Ai Overview: A mezzo secolo dall’omicidio di Rocco Corica, bambino di soli sette anni ucciso durante un agguato di ‘ndrangheta a Taurianova il 29 settembre 1976, la vicenda rimane priva di verità giudiziaria e scarsamente documentata. Il piccolo fu colpito dai proiettili mentre attendeva nell’auto del padre Benito, vero obiettivo dei sicari nell’ambito della faida locale. Questo delitto si inserisce in una precisa sequenza di omicidi di minori avvenuti nella Piana di Gioia Tauro nel corso degli anni Settanta, eventi che smentiscono di fatto la diffusa credenza secondo cui la criminalità organizzata tenderebbe a risparmiare l’infanzia. Il testo ripercorre il contesto di quegli anni, evidenziando la presa di posizione dei vescovi calabresi contro le cosche già alla fine del 1975, per poi tracciare una linea fino all’evoluzione criminale del territorio e alle inchieste odierne della Dda, sottolineando l’assenza, ancora oggi, di una piena e condivisa memoria storica per le vittime innocenti del territorio.
L’agguato mortale a Taurianova
Cinquant’anni fa, esattamente la mattina del 29 settembre 1976, a Taurianova, nella Piana di Gioia Tauro, Benito Corica fermò la sua Fiat 124 e scese per un momento, mentre il figlio Rocco, sette anni, restò seduto in macchina. Non passò molto tempo che un gruppo di giovani armati di lupara, coinvolti nella faida che opponeva i Corica ai Raso-Versace-Avignone, aprì il fuoco e provocò la morte del bambino, che morì con il volto sfigurato dai colpi, e del padre che era il vero bersaglio dell’agguato. Di quella mattina, oggi, resta poco, anche perché gli assassini non sono mai stati identificati e le cronache dell’epoca sono scarne: il racconto più completo è contenuto in “Dimenticati”, il libro di Danilo Chirico e Alessio Magro uscito da Castelvecchi nel 2010. Una cosa, tuttavia, appare certa, ovvero che Rocco appartiene a quella schiera di morti innocenti dimenticati.
I bambini vittime delle cosche e “La lunga infamia”
Non si trattò, però, di un caso isolato, perché due anni prima, a Seminara, Giuseppe Bruno, di 18 mesi, era stato colpito alla testa da pallettoni destinati al padre, mentre nel 1975, a Cittanova, alcuni criminali avevano ucciso i fratellini Michele e Domenico Facchineri. L’Osservatorio sulla ‘ndrangheta ha messo in fila queste storie in un percorso intitolato “La lunga infamia”, e basta scorrerlo per mandare in soffitta la leggenda dei clan che risparmiano i bambini.
La condanna dei vescovi e l’evoluzione criminale nel paese
E la Chiesa? Cosa fece la Chiesa? Alla fine del 1975 i vescovi calabresi avevano definito la mafia una «disonorante piaga della società», con un passo avanti che, secondo lo storico Enzo Ciconte, molti faticarono ad accogliere. Dieci mesi più tardi, a Taurianova, la lupara colpiva un bambino seduto nell’auto del padre. Il paese avrebbe poi attraversato la faida del 1989-1991, con 32 morti, e il venerdì nero del 3 maggio 1991, sino alla triste pagina dello scioglimento, nell’agosto successivo, del suo consiglio comunale, addirittura il primo in Italia, perché ostaggio delle cosche. La storia è continuata sino ai giorni nostri, tra l’altro, con la recente inchiesta della Dda di Reggio Calabria che il 14 luglio scorso ha portato a 79 arresti, nell’ambito di una vicenda complessa in cui qualcuno sperò si potesse riaccendere la contesa mortale tra clan rivali,
Il bisogno di memoria per le vittime innocenti
Ad ogni modo, il nome di Rocco Corica sta negli elenchi delle vittime innocenti, tra centinaia di altri, accanto a una data e a un’età: sette anni. Quello che manca, dopo mezzo secolo, è tutto il resto, non soltanto un colpevole e un processo, ma anche la memoria di una storia raccontata par intero nel paese dove è accaduta.













