Ai Overview: A ottantuno anni dalla sua fondazione, l’Organizzazione delle Nazioni Unite si trova ad affrontare una complessa fase di instabilità interna e geopolitica. Nel giorno dell’anniversario dell’entrata in vigore della Carta di San Francisco, emergono profonde divisioni tra gli Stati membri, ostacoli nella designazione del successore dell’attuale Segretario generale António Guterres e una cronica carenza di risorse finanziarie. A questo si aggiunge l’imminente chiusura delle operazioni della missione Unifil in Libano e la forte preoccupazione della Santa Sede per il costante aumento dei conflitti su scala globale, fattori che rendono sempre più urgente un piano di riforma strutturale che superi le divergenze politiche e i veti incrociati delle grandi potenze.
La firma della Carta e l’adesione italiana
Il 24 ottobre 1945, ottantuno anni fa, entrava in vigore la Carta delle Nazioni Unite, firmata a San Francisco il 26 giugno da cinquanta Paesi. La Polonia, assente alla conferenza, la sottoscrisse il 15 ottobre, diventando il cinquantunesimo membro fondatore. L’Italia, Paese sconfitto e allora escluso, sarebbe entrata nell’organizzazione solo nel dicembre 1955, lo stesso anno in cui il nostro Paese è stato ufficialmente ammesso come Stato membro, sebbene il successivo ordine di esecuzione e la ratifica interna sono avvenuti con la legge n. 1957/848.
Le crepe istituzionali e l’impasse sul nuovo Segretario
Il Preambolo non ha perso la sua forza: «decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra», scrissero i fondatori appena sei settimane prima di Hiroshima. Ma cosa resta di quella promessa, a tanti anni di distanza? António Guterres, attuale Segretario generale, nel suo ultimo intervento di apertura del dibattito generale, il 22 settembre, ha scelto un’immagine inequivocabile: «Le crepe sono diventate canyon». Il suo mandato finisce il 31 dicembre, ma del suo successore non si vede neppure l’ombra, tanto che, nel sesto voto esplorativo del Consiglio di sicurezza del 16 ottobre, nessuno dei sette candidati ha evitato l’opposizione dei membri permanenti. In testa resta la costaricana Rebeca Grynspan con nove consensi, ma anche due voti contrari tra i cinque Paesi con diritto di veto. Per non tacere, poi, del problema legato alle risorse economiche.
La fine delle operazioni per la missione in Libano
Intanto si chiude una pagina che riguarda da vicino l’Italia, quella di Unifil, poiché la risoluzione 2790 fissa al 31 dicembre lo stop alle operazioni della missione in Libano, dopo quasi mezzo secolo lungo la Linea Blu. Il ritiro del personale, tuttavia, proseguirà nel 2027.
Lo sguardo della Chiesa e i limiti della comunità internazionale
La Santa Sede osserva questa crisi quale osservatore permanente dal 1964, sebbene già negli anni Quaranta don Luigi Sturzo, da New York, ragionava sui limiti della comunità internazionale. Tra questi una certa difficoltà di porsi nei confronti del tema della guerra, in particolar modo oggi, con un numero di conflitti sempre maggiore, tra vecchi e nuovi. E, così, da un lato papa Leone XIV ha denunciato davanti al corpo diplomatico che «la guerra è tornata di moda» e ha chiesto un’Onu più efficiente e capace di rappresentare il mondo di oggi, dall’altro, il cardinale Pietro Parolin ha ricordato che UN80, il piano di riforma globale lanciato a marzo 2025 in occasione dell’80° anniversario dell’ONU, non può fermarsi agli aggiustamenti tecnici.
Il nodo politico e l’ostacolo dei veti incrociati
L’elemento centrale è la volontà politica, appunto. La Carta è stata modificata nel tempo, ma la promessa di San Francisco resta. Perché è vero che il successore di Guterres ancora manca e i soldi scarseggiano, ma quello che pesa più di tutto è la riluttanza di chi ha il veto a lasciarsi vincolare da regole comuni.













