De Gasperi fu uomo di fede profonda, austera, mai ostentata, vissuta come criterio di discernimento. Conobbe la persecuzione fascista, il carcere e le lacerazioni ideologiche del Novecento, maturando una concezione alta della politica, estranea alla seduzione del potere e alla contrapposizione tra amici e nemici”, ricorda il porporato.
“La sua statura emerse soprattutto nella capacità di guardare oltre le macerie della guerra. Là dove l’Europa aveva conosciuto la devastazione dei nazionalismi, seppe indicare la via della riconciliazione e di istituzioni capaci di trasformare antiche inimicizie in un destino condiviso”, evidenzia il card. Reina.
“Papa Leone XIV ne ha richiamato l’esempio, ricordando che il suo amore per Dio sosteneva la dedizione alla Patria e affermando che ‘la politica, la diplomazia e la difesa nazionale diventano strumenti di autentica carità quando sono vissute con animo umile’ (omelia per il Giubileo degli Uffici cerimoniali istituzionali, 25 ottobre 2025)”, prosegue il vicario del Papa per la diocesi di Roma.
Il cardinale precisa: “Per la Chiesa di Roma la sua memoria possiede un significato particolare. Le sue spoglie riposano nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura e il 28 febbraio 2025, nel Palazzo apostolico lateranense, si è conclusa la fase diocesana della causa di beatificazione”.
Il card. Reina conclude: “A settantadue anni dalla morte, De Gasperi continua a interpellare il presente: è ancora possibile concepire la politica come servizio e non come possesso, come costruzione paziente e non come conflitto permanente? La sua testimonianza ricorda che la ricerca del bene comune, vissuta con rettitudine e umiltà, può diventare luogo nel quale la fede prende carne”.

Meeting Rimini: 140mila metri quadrati di esposizione, 3.300 volontari e ingresso gratuito

Cresce il Meeting di Rimini, che per l’edizione 2026 raggiunge una superficie complessiva di 140mila metri quadrati, il 16% in più rispetto allo scorso anno. La manifestazione, in programma con il titolo “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, si prepara ad accogliere migliaia di visitatori con un nuovo Grand Auditorium da 10mila posti, realizzato nei padiglioni B7-D7 per ospitare anche l’intervento di papa Leone XIV. Gli spazi espositivi salgono a 12mila metri quadrati (+50%), mentre la libreria occuperà mille metri quadrati e l’area ristorazione disporrà di 6mila posti a sedere. “Vogliamo arrivare ad accogliere nel miglior modo possibile le persone che vengono per incontrarsi e per incontrare tante realtà”, ha spiegato il presidente del Meeting, Bernhard Scholz, sottolineando la necessità di “strutture adeguate e una reale capacità di accoglienza”. Il programma culturale prevede oltre 150 incontri con 500 relatori italiani e internazionali, oltre a 13 mostre e 13 spettacoli. Quattro spettacoli saranno ospitati al Teatro Galli e due proiezioni alla Corte degli Agostiniani, nel centro storico di Rimini. Ampio spazio anche alle famiglie e allo sport. Il Villaggio Ragazzi Yoga si estenderà su oltre 6mila metri quadrati, con 200 appuntamenti, mentre l’Enel Sport Village occuperà oltre 13mila metri quadrati, in collaborazione con Centro Sportivo Italiano, Cdo Sport e RBR Rinascita Basket Rimini. Saranno 3.300 i volontari impegnati nell’edizione 2026, provenienti dall’Italia e dall’estero. Il 58% ha meno di 30 anni; 460 volontari sono già al lavoro per l’allestimento e 80 saranno impegnati nel disallestimento. il Meeting sarà aperto tutti i giorni fino alle 24 e conferma l’ingresso e il parcheggio gratuiti. Alla manifestazione partecipano 180 aziende partner e 10 Regioni italiane con propri spazi istituzionali. La crescita arriva dopo un’edizione 2025 che ha registrato 800mila presenze, 18 milioni di visualizzazioni dell’app ufficiale e 14mila passaggi sulla stampa.

Sant’Agata: card. Parolin, “una santità che non appartiene ai musei della memoria, ma continua a generare fede, speranza e carità”

“Cambiano le epoche, mutano le forme della società, si trasformano i linguaggi e le sensibilità, ma rimane immutata quella comunione dei santi che, come insegna il Credo, unisce il cielo e la terra e rende ogni epoca contemporanea del Vangelo. Sant’Agata non appartiene semplicemente alla storia di Catania, appartiene all’oggi di Dio e continua a camminare con il suo popolo. Sant’Agostino ricordava che i martiri non sono lodati perché hanno sofferto, ma perché hanno perseverato. Non è il dolore a renderli grandi, ma l’amore che li ha resi fedeli fino alla fine. E Tertulliano affermava che il sangue dei martiri non è il segno di una sconfitta, ma il seme da cui continuamente rifiorisce la Chiesa. Ed è proprio questo che oggi contempliamo: una santità che non appartiene ai musei della memoria, ma continua a generare fede, speranza e carità”. Lo ha detto, ieri, a Catania, il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, nel pontificale per il IX centenario della traslazione delle reliquie di Sant’Agata.
Il porporato ha pregato per tutti i “nostri fratelli sparsi nelle varie parti del mondo che soffrono persecuzione per il nome del Signore e per il suo Vangelo”. Ma, ha aggiunto “non dimentichiamo, fratelli e sorelle, che esiste anche un martirio, per così dire, incruento, al quale anche noi, tutti noi qui presenti, siamo chiamati”. È “il martirio quotidiano della fedeltà: quello degli sposi che custodiscono il loro amore nelle difficoltà, quello dei genitori che educano cristianamente i figli, quello dei giovani che non cedono alla cultura dell’apparenza e della superficialità, quello dei sacerdoti e dei consacrati che spendono con generosità la propria vita, degli anziani che offrono le loro sofferenze con fiducia, di quanti nel silenzio scelgono ogni giorno la giustizia invece del compromesso, la verità invece della convenienza, il perdono invece della vendetta”.
E questa è “la santità feriale di cui parlava il Concilio Vaticano II quando ricordava che tutti i battezzati sono chiamati alla pienezza della vita cristiana. Celebrare il nono centenario significa allora interrogarsi non soltanto su ciò che abbiamo ricevuto, ma soprattutto su ciò che siamo chiamati a trasmettere”.
La Chiesa di Catania, ha ricordato il card. Parolin,” custodisce un patrimonio immenso di fede, di cultura, di pietà popolare e di carità. Ma ogni eredità vive soltanto se viene continuamente rigenerata. Le nuove generazioni non hanno bisogno tanto di monumenti o di ricordi, ma di uomini e donne nei quali il Vangelo diventi nuovamente visibile. E questa terra conosce anche tante sfide”, come “la povertà, le disuguaglianze, il dramma di molti giovani costretti a cercare altrove il proprio futuro, le fatiche delle famiglie, il fenomeno delle nuove povertà materiali e spirituali. Eppure proprio qui risplende la forza del Vangelo”.
Il cardinale ha concluso: “I santi ci insegnano che il male non si vince con altro male, ma con quella carità che nasce dalla Croce e che trasforma la storia dall’interno. Sant’Agostino amava ripetere che la speranza ha due figlie bellissime: l’indignazione e il coraggio. L’indignazione per le cose come sono e il coraggio di cambiarle. È una consegna preziosa anche per la Chiesa di oggi”.

Migranti a Ceuta: a Tangeri, il Progetto “El Faro” per bambini migranti con fondi 8xmille. Mons. Rocha Grande, “grazie all’Italia che ci sostiene!”

(Foto diocesi di Tangeri)
“Ciò che fanno gli italiani con l’8xmille arriva veramente e va a sostenere situazioni necessarie che richiedono però l’aiuto di tanti per andare avanti. Noi siamo profondamente grati per questa collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana. Sono appena partiti i volontari italiani: un gruppo di ragazzi della Caritas di Bergamo e della Caritas Ambrosiana”. C’è un “pezzo” di Chiesa italiana nel cuore di Tangeri, Marocco: si chiama Progetto “El Faro”, ed è un’iniziativa creata dall’Arcidiocesi di Tangeri, con l’obiettivo di accompagnare il percorso di coloro che si trovano ai margini della società, in particolare dei bambini migranti in Marocco”.
“Il progetto – racconta in un’intervista al sir, l’arcivescovo di Tangeri, padre Emilio Rocha Grande, ofm – beneficia dell’aiuto della Conferenza Episcopale Italiana. Si occupa di bambini e adolescenti che vivono sulla strada e che sognano di tornare nel proprio Paese oppure di entrare in Europa. Con questi ragazzi si lavora attraverso una casa-famiglia e un centro diurno, cercando di offrire loro la possibilità di non partire, di non mettere a rischio la propria vita ma di vivere in Marocco. L’obiettivo è di aiutarli a costruirsi un futuro qui, senza dover scappare via. Perché in Marocco si può vivere e si può lavorare seriamente: è un Paese nel quale è possibile costruire una vita dignitosa”. La Casa Famiglia “Guadalupe” nasce per “offrire rifugio sicuro, istruzione e supporto ai bambini che hanno vissuto in condizioni di estrema vulnerabilità”. Grazie alle persone, alle organizzazioni e ai volontari che hanno reso possibile questo “sogno”, dalla sua apertura, sia il Centro Diurno San Francesco sia la Casa Famiglia Guadalupe sono diventati “una vera casa per i bambini che la abitano. Qui hanno trovato non solo un tetto e cibo, ma anche affetto, accompagnamento e l’opportunità di costruire un futuro migliore”.
(Foto diocesi di Tangeri)
“Cerchiamo quindi di favorire il loro ingresso nel mondo della scuola e della formazione professionale, in modo che possano vivere dignitosamente qui in Marocco, senza dover sentire la necessità di scappare”, spiega l’arcivescovo. “È un progetto che funziona da quattro anni e la Conferenza Episcopale Italiana ha favorito, con un importante aiuto economico, l’avvio di questa iniziativa. Speriamo che possa rinnovare il suo sostegno, così da poter continuare questo lavoro. Sono piccole cose, ma ci aiutano a evitare che la migrazione diventi una realtà quasi unica, l’unica prospettiva che questi ragazzi riescono a vedere. I risultati sono piccoli nei numeri, ma molto belli, perché questi ragazzi si stanno realmente inserendo nel mondo dell’istruzione e della formazione professionale”.

Leone XIV: naufragio sul lago Kariba in Zimbabwe, “sentite condoglianze” alle famiglie

Leone XIV esprime le sue “sentite condoglianze a quanti piangono la perdita” delle vittime del naufragio del traghetto sul lago Kariba, in Zimbabwe. È quanto si legge nel telegramma di cordoglio inviato a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin. Il Papa, si legge nel testo in lingua inglese, è rimasto “profondamente addolorato” nell’apprendere la notizia del “fatale incidente” e affida le anime dei defunti “alla misericordia amorevole di Dio onnipotente”. Il Pontefice assicura inoltre la propria preghiera per le autorità civili e per il personale di emergenza impegnato nei soccorsi, invocando su tutti coloro che sono stati colpiti dalla tragedia “le divine benedizioni di consolazione, guarigione e forza”.

Migranti a Ceuta: a Tangeri, il Progetto “El Faro” per bambini migranti e vulnerabili. Mons. Rocha Grande, “grazie all’Italia che ci sostiene!”

(Foto diocesi di Tangeri)
“Ciò che fanno gli italiani con l’8xmille arriva veramente e va a sostenere situazioni necessarie che richiedono però l’aiuto di tanti per andare avanti. Noi siamo profondamente grati per questa collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana. Sono appena partiti i volontari italiani: un gruppo di ragazzi della Caritas di Bergamo e della Caritas Ambrosiana”. C’è un “pezzo” di Chiesa italiana nel cuore di Tangeri, Marocco: si chiama Progetto “El Faro”, ed è un’iniziativa creata dall’Arcidiocesi di Tangeri, con l’obiettivo di accompagnare il percorso di coloro che si trovano ai margini della società, in particolare dei bambini migranti in Marocco”.
“Il progetto – racconta in un’intervista al sir, l’arcivescovo di Tangeri, padre Emilio Rocha Grande, ofm – beneficia dell’aiuto della Conferenza Episcopale Italiana. Si occupa di bambini e adolescenti che vivono sulla strada e che sognano di tornare nel proprio Paese oppure di entrare in Europa. Con questi ragazzi si lavora attraverso una casa-famiglia e un centro diurno, cercando di offrire loro la possibilità di non partire, di non mettere a rischio la propria vita ma di vivere in Marocco. L’obiettivo è di aiutarli a costruirsi un futuro qui, senza dover scappare via. Perché in Marocco si può vivere e si può lavorare seriamente: è un Paese nel quale è possibile costruire una vita dignitosa”. La Casa Famiglia “Guadalupe” nasce per “offrire rifugio sicuro, istruzione e supporto ai bambini che hanno vissuto in condizioni di estrema vulnerabilità”. Grazie alle persone, alle organizzazioni e ai volontari che hanno reso possibile questo “sogno”, dalla sua apertura, sia il Centro Diurno San Francesco sia la Casa Famiglia Guadalupe sono diventati “una vera casa per i bambini che la abitano. Qui hanno trovato non solo un tetto e cibo, ma anche affetto, accompagnamento e l’opportunità di costruire un futuro migliore”.
(Foto diocesi di Tangeri)
“Cerchiamo quindi di favorire il loro ingresso nel mondo della scuola e della formazione professionale, in modo che possano vivere dignitosamente qui in Marocco, senza dover sentire la necessità di scappare”, spiega l’arcivescovo. “È un progetto che funziona da quattro anni e la Conferenza Episcopale Italiana ha favorito, con un importante aiuto economico, l’avvio di questa iniziativa. Speriamo che possa rinnovare il suo sostegno, così da poter continuare questo lavoro. Sono piccole cose, ma ci aiutano a evitare che la migrazione diventi una realtà quasi unica, l’unica prospettiva che questi ragazzi riescono a vedere. I risultati sono piccoli nei numeri, ma molto belli, perché questi ragazzi si stanno realmente inserendo nel mondo dell’istruzione e della formazione professionale”.

Emergenza abitativa: diocesi Trento, a Brentonico parrocchia, Caritas e Comune chiedono aiuto ai cittadini per le persone in difficoltà

“Negli ultimi tempi sul territorio comunale sono state rilevate notevoli carenze abitative che hanno messo in difficoltà diverse famiglie. Nonostante l’impegno dei Servizi sociali, delle Caritas e di altre realtà del territorio, la carenza di alloggi rende oggi estremamente difficile individuare soluzioni abitative, anche temporanee, per situazioni urgenti che non possono essere rimandate”. È quanto si legge nella lettera firmata da parrocchia, Caritas e Comune di Brentonico, rivolta alla popolazione locale. L’invito è quello di aiutare a individuare eventuali soluzioni, anche provvisorie, destinate a persone e famiglie che si trovano in condizioni di grave fragilità. “Si precisa – sottolinea la lettera – che chi sarà coinvolto si impegnerà a corrispondere adeguato riconoscimento. Crediamo profondamente nei valori della solidarietà, della responsabilità condivisa e dell’attenzione verso la fragilità, che da sempre contraddistinguono la nostra comunità”. Chi volesse aiutare può contattare con garanzia di riservatezza direttamente la Caritas parrocchiale che opera in raccordo con la Commissione sociale del comune di Brentonico.

Migranti a Ceuta: mons. Rocha Grande (Tangeri), “non muri, ma vie legali per i giovani”

“La politica che viene portata avanti di fronte alla migrazione, non è una politica adeguata. Non è questione di vietare l’accesso, costruire muri o mettere più filo spinato. Credo che si dovrebbe fare un lavoro molto più serio di promozione e di formazione, anche per favorire una migrazione regolare e diretta verso i posti di lavoro di cui c’è bisogno”. Lo afferma l’arcivescovo di Tangeri, padre Emilio Rocha Grande, O.F.M., in un’intervista rilasciata oggi al Sir in cui fa il punto della situazione dopo che il 30 luglio migliaia di ragazzi e ragazze del Marocco e dell’Africa Subsahariana hanno tentato di raggiungere l’exclave Ceuta con “l’illusione” di poter varcare i confini dell’Europa. Alla domanda sull’Unione Europea e sulla possibilità dichiarata da alcuni paesi di sospendere gli accordi di Schengen, l’arcivescovo francescano risponde così: “In Spagna, per esempio, la natalità è crollata fortemente. Abbiamo bisogno di persone che aiutino a portare avanti il mondo del lavoro e dell’industria. E questi ragazzi sono forti, coraggiosi, intelligenti, capaci di imparare con facilità la lingua e un mestiere. Bisognerebbe fare in modo che, quando arrivano in Europa, non si cerchi semplicemente di impedire che vengano, ma che possano arrivare con un contratto di lavoro, in modo regolare, e inserirsi nella società e nella cultura”.

Migranti a Ceuta: mons. Rocha Grande (Tangeri), “il mio pensiero va ai ragazzi che hanno perso la vita. Il loro dramma viene prima di tutto”

“Il mio pensiero va soprattutto ai ragazzi e alle ragazze che hanno perso la vita. Per me è la situazione più dolorosa. Altri faranno poi le loro analisi politiche, sociali ed economiche, ma il dramma di questi ragazzi viene prima di tutto. Ognuno di loro è un figlio di Dio, anche se molti di loro non lo sanno. Ognuno aveva progetti, sogni, speranze e anche delusioni. Hanno messo a rischio la propria vita nella speranza di un futuro migliore e, invece, hanno perso la vita. È veramente un dramma”. Con voce incrinata, parte da qui, da questo “dolore” l’arcivescovo di Tangeri, padre Emilio Rocha Grande, O.F.M. Il Sir lo ha raggiunto al telefono per chiedergli di fare il punto della situazione dopo che il 30 luglio migliaia di ragazzi e ragazze del Marocco e dell’Africa Subsahariana hanno tentato di raggiungere l’exclave Ceuta con “l’illusione” di poter varcare i confini dell’Europa. “Noi preghiamo per i morti, per i feriti e anche per la città di Ceuta e per i suoi abitanti, che stanno ancora vivendo una situazione molto pesante. Ma questi ragazzi, soprattutto, sono una tragedia: cercando di vivere un po’ meglio, hanno trovato la morte”. “Tutto questo si inserisce in una situazione in cui c’è il desiderio, soprattutto tra i giovani, di progredire, di crescere e di avere una vita migliore”, spiega l’arcivescovo francescano. “Ed è così che, in casi come questo, si arriva a buttarsi in mare per attraversare una distanza relativamente breve”. “Una volta raggiunta Ceuta, molti pensano di poter rimanere in Europa senza problemi, e questo non è vero”, dice padre Rocha. “E poi molti di questi ragazzi non sanno nuotare. Sicuramente tra quelli che sono morti, ci sono persone provenienti dalle zone interne del Marocco, dove non c’è il mare. Pensano che attraversare 300 metri a nuoto sia relativamente facile, ma quello è il tratto finale dello Stretto di Gibilterra, dove le correnti sono molto forti. Per quanto possano cercare di tenersi a galla con alcuni dispositivi, molti di questi ragazzi non riescono a nuotare e vengono trascinati verso l’Atlantico. Sono morte molte persone e di tantissime non verrà mai ritrovato il corpo. È una situazione di grande disperazione”.

Diocesi: Padova, sabato 12 settembre torna il “Cammino Laudato Sì – Sotto le stelle”

Ritorna per il secondo anno l’esperienza del “Cammino Laudato Sì – Sotto le stelle: un’occasione per lodare insieme Dio per il bene della Creazione”.  L’evento si svolgerà dal tardo pomeriggio di sabato 12 al mattino di domenica 13 settembre. La proposta, promossa dall’Ufficio per la Pastorale sociale della diocesi di Padova, vede un cammino notturno con partenza dalla chiesa di San Pietro di Faedo-Cinto Euganeo alle ore 19.30 lungo il “Cammino Laudato Sì”, con cena al sacco, visione delle stelle accompagnati dall’Associazione astronomica euganea e veglia sotto le stelle. Quindi il ritorno a Faedo alle 23.00 per un momento di adorazione a turni durante la notte. Al mattino dopo colazione, la “messa per la creazione”.  

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