Pablo Picasso, l’artista spagnolo che contribuì alla fondazione del cubismo

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Ai Overview: In occasione dei 145 anni dalla nascita di Pablo Picasso, Malaga ospita un’esposizione che mette in dialogo oltre cento opere dell’artista spagnolo con quelle di Edvard Munch. L’articolo ripercorre le fasi stilistiche del pittore, dalle prime stagioni al cubismo, e ricostruisce il suo legame con l’Italia, iniziato con il viaggio a Roma, Napoli e Pompei nel 1917. Vengono inoltre ricordate le vicende legate ai suoi dipinti più noti, dalle opere pacifiste al dibattito sul prestito di Guernica, mantenendo uno sguardo sulla dimensione umana e privata dell’autore.

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Le origini a Malaga e l’esposizione con Munch

Nella notte del 25 ottobre 1881, in una casa di Plaza de la Merced a Malaga, nasceva Pablo, primogenito di José Ruiz y Blasco, insegnante di disegno, e María Picasso y López. Dal padre avrebbe ereditato la matita, dalla madre il cognome con cui sarebbe passato alla storia. A 145 anni da quella notte, la città lo ricorda con Munch–Picasso: dal 30 ottobre il museo accosterà più di cento opere dei due artisti, che non si conobbero, in un dialogo ideato da Paloma Alarcó.

Le stagioni artistiche e l’impatto sulla pittura

La sua produzione comprende oltre 20mila opere e si divide di solito in stagioni. Prima di arrivare al cubismo (1909–1919), infatti, l’artista spagnolo ha attraversato altri tre periodi, denominati blu (1901–1904), Rosa (1904–1906) e Africano (1907–1909). Quel che è certo è che Picasso ha inciso tanto sulla prospettiva quanto sul modo di rappresentare lo spazio in Occidente.

Il legame con l’Italia e l’arrivo di Guernica a Milano

Il rapporto che ha maturato con l’Italia ha solide radici, a partire dal febbraio 1917 quando, in piena guerra, Picasso arrivò a Roma con Jean Cocteau per lavorare a Parade, lo spettacolo dei Balletti Russi di Djagilev. Lì incontrò la ballerina Olga Chochlova, che avrebbe sposato nel 1918. Poi raggiunse anche Napoli e Pompei. Qualche anno più tardi, esattamente nel 1953, il dipinto Guernica approdò a Milano grazie anche ad Attilio Rossi, che ottenne da Picasso il prestito dell’opera. Ercole Pignatelli, giunto in città proprio quell’anno, ricorda ad Artribune lo striscione della mostra visto fuori dalla Stazione Centrale: «restai paralizzato».

I temi della religione, della guerra e della pace

Sebbene si professasse ateo, Picasso dipinse la Crocifissione nel 1930, per poi tornare più volte su quel soggetto. Nel 1952, mentre infuriava la guerra di Corea, Picasso dipinse La Guerra e La Pace, destinate alla volta della cappella romanica di Vallauris. Nel 1958 aggiunse un terzo pannello, Le quattro parti del mondo, ossia quattro figure riunite attorno alla colomba della pace.

Il dibattito sui prestiti museali e la vita privata

In primavera il Governo basco ha chiesto di trasferire Guernica al Guggenheim di Bilbao fino a giugno 2027, per il novantesimo anniversario del bombardamento. Il Reina Sofía, che conserva la tela dal 1992, ha avvertito dei rischi e il ministro della Cultura Ernest Urtasun ha respinto la richiesta in Senato. Sul fronte privato, intanto, le testimonianze delle donne che vissero accanto a Picasso si intrecciano sempre più alla lettura della sua opera.

L’uomo e l’artista fino agli ultimi giorni

Il genio e l’uomo spigoloso restano inseparabili. L’anniversario invita a guardarli entrambi, senza santini né processi sommari. La madre raccontava che tra le prime parole di Pablo ci fosse «piz, piz»: voleva dire lápiz, matita. Non smise di usarla fino alla morte, a Mougins, nel 1973.

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