Chiesa e Società, ecco tutte le notizie del 8 Settembre 2026

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Ecco il resoconto dei principali fatti di oggi, martedì 8 settembre 2026, che riguardano la vita istituzionale a la vita ecclesiale del nostro Paese. Le notizie sono ordinate in ordine cronologico, dalla più recente alla più datata.


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Diocesi: mons. Gambelli (Firenze), “il ‘sì’ di Maria porta in sé l’umanità tutta”

“La salvezza che Dio Padre opera nella storia non è un evento fragoroso, un intervento divino dall’alto con cui tutto viene messo in ordine una volta per tutte; non è nemmeno un disegno di bene che si realizzi mediante le diverse forme di potere e di forza che attraversano e scuotono la storia; la conversione del mondo non passa nemmeno, semplicemente, dal consegnare all’uomo delle buone regole da seguire e applicare. Il bene del mondo e la sua salvezza si realizzano grazie al cuore spalancato di chi come Maria è tutta aperta a Dio”. Lo ha detto l’arcivescovo di Firenze, mons. Gherardo Gambelli, celebrando nel pomeriggio dell’8 settembre la messa in occasione della Festa della Natività di Maria, nella basilica della Santissima Annunziata.
“Il grande desiderio di Dio è essere con noi, essere per noi l’Emmanuele: Dio-con-noi. Questo è il senso profondo dell’alleanza di Dio con l’uomo”, ha proseguito, evidenziando che “solo questa vicinanza di Dio è davvero all’altezza del bisogno dell’uomo, una vicinanza che non si realizza ‘nonostante’ l’uomo, ma ne cerca l’amore e la libertà, si propone ad esso come vediamo nella bellissima immagine dell’Annunciazione”.
Dio si propone di entrare nella vita degli uomini, “per realizzare una vicinanza assoluta”, perché si possa essere “conformi all’immagine del Figlio suo”. “Solo chi vive come Maria e Giuseppe – che non ebbero delle vite semplici – l’apertura del cuore al Mistero di Dio potrà anche scoprire, come scoprirà lo stesso Paolo, che ‘tutto concorre al bene di coloro che amano Dio’. Perché – ha osservato mons. Gambelli – solo questa semplicità di cuore permette di accogliere in noi, come Maria, la vita di Gesù scoprendo così che il bene non significa che non ci siano problemi, dolori o drammi, ma che il bene è qualcosa che si può desiderare, cercare, praticare e vivere, perché attraverso di noi l’amore e la vicinanza di Dio continui ad essere sperimentata e accolta dagli uomini e le donne del nostro tempo”.
Nella genealogia di Gesù nel Vangelo di Matteo “vi leggiamo, oltre quello della Madonna, il riferimento ad altre quattro donne: Tamar, Rahab, Rut e ‘la moglie di Uria’. Sono tutte donne che non appartengono al popolo ebraico, esse per così dire, vengono da fuori: da sempre la grande storia di Israele porta dentro l’orizzonte del mondo intero e dell’umanità tutta. Il ‘sì’ di Maria porta in sé l’umanità tutta, perché il Dio-con-noi, il Verbo incarnato, è anche il Dio-per-tutti, colui che non conosce limiti e che tutto abbraccia degli uomini e donne di ogni tempo”. L’arcivescovo ha concluso: “Chiediamo anche noi, come la Madonna, di poter dire «sì», affinché la carità, la cura e la tenerezza di Dio possa raggiungere i bisognosi nel corpo e nell’anima di questo nostro presente ferito, sperimentando anche noi che tutto misteriosamente ma realmente concorre al Bene”.

Diocesi: mons. Carboni (Oristano), “dobbiamo elevare la nostra voce e dare voce alle vittime”

“Disarmare le parole e contribuire così a disarmare la terra”, è l’appello lanciato dall’arcivescovo di Oristano, mons. Roberto Carboni, durante il solenne pontificale per la festa patronale di Nostra Signora del Rimedio, celebrato stasera nel piazzale della Basilica di Oristano. Davanti a fedeli e autorità, il presule ha denunciato lo scenario internazionale segnato da conflitti e divisioni: “Diamo voce alle richieste dell’umanità che grida il suo desiderio di pace. Ci preoccupano le chiusure fra i popoli: con la violenza tutto è perduto, mentre con il dialogo si può arrivare a un punto d’incontro”. Di qui il richiamo alla responsabilità etica: “Ci sono situazioni in cui non è giusto essere neutrali. Non basta ritenere di non essere complici, dobbiamo elevare la nostra voce e dare voce alle vittime. Non possiamo accettare tutto questo come una normalità”. Carboni ha quindi invitato a un esame di coscienza a partire dalla quotidianità: “Dobbiamo purificare l’aggressività di cui possono essere impregnate le nostre parole: feriscono o guariscono un cuore. Per conseguire la pace non basta il desiderio, bisogna praticare la giustizia”. Riprendendo le parole di Papa Leone e le cinque piste di responsabilità quotidiana, personale e comunitaria, per far crescere la civiltà dell’amore, il vescovo ha ribadito l’urgenza di “disarmare le parole e contribuire così a disarmare la terra, di edificare il buon fondamento della pace che è la giustizia, di abbandonare l’esitazione e prendere posizione. Ci sono situazioni in cui non è giusto essere neutrali, essere chiamati a un sano realismo che eviti sia l’idealismo quanto il cinismo ed infine rilanciare il dialogo, che è lo strumento principale della convivenza tra le persone e una concreta alternativa al conflitto”. Uno sguardo anche alla realtà diocesana: “Siamo custodi di un passato glorioso ma viviamo un presente di povertà spirituale, poco entusiasmo e calo delle vocazioni”. Infine, l’esortazione alla comunità civile: “Oristano continui a essere accogliente, attenta ai più deboli, sempre più al servizio dei cittadini”.

Patroni: Casal di Principe, il 9 e 10 settembre mostra “Santa Maria Preziosa con i nostri occhi”

Una mostra immersiva di cimeli storici che raccontano storie di liturgia, catechesi e carità legate alla devozione Maria Santissima Preziosa, patrona di Casal di Principe. L’esposizione dal titolo “Santa Maria Preziosa con i nostri occhi” avrà luogo mercoledì 9 e giovedì 10 settembre durante i festeggiamenti in onore della Santa. Quest’anno, al centro della mostra curata dal Centro turistico giovanile Albanova e allestita nel transetto della parrocchia del Santissimo Salvatore, ci sarà il popolo di Casal di Principe, con le espressioni di pietà popolare e le pie pratiche devozionali che nei secoli hanno accompagnato il culto della patrona della cittadina di Terra di Lavoro. Fedeli e visitatori potranno così conoscere da vicino le storie e le opere di uomini e donne segnati dal loro rapporto con la Vergine di Casal di Principe: dagli inni che nel corso del tempo sono stati dedicati alla Madonna alle donne casalesi che le facevano voto, le Preziosine; a suor Maria Raffaella Coppola, che si avvicinò al culto mariano fin da piccola e per la quale è oggi in corso il processo di beatificazione.

Maltempo: Protezione civile, “piogge e temporali sulle Regioni del Nord e del Centro. Allerta arancione in Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna”

“Una vasta perturbazione di origine atlantica, in progressiva discesa dall’Europa settentrionale, dalla prossima notte inizierà ad interessare anche il nostro Paese, determinando un deciso aumento dell’instabilità a partire dalle Regioni settentrionali, con diffuse precipitazioni a prevalente carattere temporalesco, dando luogo a rovesci di pioggia e raffiche di vento di forte intensità”. Ad annunciarlo è il Dipartimento di Protezione civile in una nota nella quale spiega che “sulla base delle previsioni disponibili” e “d’intesa con le Regioni coinvolte” è stato emesso un “avviso di condizioni meteorologiche avverse”. “L’avviso – prosegue la nota – prevede dal mattino di domani, mercoledì 9 settembre, precipitazioni, a prevalente carattere di rovescio e temporale, su Piemonte, Lombardia, Veneto, Province Autonome di Trento e Bolzano, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Liguria, in particolare nel settore centro-orientale, e Toscana”. “I fenomeni – precisa la Protezione civile – saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, forti raffiche di vento, locali grandinate e frequente attività elettrica”.
Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata per la giornata di domani, mercoledì 9 settembre, allerta arancione sui settori occidentali dell’Emilia-Romagna e su gran parte della Lombardia e del Veneto. Valutata, inoltre, allerta gialla in Trentino-Alto Adige, in Umbria e su settori di Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Emilia-Romagna e Calabria.

Diocesi: Campobasso-Bojano, domani il ricordo di mons. Antonio Nuzzi

Mercoledì 9 settembre, a dieci anni dalla sua scomparsa, l’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano renderà omaggio alla memoria di mons. Antonio Nuzzi. Il programma prenderà il via alle 18 nella Sorgente di Santa Maria dei Rivoli, dove si svolgerà un breve momento di riflessione accompagnato da dieci rintocchi della “Campana della Carità”. Le commemorazioni proseguiranno alle 19 nella Chiesa dei Santi Erasmo e Martino con la celebrazione della Santa Messa in suffragio. A presiedere l’Eucaristia sarà l’arcivescovo di Campobasso-Bojano, mons. Biagio Colaianni, concelebrante insieme al parroco don Giovanni Di Vito e ai sacerdoti della Forania di Bojano. L’iniziativa rappresenta un’occasione per fare memoria di una figura che continua a essere ricordata con affetto da quanti ne hanno conosciuto il ministero e l’impegno pastorale. A distanza di dieci anni dalla sua morte, il ricordo di mons. Antonio Nuzzi rimane vivo nella comunità bojanese e nell’intero territorio diocesano. L’invito è rivolto a tutta la cittadinanza, alle associazioni, ai gruppi ecclesiali e a tutti coloro che desiderano condividere questo momento di memoria comunitaria.

Ordinariato militare: mons. Saba ai cappellani, “sparire per far emergere Cristo”

Si è conclusa oggi a Sacrofano, presso la Fraterna Domus, la tre giorni di programmazione pastorale della diocesi Ordinariato Militare. Nella cappella Santa Maria Madre dell’Accoglienza l’arcivescovo Ordinario militare, mons. Gian Franco Saba, ha presieduto la messa conclusiva, concelebrata dal nuovo vicario generale, mons. Michele Magnani, e da circa 150 cappellani militari provenienti dalle diverse Zone pastorali d’Italia. Nell’omelia, incentrata sulla Natività della Beata Vergine Maria, mons. Saba ha richiamato il valore del mistero della vita umana. “Nel mistero della nascita di una persona abbiamo perso il senso del mistero”, ha osservato, sottolineando come “nella nascita di ogni persona permane una dimensione di mistero che è nelle mani di Dio”. La vita umana, ha aggiunto, “è mistero, ed è un mistero connesso dentro la storia della salvezza”. Riflettendo sulla figura di Maria, il presule ha ricordato come la sua grandezza sia legata alla missione affidatale da Dio a servizio dell’umanità. Richiamando i Padri della Chiesa, l’ha definita “terra feconda” e segno di chi porta frutto, “il cui frutto è Cristo”. Un’immagine che, secondo il vescovo, richiama anche i presbiteri alla necessità di rimanere uniti a Cristo, “linfa vitale” che dà senso e fecondità all’esistenza. Mons. Saba ha quindi indicato nell’umiltà di Maria un modello per la Chiesa e per il ministero dei cappellani militari. “In una società nella quale occorre vigilare sulla cultura della potenza, del dominio e dell’apparenza, essere persone consapevoli di ciò che veramente conta è fondamentale”, ha affermato. Da qui l’invito ad affrontare “fatiche, sofferenze e contraddizioni” non con la logica del potere, ma con “lo spirito del servizio”. Concludendo l’omelia, il vescovo ha affidato ai cappellani militari il mandato per il nuovo anno pastorale: “La Natività di Maria ci ricorda che nell’umiltà e nel silenzio si possono costruire i più grandi progetti. Ciò non vuol dire sparire per assenteismo, ma sparire per far emergere Cristo”.

Germany: Saxony-Anhalt, Alternative für Deutschland was mainly voted by religiously unaffiliated people

In the wake of AfD’s success at the parliamentary election in the Saxony-Anhalt Land, a survey by the Mannheim-based Wahlen research institute, exclusively licensed to the German Catholic news agency KNA, revealed that the triumphal outcome of Alternative for Germany was mainly due to religiously unaffiliated voters. According to such survey, 47% of religiously unaffiliated voters voted for AfD, a remarkably higher proportion than that of Protestants (33%) or Catholics (32%). In addition, such survey found a gender-based difference too. According to such survey, 38% of Protestant men and 37% of Catholic men voted for AfD, while the rate for Protestant women was 29% and that for Catholic women was 26%. The Christian voters who did not vote for AfD mainly voted for CDU, which dropped to 17.2%: voters from both religious confessions voted for the Christian Democratic Union, with each group providing 26% of votes. A wide divide between the two confessions is clearly apparent in the age group up to 34 years of age. While 23% of Catholics in such age group voted for AfD, the proportion rose to 39% for Protestants. CDU had no support from voters aged 34 and under: young Protestant Christians provided just 8%, while young Catholics provided even less, a mere 6% of votes; Catholics in such age group voted for SPD (19%) and the Green party (18%).

Germania: Sassonia-Anhalt, Alternative für Deutschland ha ricevuto voti soprattutto da elettori senza affiliazione religiosa

Dopo il successo dell’AfD alle elezioni per il parlamento del land Sassonia-Anhalt, secondo un’analisi dell’istituto di ricerca Wahlen di Mannheim, ottenuta in esclusiva dall’agenzia di stampa cattolica tedesca Kna, il risultato trionfale di Alternativa per la Germania è dovuto principalmente agli elettori senza affiliazione religiosa. Secondo l’analisi, il 47% degli elettori senza affiliazione religiosa ha votato per l’AfD, una percentuale significativamente superiore a quella dei protestanti (33%) o dei cattolici (32%). L’analisi rivela anche un’ulteriore differenza in base al genere. Secondo il sondaggio, il 38% degli uomini protestanti e il 37% degli uomini cattolici hanno votato per l’AfD, mentre le percentuali per le donne protestanti erano del 29% e per le donne cattoliche del 26%. I voti mancanti all’AfD tra gli elettori cristiani sono andati in gran parte alla Cdu, crollata al 17,2%: gli elettori di entrambe le confessioni religiose hanno votato per i cristiano-democratici, con ciascun gruppo che ha assicurato il 26% dei voti. Un ampio divario tra le due confessioni è evidente nella fascia d’età fino a 34 anni. Mentre il 23% dei cattolici in questa fascia d’età ha votato per l’AfD, la percentuale sale al 39% per i protestanti. La Cdu non ha avuto sostegno dagli elettori fino a 34 anni: i giovani cristiani protestanti hanno assicurato solo l’8%, mentre ancora meno i giovani cattolici, appena il 6% dei voti; i cattolici in questa fascia d’età hanno votato per l’Spd (19%) e per i Verdi (18%).

Terremoto Centro Italia: Tolentino, mons. Marconi benedice il cantiere della chiesa del Redentore, “costruiamo comunità”

Via libera ai lavori di recupero post-sisma per la chiesa del Santissimo Redentore a Tolentino. Il vescovo di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, ha benedetto il cantiere dell’edificio del Novecento, danneggiato dal terremoto del 2016 e segnato dal tempo. L’intervento, da 353 mila euro, prevede consolidamento strutturale e restauro interno. “Non vogliamo costruire solo muri ma soprattutto comunità, ed è questo il senso del nostro incontrarci qui oggi – ha sottolineato mons. Marconi –. Tanti cantieri stanno partendo dopo un lavoro di studio molto importante che adesso inizia a dare i suoi frutti”. Il presule ha ringraziato la struttura commissariale guidata da Guido Castelli, l’Usr, la Soprintendenza e il Comune, frenando poi sui tempi di un altro cantiere cittadino, San Catervo: “Invito tutti a frenare fughe in avanti in merito a una possibile scadenza per la riapertura: la data sarà comunicata quando i lavori saranno ultimati e tutto sarà in sicurezza”. Soddisfazione dal sindaco Mauro Sclavi: “La presenza del vescovo ha un valore particolare: per la nostra comunità la riapertura di un luogo di culto è sempre motivo di crescita”. Per la sottosegretaria della Giunta regionale Silvia Luconi si tratta di una “luce di speranza: la chiesa del Redentore è un presidio religioso e sociale fondamentale per gli abitanti della zona, che qui si sono sempre riuniti. La notizia dei lavori ha suscitato un’emozione grandissima”.

Bosnia-Erzegovina: ricordato l’equipaggio del G-222 “Lyra 34”, caduto nel 1992 in missione umanitaria

Sul Monte Zec, nei pressi di Fojnica, sono stati ricordati i quattro aviatori italiani dell’equipaggio del G-222 “Lyra 34”, abbattuto il 3 settembre 1992 mentre trasportava aiuti umanitari destinati alla popolazione civile di Sarajevo, allora sotto assedio. Il velivolo dell’Aeronautica militare, impegnato in una missione sotto l’egida delle Nazioni Unite, fu colpito da 2 missili terra-aria durante la fase finale del volo e precipitò sul Monte Zec. Nell’abbattimento persero la vita il maggiore pilota Marco Betti, il tenente pilota Marco Rigliaco, il maresciallo motorista Giuseppe Buttaglieri e il maresciallo elettromeccanico Giuliano Velardi, tutti insigniti della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. Alla cerimonia hanno partecipato l’ambasciatrice d’Italia in Bosnia-Erzegovina Sarah Eti Castellani, il comandante di Eufor Althea, generale Maurizio Fronda, il comandante della 46ª Brigata Aerea, generale Luca Mazzini, e rappresentanti delle Forze armate e delle istituzioni locali. La deposizione di una corona presso il monumento dedicato all’equipaggio ha concluso la commemorazione, che ogni anno riunisce rappresentanti italiani e bosniaci nel luogo dell’abbattimento. La missione italiana in Bosnia-Erzegovina continua oggi nell’ambito di Eufor Althea, operazione dell’Unione europea impegnata a sostenere le autorità del Paese nel mantenimento di un ambiente sicuro e stabile.
(Foto Esercito Italiano)

Galles: i leader religiosi ai membri del Parlamento, “lavorare insieme per il bene di tutti”

In occasione dell’avvio di un nuovo anno di attività parlamentare, i principali leader religiosi del Galles hanno diffuso una lettera aperta ai loro deputati eletti. L’iniziativa, firmata dai vertici delle comunità cristiane – tra cui l’arcivescovo cattolico Mark O’Toole e l’arcivescova anglicana Cherry Vann –, ebraiche, musulmane, hindu, sikh, bahá’í e della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, è un accorato appello all’unità e al rispetto reciproco in un momento storico definito di “forte tensione” nel Regno Unito. Nella lettera, i rappresentanti delle fedi esprimono gratitudine ai membri del Senedd per il loro impegno al servizio della collettività, sottolineando come molte comunità locali vivano oggi con timore per il proprio futuro: si respira una preoccupazione per la tutela della dignità umana e della libertà di culto e per forme di pregiudizio basate sull’etnia e sulla religione, cose che vanno contrastate. I leader religiosi ricordano anche il ruolo centrale dei luoghi di culto come veri e propri centri di integrazione, assistenza sociale, sanità e istruzione a supporto delle fasce più fragili della popolazione. E auspicano “un rafforzamento dei nostri rapporti di cooperazione, comprensione reciproca e accettazione, affinché possiamo lavorare tutti insieme per il bene di tutti in Galles”.

Ucraina: Iacomini (Unicef), “Distrutto deposito di aiuti umanitari Unicef, il terzo in due mesi”

“Domenica 6 settembre un magazzino di aiuti umanitari a Dnipro, in Ucraina, gestito per conto dell’Unicef, è stato colpito e gravemente danneggiato da un bombardamento”. Lo rende noto Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia. Nell’attacco sono andate perdute forniture vitali destinate a bambini e famiglie colpite dal conflitto: “È il terzo magazzino umanitario dell’Unicef distrutto dalle bombe in meno di due mesi e gli attacchi alle infrastrutture civili devono fermarsi immediatamente”, prosegue il portavoce. “I dati sull’impatto di questo conflitto sui più piccoli restano drammatici: negli ultimi sette giorni si contano almeno 18 bambini feriti e un bambino ucciso dai bombardamenti in Ucraina”. Iacomini ha sottolineato come i bambini debbano avere il diritto di studiare, imparare e costruire il proprio futuro senza essere condannati a vivere sotto il terrore delle bombe: “I civili, e i più piccoli in particolare, continuano a pagare il prezzo più alto di questa guerra. È urgente fermare ogni attacco contro i bambini e contro i magazzini di aiuti indispensabili alla loro sopravvivenza. Non si possono distruggere i beni di prima necessità destinati a chi ha già perso tutto. Dal 2022, oltre 3.900 bambini sono stati uccisi o feriti in Ucraina e tutto questo deve finire” ha concluso Iacomini.

Diocesi: mons. Massaro (Avezzano), “con il Festival diffuso nella Marsica è emerso il volto di una Chiesa realmente in uscita”

“La manifestazione non si è limitata a celebrare l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, ma ha saputo mettere in dialogo la memoria con il presente, la spiritualità con la cultura e la fede con le grandi domande del nostro tempo. È emerso così il volto di una Chiesa realmente in uscita, consapevole che il Vangelo si annuncia certamente nelle chiese e dall’alto di un pulpito, ma anche creando e promuovendo cultura, attraverso l’arte, la musica, il teatro e la danza, e confrontandosi con temi di straordinaria attualità come la cura del creato, la pace e la fraternità”. Così mons. Giovanni Massaro, vescovo di Avezzano, ha commentato il successo di “Francesco, Tommaso e gli altri”, il Festival diffuso nella Marsica promosso da diocesi di Avezzano e Archivio storico diocesano dei Marsi in collaborazione con i Comuni di Avezzano, Celano, Sante Marie e Tagliacozzo dove si sono svolti i 31 eventi in programma.
Come viene spiegato in una nota diffusa dalla diocesi, “sono state registrate circa 2.000 prenotazioni per gli appuntamenti con riserva del posto. Un dato già molto significativo, che rappresenta soltanto una parte dell’affluenza complessiva: numerosi eventi erano infatti a ingresso libero e hanno accolto migliaia di presenze nelle chiese, nei conventi, nelle sale, nei musei, nei luoghi delle mostre e lungo gli itinerari del Festival”. “Francesco, Tommaso e gli altri”, ha sottolineato il vescovo, “è stato il frutto di un lavoro sinergico che ha visto la diocesi dei Marsi collaborare con quattro comuni della Marsica, Avezzano, Celano, Sante Marie e Tagliacozzo, e coinvolgere, in una rete più ampia e feconda, le altre Amministrazioni comunali, le associazioni, le scuole e le numerose realtà del territorio. Questa collaborazione ha rappresentato un valore unico in sé, prima ancora di essere uno strumento necessario alla sua realizzazione”.

Patti Lateranensi: mons. Gallagher, “nessun accordo nasce senza la disponibilità ad incontrarsi”, ma i gesti devono diventare “regole giuste e durevoli”

Il 4 ottobre 1926, il card. Rafael Merry del Val, legato pontificio di Papa Pio XI, incontrò Pietro Fedele, ministro della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia. Un momento che favorì il processo di riconciliazione tra Stato italiano e Santa Sede e portò ai Patti Lateranensi e al Concordato. A ripercorrerne le tappe salienti è stata la sessione inaugurale del seminario di studio dei docenti di Teologia e degli assistenti pastorali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, riuniti dal 7 al 10 settembre ad Assisi per l’appuntamento formativo dal titolo “Il Signore ti dia pace. Per una teologia pacificata e pacificatrice”. Pace, diplomazia, conciliazione sono state parole ricorrenti nell’intervento di mons. Paul Richard Gallagher, arcivescovo e segretario per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni della Santa Sede. “Da quell’incontro – ha detto – emerge che nessun accordo nasce senza la disponibilità ad incontrarsi”, ma i gesti devono diventare “regole giuste e durevoli”. Papa Leone XIV ha definito Merry del Val un “vero diplomatico dell’incontro”, espressione che indica come il “dialogo autentico non cancella le differenze, ma cerca le condizioni perché possano convivere con una collaborazione leale”. Gallagher ha poi aggiunto: “La diplomazia non produce da sé la pace; può però preparare le condizioni umane, politiche e giuridiche perché essa possa mettere radici”. La rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Elena Beccalli, ne ha messo in luce lo spirito di autentica “cultura del negoziato”, ancora oggi essenziale come ricorda Papa Leone XIV nella Magnifica humanitas, per costruire la “civiltà dell’amore”. Beccalli ha poi messo in evidenza il “valore fondativo del dialogo tra la teologia e le diverse discipline”, il ruolo delle università come “istituzioni di pace, arene di dialogo interreligioso e geopolitico, ponti tra le civiltà per costruire relazioni stabili e fruttuose”. Anche l’arcivescovo Mario Delpini, presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, si è soffermato sulla contemporaneità di San Francesco: “La sua figura e l’enorme incidenza che ha avuto nella storia e che continua ad avere nel nostro tempo possono suggerire le strade da percorrere per una teologia pacificata e pacificatrice“. Del resto “anche le fratture più profonde possono essere ricomposte”, per citare le parole di Maria Tripodi, sottosegretaria di Stato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. La diplomazia comincia proprio “quando le posizioni sono distanti” e infatti “dialogare significa riconoscere che anche nei momenti più difficili occorre lasciare aperta una possibilità di confronto”, sebbene la diplomazia richieda tempo e la pace è sempre un processo in costruzione. Per questo, l’VIII centenario della morte di San Francesco offre una straordinaria opportunità per ribadirne gli insegnamenti “in un mondo ancora segnato da situazioni geopolitiche che destano profonda preoccupazione”, come ha affermato mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università: “Come Università Cattolica del Sacro Cuore, ritrovarci ad Assisi è un tornare alle radici e alle sorgenti della nostra ispirazione, ma anche un rilanciare l’impegno accademico nell’orizzonte di un lavoro formativo e di un contributo culturale che sappiano alimentare la ricerca e la costruzione della pace”. 

Diocesi: Padova, presentato il progetto vitivinicolo “Villa Maggioni”

Una tenuta di circa 12 ettari nel contesto dei colli Euganei – dalla scorsa estate riconosciuti Riserva della Biosfera Mab (Man and the Biosphere) dell’Unesco – una dimora storica ottocentesca ristrutturata e rivitalizzata nell’eleganza degli spazi; un rustico rigenerato a cantina/bottaia per la degustazione dei vini e la valorizzazione e commercializzazione dei prodotti agricoli; duecento nuovi olivi e cinque ettari di terreno destinati alla produzione vinicola. Sono questi in sintesi gli ingredienti che stanno dietro a un nome e un progetto “Villa Maggioni”. Il nome della villa, catalogata tra le dimore storiche del Veneto, è, infatti, anche il titolo di un progetto vitivinicolo pensato e voluto dall’Istituto diocesano per il sostentamento del clero della Chiesa di Padova (Idsc Padova), presentato oggi.
Villa Maggioni è stata acquistata nel 2023 dall’Istituto diocesano.
“Il nostro intento – ha sottolineato il presidente dell’Istituto diocesano, don Paolo Rizzato – è offrire ai nostri colli Euganei e alle comunità che li abitano una stimolante prospettiva valorizzando un luogo di memoria geologica, storica, culturale, dove l’agricoltura e il genio umano hanno saputo raccogliere la forza delle natura e arricchire la sua bellezza. Realizzare questo progetto non significa per noi gestire una proprietà privata, per arricchire, ma valorizzare un bene che appartiene alla comunità e che alla comunità deve essere restituito, convinti che anche una buona economia di mercato è solo una parte della vera ricchezza che deve essere di tutti e di cui abbiamo tutti bisogno”.
“L’obiettivo dell’intervento sulla tenuta Villa Maggioni – ha aggiunto il direttore dell’Istituto Marco Pastorello – si configura, come un’operazione di rigenerazione territoriale integrata, capace di unire la salvaguardia del patrimonio storico-architettonico alla riattivazione di una filiera agricola di eccellenza. Il tutto nell’ottica di una sostenibilità anche ambientale del progetto che vede tra l’altro il recupero delle vigne quali elemento identitario dei colli Euganei, il ripristino – accanto alle nuove piantumazioni – degli ulivi storici – che rischiavano il deperimento a causa degli anni di incuria – oltre ai filari di mandorli e marasche tipici di questa zona”.
(Foto diocesi di Padova)
Due le sottolineature del vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, al termine della presentazione. In primis la capacità di lavorare in spirito di comunione tra tutte le Chiese, di cui è un esempio l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Il secondo aspetto sottolineato è l’attenzione alla cura del Creato: “Nel nostro territorio questa sensibilità nei confronti del Creato vive, esiste, anche se spesso ce ne dimentichiamo. La vocazione che abbiamo è quella di vivere dentro, sopra questa terra, con questa terra che, secondo la Sacra Scrittura, ci è stata affidata e deve essere custodita. L’amore per la terra e anche il contributo di ingegno e di creatività dato dagli operatori e dalle persone competenti, affinché il nostro territorio migliori e sia sempre più adeguato, rappresentano un contributo al territorio, ma anche alla politica e a un modo di pensare, custodire e preparare il futuro”.

Yemen: Oim, 18.500 sfollati in 72 ore per la ripresa dei combattimenti sulla costa occidentale

Sono circa 18.500 le persone costrette a lasciare le proprie abitazioni nelle regioni di Taiz e Al-Hodeidah, nello Yemen, dall’intensificarsi delle ostilità dallo scorso 3 settembre. Lo riferisce l’Oim-Organizzazione internazionale per le migrazioni, secondo la quale il numero degli sfollati continua a crescere di ora in ora mentre le famiglie raggiungono comunità ospitanti e siti di accoglienza. Tra le persone in fuga vi sono anche famiglie già sfollate più volte, costrette nuovamente ad abbandonare quel poco che erano riuscite a ricostruire. I combattimenti stanno inoltre provocando nuovi sfollamenti tra nuclei che vivevano già in insediamenti per sfollati. I centri urbani e le comunità ospitanti lungo la costa occidentale e nel sud di Taiz sono sottoposti a una forte pressione, mentre l’accesso stradale e le comunicazioni risultano ostacolati dagli scontri. Le scorte umanitarie, in particolare di cibo, ripari e beni essenziali, sono fortemente ridotte dopo le recenti emergenze legate ai combattimenti e alle inondazioni. Le famiglie sfollate hanno urgente bisogno di assistenza economica, cibo, acqua potabile, ripari, beni di prima necessità e cure mediche. L’Oim richiama tutte le parti al rispetto e alla protezione dei civili, garantendo corridoi sicuri per chi cerca di fuggire e accesso umanitario senza ostacoli alle persone ancora intrappolate nelle aree dei combattimenti. L’agenzia Onu sollecita inoltre i donatori a ricostituire le scorte di emergenza e a finanziare con urgenza la risposta umanitaria.

Ecumenismo: Loreto, a fine ottobre la visita del patriarca Bartolomeo I alla Santa Casa

Il patriarca ecumenico Bartolomeo I, arcivescovo di Costantinopoli, visiterà la Santa Casa di Loreto lunedì 26 ottobre 2026. L’annuncio è stato dato questa mattina dal delegato pontificio, mons. Fabio Dal Cin, durante la liturgia per la Natività della Beata Vergine Maria. Il patriarca venererà la reliquia della Santa Casa e benedirà la nuova icona bizantina della Vergine, ispirata all’antica immagine custodita nel Santuario fino al 1400 e poi andata perduta. “Restituire alla Santa Casa l’icona della Vergine col Bambino nel linguaggio proprio dell’Oriente cristiano vuole essere un ‘piccolo e forte segno’ di comunione”, ha aggiunto il vescovo, richiamando la preghiera di Gesù “perché tutti siano una cosa sola” e l’urgenza della pace di fronte ai conflitti che feriscono l’umanità e l’Europa. Alla guida della Sede di Sant’Andrea Apostolo da oltre tre decenni, Bartolomeo I è una delle figure più autorevoli del panorama ecclesiale contemporaneo. La visita che rappresenta un vero “evento di grazia”, è stata calorosamente incoraggiata e benedetta da Papa Leone XIV durante l’udienza riservata al Delegato Pontificio lo scorso 5 gennaio. L’evento ecumenico del 26 ottobre sarà preceduto da un convegno di carattere teologico con riflessioni sul mistero dell’Incarnazione e sulla figura di Maria in prospettiva ecumenica che aiuterà a comprenderne il significato e la portata. Il convegno, dal titolo “La Madre del Verbo Incarnato e la Santa Casa: riflessioni teologiche e prospettive ecumeniche”, si svolgerà il 24 ottobre 2026 nella Sala Macchi al Palazzo Apostolico di Loreto. L’obiettivo è quello di approfondire la figura di Maria Madre del Verbo Incarnato con l’auspicio di riscoprire la Santa Casa come casa che accoglie tutti i cristiani nella diversità delle loro confessioni e tradizioni e tutti gli uomini. La relazione centrale del convegno sarà affidata al noto teologo mons. Piero Coda, segretario generale della Commissione teologica internazionale e professore emerito della Pontificia Università Lateranense. La Solennità dell’8 settembre è stata celebrata a Loreto all’insegna dell’unità e della pace. L’evento si è aperto nella Sala Macchi con il convegno, dedicato quest’anno al tema “Laicità e libertà religiosa: cultura e modelli costituzionali”. L’incontro ha ospitato la lectio magistralis di Federico Silvio Toniato, Segretario Generale del Senato della Repubblica. Durante la messa è stato lo stesso Toniato ad accendere la “Lampada della pace per il mondo”, simbolo della preghiera e dell’impegno quotidiano a servizio della pace. “Un gesto – come ha definito l’arcivescovo Dal Cin – che rinnova un’alleanza d’intenti tra cristiani, uomini di buona volontà e Istituzioni civili per costruire insieme la pace. La pace non è un’utopia astratta. Ha bisogno di chi crede che Gesù è davvero la nostra pace e che è l’indispensabile Salvatore di ogni sforzo di pace. Ma richiede anche la solidità delle Istituzioni, il rigore di chi le serve, la saggezza di chi legifera e della politica con la P maiuscola: quella nobile arte che cerca il bene di tutti, a partire dai più deboli e indifesi”.

Carlo Acutis: un anno fa la canonizzazione. Card. Bassetti, “san Carlo porta la primavera del Vangelo tra noi”

“La breve vita di Carlo è stata un inno di lode, si è spento rallegrandosi di non aver sprecato mai il tempo: Carlo santo per la Chiesa rimane per noi un segno che ha voluto inviarci per avere speranza nel futuro, nei giovani e nel loro cuore aperto alla fede”. Sono le parole che il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo emerito della diocesi di Perugia-Città della Pieve, ha pronunciato stamani, durante la messa nella chiesa di Santa Maria Maggiore-Santuario della Spogliazione, in ricordo del primo anno dalla canonizzazione del giovane santo millennial avvenuta il 7 settembre 2025 a Roma. Alla celebrazione hanno partecipato Andrea Acutis, papà di Carlo, e moltissimi fedeli arrivati proprio per questo anniversario che ha fatto toccare al Santuario della Spogliazione quasi 1 milione e 200 mila visite alla tomba. “Parole come ‘con tutto il cuore ti cerco, non farmi deviare dai tuoi precetti’ delineano la vita di san Carlo e ci permettono di percorrere la strada della santità come lui stesso ha mostrato” ha dichiarato Bassetti, il quale ha ricordato che un anno fa Papa Leone XIV canonizzò insieme ad Acutis anche un altro giovane, Piergiorgio Frassati. Il cardinale ha menzionato anche le figure di san Francesco e santa Chiara, “santi che ci ricordano la possibilità di un cambiamento interiore, la cui spiritualità e santità ancora meravigliano il mondo. Francesco e Carlo sono vissuti in tempi diversi ma entrambi hanno capito che beni e allettamenti del mondo sono spazzatura a confronto della bellezza della vita in Cristo. Ci commuove l’esperienza umana e cristiana di Carlo Acutis, che sceglie di non omologarsi: vuole vivere con i talenti ricevuti e con la sua originalità di figlio di Dio e, assiduo nel frequentare la messa, si trasfigura come se entrasse in dialogo profondo col Signore. Questa preghiera, insieme al rosario, lo rende un vero testimone cristiano: non ha paura di confrontarsi con gli amici a scuola, aiuta i poveri e la fede profonda diventa carità e condivisione. Papa Francesco lo ha citato nel documento finale del sinodo dei giovani, additandolo come modello per le nuove generazioni”. Infine, Bassetti ha lanciato un appello: “Dio sta preparando una nuova primavera del Vangelo e Carlo è una delle rondini significative”.

Cei: Pastorale giovanile, quattro incontri online per leggere l’IA alla luce dell’enciclica “Magnifica humanitas”

Aiutare educatori e operatori pastorali a interrogarsi su quale futuro costruire in un tempo segnato dall’intelligenza artificiale e dalle trasformazioni digitali. È questo l’obiettivo di “Edificare la città”, il nuovo percorso formativo promosso dal Servizio nazionale per la Pastorale giovanile (Snpg), ispirato alla Lettera enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV sulla custodia della persona umana nell’era dell’IA. Il ciclo di quattro incontri online propone una rilettura educativa, sociale e pastorale dell’enciclica attraverso l’immagine della città da costruire: non una nuova “torre di Babele”, ma uno spazio in cui tecnologia, relazioni e fede possano convivere nella tutela della dignità umana. L’iniziativa si rivolge a incaricati ed équipe diocesane di pastorale giovanile, educatori, animatori, religiosi, insegnanti e a quanti operano nei contesti educativi ecclesiali. Il percorso prenderà il via il 1° ottobre con don Bruno Bignami, che approfondirà il rapporto tra tecnologia, lavoro, economia e dignità della persona nella tradizione sociale della Chiesa. L’8 ottobre don Christian Barone rifletterà sulle questioni antropologiche poste dall’intelligenza artificiale. Il 21 ottobre la prof.ssa Alessandra Carenzio affronterà il tema degli ambienti digitali, delle nuove forme di comunicazione e delle responsabilità educative legate all’IA. Concluderà il cammino, il 29 ottobre, don Samuele Ferrari, con una rilettura pastorale centrata sui giovani e sul compito educativo delle comunità cristiane. Ogni appuntamento, in programma dalle 17.30 alle 18.30, prevede la lettura di alcuni passaggi dell’enciclica, una relazione e uno spazio di confronto con i partecipanti. Saranno inoltre messe a disposizione schede di approfondimento per favorire il lavoro personale e il dialogo nelle équipe educative. La partecipazione è gratuita, previa iscrizione online all’indirizzo: .

Brasile: vescovi, “mettere bene comune sopra interessi particolari, abbiamo bisogno di pace”

La Presidenza della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile si è rivolta ieri, con un messaggio diffuso in occasione dell’anniversario dell’Indipendenza, a tutto il popolo brasiliano. “Celebrare il Giorno dell’Indipendenza è rinnovare il nostro impegno per un Brasile libero e sovrano, democratico, giusto e fraterno. In un momento segnato da polarizzazioni politiche, tensioni istituzionali e internazionali, da una grave crisi nella più alta Corte del Paese e da difficoltà che pesano sulla vita delle famiglie, siamo chiamati a ricordare ciò che ci unisce e a porre il bene comune al di sopra degli interessi particolari”. Prosegue la nota: “Il Brasile ha bisogno di pace e dialogo. Le differenze politiche sono proprie della democrazia, ma non possono trasformarci in nemici. La violenza, la menzogna, la disinformazione e i discorsi d’odio feriscono la nostra convivenza. Dobbiamo reimparare a dissentire senza rompere i legami che ci rendono un unico popolo. Il Brasile ha bisogno di democrazia e responsabilità. Alla vigilia delle elezioni, riaffermiamo il rispetto della Costituzione, delle istituzioni repubblicane e della sovranità nazionale. Il voto è espressione di libertà e deve essere esercitato con consapevolezza, senza manipolazione, corruzione o strumentalizzazione della fede. Il Brasile ha bisogno di prendersi cura del suo popolo. Non c’è vera indipendenza finché così tanti soffrono per la povertà, l’indebitamento, le disuguaglianze e condizioni di lavoro che compromettono il riposo e la convivenza familiare”.

Povertà educativa: Mission Bambini, torna il “Banco dei Desideri” per sostenere il rientro a scuola di minori svantaggiati

Tra libri di testo, zaini e materiale scolastico, il ritorno a scuola rappresenta una delle spese più impegnative dell’anno per molte famiglie. Un costo che pesa soprattutto su chi vive una situazione di fragilità economica e che rischia di trasformare il “back to school” in un momento di rinunce, anziché di nuove opportunità. Per contribuire a contrastare la povertà educativa, torna per l’ottavo anno consecutivo il “Banco dei Desideri”, l’iniziativa promossa da Mission Bambini in collaborazione con Librerie Feltrinelli.
Da venerdì 11 a domenica 13 settembre, in 125 Librerie Feltrinelli di 84 città italiane, sarà possibile acquistare e donare libri e materiali scolastici destinati a bambini, bambine e adolescenti tra i 3 e i 14 anni che vivono in contesti di fragilità economica e sociale, nelle periferie delle principali città italiane.
Il diritto allo studio in Italia continua a essere messo alla prova dalle disuguaglianze: oltre il 27% dei minori, infatti, è a rischio di povertà o esclusione sociale e più di un milione di bambini vive in povertà assoluta. Una condizione che può trasformare anche l’acquisto di uno zaino, di un quaderno o di un libro in un ostacolo, alimentando la povertà educativa e limitando le opportunità di crescita.
Durante le tre giornate sarà possibile donare quaderni, penne, matite, dizionari, libri illustrati, ma anche giochi educativi, giochi di società, puzzle e peluche selezionati nelle librerie Feltrinelli. Materiali semplici, ma fondamentali per accompagnare la crescita, l’apprendimento e la scoperta, e permettere a ogni bambino e a ogni bambina di iniziare l’anno scolastico con gli strumenti necessari.
Tutti i prodotti raccolti saranno distribuiti da Mission Bambini a una selezione di scuole primarie, scuole secondarie di primo grado e centri educativi presenti su tutto il territorio nazionale che accolgono bambini, bambine e adolescenti in situazioni di maggiore vulnerabilità economica e sociale.
Nelle sette edizioni precedenti, Banco dei Desideri ha raccolto più di 85mila prodotti, per un valore complessivo di oltre 275mila euro, contribuendo a sostenere migliaia di studenti e studentesse in tutta Italia e garantendo loro gli strumenti necessari per affrontare il ritorno a scuola con maggiore serenità.
“La scuola dovrebbe essere il luogo in cui ogni bambino si sente accolto, mai il luogo in cui si accorge di ciò che gli manca – sottolinea Stefano Oltolini, direttore generale di Mission Bambini –. Per questo la povertà educativa non è un problema che riguarda solo chi la vive, ma un impegno che chiama in causa l’intera comunità. Con Banco dei Desideri invitiamo tutti a unirsi a questa rete di solidarietà, perché è insieme che possiamo fare in modo che nessun bambino inizi la scuola sentendosi già un passo indietro”.

Perù: Conferenza episcopale avvia colletta in vista della visita di Papa Leone XIV

La Conferenza episcopale peruviana promuove una Grande colletta nazionale che si svolgerà per far fronte alle esigenze logistiche e organizzative della di Papa Leone XIV dal 11 al 16 novembre prossimo. La colletta è stata ufficialmente presentata del presidente della Conferenza episcopale peruviana e vescovo di Lurín, mons. Carlos García Camader; dal nunzio apostolico nel paese, mons. Paolo Rocco Gualtieri, e da mons. Guillermo Inca Pereda, coordinatore generale della visita del Santo Padre e segretario generale ad interim della Conferenza episcopale peruviana. Mons. García Camader, ha invitato la popolazione a partecipare e ha fornito dettagli sulla campagna solidale, che si estenderà fino al prossimo 10 novembre, un giorno prima dell’arrivo del Papa sul territorio nazionale. “Speriamo di poter raggiungere questo obiettivo dei 4 milioni di soles e, in caso contrario, di arrivare fin dove potremo. Se riusciremo a raccogliere di più, tutto l’eccedente sarà destinato a determinate opere nelle diverse giurisdizioni che il Papa visiterà”, ha dichiarato il presidente dell’episcopato.

Malattie rare: Roma, concluso il convegno di Famiglie Sma sulle nuove sfide per l’atrofia muscolare spinale

Si è concluso a Roma, presso il Courtyard by Marriott Rome Central Park, il convegno nazionale di Famiglie Sma “We Are FamiglieSma – Le nostre nuove sfide tra innovazione scientifica e rivoluzione sociale”. Malattia genetica rara in cui si perdono progressivamente le capacità motorie, l’atrofia muscolare spinale colpisce soprattutto in età pediatrica (in Italia nascono ogni anno circa 40-50 bambini con la patologia) rendendo difficili gesti quotidiani come sedersi e stare in piedi.
“Il calendario di quest’anno ci ha consegnato in poche settimane più notizie di quante ne avessimo viste in un decennio -ha dichiarato Anita Pallara, presidente di Famiglie Sma, chiudendo i lavori -. Nuovi protocolli chirurgici, avanzamenti scientifici e screening neonatale: sono tutti tasselli della stessa rivoluzione, quella che ci ha permesso di passare dal ‘sopravvivere’ al ‘costruire un futuro’. Il registro nazionale Sma ci sta restituendo una fotografia inedita, dati impensabili fino a poco tempo fa. Ora servono strumenti nuovi adeguati ai nuovi scenari. Le linee guida condivise con i Pronto Soccorso, l’impegno per sostenere la vita adulta vanno in questa direzione ma serve un cambio di passo. La legge sui caregiver deve diventare realtà, lo screening neonatale accessibile a tutti. Ancora una volta, ascoltando i medici, abbiamo avuto la conferma di quanto una diagnosi precoce e una presa in carico tempestiva possano cambiare radicalmente il decorso della malattia e le prospettive di vita. Oggi più che mai è importante mettere al centro le persone, le loro unicità, i loro desideri e i loro progetti di vita”.
Eugenio Mercuri e Giorgia Coratti (Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs – Centro Nemo Roma) hanno presentato i dati aggiornati del Registro nazionale Sma. “Avere un registro che raccoglie i dati degli ultimi 10 anni ci ha permesso di valutare com’è cambiata la malattia nell’ultimo periodo -ha spiegato Mercuri -. Mentre in passato i bambini con Sma1, ovvero la forma più severa, erano meno del 10% del totale a causa di una bassa sopravvivenza, oggi questo dato è raddoppiato, arrivando ad oltre il 20%. Sono i primi risultati di una rivoluzione scientifica che sta cambiando la storia naturale della patologia”.
Sul tema dello screening neonatale è intervenuto Francesco Danilo Tiziano dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: “Rispetto al 2019, quando siamo partiti con il primo progetto pilota nel Lazio e in Toscana abbiamo fatto tanta strada, tanto che nella maggior parte delle Regioni ormai lo screening è attivo”. Ma “siamo ancora ben lontani dall’omogeneità territoriale che meriterebbero le famiglie. Il punto fondamentale è che manca una coordinazione centrale che monitori l’attuazione e la corretta effettuazione dello screening nelle singole regioni. Il test genetico neonatale rimane ad oggi l’arma più potente per contrastare la Sma, è doveroso garantire ad ogni neonato le stesse opportunità di cura, a prescindere dalla regione in cui nasca”.
Il convegno è stato anche l’occasione per anticipare la nuova campagna di comunicazione di Famiglie Sma, “La rivoluzione siamo noi. Storie di vita. Un futuro che continua a cambiare”: cinque video, cinque storie di persone con Sma, genitori e caregiver. Sarà online dal 28 settembre all’11 ottobre 2026.

Venezia 2026: gli appuntamenti di domani della Fondazione Ente dello Spettacolo all’83esima Mostra del cinema

Continuano gli appuntamenti della Fondazione Ente dello Spettacolo all’83esima Mostra del cinema di Venezia. Domani alle 12, nella Sala Incontri dell’Hotel Excelsior, première del cortometraggio di Cristiano Nardò “Nonostante tutto, che racconta la storia dei giovani e il loro diritto di essere fedeli a sé stessi. Intervengono: mons. Davide Milani, presidente Fondazione Ente dello Spettacolo; Cristiano Nardò, regista; Andrea Ferrari, professore e oncologo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano; Alessandro Billi, vicepresidente Mediafriends Ente Filantropico; Giampaolo Letta, Ceo Medusa S.p.A. Modera Elisabetta Soglio, giornalista del Corriere della Sera. Alle 14 all’Italian Pavilion – Hotel Excelsior,la cerimonia di consegna del Premio Famiglia Cristiana a Pif. Intervengono: mons. Davide Milani; don Stefano Stimamiglio, direttore di Famiglia Cristiana; Eugenio Arcidiacono, vicecaporedattore e responsabile settore cultura e spettacolo; Pif, regista e attore. Alle 18:40 Cinematografo incontra Mario Martone nelle Procuratie – Spazio “Che Spettacolo!”. Gianluca Arnone, caporedattore della rivista del Cinematografo intervista Mario Martone, regista del film Scherzetto, presentato nella sezione fuori concorso all’83ª edizione del festival del cinema di Venezia. Tutti gli appuntamenti della Fondazione Ente dello Spettacolo sono gratuiti e aperti al pubblico fino a esaurimento posti.

Welfare: Inps, a Parigi il presidente Fava propone un Osservatorio europeo. “Trasformazioni non conoscono confini e richiedono capacità di lettura comune”

“Le trasformazioni che abbiamo davanti non conoscono confini nazionali e richiedono una capacità di lettura comune. Le istituzioni di sicurezza sociale cooperano già attraverso reti internazionali, sedi consolidate e rapporti bilaterali. È un patrimonio importante, che oggi possiamo rendere ancora più operativo, continuo e orientato a risultati concreti”. Lo ha affermato Gabriele Fava, presidente dell’Inps, che oggi a Parigi ha incontrato i vertici di France Travail, l’ente pubblico nazionale responsabile dei servizi per l’impiego in Francia. Il bilaterale – viene spiegato in un comunicato – si è sviluppato intorno ai temi di longevità, denatalità, trasformazione tecnologica e mobilità del lavoro che “stanno cambiando in profondità gli equilibri sociali ed economici e, con essi, il ruolo delle istituzioni chiamate a garantire protezione e sicurezza sociale”.
Nel corso del confronto, Fava ha proposto la creazione di un Osservatorio europeo sul futuro del welfare, concepito come uno spazio stabile di lavoro tra le istituzioni di sicurezza sociale. L’obiettivo è mettere in relazione competenze già esistenti, individuare questioni comuni, confrontare esperienze e modelli e costruire progressivamente una base tecnica condivisa, nel rispetto delle priorità e delle specificità di ciascun Paese. “L’Osservatorio – ha sottolineato il presidente dell’Inps – potrebbe diventare il luogo nel quale preparare un confronto più ampio sul futuro dei sistemi di welfare e accompagnare il percorso verso il World Welfare Summit che stiamo organizzando in Italia per il 2027, un incontro tra i vertici degli istituti di sicurezza sociale e previdenziali europei e di altri Paesi del mondo. Le sfide sono globali e l’Europa, per la vicinanza dei suoi sistemi e la forte interdipendenza tra economie, lavoro e protezione sociale, è lo spazio naturale nel quale cominciare a costruire risposte condivise”.
I dati – sottolineano dall’Inps – restituiscono la dimensione del cambiamento. L’età media della popolazione europea ha raggiunto 44,9 anni. Le prestazioni per vecchiaia e sanità assorbono il 68% dell’intera spesa di protezione sociale dell’Ue, mentre la spesa complessiva per il welfare si attesta intorno al 27,8% del Pil dell’Ue. Nello stesso tempo, la quota di bambini e ragazzi sotto i 14 anni è scesa al 14,9% della popolazione, rispetto al 16,5% di un decennio fa, mentre la fascia tra i 15 e i 29 anni rappresenta circa il 16,2%. Su questa base, l’agenda iniziale dell’Osservatorio – viene evidenziato – dovrebbe concentrarsi su tre grandi direttrici. La prima riguarda longevità e sostenibilità delle carriere. La seconda interessa il rinnovamento demografico e l’equilibrio tra le generazioni. La terza investe il rapporto tra intelligenza artificiale, lavoro e sicurezza sociale. A queste si affianca la mobilità, considerata una dimensione trasversale perché incide sull’accesso alle prestazioni, sulla continuità delle tutele e sulla loro portabilità.

Colombia: mons. Barreto, “Chiamati a operare concretamente, non solo a fare discorsi”

Con un appello a passare dalle parole all’azione, la Chiesa cattolica ha inaugurato la 39ª Settimana per la Pace in Colombia, che si celebra fino al 13 settembre, con un’Eucaristia presieduta da monsignor Juan Carlos Barreto Barreto, vescovo di Soacha e direttore del Segretariato nazionale della Pastorale sociale della Conferenza episcopale (Cec). Con lo slogan “La pace ci chiama, la pace ci muove, la pace ci unisce”, la Chiesa ha proposto la correzione fraterna e la preghiera comunitaria come vie concrete per affrontare la violenza, superare la polarizzazione e recuperare la capacità di riconoscersi come fratelli. Tutto questo, mentre le regioni più periferiche sono scosse da continui atti dio violenza contro i difensori della pace e dei diritti umani. Secondo l’ong Indepaz, già 105 leader sociali sono stati assassinati dall’inizio dell’anno.
Di fronte a una società che affronta profonde divisioni, monsignor Barreto ha insistito sull’obbligo di prendersi cura dell’altro e non di indicarlo con il dito o umiliarlo. “La correzione fraterna e la preghiera comunitaria sono vie per la pace. Fanno parte della pedagogia per arrivare alla pace”, ha osservato, alla luce del Vangelo domenicale. Il vescovo di Soacha ha inoltre insistito sul fatto che l’impegno per la pace debba essere concreto: “È importante rendersi conto che davvero il Signore ci chiama a lavorare per questa pace, non solo a fare discorsi di pace. Ed è per questo che la pace ci muove, ci mobilita”. La Settimana per la Pace, ha poi spiegato, porterà questo appello alle comunità attraverso spazi di preghiera, riflessione, cultura, università e sport, concepiti come opportunità per incontrarsi e dialogare. In una Colombia segnata dalla polarizzazione, questi scenari cercano di recuperare la capacità di riconoscersi, ascoltarsi e costruire insieme.

Crisi migratoria: Vivas (governatore di Ceuta), “situazione sociale e umanitaria insostenibile, l’Europa intervenga”

(Bruxelles) A poco più di un mese dall’arrivo di 80mila persone dalle coste del Marocco, la situazione a Ceuta è “insostenibile” e richiede un “intervento deciso” da parte dell’Unione europea, perché “se collassa Ceuta, collassa la Spagna e tutta Europa”. Parole forti quelle usate dal governatore di Ceuta, Juan Jesús Vivas (nella foto), in occasione della sua visita istituzionale al Parlamento europeo di Bruxelles che fa seguito al meeting d’emergenza svolto in videoconferenza lo scorso 6 agosto. “Faremo tutto il necessario per riportare Ceuta alla normalità”, ha assicurato il presidente della Commissione per le libertà civili, Javier Zarzalejos. “L’azione del Marocco alle frontiere di Ceuta sta portando al collasso i nostri servizi”, è l’allarme lanciato da Vivas, definendo quanto accaduto “una inaccettabile mancanza di rispetto anche per la Spagna e per l’Unione europea”. Il governatore dell’exclave mette in evidenza l’impatto che quella che definisce una “invasione” ha avuto sul tessuto sociale di Ceuta senza però dimenticare le tante persone che hanno perso la vita. Da qui, l’appello rivolto a Bruxelles: “Chiediamo una risposta decisa, abbiamo bisogno che l’Europa ci aiuti a tornare alla normalità il prima possibile e il rientro di tutte le persone in Marocco è l’unico modo possibile”. Infine, il governatore chiede aiuto a Bruxelles per ovviare ai disagi ancora in corso: “C’è bisogno di sostegno finanziario per le infrastrutture fisiche e tecnologiche necessarie a far fronte a questo tipo di emergenze, ma serve anche far fronte all’emergenza umanitaria perché il nostro territorio non riesce a rispondere alle necessità di così tante persone”.

Diocesi: mons. Pellegrini (Concordia-Pordenone), “essere costruttori di pace e promotori della dignità di ogni persona”

Una navata gremita, un clima di intensa e raccolta preghiera animato dai canti del coro parrocchiale e una sentita partecipazione corale: la comunità di Pordenone si è stretta attorno alla figura di Maria Bambina in occasione della solennità della Natività della Beata Vergine, copatrona della città.
L’appuntamento dell’8 settembre ha rinnovato il profondo legame tra la cittadinanza e la protezione materna della Vergine. A presiedere la liturgia è stato il vescovo della diocesi di Concordia-Pordenone, mons. Giuseppe Pellegrini, che nella sua omelia ha sottolineato come la nascita di Maria non sia un mero ricordo del passato, ma l’annuncio concreto di un Dio che entra nella nostra storia umana e quotidiana: “Dio non agisce nell’astrazione, ma si incarna nelle relazioni umane, assumendo la nostra storia ferita per trasformarla dall’interno”.
Richiamando la felice coincidenza tra la festa liturgica e la festa civile della città, il presule ha rivolto un saluto alle autorità e ha esortato i fedeli a un impegno sociale attivo e responsabile. “Celebrare Maria non significa isolarsi dalle fatiche del mondo, ma ricevere la forza per incarnare i valori propri del Vangelo all’interno delle strutture sociali, politiche e culturali del nostro territorio. Siamo chiamati a essere fermento di giustizia, costruttori di pace e promotori della dignità di ogni persona, portando la luce di Cristo là dove si edifica il bene comune della collettività”, ha evidenziato il vescovo.
Citando il magistero pontificio, mons. Pellegrini ha ricordato l’urgenza di non smarrire il primato della persona umana e della solidarietà, soprattutto a tutela dei più fragili: “I valori cristiani non sono norme astratte, ma forze vive capaci di edificare una città più fraterna, equa e solidale, promuovendo il bene comune”.
La solennità di quest’anno ha assunto inoltre un significato speciale: la celebrazione è coincisa con il 60° anniversario di fondazione della parrocchia e santuario della Beata Maria Vergine delle Grazie. Il vescovo ha espresso profonda gratitudine per il servizio pastorale e spirituale instancabile svolto dai monaci Vallombrosani, rivolgendo un caloroso ringraziamento all’Abate generale, al parroco e all’intera comunità monastica, divenuta nel tempo un’autentica oasi di riconciliazione e consolazione per generazioni di pordenonesi.
La celebrazione si è conclusa con l’affidamento della città alla Vergine, accompagnato dal canto finale del coro dedicato a Maria.

Diocesi: mons. Miragoli (Mondovì), “sentiamoci dei ‘chiamati’” per “fare la volontà di Dio e accettare che modelli il nostro presente e il nostro futuro”

Sentirsi “chiamati” significa “non solo avere una considerazione particolare della nostra esistenza individuale, ma anche ritenersi parte di un disegno di Dio che concerne tutto il suo popolo in una dimensione diacronica, cioè dentro il succedersi delle generazioni. Dei secoli. Il che ci chiama a una fortissima responsabilità sia verso i nostri contemporanei sia verso coloro che verranno dopo di noi, cui dovremo consegnare un mondo ancora memore di Dio e ancora capace di interrogarsi sulla sua volontà”. Lo ha affermato questa mattina il vescovo di Mondovì, mons. Egidio Miragoli, presiedendo al santuario di Vicoforte la celebrazione eucaristica per la festa della Natività di Maria che coincide con la ricorrenza patronale per la città e la diocesi.
Nell’omelia, il presule si è soffermato sulla “vocazione”, definita “una parola per tutti” perché – ha spiegato – “in realtà tutti noi, indistintamente, siamo dei chiamati da Dio”. “Non sono dei ‘chiamati’ soltanto i sacerdoti o le suore o i frati, ma lo sono, e dovrebbero sentirsi tali, anche gli sposi, anche le persone che scelgono di rimanere sole, anche ciascuna persona nella propria professione e nel proprio stato di vita”, ha proseguito il vescovo sottolineando che “il problema è se di questo abbiamo consapevolezza e se, avendola, decidiamo cosa fare del nostro tempo tenendo in considerazione proprio la chiamata di Dio, cercando cioè di capire che cosa egli voglia da noi, in vista di che cosa ci abbia dato i doni che possediamo e magari anche i limiti che avvertiamo”. “Guardate che cambia totalmente lo sguardo su noi stessi e sui nostri giorni, a seconda che ci sentiamo dei ‘chiamati’ o no”, ha osservato mons. Miragoli, per il quale “un conto è operare scelte anche importanti della nostra vita sulla base di suggestioni, fascinazioni, desideri, inclinazioni che avvertiamo in noi; un conto è procedere alla cieca, o quasi, perché attratti ora da una persona, ora da un’altra, ora da una professione o da un luogo, ora da un’atmosfera o da una cultura”. “Sentirsi ‘chiamati’ – ha continuato – significa anche porsi seriamente il problema del proprio posto all’interno del mondo, cioè che cosa noi dobbiamo e possiamo fare dentro la collettività e dentro la storia, perché Dio non ci ha pensato come monadi isolate, ma ci ha collocato e ci vorrebbe protagonisti dentro la storia della salvezza, la costruzione del regno, la sua vigna in cui anche il nostro tralcio deve dar frutto”. Sentirsi “chiamati”, ha concluso, è “un radicale cambiamento di prospettiva, di sguardo sul senso stesso delle nostre vite. Un cambiamento che auguro a ciascuno di noi, perché quello è certamente il cuore di ogni vera conversione e di ogni vera realizzazione. Fare la volontà di Dio e accettare che modelli il nostro presente e il nostro futuro”.

Diocesi: Prato, in cattedrale il pontificale per la Natività di Maria. Mons. Benotto, “a servizio dei più deboli”

Si è tenuto questa mattina nella cattedrale di Santo Stefano, a Prato, il solenne pontificale della Natività di Maria presieduto dall’arcivescovo emerito di Pisa, mons. Giovanni Paolo Benotto, e concelebrato dal vescovo di Prato, mons. Giovanni Nerbini, e da tutto il clero diocesano.
Nella sua omelia mons. Benotto ha sottolineato che, “in qualche modo, Dio stesso si è fatto e sempre di nuovo si fa mendicante presso di noi e ci chiede il nostro consenso, il nostro eccomi, come lo ha chiesto a Maria di Nazareth, perché attraverso l’opera dello Spirito Santo, Ella potesse essere la madre del Cristo Gesù salvatore del mondo, ma anche perché tutti noi, nella fede, possiamo diventare con Cristo e in Cristo, annunciatori e collaboratori di salvezza”.
Mons. Benotto ha evidenziato che la sacra Cintola “è prima di tutto un segno che ci ricorda il rapporto d’amore che c’è tra Maria nostra madre e tutti noi, suoi figli, a lei affidati da Gesù morente sulla croce. Infatti, assunta alla gloria celeste, al termine della sua esistenza terrena, la tradizione ci dice che Maria abbia lasciato la sua cintura all’apostolo Tommaso, quasi segno concreto della realtà della glorificazione della Madre del Figlio di Dio nella sua umanità, a dire il legame indistruttibile che ci lega già da ora alla meta alla quale siamo diretti, che è la gloria di Dio nel suo Regno. Ma sta pure ad indicare un legame ugualmente indistruttibile che nella comune umanità siamo chiamati a intessere con ogni uomo e ogni donna del mondo, che al di là delle diversità e delle differenze di lingua, cultura e tradizione spirituale, ci fa essere tutti e tutte membri dell’unica famiglia umana, e tutti ugualmente chiamati a fare parte dell’unica famiglia dei figli di Dio”.
Mons. Benotto ha esortato: “La sacra Cintola non può rimanere solo una reliquia del passato, retaggio di una tradizione che attraversa i secoli della fede cristiana di chi ci ha preceduto: essa può e deve essere per voi pratesi il segno di un compito e di un impegno comunitario a servizio di chi più si sente smarrito e abbandonato a se stesso nelle prove della vita. Per la grazia di Cristo ognuno di noi può e deve essere in grado di stringersi agli altri, perché tutti condividiamo la stessa umanità. Non solo. Ma proprio perché il Signore ci ha resi conformi all’immagine di Cristo, il primogenito tra molti fratelli e nostra pace, egli ci chiede che tutti insieme ce ne facciamo missionari, annunciatori e testimoni, nella consapevolezza che c’è una Madre che ci abbraccia tutti come figli, che ci invita a vivere come fratelli e che ci offre nella Chiesa una vita di famiglia, in cui conservando ciascuno le proprie peculiarità culturali e identitarie, ci si riconosce gli uni nel volto degli altri e tutti insieme solidali e partecipi dell’amore che viene da Dio”.
Al termine del solenne pontificale l’arcivescovo Benotto ha mostrato la Sacra Cintola ai fedeli presenti in cattedrale, in particolare ai disabili accompagnati dall’Unitalsi.

Salute mentale: Telefono Amico Italia, “oltre 7.500 contatti relativi al suicidio (+8%) e nel 2026 prevista ulteriore crescita”

Sono oltre 4.200 le persone che hanno chiesto supporto a Telefono Amico Italia nei primi sei mesi del 2026 perché attraversate dal pensiero del suicidio o preoccupate per un proprio caro: il 24% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Lo ricorda l’Associazione, in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio (10 settembre). Già nel 2025 Telefono Amico Italia aveva registrato un aumento delle richieste di aiuto rispetto al 2024, per un totale di oltre 7.500 contatti relativi al suicidio (+8%) e il 2026 vedrà probabilmente una ulteriore crescita. “I nostri dati possono sempre essere letti in due modi – afferma la presidente di Telefono Amico Italia, Cristina Rigon –: se da una parte sono un segno dell’aumento del disagio, dall’altro dimostrano che le persone sempre più trovano il coraggio di chiedere aiuto. E quando si parla di suicidio questo è un segnale molto importante. Intorno al fenomeno c’è da sempre un tabù che porta a non parlarne, a nascondere i pensieri suicidari, ma questa tendenza non fa altro che aggravare la situazione: parlarne è infatti il primo modo di prevenire. Bene, quindi, che le persone chiedano più frequentemente aiuto, significa che qualcosa sta cambiando, anche se tanto deve ancora essere fatto. Noi facciamo il possibile per esserci sempre quando qualcuno ha bisogno di noi”.
Le persone che si sono rivolte a Telefono Amico Italia per problemi legati al suicidio nei primi sei mesi del 2026 lo hanno fatto prevalentemente utilizzando il servizio telefonico (il 77%), che rimane il canale di ascolto più usato in generale. Il 13% ha invece scritto a proposito di suicidio per email e il 10% attraverso Whatsapp. La maggior parte delle richieste è arrivata da donne (55%), ma mentre per le chiamate lo scarto è minimo, con le donne che costituiscono il 51% di chi ha chiamato, diventa netto per il servizio Whatsapp (F 70%) e email (F 67,5%).
(Foto Telefono Amico Italia)
A preoccupare sono soprattutto i più giovani: la maggior parte delle richieste d’aiuto, il 53%, arriva, infatti, dagli under 35. Le fasce d’età che più hanno contattato Telefono Amico Italia con segnalazioni relative al suicidio, in tutti e tre i canali d’ascolto, sono state quelle 19-25 anni e 26-35. I 19-25enni rappresentano il 20,5% di chi ha telefonato, mentre il 19% appartiene alla fascia 26-35. Il 30% di chi ha scritto su Whatsapp ha tra i 19 e i 25 anni e il 20% tra i 26 e i 35. Infine, tra chi ha scritto al servizio email il 25% ha tra i 26 e i 35 anni e il 17,5% tra i 19 e i 25.

Tempo del Creato: mons. Fusco (Sulmona), “conversione ecologica non comincia soltanto da grandi decisioni politiche o economiche, comincia dal cuore”

“Non possiamo dire soltanto: ‘Il mondo va male’. Dobbiamo domandarci: ‘Che cosa posso fare io perché qualcosa cominci a cambiare?’ () La conversione ecologica non comincia soltanto dalle grandi decisioni politiche o economiche. Comincia dal cuore. Comincia dalle nostre scelte quotidiane”. Lo ha affermato il vescovo di Sulmona-Valva, mons. Michele Fusco, in occasione della celebrazione con la quale ha preso avvio in diocesi il Tempo del Creato (1° settembre-4 ottobre). “Comincia dal modo in cui consumiamo, sprechiamo, utilizziamo l’acqua, il cibo, l’energia – ha aggiunto -. Comincia dal rispetto per la natura, dagli stili di vita, dall’attenzione ai poveri. Ma soprattutto comincia dal modo in cui guardiamo l’altro. Perché non possiamo amare il creato e disprezzare l’uomo. Non possiamo difendere l’ambiente e rimanere indifferenti davanti a chi ha fame. Non possiamo preoccuparci dell’acqua dei fiumi e dimenticare le lacrime di chi soffre. La cura del creato è inseparabile dalla cura della persona”.
“La crisi del Creato non è soltanto una crisi ambientale. È anche una crisi del cuore umano”, ha ammonito il presule. “Non siamo padroni assoluti del Creato. Siamo custodi. E la custodia nasce dalla gratitudine. Chi considera il mondo un dono ricevuto da Dio non può trattarlo come una cosa da consumare senza misura”, ha proseguito, evidenziando che “non siamo chiamati semplicemente a lamentarci del mondo ferito. Siamo chiamati a risanarlo”.

Vescovi nuova nomina: mons. Dmyterko (Breslavia), “chiamati all’accoglienza dei fedeli ucraini in fuga dalla guerra”

“Accogliamo i tanti fedeli in fuga dalla guerra, madri con bambini, diamo loro una casa per risanare le ferite profonde dei loro cuori provocate dalla guerra. Siamo una Chiesa che consola, abbraccia e porta speranza”. È la testimonianza resa al Sir da mons. Mariusz Dmyterko, vescovo greco cattolico ausiliare dell’eparchia di Breslavia-Koszalin (Polonia), a Roma in questi giorni per partecipare all’annuale corso di formazione per pastori di recente nomina in corso fino al 10 settembre.
Mariusz Dmyterko, vescovo ausiliare dell’eparchia di Breslavia-Koszalin, Polonia. (Foto Sir)
A riguardo mons. Dmyterko ha sottolineato la ricchezza del confronto tra pastori: “La Chiesa non è nostra ma di Cristo: siamo umili servi chiamati ad ascoltare lo Spirito attraverso i segni dei tempi”. Il presule ha spiegato le sfide pastorali che attendono lui e la sua diocesi in questo tempo: “A causa della guerra in Ucraina tanti vengono da noi e noi abbiamo questa responsabilità di accoglierli. Vogliamo essere una Chiesa che consola, che proclama una speranza e che li abbraccia con le mani”. Per il futuro mons. Dmyterko spera di portare con se, dopo il corso, “l’esperienza di scambio, tra tutti noi vescovi di nuova nomina, e delle sfide che la Chiesa deve affrontare, alle quali dobbiamo rispondere sempre con fiducia a Dio, sempre con l’ascolto dello Spirito Santo, perché la Chiesa non è nostra, ma la Chiesa è di Cristo, di Dio, e noi siamo umili servi che devono ascoltare che Dio dice in questi tempi attraverso i segni dei tempi”. Mons. Mariusz Dmyterko è stato ordinato vescovo il 13 settembre 2025.
 

Suicidio assistito: mons. Pavanello (Adria-Rovigo), “legge presenta aspetti divergenti rispetto al valore evangelico della tutela della vita”

“Quale consapevolezza abbiamo che essere cristiani vuol dire essere discepoli di Gesù?”. Con questa domanda il vescovo di Adria-Rovigo, mons. Pierantonio Pavanello, ha proposto una riflessione sul tema dell’identità cristiana nell’ambito pubblico durante la Festa patronale della Natività di Maria. “La difesa dei “valori cristiani”, spesso affermata dai nostri politici e amministratori, è lodevole se esprime il desiderio di portare nella società civile lo spirito di fratellanza, di giustizia e di riconciliazione predicato da nostro Signore, è contraddittorio quando invece intende creare delle barriere e delle divisioni a chi non è dei “nostri”, ha sottolineato mons. Pavanello. Durante l’omelia il presule ha ricordato la recente approvazione da parte del Consiglio regionale del Veneto della legge sul “suicidio medicalmente assistito”. “Questa legge presenta aspetti fortemente divergenti rispetto al valore evangelico della tutela della vita. Molti dei consiglieri che l’hanno votata si sono affrettati a ribadire la loro identità cristiana e cattolica. Non credo siano in malafede o facciano un uso strumentale della religione, ma è lecito chiedere loro quale significato diano al loro essere cristiani: solo un’appartenenza esteriore o un essere discepoli di Gesù e del suo Vangelo?”. Mons. Pavanello ha spiegato poi che questa domanda “ci riguarda tutti: del resto politici e amministratori sono lo specchio fedele di chi li ha eletti e che sono chiamati a rappresentare. Tutti, veneti, polesani, lendinaresi dobbiamo chiederci se il nostro dirci cristiani è solo un fatto di appartenenza ad una comunità sociale, umana o se risponde ad un cammino autentico di sequela del Signore Gesù”.

Diocesi: Milano, avvio anno pastorale. Mons. Delpini: “Contento di continuare il servizio” alla Chiesa. Riflessioni su elezioni e fine-vita

“Sono contento di essere a Milano e di continuare questo servizio. La mia preferenza sarebbe stata per concludere, ma più per amore dalla scadenza che non per stanchezza o per fatica. Sono una persona che prende le cose come sono e fa il meglio che può finché gli è data la possibilità di farlo”. A dirlo, in riferimento alla proroga di un anno quale arcivescovo ambrosiano, concessagli dal Papa, è monsignor Mario Delpini che, a margine del pontificale solenne per l’inizio dell’anno pastorale 2026-2027, con i cronisti, ha parlato anche del capoluogo lombardo con le scadenze elettorali che attendono, e del contributo che può offrire la diocesi. “La Chiesa ambrosiana è una realtà molto ricca, c’è l’arcivescovo, ma anche molti laici impegnati nelle diverse responsabilità sociali, politiche, amministrative”. C’è tanta gente che aspetta un aiuto – ha continuato il presule –, che si aspetta un’organizzazione più equa della società. “La Chiesa deve dire, da un lato, la fiducia nel fatto che il bene si può fare e la giustizia si può realizzare, dall’altro, la protesta per una diseguaglianza scandalosa tra i cittadini troppo ricchi e quelli troppo poveri. Credo anche che debba esprimere un invito a sognare, ad avere orizzonti, a immaginare non soltanto quello che c’è da fare per oggi e per domani, ma come sarà la città negli anni che vengono, quindi anche per affrontare alcuni temi molto gravi come l’invecchiamento e la solitudine”.
Non è mancata una riflessione sulle recenti prese di posizione e scelte di alcune regioni relative al fine-vita. “Io non mi intendo tanto di procedure, immagino che alcune cose non siano di competenza delle regioni, però quello che mi interroga è più il segnale che ciò lancia la società. Mi pare che ci sia un grande investimento a procurare la morte e una scarsa attenzione a favorire la vita. Lo dico sia per le cose clamorose come la guerra e tutto quanto semina morte, sia per le persone che soffrono, proponendo come soluzione di non soffrire più e quindi di cercare la morte invece che cercare le condizioni per una vita degna”.

Diocesi: Milano, avvio nuovo anno pastorale. Mons. Delpini: “L’inizio è l’audacia di annunciare il Vangelo fuori dal tempio”

“L’inizio è la critica della stanca ripetizione, del conformismo comodo e vile. L’inizio è il coraggio, l’audacia di contestare l’individualismo per convocare alla fraternità, di contestare l’autoreferenzialità che difende l’arbitrio come libertà, che resiste allo stile sinodale come a un pericolo e a una complicazione inutile. È l’audacia di annunciare il Vangelo fuori dal tempio, nell’occasione quotidiana, perché il mondo non muoia di tristezza e di noia”. È questo l’invito che l’arcivescovo di Milano Mario Delpini ha rivolto alla diocesi ambrosiana dando avvio al nuovo anno pastorale 2026-2027 che, appunto, è iniziato, come tradizione, in duomo, con il pontificale da lui presieduto nella solennità della Natività della Beata Vergine Maria. In cattedrale, per questo importante momento, circa 200 preti concelebranti, tra cui 9 vescovi, tanti fedeli e i candidati al rito di ammissione al presbiterato (5 seminaristi che entrano in III teologia) e uno, coniugato, al diaconato permanente. “L’inizio è anche l’audacia di farsi avanti per dichiarare pubblicamente la propria intenzione di servire la missione nel ministero ordinato, come dichiarano questi nostri fratelli che vengono ammessi agli Ordini sacri”, ha detto ancora il presule nella sua articolata omelia in cui ha dato voce a figure immaginarie di profeti, di una madre, di un nonno, di un prete e di un vescovo per definire l’inizio come stile e tappa della vita di ognuno.
“In questa casa di vecchi infelici, in questa cultura che preferisce procurare morte invece che aiutare la vita, il bambino che nasce è la rivelazione di un’alternativa al declino. È il dono di Dio che insegna che la vita è dono, vocazione, povertà e responsabilità, che rende così lieti e grati che è giusto suonare le campane a festa, perché lo scampanio festoso si diffonda e offra spiragli di speranza nelle notti della disperazione”. Chiaro il riferimento, in questo passaggio, alla Proposta pastorale per l’anno che è appena iniziato, dal titolo “Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro?”.
E, poi, naturalmente, l’inizio per un vescovo, come è lo stesso Delpini, giunto al decennio di episcopato ambrosiano con questo anno di proroga concessa dal Papa alla guida della diocesi. “L’inizio è la gratitudine e l’ammirazione per una Chiesa capace di sempre nuovi inizi. L’inizio è il calendario che non sia solo organizzazione, ma sollecitudine per raggiungere tutti, tutti per quanto possibile. L’inizio è il proposito di accogliere e promuovere i doni di Dio, di accompagnare come servo il popolo che, con questi tratti, inizia il nuovo anno”.

Leone XIV: ai giovani africani, “andare avanti senza perdere la speranza”

“Andare avanti senza perdere la speranza”. È l’invito del Papa, nel , in inglese, inviato ai partecipanti alla prima Giornata della Gioventù dell’Africa occidentale. “Camminare insieme per contribuire a portare un cambiamento positivo nelle vostre società”, l’altro invito di Leone XIV, che dando del “tu” ai giovani spiega: “Camminare insieme significa assicurarsi che nessuno venga emarginato, isolato, escluso o rifiutato. Sii costruttore di ponti tra popoli, culture e religioni. Dobbiamo impegnarci a vivere come Gesù, nostro Maestro e Signore, vissuto, che non escludeva nessuno dal suo cammino. Riconosceva la presenza di Dio in coloro che vivevano ai margini della società, anche in coloro che non appartenevano al suo popolo”. “Conto su di voi e mi fido di voi, la Chiesa si fida di voi”, ribadisce il Papa nel videomessaggio, sulla scorsa del messaggio per la Giornata mondiale della Gioventù dell’ottobre scorso: “Siate testimoni dell’amore, della giustizia, della pace. Non sacrificare la tua preziosa giovinezza sull’altare dei piaceri artificiali e della superficialità”.

Salute mentale: Telefono Amico Italia, torna la campagna “Non parlarne è 1 suicidio” per la Giornata mondiale prevenzione

In occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, che ricorre il 10 settembre, torna la campagna “Non parlarne è 1 suicidio”, promossa da Telefono Amico Italia. Domenica 13 settembre, Telefono Amico Italia, con i suoi 800 volontari, scenderà nelle piazze per testimoniare l’importanza della prevenzione. In tante città italiane ci saranno gli stand dell’organizzazione dove ognuno potrà scrivere su un post-it qual è la propria risorsa personale per stare bene e affrontare gli alti e bassi della vita; tutti insieme andranno a riempire il “Salvadanaio del Benessere”, per ricordare quanto sia importante custodire la propria salute mentale.
Per diffondere il messaggio dell’importanza della prevenzione, inoltre, molte città illumineranno i loro monumenti di luce blu nella serata del 10 settembre: a Bassano del Grappa la Loggetta del Comune, a Mussolente (Vi) l’ufficio del sindaco, a Bergamo Porta San Giacomo, a Brescia Palazzo della Loggia, a Somma Lombarda il Palazzo comunale, a Ferno (Va) il vecchio municipio, a Mantova la Fontana di Corso Vittorio Emanuele II – Largo Pradella, a Modena la Fontana del Graziosi in Largo Garibaldi, a Bomporto (Mo) il Ponte sul Panaro, a Padova la Torre Campanaria di Palazzo Moroni, a Palermo il Teatro Massimo, a Parma il palazzo dell’Assistenza Pubblica, a Prato il Castello dell’Imperatore, la sede della Misericordia e dell’Istituto Diognastico Santo Stefano, a Reggio Calabria Palazzo Campanella e Palazzo San Giorgio, a Nettuno (Rm) il Palazzo comunale, ad Anzio (Rm) la fontana in piazza Pia e il monumento ad Angelita, ad Aprilia (Lt) la statua di San Michele in piazza Roma, a Sassari Palazzo della Città metropolitana, a Torino la Mole Antonelliana, a Udine via Mercatovecchio, a Jesolo la Biblioteca comunale e la scritta in piazza Drago, a Chioggia il Municipio, a Venezia Ca’ Farsetti e Ca’ Loredan, a Mestre il Municipio e la Torre Civica e ad Altavilla Vicentina (Vi) la sede comunale.
In occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, anche alla luce del continuo aumento delle richieste di sostegno, l’organizzazione ha esteso il servizio di ascolto telefonico, che diventa attivo 24 ore su 24. Per la prima volta, dal 1° settembre, i volontari di Telefono Amico Italia sono disponibili sempre, 365 giorni all’anno e h24, per chi sperimenta una fragilità emotiva o si trova alle prese con un pensiero suicidario.

Migranti: da inizio anno sbarcate 20.837 persone sulle nostre coste. Quasi 1.300 a settembre

Sono finora 20.837 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Nello stesso periodo, lo scorso anno furono 46.630 mentre nel 2024 furono 44.271. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Il totale delle persone arrivate via mare in Italia nei primi giorni di settembre è pari a 1.275. L’anno scorso, in tutto il mese, furono 8.315, mentre nel 2024 furono 7.685.
Degli oltre 20.800 migranti sbarcati in Italia nel 2026, 5.338 sono di nazionalità bangladese (25,6%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Somalia (2.457, 11,8%), Algeria (2.228, 10,7%), Sudan (1.665, 8%), Pakistan (1.428, 6,85%), Egitto (1.328, 6,4%), Eritrea (1.282, 6,15%), Tunisia (1.040, 5%), Mali (376, 1,8%), Nigeria (348, 1,7%), Iran (301, 1,4%), Etiopia (275, 1,3%), Costa d’Avorio (257, 1,2%), Sud Sudan (241, 1,15%), Guinea (239, 1,15%) a cui si aggiungono 2.034 persone (9,8%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Musica sacra: Pisa, al via stasera il festival internazionale “Anima Mundi”. Nei sette concerti gratuiti sarà possibile sostenere i progetti della Caritas diocesana

Prende il via stasera e proseguirà fino al 2 ottobre la 22ª edizione del festival internazionale di musica sacra “Anima Mundi” promossa dall’Opera della Primaziale Pisana con il contributo della Fondazione Pisa e il patrocinio del Comune di Pisa e del Dicastero per la Cultura e l’Educazione. I sette concerti in programma saranno ospitati tra la cattedrale e il camposanto monumentale, con inizio alle 21, e forniranno l’occasione per sostenere i progetti della Caritas diocesana. Infatti, durante gli eventi a ingresso gratuito, saranno raccolte libere offerte per la nuova mensa Caritas, il servizio di doccia per i poveri, il Centro d’ascolto, la casa “Misericordia Tua” per l’accoglienza di ex carcerati e detenuti in permesso, la Cittadella della solidarietà e il contrasto della povertà dei minori.

Diocesi: Chieti-Vasto, in serata messa e concerto per il 22° anniversario di ordinazione episcopale di mons. Forte

L’arcivescovo di Chieti-Vasto, mons. Bruno Forte, festeggia oggi il 22° anniversario dell’ordinazione episcopale avvenuta l’8 settembre 2004 e presieduta dall’allora card. Joseph Ratzinger nella cattedrale di Napoli. In serata, alle 18 nella cattedrale di San Giustino, a Chieti, il presule presiederà una celebrazione eucaristica. “Siamo tutti invitati a partecipare alla celebrazione, per rendere grazie al Signore per il dono del suo ministero episcopale e per esprimergli, nella preghiera e nella comunione ecclesiale, la nostra filiale vicinanza”, ha scritto il vicario generale dell’arcidiocesi, don Nicola del Bianco, in una lettera di invito: “La celebrazione di quest’anno assume un particolare significato, collocandosi in una fase importante del cammino pastorale dell’arcivescovo e della nostra Chiesa”.
Al termine della messa, la Schola Cantorum “S. Zimarino” e l’Orchestra d’archi “Armonie Ensemble”, diretti dal maestro Gabriele Di Iorio, proporranno un concerto con musiche di John Corigliano e Ola Gjeilo. “Sarà un’occasione per esprimere coralmente la nostra gratitudine e affidare al Signore, nella preghiera, il cammino della nostra Chiesa e del suo pastore”, ha concluso don del Bianco.

Festa Madonna di Monte Berico: mons. Moraglia (Venezia), “misericordia e riconciliazione sono inseparabili”

La Madonna di Monte Berico è tradizionalmente venerata come la “Vergine dal largo manto”. Lo ha ricordato, oggi, mons. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia, celebrando la messa presso il santuario della Madonna di Monte Berico (Vicenza) per il VI centenario delle apparizioni della Madonna.
Il manto della Madonna “accoglie”, “riveste”, “raccoglie”, “unisce”: “Sotto quel manto non siamo più semplicemente individui separati: diventiamo un popolo. E qui tocchiamo il cuore del messaggio della Madonna: la misericordia di Dio vuole raccogliere ciò che il peccato divide”. La misericordia “non è semplicemente che Dio chiude gli occhi davanti al male. La misericordia è Dio che viene a cercare l’uomo, lo rialza, lo perdona e gli restituisce la possibilità di ricominciare. Per questo misericordia e riconciliazione sono inseparabili”.
Non c’è vera comunità senza una volontà di riconciliarsi: “Questo vale nei rapporti più semplici tra le persone. Vale nella famiglia, che è la cellula fondamentale della società, e ce ne siamo tristemente accorgendo: femminicidi, minori allo sbando, impegno educativo disatteso ecc. Ma questo vale anche nella comunità civile, nella Chiesa, tra i popoli. Una comunità non si costruisce solo mettendo insieme persone che si vogliono bene. Si costruisce anche imparando ad accogliersi, a riconoscere i diritti altrui, a perdonarsi”.
È forse “proprio questo che manca al nostro tempo. Abbiamo strumenti straordinari per comunicare, ma spesso siamo incapaci di parlarci. Abbiamo infinite possibilità di entrare in relazione, ma siamo frequentemente più divisi. Abbiamo strumenti per denunciare le colpe degli altri, ma non abbiamo il coraggio di riconoscere le nostre colpe. Abbiamo bisogno, dunque, di tornare alla misericordia”.
Commentando i testi dell’odierna liturgia, ha osservato: “Il sì di Maria è il grande mistero della nostra fede. Perché Dio, pur essendo Dio, ha voluto entrare nella storia umana attraverso la libertà, l’umiltà e l’obbedienza di una creatura. Maria dice sì. E quel sì apre la porta all’Incarnazione. Quel sì permette a Dio di entrare nella nostra storia”. Maria “ci insegna che il rapporto con Dio è personale, ma non è individuale. Si tratta di due atteggiamenti molto diversi, fra loro agli antipodi. Il rapporto personale con Dio significa che nessuno può credere al mio posto, nessuno può amare Dio al posto mio e nessuno può pronunciare il suo sì al posto mio. Ma proprio perché è personale, questo rapporto non mi chiude in me stesso: mi apre agli altri”. Questa è “la vera spiritualità cristiana: non una spiritualità ripiegata su se stessa o separata, ma una spiritualità che – dopo aver incontrato Dio – diventa prossimità, servizio, misericordia, riconciliazione, presenza”.
Questo, ha concluso mons. Moraglia, “è quanto il Monte Berico ci chiede oggi. Venire qui non significa semplicemente compiere un gesto di devozione. Significa lasciarsi raccogliere sotto il manto della Madre e imparare ad accogliere gli altri”.

Festa Madonna di Monte Berico: mons. Moraglia (Venezia), “riscoprire il vero valore del sacro e la parola riconciliazione”

Il Monte Berico è “il Monte Sanctum, il Monte Santo: un luogo nel quale l’uomo è invitato a riconoscere che la sua vita non si esaurisce nelle cose immediate, nei problemi, nelle paure, nelle divisioni, nelle preoccupazioni quotidiane. C’è una dimensione più profonda dell’esistenza: la dimensione del rapporto con Dio. E forse proprio questo è uno dei messaggi più importanti che possiamo raccogliere oggi: riscoprire il vero valore del sacro”. Lo ha detto, oggi, mons. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia, celebrando la messa presso il santuario della Madonna di Monte Berico (Vicenza) per il VI centenario delle apparizioni della Madonna.
“Il sacro non ha come suo fine ultimo quello di separare – ha spiegato il presule -. Non è una fuga dalla storia. Non è un luogo nel quale l’uomo si allontana dagli altri. Al contrario, il sacro unisce a Dio e, proprio per questo, ci rende capaci di unirci gli uni agli altri. Se il sacro fosse soltanto separazione, non sarebbe il sacro cristiano. Il Dio che adoriamo non rimane lontano dall’uomo: entra nella nostra storia. E questo è precisamente ciò che riscontriamo nella Vergine Maria”.
Il patriarca ha ricordato che “il contesto nel quale ebbero origine le apparizioni è quello di una grande prova: la terra vicentina era stata colpita duramente dalla peste e il popolo viveva nella paura, nella sofferenza, nell’incertezza”.
Nella tradizione legata alle apparizioni di Vincenza Pasini, “la Beata Vergine Maria si manifesta proprio dentro questa situazione di dolore, indicando un luogo di preghiera e di affidamento, fino alla promessa dell’edificazione di un santuario”. Per mons. Moraglia, “è importante cogliere questo particolare: Maria non appare quando tutto sembra risolto, quando tutto va bene. Maria appare quando il popolo è nella prova. Ed è per questo che, dopo 600 anni, la sua presenza continua a parlarci. Perché anche noi viviamo in un tempo nel quale non mancano le prove. Abbiamo conosciuto, in Europa, negli ultimi ottant’anni un tempo di sostanziale pace, anche se i conflitti non sono mai mancati. Ma negli ultimi anni siamo stati drammaticamente risvegliati alla realtà della guerra”.
Dopo aver indicato le date del 24 febbraio 2022, quando ebbe inizio l’invasione russa su larga scala dell’Ucraina; del 7 ottobre 2023, quando iniziò l’attuale drammatica fase della guerra in Israele e Gaza; dell 28 febbraio 2026 quando deflagrò lo scontro tra Stati Uniti ed Iran, il patriarca ha sottolineato: “La guerra ha una data d’inizio; la pace, invece, richiede un cammino lungo, difficile e mai scontato. Richiede conversione, dialogo, giustizia, perdono, riconciliazione. E allora comprendiamo perché oggi, davanti alla Madre della Misericordia, dobbiamo riscoprire proprio questa parola: riconciliazione”.

Diocesi: Benevento, l’arcivescovo Autuoro invita a partecipare al convegno “Radicati e costruiti in Cristo”

“Dopo i primi fecondi momenti di conoscenza e fraternità condivisi in questi mesi, giunge ora il tempo favorevole per condurre, insieme, un comune e attento discernimento sulle linee pastorali della nostra amata Chiesa di Benevento”. Con queste parole, l’arcivescovo di Benevento, mons. Michele Autuoro, invita sacerdoti, religiose e religiosi, fedeli laici a partecipare al convegno pastorale diocesano, sul tema “Radicati e costruiti in Cristo – In cammino: anno pastorale 2026-2027”, che si svolgerà nei giorni 16, 17 e 29 settembre. Il presule chiede a tutti di garantire la presenza: “Il contributo di tutti è prezioso e insostituibile per edificare il bene della nostra diocesi e, soprattutto, per rendere una luminosa testimonianza di quella comunione ecclesiale che costituisce la dimensione ontologica e costitutiva della Chiesa”.
L’arcivescovo sottolinea: “L’invito è rivolto a voi, laici che collaborate nelle nostre comunità parrocchiali, alle religiose e ai religiosi, alle aggregazioni laicali, ai movimenti, alle confraternite e a quanti, a vario titolo, offrono il loro servizio alla vita pastorale. La vostra presenza è segno concreto di quella sinodalità e corresponsabilità a cui la Chiesa ci chiama”.
Mons. Autuoro conclude: “In questo tempo di attesa e preparazione, vi invito a intensificare la preghiera personale e comunitaria: chiediamo con fiducia l’effusione dello Spirito Santo, affinché guidi le nostre menti e i nostri cuori e accompagni il nostro cammino, orientandolo sempre ed esclusivamente sul solco fecondo del Vangelo”.

Cina-Santa Sede: consacrazione dell’arcivescovo di Chongqing

Ha avuto luogo l’ordinazione episcopale del reverendo Andrea Ding Yang, che Papa Leone XIV,  il 28 luglio scorso, ha nominato arcivescovo di Chongqing (Municipalità di Chongqing, Cina), avendone approvata la candidatura nel quadro dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese. Ne dà notizia la Sala Stampa della Santa Sede. Il reverendo Andrea Ding Yang è nato il 16 settembre 1981, nel Distretto di Hechuan, a Chongqing. Dal 2000 al 2006 ha frequentato il Seminario di Pechino. Dopo un anno di tirocinio pastorale presso la parrocchia di San Giuseppe a Yuzhong (Chongqing), è stato ordinato presbitero il 24 maggio 2007. Ha, poi, ricoperto l’incarico di viceparroco della parrocchia citata. Dal 2009 al 2011 ha soggiornato a Macao, dove ha approfondito lo studio della teologia presso la St. Joseph University. Dal 2012 al 2014 è stato educatore presso il Seminario Teologico Nazionale, a Pechino. Nel mese di marzo 2014 si è trasferito a Roma, dove ha frequentato l’Università della Santa Croce, rientrando in Cina l’anno successivo. In seguito ha prestato servizio come parroco a Tongliang, Tongnan, Tongguanyi e Jiulongpo, nell’Arcidiocesi di Chongqing.

Leone XIV in Francia: card. Aveline, “al centro di questo viaggio la difesa della vita umana soprattutto laddove è più minacciata”

(Foto Sir)
“Non sappiamo ancora cosa dirà, ma proprio per questo dobbiamo prepararci ad ascoltarlo. Dobbiamo prepararci ad ascoltarlo e a vivere questo evento come un dono che ci viene fatto. Accogliere il successore di Pietro è un momento di straordinaria importanza”. Usa la parola “entusiasmo”, il cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale di Francia, presentando in conferenza stampa oggi a Parigi, il viaggio di Papa Leone XIV in Francia dal 25 al 28 settembre. “È un’occasione per essere incoraggiati e rafforzati da lui – ha aggiunto -, ma anche per ricevere un orientamento che ci permetta di proseguire il nostro cammino in comunione con tutte le Chiese attraverso il suo ministero. Quando il Papa visita un Paese, naturalmente è un evento importante per la nazione che lo accoglie. Tuttavia, le sue parole vanno ben oltre i confini del Paese visitato. Durante un viaggio apostolico, infatti, il Papa può pronunciare messaggi di grande rilevanza per il mondo intero. Questo ci affida anche una grande responsabilità nella preparazione e nel lavoro che stiamo svolgendo”.
Riguardo il motto scelto per questo viaggio apostolico, “Affinché il mondo abbia la vita”, il cardinale ha raccontato l’iter che ha portato i vescovi e il papa a sceglierlo ed ha detto che è un richiamo alla prima enciclica di Papa. “Leggendo Magnifica Humanitas, emerge chiaramente come essa sia una difesa della dignità della vita umana. In tutte le situazioni in cui questa dignità può essere minacciata, e oggi purtroppo ve ne sono molte, la tutela della vita umana e della sua dignità rappresenta, in definitiva, uno degli elementi centrali del suo messaggio. Come questo tema verrà affrontato durante la visita in Francia? Lo vedremo. Ma sappiamo già che la questione della vita e del rispetto della vita, non soltanto dal punto di vista etico ma nelle sue molteplici dimensioni, occupa un posto centrale nel magistero del Papa e richiama con forza il messaggio del Vangelo”.
Il cardinale racconta di aver avuto modo di parlare spesso con il Papa, “e insieme abbiamo affrontato naturalmente la situazione della Francia, l’opportunità di questo viaggio e il contesto attuale del Paese. Gli abbiamo certamente presentato una serie di temi importanti per la Francia di oggi, questioni che la Conferenza episcopale francese segue da tempo ma sarà lui a prendere la parola”. “Tuttavia, credo – ha aggiunto – che le parole del Papa toccheranno soprattutto una questione più profonda: la vocazione della Francia. Guardando anzitutto alla sua storia, ci accorgiamo che si tratta di una storia di santità. È lì che possiamo riconoscere le tracce di una vocazione, attraverso le donne e gli uomini che hanno segnato la vita del Paese nel corso dei secoli. Essi hanno operato negli ambiti più diversi: nella carità, nell’impegno sociale, in ciò che oggi chiameremmo dottrina sociale della Chiesa ancora prima che questa espressione fosse codificata, nella vita monastica, nella contemplazione e in molte altre forme di testimonianza evangelica. Rileggere questa storia, in fondo, è un po’ ciò che faremo simbolicamente allo Stade de France: rileggere la storia sacra di questo Paese per riconoscervi le tracce della sua vocazione e invitarlo a proseguirla, a svilupparla in modo creativo nel contesto del mondo di oggi. Questa è la vera sfida del cammino che abbiamo davanti”.

Leone XIV in Francia: a Lourdes l’incontro con un piccolo gruppo di 7 persone, vittime di abusi sessuali. Mons. Bozo (portavoce Cef), “desiderio del papa di avere un momento personale e improntato al dialogo diretto”

“Fin dall’inizio è apparso evidente che il Papa avrebbe dovuto incontrare persone vittime di abusi sessuali, alla luce del contesto che tutti conosciamo, sia all’interno della Chiesa sia, più in generale, nella società”. E’ mons. Pierre-Antoine Bozo, portavoce della Conferenza episcopale di Francia, a parlare questa mattina in conferenza stampa con i giornalisti dell’incontro che durante la sua visita-pellegrinaggio al Santuario di Lourdes, il Papa avrà con un piccolo gruppi di persone vittime di abusi. Mons. Bozo sottolinea l’impegno dei vescovi a “prendersi cura di queste persone e, allo stesso tempo, mantenere la massima vigilanza sul fronte della prevenzione, affinché la Chiesa possa essere quella “casa sicura” che desideriamo costruire. Per questo – aggiunge – era naturale prevedere un incontro con alcune vittime. La questione riguardava piuttosto le modalità di questo incontro”. Si sono infatti sollevate polemiche circa la partecipazione delle vittime ad un incontro con il Papa. A questo proposito, il portavoce ha spiegato: “A guidare la scelta è stato il desiderio espresso dallo stesso Santo Padre, che ha voluto un momento realmente personale e improntato al dialogo diretto. Questo ha comportato necessariamente un numero ristretto di partecipanti. Si è quindi optato per un incontro con sette persone. L’alternativa sarebbe stata quella di un gruppo più ampio, composto da una cinquantina di persone, con uno scambio di interventi e discorsi che, evidentemente, non avrebbe avuto la stessa portata né la stessa intensità”. In ogni caso, non era questa “la volontà di Papa Leone XIV”. Le sette persone sono state individuate attraverso un lavoro congiunto della Conferenza episcopale francese e della Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia, che hanno preparato insieme questo momento di circa un’ora, previsto a Lourdes. La selezione è stata effettuata sulla base di criteri semplici ma significativi: la presenza sia di uomini sia di donne; di persone che hanno subito abusi da minorenni e da adulte; di vittime provenienti da diversi contesti ecclesiali, tra cui il mondo religioso, quello diocesano, l’ambiente scolastico e quello parrocchiale. L’obiettivo era garantire una rappresentatività il più possibile equilibrata e fedele alle diverse esperienze vissute. A tale scopo, la Conferenza episcopale, attraverso il proprio servizio per la tutela dei minori, mantiene rapporti con circa quaranta interlocutori, tra associazioni, collettivi e singole persone vittime di abusi. Anche le associazioni e i gruppi di vittime hanno proposto alcuni nominativi. È dall’insieme di questo lavoro che è scaturita la scelta finale. “Siamo consapevoli che questo può aver generato una certa delusione in quanti non sono stati selezionati”, ha detto il portavoce. “Tuttavia, ciò che si è voluto privilegiare è stata la qualità dell’incontro con il Santo Padre, affinché potesse svolgersi un vero scambio personale”. Il portavoce fa infine sapere che tutte le persone, i gruppi e le associazioni che hanno manifestato il desiderio di partecipare all’incontro potranno trasmettere al Papa le proprie riflessioni e testimonianze attraverso un documento scritto, che sarà consegnato personalmente al Santo Padre. Infine, nel mese di dicembre è previsto un momento di restituzione e condivisione sull’esperienza vissuta. Vi prenderanno parte non solo coloro che avranno partecipato direttamente all’incontro, ma anche tutte le persone che avevano manifestato interesse a esservi coinvolte.

Leone XIV in Francia: a Parigi attesi 1 milione di persone. Ogni giorno, 8.000 persone si iscrivono alla Messa. Card. Ulrich, “Repubblica garantisce libertà di espressione pubblica alle religioni”

Un giorno e mezzo, sei diverse tappe, circa un milione di persone. “Forse saranno un po’ di più, forse un po’ di meno, ma l’ordine di grandezza è questo”. A dare una primissima previsione circa la partecipazione alla visita di Papa Leone XIV a Parigi è il generale Hervé Wattecampes, coordinatore del comitato organizzativo del viaggio del Papa nella sua prima tappa in Francia. “Quando l’arcivescovo mi ha affidato questo incarico, a metà maggio – ha detto questa mattina parlando in conferenza stampa -, la sfida era organizzare in appena quattro mesi, compreso il periodo estivo, la visita del Santo Padre a Parigi”. La sfida è accogliere tutte le persone “nel miglior modo possibile” e permettere a “tutti coloro che si sposteranno, di vedere il Papa”. Per questo sono stati scelti “i luoghi più emblematici di Parigi” e gli unici spazi all’altezza delle dimensioni previste erano gli Champs-Élysées, Place de la Concorde, l’Arco di Trionfo e, probabilmente, altri luoghi ancora, vista la crescente mobilitazione che stiamo registrando”. Secondo quanto affermato questa mattina dal coordinatore, “ad oggi si registrano ogni giorno circa 8.000 persone per partecipare alla Messa. Ci sono molti elementi da tenere sotto controllo e, per noi organizzatori, la situazione è diventata quasi vertiginosa. Entro la metà della settimana dovremo aver definito ogni dettaglio dell’organizzazione”. Rispondendo ad una domanda circa le polemiche che ha suscitato in Francia la celebrazione di una messa su suolo pubblico, in nome della “laicità” dello Stato, mons. Laurent Ulrich, arcivescovo di Parigi, ha detto: “Per quanto riguarda Place de la Concorde e gli Champs-Élysées, è chiaro che viviamo in una Repubblica laica che, come ha ricordato il Ministro dell’Interno alcuni giorni fa, non riconosce né privilegia alcuna religione. Tuttavia, essa garantisce la libertà di espressione pubblica delle religioni, in quanto manifestazione della fede e delle convinzioni di una parte dei cittadini. In questo quadro, l’espressione pubblica dell’appartenenza religiosa è pienamente legittima e noi abbiamo seguito la stessa procedura prevista per qualsiasi altro evento di questo tipo. Quando si organizza una processione o una manifestazione in uno spazio pubblico, è necessario richiedere l’autorizzazione alle autorità competenti. Lo abbiamo fatto e tale autorizzazione ci è stata concessa. Questa è la risposta che possiamo dare su questo tema”. Parigi si appresta comunque ad accogliere il Papa con un clima di festa. E’ l’arcivescovo ad assicurarlo, fin dal suo arrivo all’aeroporto di Orly dove lungo un percorso di oltre due chilometri e mezzo passando dal Boulevard du Montparnasse al Boulevard Saint-Michel, ci sarà il primo incontro del “popolo di Parigi” con Leone XIV. “Speriamo che la partecipazione sia numerosa e che molti siano presenti per dargli il benvenuto. In quel giorno e a quell’ora chiederemo che le campane, già suonate all’arrivo del Papa a Orly, risuonino nuovamente in tutta Parigi, per segnare questo momento d’incontro e invitare alla gioia il popolo parigino e quello francese”.

Cooperazione internazionale: Bologna, nasce Terraperta Ets da sei storiche realtà italiane

Sei realtà storiche della cooperazione internazionale italiana scelgono di unire esperienze e visione per dare vita a un’unica voce e amplificare il proprio impatto sui territori e tra le comunità. Nasce così Terraperta Ets, la nuova Fondazione di partecipazione che vede insieme Cefa Ets di Bologna, No One Out Ets di Brescia, Amici dei Popoli Ets di Bologna, Centro mondialità sviluppo reciproco Odv di Livorno, Missione Calcutta Aps Ets di Bergamo e Apurimac Ets di Roma.
La nuova Fondazione è stata presentata ufficialmente oggi a Bologna, nel corso di una conferenza stampa nazionale, con un appuntamento in contemporanea a Brescia, segnando l’avvio di un percorso comune che punta a rafforzare la capacità di intervenire sulle grandi sfide sociali e ambientali del presente.
“Mettere in comune esperienze, competenze e visioni costruite in decenni di lavoro al fianco delle comunità ci permette di rafforzare la nostra capacità di affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Più risorse, meno duplicazioni e un impatto maggiore: è questo il valore di unire sei realtà storiche della cooperazione internazionale italiana in un progetto comune, capace di valorizzare le specificità e il contributo che ciascuna porta con sé. – dichiara Francesco Tosi, presidente di Terraperta Ets -. In un momento storico segnato da crisi sempre più interconnesse, crediamo che lavorare insieme sia fondamentale per costruire risposte più forti e coordinate, capaci di produrre cambiamenti duraturi. Con Terraperta vogliamo mettere questa forza comune al servizio delle comunità più povere, promuovendo percorsi di giustizia sociale, sostenibilità e dignità del lavoro”.
Con l’obiettivo di trasformare la cura della terra e delle persone in un impatto collettivo concreto, costruendo insieme alle comunità percorsi di giustizia sociale, sostenibilità ambientale e lavoro dignitoso, Terraperta è presente oggi in 22 Paesi, con 80 progetti in corso che hanno raggiunto oltre 235.000 persone. La rete opera al fianco di persone e comunità vulnerabili in Italia, Europa, Africa, America Latina e Asia, con particolare attenzione a bambini e giovani, donne e comunità colpite da povertà, esclusione, crisi ambientali e conflitti.
Il lavoro di Terraperta si fonda su alcuni principi comuni: dignità della persona, giustizia sociale, pace, parità e inclusione, tutela dell’ambiente, protagonismo delle comunità, sviluppo integrale e solidarietà. Una visione che si traduce in progetti concreti in diversi ambiti: dall’educazione e formazione alla sostenibilità ambientale e alla giustizia climatica, dall’agricoltura sostenibile e sicurezza alimentare alla tutela dei diritti umani, fino alla promozione del lavoro dignitoso, alla cittadinanza globale e alla risposta alle emergenze.
Al centro del lavoro della nuova Fondazione c’è un metodo basato sul radicamento nei territori, sulla partecipazione delle comunità, sulla collaborazione e sulla costruzione di percorsi di autonomia e sostenibilità nel tempo. Terraperta lavora infatti accanto alle comunità, costruendo i progetti insieme ai territori e rafforzando competenze e capacità locali, con un approccio multidisciplinare che integra cooperazione internazionale, educazione, sviluppo rurale, sicurezza alimentare, inclusione sociale e sensibilizzazione.

Sinodo: pubblicati i rapporti finali dei Gruppi di studio 6 e 7

Criteri condivisi per il discernimento sui nuovi istituti, un delegato per la vita consacrata in ogni diocesi, accordi che coprano formazione, parità di genere, remunerazioni e gestione patrimoniale. E una Visita ad limina preparata con tutta la Chiesa locale, vissuta come “scambio di doni” in un dialogo “non unidirezionale”, e sottoposta a valutazione indipendente. Sono alcuni dei temi del Rapporto finale del Gruppo di studio n. 6, relativo a “La revisione, in prospettiva sinodale e missionaria, dei documenti sulle relazioni fra vescovi, vita consacrata, aggregazioni ecclesiali”, e della seconda parte – quella relativa alle Visite ad limina – del Rapporto finale del Gruppo di Studio n. 7. A pubblicarli è la Segreteria Generale del Sinodo, su incarico di Papa Leone XIV, che ha disposto che i Rapporti finali siano resi pubblici per condividere con l’intero Popolo di Dio il frutto della riflessione e del discernimento realizzati, concretizzando una delle caratteristiche essenziali della Chiesa sinodale: la trasparenza e la rendicontazione. I due testi raccolgono proposte offerte al Santo Padre a conclusione del lavoro dei rispettivi Gruppi: “non si tratta dunque di decisioni già assunte, ma di indicazioni che i Dicasteri competenti e la Segreteria Generale del Sinodo avranno compito di tradurre in proposte operative da sottoporre al Santo Padre”, si precisa inn una nota. “Questi due Rapporti sembrano parlare di cose diverse, ma dicono la stessa cosa”, spiega il card. Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo: “non c’è missione senza relazioni convertite. Fra un vescovo e le comunità religiose, fra un vescovo e la porzione di popolo di Dio a lui affidata, fra una Chiesa locale, le Chiese di uno stesso territorio e il vescovo di Roma, vale la stessa regola: ci si ascolta, ci si rende conto, si scambiano doni. Entrambi i testi pongono al centro quella che il
Sinodo ha chiamato corresponsabilità differenziata”.

Diocesi: Roma, il 14 settembre l’inaugurazione della Casa Santa Giacinta riqualificata

Sarà inaugurata lunedì 14 settembre, alle 17.30, Casa “Santa Giacinta”, il centro di accoglienza della Caritas diocesana di Roma all’interno della Cittadella della carità, in via Casilina Vecchia 19, nella zona di piazza Lodi. A inaugurare la struttura riqualificata saranno il card. Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, e il sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri. Il centro accoglie attualmente 99 persone senza dimora, in prevalenza anziani, con diverse fragilità, ed è uno dei punti di riferimento della rete di accoglienza e solidarietà della Capitale. Di proprietà di Roma Capitale e concesso alla Caritas diocesana, è attivo dal 1990 e negli ultimi mesi è stato interessato da un importante intervento di ristrutturazione, con particolare attenzione alla sicurezza e alla qualità degli ambienti. Gli spazi sono ora più adeguati alle esigenze degli ospiti: anziani, donne e uomini privi di un’abitazione e di una rete familiare, persone con problemi psichici o con alle spalle esperienze traumatiche, oltre a quanti vivono situazioni di precarietà economica, sociale e sanitaria. La riqualificazione ha potuto contare sul finanziamento di Roma Capitale e sul sostegno, tra gli altri, di Fondazione Enel Cuore, Pii Stabilimenti di Francia a Roma, Fondazione Bnl-Bnp Paribas e Banca d’Italia, oltre al contributo di numerosi donatori privati. I lavori si sono conclusi a luglio, consentendo la riapertura già durante le settimane più calde dell’estate. La cerimonia sarà introdotta dal direttore della Caritas diocesana, Giustino Trincia; previste anche testimonianze degli ospiti.

Ungheria: assemblea dei vescovi su misure di tutela dell’infanzia. Annunciate le giornate sociali cattoliche

Durante i lavori autunnali dell’assemblea dei vescovi ungheresi (2-4 settembre), si è avuto un confronto sul tema della tutela dell’infanzia con l’aiuto di Márta Benyusz, avvocata ed esperta cattolica di tutela dell’infanzia, nonché consigliera regionale europea della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, che ha illustrato i programmi di tutela dell’infanzia attivi nella Chiesa cattolica ungherese e ha fatto un resoconto della visita del vescovo Luis Manuel Alí Herrera, segretario della Pontificia Commissione, in Ungheria nelle scorse settimane. Il vescovo ha esaminato le misure di tutela dell’infanzia attuate dalle diocesi ungheresi e ha formulato alcuni suggerimenti per possibili ulteriori interventi. “La commissione vaticana continua a collaborare con la Chiesa cattolica ungherese”, riferisce la nota “non esercitando un controllo, ma portando nel nostro Paese l’esperienza della Chiesa mondiale. Allo stesso tempo, ricerca le buone prassi locali, con l’obiettivo di rendere le nostre istituzioni ancora più sicure”. Nel lungo resoconto dei lavori si rende noto, inoltre che “Un mondo più giusto e fraterno” è il tema delle giornate sociali cattoliche, che si terranno dal 18 al 20 settembre prossimi a Kaposvár e che metteranno a tema la tutela del creato, della famiglia e della cultura. Il titolo dell’evento ricalca quello della lettera pastorale pubblicata dai vescovi ungheresi nel 1996 (Per un mondo più giusto e fraterno): a 30 anni da quell’uscita, la Conferenza episcopale sta lavorando a una nuova lettera pastorale sui temi sociali, la cui presentazione è prevista per il 19 ottobre.

Salute: tumori cerebrali pediatrici, nasce un consorzio europeo. Presente anche il Bambino Gesù

Un consorzio europeo per sperimentare una nuova immunoterapia contro uno dei tumori pediatrici più letali. È quanto prevede il progetto “Epica-Dipg” (European Paediatric Immunotherapy Trial with Combinatory Advanced Therapy Medicinal Products for Dipg), nato nell’ambito della Missione Cancro di Horizon Europe e coordinato dall’Institut de Recerca Sant Joan de Déu Barcelona. Tra i partner, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e il Princess Máxima Center di Utrecht. Il progetto, della durata di cinque anni, valuterà in uno studio clinico di Fase I una strategia immunoterapica per bambini e adolescenti affetti da glioma pontino intrinseco diffuso (Dipg), tumore cerebrale che colpisce il tronco encefalico e per cui non esistono oggi trattamenti curativi: meno del 10% dei piccoli pazienti sopravvive a due anni dalla diagnosi, meno dell’1% a cinque anni. Ogni anno in Europa se ne registrano oltre 300 nuovi casi, generalmente in bambini di circa sette anni. Oltre alla sperimentazione clinica, il consorzio svilupperà una strategia diagnostica per il monitoraggio minimamente invasivo della risposta al trattamento e un modello transfrontaliero di produzione centralizzata e distribuzione delle terapie avanzate. “Epica-Dipg non si limita a chiedersi se sia possibile sperimentare una nuova strategia terapeutica, ma anche se l’intero percorso che la accompagna possa essere portato su una scala più ampia”, ha dichiarato il Principal Investigator Andrés Morales La Madrid. Fondamentale il ruolo delle famiglie: nel consorzio figurano tre organizzazioni di pazienti, tra cui la Fondazione Il Coraggio dei Bambini. “Le famiglie portano con sé conoscenze e punti di vista maturati attraverso la loro esperienza con il Dipg”, ha spiegato il presidente Alessandro Cannolicchio, sottolineando che il loro coinvolgimento aiuta a “comunicare l’incertezza in modo aperto e trasparente” nei momenti in cui è necessario prendere decisioni difficili.

Norvegia: Oslo, al via il primo sinodo diocesano. Cinque gruppi di lavoro, conclusioni nel 2029

Il vescovo Fredrik Hansen ha reso noto, con una comunicazione pubblicata sul sito della diocesi di Oslo, i dettagli sulla convocazione del primo Sinodo diocesano per la diocesi cattolica norvegese. Nell’avviso si dà notizia della composizione e della funzione della Commissione preparatoria che dovrà, entro la festa di Cristo Re (22 novembre 2026) preparare il programma di lavoro, vale a dire i temi e i quesiti e le riunioni per le consultazioni, gestire le consultazioni, esaminare i contributi e, entro la Pentecoste 2027 (16 maggio), presentare gli esiti della consultazione e il calendario delle assemblee sinodali future. Queste lavoreranno attraverso cinque gruppi di lavoro, indica sempre la comunicazione firmata dal vescovo Hansen: il nuovo piano pastorale; i nuovi statuti del consiglio pastorale; i nuovi statuti dei consigli parrocchiali; i nuovi statuti dei consigli economici parrocchiali e la revisione del Manuale parrocchiale. Il lavoro dell’assemblea si concluderà il 29 luglio 2029, quando il vescovo promulgherà i testi finali. La commissione di coordinamento, presieduta dal vescovo è composta da 10 membri.

Norway: Oslo, first Diocesan Synod gets underway. Five working groups, conclusions in 2029

In a statement published on the website of the Diocese of Oslo, Bishop Fredrik Hansen has released the details concerning the convocation of the first Diocesan Synod for the Norwegian Catholic diocese. The statement provides information on the composition and role of the Preparatory Commission, which is tasked with preparing the work programme by the Feast of Christ the King (22 November 2026) – namely the themes, questions and meetings for the consultations –, managing the consultations, reviewing the contributions, and, by Pentecost 2027 (16 May), presenting the results of the consultation and the timetable for future synodal assemblies. These will operate through five working groups, as indicated in the statement signed by Bishop Hansen: the new pastoral plan; the new statutes of the pastoral council; the new statutes of the parish councils; the new statutes of the parish finance councils; and the revision of the Parish Handbook. The work of the assembly will end on 29 July 2029, when the bishop will promulgate the final texts. The coordinating committee, chaired by the bishop, is made up of 10 members.

Diocesi: Salerno, tutto pronto per la X edizione delle “Giornate matteane”

Il Vangelo come Parola che trasforma: Salerno si prepara ad accogliere la X edizione delle “Giornate matteane”, il ciclo di conferenze promosso dall’arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno e curato dall’Ufficio diocesano cultura e arte. L’evento, inserito nella cornice dei solenni festeggiamenti per il santo patrono di Salerno, l’apostolo Matteo, taglia quest’anno il traguardo della decima edizione, confermando dal 2017 la propria vocazione di spazio di incontro e riflessione che unisce biblisti, teologi, storici, critici d’arte e professionisti del sociale attorno al testo evangelico.
“Quest’ anno il tema delle Giornate ci porta a riprendere i discorsi di Gesù che riguardano la fine e il fine della storia, gettando luce anche sul valore del cammino presente. Quindi una tematica di straordinario interesse”, osserva l’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, mons. Andrea Bellandi.
Gli incontri, patrocinati moralmente dal Comune di Salerno, si terranno nelle giornate di giovedì 17 settembre e venerdì 18 settembre, con inizio fissato per entrambi gli appuntamenti alle ore 18, nella chiesa di Sant’Agostino, situata nel cuore del centro storico cittadino. Il tema centrale di questa edizione speciale punta i riflettori sul discorso finale di Gesù attraverso due serate di approfondimento intitolate “A che ora è la fine del mondo?” — “Messaggio e attualità del discorso finale di Gesù in Matteo 24-25”.
I lavori si apriranno giovedì 17 settembre, alle ore 18, con i contributi del biblista Antonio Landi della Pontificia Università Urbaniana e del teologo Emanuele Spagnolo dell’Istituto superiore di scienze religiose di Foggia. La sessione conclusiva di venerdì 18 settembre, in programma alla stessa ora, vedrà gli interventi della biblista Annalisa Guida della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale di Napoli e di Giorgio Agnisola, critico d’arte, saggista e condirettore della Scuola di alta formazione in Arte e Teologia.
Gli appuntamenti in calendario saranno presieduti dall’arcivescovo Bellandi e moderati da Lorella Parente, direttrice dell’Ufficio pastorale cultura e arte, nonché storica organizzatrice della manifestazione. “San Matteo ci ha consegnato la sua eredità: il Vangelo che porta il suo nome. Ritrovarci ogni anno, alle soglie della solennità patronale, attorno a questa Parola è un atto di devozione autentica, che non si esaurisce nei giorni della festa, ma diventa un cammino portato avanti insieme – afferma Parente -. L’apostolo dei salernitani è esigente: chiede che il suo messaggio sia accolto e custodito dentro, tradotto in scelte quotidiane, vissuto nella carità fraterna, concreta. Da dieci anni le Giornate matteane cercano di diffondere questa consapevolezza: il legame con il nostro Patrono non è soltanto una questione di tradizione o di appartenenza territoriale, ma è la nostra fede. È appartenenza a Gesù Cristo, è Parola che trasforma e salva”.

Tempo del Creato: Lucca, il 12 settembre all’Eremo di Calomini l’iniziativa diocesana “Gocce di pace”

Il Tempo del Creato 2026 (1 settembre – 4 ottobre) si colloca nel solco della 21ª Giornata nazionale per la custodia del Creato. Il tema scelto, “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci” (Is 2,4), invita a leggere la cura della casa comune come un cammino di pace. Il Tempo del Creato, coordinato dall’Ufficio ecumenico e dall’Ufficio pastorale sociale, è un appuntamento che potrà essere vissuto da tutti i cristiani, da tutte le confessioni religiose e da tutte le persone che sentono come urgente la cura del Creato.
L’arcidiocesi di Lucca propone alcune attività. Sabato 12 settembre, all’Eremo di Calomini, si terrà l’iniziativa diocesana “Gocce di pace”: un cammino immerso nella natura, seguendo il corso dell’acqua da Gallicano fino all’Eremo. Alcune soste inviteranno a osservare il Creato, ascoltare il suono dell’acqua e riflettere sul valore di compiere piccoli gesti di cura e riconciliazione. Come l’acqua attraversa territori diversi e genera vita senza creare confini, così il cammino insegna a coltivare relazioni, fraternità e pace. Per permettere una partecipazione inclusiva, il programma della giornata prevede la possibilità di ritrovarsi alle ore 9 a Gallicano (ritrovo in Piazza del Popolo, davanti al Municipio) per la camminata lunga; per una camminata più breve, l’appuntamento è invece fissato alle ore 10 in località Le Crocette (bivio per Verni), per unirsi al gruppo già partito. Successivamente, alle ore 11, si terrà la messa sul sagrato dell’Eremo presieduta dall’arcivescovo Paolo Giulietti. Al termine della celebrazione e dopo pranzo, grazie alla collaborazione con la Sezione Val di Turrite della Misericordia di Borgo a Mozzano, sarà garantito un servizio navetta di rientro in località Le Crocette e a Gallicano. Inoltre, per chi lo desidera, è possibile pranzare su prenotazione presso l’Antica Trattoria dell’Eremita (menù fisso 18 euro, prenotabili via WhatsApp al numero 3405554172). Questa iniziativa è promossa dalla Caritas diocesana, dall’Ufficio pastorale sociale, dall’Ufficio missionario e dal Circolo Laudato si’ della diocesi di Lucca, insieme all’Eremo di Calomini. L’arcidiocesi di Lucca propone, inoltre, un quaderno di attività per parrocchie e associazioni che impegna singoli e gruppi in un itinerario che va dalla contemplazione alla conversione, dalla catechesi all’educazione, dalla preghiera al servizio. Questo quaderno verrà presentato e consegnato durante l’iniziativa del 12 settembre e, successivamente, potrà essere scaricato dal sito . L’ultima domenica del mese di settembre, nelle chiese cristiane del territorio lucchese, le comunità pregheranno per il Creato. Infine, le attività nel Tempo del Creato si concluderanno il 4 ottobre con una messa e, a seguire, un concerto nella chiesa di San Francesco a Lucca.

Diocesi: Albenga, avvio dell’anno pastorale con l’assemblea generale

Si svolgerà il 17 e 18 settembre, alle ore 9.30 presso il Seminario vescovile di Albenga, l’assemblea della diocesi di Albenga-Imperia. “Con l’inizio del nuovo anno pastorale desideriamo ritrovarci come comunità per condividere il cammino che ci attende, rinnovare il nostro impegno di corresponsabilità ecclesiale e programmare insieme le attività pastorali dei prossimi mesi”, scrive il vicario generale, mons. Bruno Scarpino. Il primo giorno sarà don Claudio Doglio, biblista, a tenera una riflessione sul tema: “Da Babele a Pentecoste: pellegrini sulla via di Neemia” come introduzione al programma pastorale che mons. Guglielmo Borghetti illustrerà il giorno successivo. Entrambe le giornate – fa sapere la diocesi – inizieranno con la liturgia dell’ora terza. Dopo la pausa, vi sarà spazio per domande ai relatori.

Minori: Barletta, da giovedì 10 settembre la mostra “L’Arte di Accogliere”, storie e volti dell’affido e dell’adozione 

Sarà inaugurata giovedì 10 settembre, alle 18.30, nella Chiesa di San Michele Arcangelo di Barletta la mostra intitolata “L’arte di accogliere – Storie di affido, adozione e Speranza”. L’iniziativa, promossa dal Forum delle Associazioni Familiari di Puglia insieme ad Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS, vuole accendere i riflettori sul valore dell’accoglienza familiare e sul ruolo che affido e adozione possono svolgere nella vita dei bambini, delle famiglie e dell’intera comunità. Alla conferenza di apertura prenderanno parte, dopo i saluti istituzionali del Consigliere regionale Domenico De Santis e di Magdala Spinazzola, assessore al Welfare del Comune di Barletta, Adriano Bordignon, Presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari; Cristina Riccardi, Vicepresidente del Forum e componente del Consiglio direttivo di Ai.Bi. – Amici dei Bambini ETS; e Giovanni Gallo, Presidente del Forum delle Associazioni Familiari di Puglia. Al centro dell’incontro ci sarà la necessità di rafforzare una cultura dell’accoglienza che non lasci sole le famiglie e che sappia coinvolgere istituzioni, associazioni e territori in una responsabilità condivisa. L’evento rientra nel progetto “CASA – Comunità, alleanze e solidarietà per l’accoglienza”, finanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Nel corso della serata sarà inoltre presentato il nuovo Forum delle Associazioni Familiari della provincia di Barletta-Andria-Trani, recentemente ricostituito. 

Terra Santa: card. Pizzaballa “Una narrativa diversa per preparare la pace. Questa terra è per tutti”

“Parlare di pace in questo momento mi sembra qualcosa di certamente desiderato, ma non ancora reale. Tuttavia dobbiamo continuare a insistere e a cercare insieme una strada”. Con queste parole il card. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha presentato, ieri sera a Gerusalemme, il Forum permanente ‘Within Your Gates: The Forum for the Universal Vocation of Jerusalem’, promosso in collaborazione con il Centro accademico dell’Università di Notre Dame a Gerusalemme. Pizzaballa ha spiegato, a margine dell’incontro, che il nuovo organismo non nasce per aggiungersi semplicemente alle numerose associazioni, gruppi e movimenti che già si occupano di Gerusalemme e del dialogo. L’obiettivo è piuttosto quello di “offrire un contesto stabile di confronto e di riflessione, capace di affrontare, a partire da Gerusalemme, le questioni che segnano profondamente e spesso dolorosamente la vita degli abitanti della Città Santa e dell’intera Terra Santa”. “Lo scopo del Forum – ha affermato – è creare le condizioni per una diversa narrativa, aiutare a costruire un linguaggio e una visione che possano un giorno aprire la strada alla pace”. Per il Patriarca, infatti, la pace non può essere costruita soltanto attraverso interventi umanitari, pur indispensabili, ma anche mediante “un lavoro culturale, educativo e accademico che aiuti a comprendere la realtà e a immaginare prospettive nuove”. Tra gli ostacoli principali al cammino di riconciliazione, Pizzaballa ha individuato le narrative contrapposte che dominano il dibattito pubblico, l’odio profondo e la sfiducia reciproca tra le popolazioni, ma anche il diffuso senso di perdita che porta molti a chiudersi nella difesa esclusiva della propria identità e della propria memoria. “Esiste un rifiuto di tutto ciò che non appare come una garanzia della propria storia e della propria appartenenza”, ha osservato. In questo contesto, reso ancora più teso dalla campagna elettorale israeliana, il Patriarca ritiene essenziale creare spazi di dialogo alternativi rispetto alla polarizzazione politica. “Proprio perché il linguaggio pubblico appare oggi sempre più radicalizzato, è necessario dar vita a contesti diversi ma sereni, dove posizioni differenti possano incontrarsi e confrontarsi in modo nuovo”. Una necessità che emerge anche di fronte alle dispute sull’identità dei luoghi, sui nomi e sulle memorie storiche che ciascuna comunità rivendica come fondative della propria presenza sul territorio. “Non cambieremo il mondo, non cambieremo la società e non risolveremo tutti i problemi”, ha riconosciuto il patriarca. Tuttavia il Forum vuole offrire il proprio contributo come “una presenza discreta, chiara e, se necessario, anche fastidiosa”, capace di ricordare a tutti un principio fondamentale: “Questa terra è per tutti. Dobbiamo ascoltare tutti – ha ribadito il Patriarca – restando ben radicati in questa realtà, dolorosa ma anche ricca di opportunità”.

 

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