Covid, la scuola a distanza dei ragazzi «speciali»

Il mondo della scuola, come tutti, è stato totalmente stravolto dal coronavirus: tra i primi a chiudere, gli istituti di Italia si sono dovuti presto inventare un nuovo modo per fare formazione, ed in questo la tecnologia ha aiutato. La DaD (Didattica a Distanza) è per adesso l’unica maniera per fare scuola. Gli alunni si danno appuntamento sulle piattaforme digitali e da lì seguono le lezioni e interagiscono con i compagni. Dalle scuole di primo al secondo grado, i ragazzi sono stati chiamati ad un adattamento innovativo; in tutto questo, si innestano le problematiche dei giovani con disabilità. A parlarci di alcuni di loro, è un’insegnante che si occupa di sostegno da 25 anni a Reggio Calabria e ci ha chiesto di rimanere anonima. I suoi alunni, tutti delle scuole superiori, negli ultimi mesi hanno dovuto fare i conti con la didattica a distanza. «Insegnare sostegno è impegnativo e fonte di grande responsabilità – afferma la docente – Abbiamo a che fare ogni anno con problematiche differenti, ma l’impegno messo in campo non viene percepito come faticoso, soprattutto quando vedi che il tuo alunno migliora di giorno in giorno e riesce a portare a termini gli obiettivi prefissati». La cosa più difficile è entrare in empatia con i ragazzi con disabilità, in quanto non tutti accettano l’insegnante di sostegno, che in questi casi deve cercare di creare una comunicazione speciale con loro, tessere quel filo diretto che li faccia sentire in grado di poter svolgere i propri compiti e non sentirsi minacciati dalla sua presenza. Inoltre, è essenziale creare un legame con la famiglia del ragazzo, così da far dare il meglio di sé sia a scuola che a casa. «Io insegno all’istituto alberghiero – continua l’insegnante – dove oltre alle materie tradizionali, si imparano quelle più pratiche come cucina, sala, ricevimento e pasticceria. Sono previsti laboratori, progetti di gruppo, lezioni ed incontri con gli esperti, per cui si favorisce in toto l’interazione tra il ragazzo con disabilità ed i compagni. Il ragazzo è subito gratificato e recepisce meglio anche tramite i mezzi informatici messi a disposizione dalla scuola». In questi mesi di distanza, proprio la tecnologia ha fatto da padrona: «Mi sono impegnata a rimanere vicina empaticamente alle mie alunne – aggiunge l’insegnante – creando un ponte tra le docenti curriculari e le famiglie, offrendo il mio supporto emotivo. Sono rimasta soddisfatta dalla risposta che ho ricevuto, anche se nulla può sostituire i gesti, gli sguardi e il rapporto faccia a faccia – Abbiamo sempre sostenuto i ragazzi nelle difficoltà per continuare il ciclo didattico – educativo e per superare la paura insieme». 

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