Compensazione fiscale per il Mezzogiorno

L’avversa congiuntura economica ha acuito le disparita in atto esistenti nei singoli Paesi ed all’interno dell’Ue. Anche la Svimez lo ribadisce: “le disparità regionali in Europa si sono allargate negli ultimi anni, perché la crisi economica ha colpito le regioni in modo differenziato. Alcune hanno subito gravi contraccolpi, altre quasi per niente. Sono stati soprattutto i nuovi Stati membri dell’ex Est europeo e quelli fuori dall’Eurozona a beneficiare di tali asimmetrie, mentre il Mezzogiorno è rimasto intrappolato in un percorso di divergenza strutturale a due livelli in Europa. Alcuni numeri sono emblematici al riguardo: tra il 2009 e il 2013 gli investimenti pubblici sono crollati del 51% nei paesi periferici del Sud dell’Europa quali Grecia, Spagna e Portogallo e del -24% in Italia, mentre gli stessi calavano del 7% nei nuovi Stati membri che hanno aderito all’UE tra il 2004 e il 2007”. A penalizzare un quadro già asfittico si aggiungono “le differenze di aliquote fiscali tra i diversi Paesi che implicano uno svantaggio strutturale per le regioni meno sviluppate”. Una via d’uscita, secondo la Svimez, passa da: “mantenimento o addirittura incremento delle risorse destinate alle aree meno sviluppate rispetto ad altri obiettivi; semplificare non solo procedure ma l’architettura della politica di coesione, puntando sui due Fondi, quello per le infrastrutture materiali e immateriali, urbane e ambientali, per lo sviluppo economico e produttivo e quello per rafforzare il capitale umano e sociale per dare a tutti i cittadini una vera uguaglianza delle condizioni di partenza, in particolare ai giovani; una politica di coesione “amica” delle nuove generazioni, che si ponga l’obiettivo della piena e buona occupazione per i giovani europei”. Ma soprattutto “nell’agenda europea dei prossimi mesi, secondo la Svimez, si dovrebbero assumere le seguenti scelte prioritarie: una golden rule per gli investimenti pubblici strategici, anche per consentire una reale addizionalità delle politiche di coesione rispetto agli investimenti nazionali; un sistema di compensazione fiscale adeguato per compensare il Mezzogiorno e le altre regioni meno sviluppate”; un riequilibrio dell’attuale configurazione geopolitica che punti sulle politiche mediterranee, andando ben oltre la (inadeguata) gestione dei flussi migratori”.

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