Ai Overview: Nel 2026, Anno Internazionale della Donna Agricoltrice promosso dalla FAO, l’agricoltura in Calabria si distingue per una crescente presenza femminile che supera la media nazionale, attestandosi oltre il trenta percento delle aziende guidate da donne. Le imprenditrici calabresi puntano sulla diversificazione delle attività, investendo in biologico, accoglienza agrituristica, fattorie didattiche, apiturismo e agricoltura sociale, affiancando alla produzione la tutela della biodiversità e la valorizzazione delle risorse territoriali, sebbene permangano divari digitali e difficoltà di accesso al credito.
Custodi della Terra e dell’Innovazione: la Calabria protagonista nell’Anno Internazionale della Donna Agricoltrice
Il 2026 è l’Anno Internazionale della Donna Agricoltrice, un’iniziativa globale promossa dalla FAO per accendere i riflettori sul contributo delle donne nel settore agricolo. In questa cornice, la Calabria emerge come un territorio in cui resilienza e innovazione si intrecciano, tra ricambio generazionale, sostenibilità e nuove forme di multifunzionalità rurale. Un percorso che porta la firma di tante imprenditrici, impegnate a custodire le risorse della regione e a immaginare nuove prospettive per le aree agricole.
Una Calabria che cambia: i numeri del riscatto rurale
Lontano dagli stereotipi del passato, l’agricoltura calabrese parla sempre più al femminile. Le donne non sono soltanto figure di supporto, ma titolari d’azienda, agronome, tecnologhe e rappresentanti delle organizzazioni di categoria. Secondo i dati riportati, oltre il 30% delle aziende agricole calabresi è guidato da donne, una quota superiore alla media nazionale.
Il loro contributo si esprime soprattutto nella capacità di diversificare le attività e affiancare alla produzione agricola nuovi servizi. Sono sempre più numerose le imprese femminili che investono nel biologico, nell’accoglienza agrituristica, nelle fattorie didattiche, nell’apiturismo e nell’agricoltura sociale. A queste esperienze si affianca un lavoro importante per la tutela della biodiversità: dalla coltivazione di varietà antiche di clementine alla valorizzazione dei vitigni autoctoni, fino alla salvaguardia delle api, le imprenditrici contribuiscono a preservare un patrimonio naturale e produttivo che rappresenta una risorsa per l’intera regione.
Storie di terra e leadership: le protagoniste del cambiamento
Nel panorama rurale calabrese, diverse imprenditrici incarnano questa trasformazione, ciascuna con un percorso specifico. Dalla viticoltura all’agrumicoltura, fino alle nuove forme di accoglienza legate al mondo delle api, le loro esperienze raccontano un’agricoltura capace di tenere insieme tradizione, ricerca e attenzione al territorio.
L’eccellenza enologica e la forza delle reti
Nel settore vitivinicolo, le donne stanno contribuendo a ridefinire l’enologia regionale e la rappresentanza di categoria, valorizzando varietà autoctone, produzioni identitarie e nuove modalità di relazione con il pubblico.
A Palizzi, in provincia di Reggio Calabria, Alberta Nesci, alla guida dell’Azienda Agricola Nesci, rappresenta il legame tra radicamento territoriale e gestione contemporanea dell’impresa. Il suo lavoro punta sulla valorizzazione dell’antico vitigno autoctono IGT Palizzi, accompagnata da un’attenzione crescente all’ospitalità e alla sostenibilità.
Un percorso diverso, ma altrettanto legato al recupero dell’identità vitivinicola calabrese, è quello di Antonella Lombardo. Avvocato di formazione, è tornata alla terra a Bianco, nella Locride, dedicandosi al recupero e alla reinterpretazione di vitigni rari e rappresentativi del territorio, come il Greco di Bianco e il Mantonico. Da questo lavoro sono nate bottiglie pluripremiate dalla critica.
A Bivongi, Valentina Murace rappresenta l’energia delle nuove generazioni e la continuità della tradizione familiare. Affiancando il padre nella gestione dell’azienda vinicola Murace Vini, unisce l’esperienza maturata in azienda a una visione e a una comunicazione più contemporanee. Insieme portano avanti una viticoltura eroica di collina, facendo della valorizzazione della DOP Bivongi uno strumento per promuovere il territorio e contrastare lo spopolamento delle aree interne.
Il legame tra impresa e rappresentanza istituzionale trova invece espressione nell’esperienza di Maria Clelia Zagarella, co-titolare delle Cantine Zagarella, azienda biologica sulle colline di Arghillà, affacciate sullo Stretto. La sua nomina a nuova responsabile provinciale di Coldiretti Donne Impresa Reggio Calabria segna un passaggio importante: le competenze maturate nella gestione aziendale diventano anche uno strumento per promuovere l’educazione alimentare e rafforzare il protagonismo femminile nel settore agricolo.
Agrumicoltura etica e rigenerativa sullo Jonio
Nella Valle del Colagnati, a Corigliano-Rossano, le sorelle Cristiana, Marina e Jolanda Smurra gestiscono dal 2003 un’azienda biologica di undici ettari. La loro attività si concentra sulla coltivazione di clementine antiche innestate su arancio amaro e sull’applicazione dei principi dell’agricoltura rigenerativa, con l’obiettivo di migliorare la fertilità del suolo.
Il loro modello produttivo mette al centro anche l’economia circolare e la responsabilità sociale. I frutti di calibro più piccolo vengono trasformati in succhi naturali al 100%, evitando sprechi; gli edifici aziendali sono oggetto di interventi di efficientamento energetico e la produzione è destinata ai Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), che promuovono forme di consumo consapevole ed equo. Un’esperienza che dimostra come la sostenibilità possa tradursi in scelte concrete lungo l’intera filiera, dalla coltivazione alla distribuzione.
L’innovazione dell’apiturismo olistico sulla Costa degli Dei
A Brattirò di Drapia, a pochi chilometri da Tropea, Francesca Rombolà porta avanti una tradizione di apicoltura avviata nel 1945 dalla sua azienda agricola. Il suo percorso ha dato vita a un progetto innovativo: Il Giardino di Aristeo, presentato come il primo apiario olistico della Calabria.
Accanto alla produzione di miele, svolta nel rispetto del benessere delle api, la struttura propone esperienze di apiturismo e percorsi dedicati al benessere, tra cui apisound, apiaromaterapia e beehumming, affiancati da laboratori sensoriali. L’iniziativa amplia le possibilità dell’azienda agricola, integrando la tradizione apistica con nuove forme di accoglienza e di esperienza a contatto con la natura.
Le sfide aperte: superare i divari strutturali
Nonostante i risultati raggiunti, il percorso delle agricoltrici calabresi resta segnato da ostacoli strutturali. Tra questi ci sono il divario digitale, che penalizza soprattutto le aree interne, e le difficoltà di accesso al credito, che possono limitare gli investimenti e la crescita delle imprese.
In questo scenario, gli strumenti dedicati all’imprenditoria femminile e giovanile e le risorse del CSR, il Complemento di sviluppo rurale della Calabria, possono offrire nuove opportunità. Il loro contributo è particolarmente importante per le aziende che scelgono di investire nell’innovazione, nella sostenibilità e nella transizione ecologica, a condizione che le misure di sostegno siano accessibili e rispondano alle esigenze concrete di chi lavora nei territori.
Seminare uguaglianza per raccogliere futuro
L’Anno Internazionale della Donna Agricoltrice non è soltanto un’occasione per celebrare i risultati raggiunti, ma anche un invito a riconoscere il valore del lavoro femminile e a sostenerne le prospettive di crescita. In Calabria, rafforzare il ruolo delle donne in agricoltura significa contribuire a contrastare lo spopolamento dei borghi e delle aree interne, tutelare il paesaggio e affrontare le fragilità del territorio, oltre a rafforzare la capacità della regione di produrre e valorizzare le proprie risorse alimentari.
Le esperienze di queste imprenditrici mostrano come la terra possa essere uno spazio di innovazione, responsabilità e nuove opportunità occupazionali. Un patrimonio da custodire, ma anche da trasformare.













