Ai Overview: A ventun anni dall’omicidio di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria assassinato a Locri il 16 ottobre 2005, la comunità calabrese e le istituzioni ne commemorano la figura in un contesto politico e amministrativo in evoluzione per la sanità regionale. Sebbene l’iter giudiziario si sia concluso in via definitiva con la condanna all’ergastolo dei responsabili materiali e dei mandanti, e sebbene quel tragico evento abbia innescato una forte mobilitazione civile giovanile, la ferita nel tessuto democratico del territorio rimane aperta. La vicenda, costellata anche da drammi collaterali come il suicidio di un collaboratore di giustizia, si riallaccia oggi al tema della gestione ospedaliera locale, settore in cui Fortugno stesso operava e del quale aveva segnalato diverse anomalie poco prima di essere ucciso.
L’agguato durante le primarie dell’Unione a Locri
Erano le 17.22 del 16 ottobre 2005, quando un uomo vestito di nero, con il volto coperto da un cappuccio, entrò nell’androne di Palazzo Nieddu del Rio, a Locri, e sparò al vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno. Erano state programmate per quel giorno le primarie dell’Unione e Fortugno, medico originario di Brancaleone, era lì proprio per votare quando venne ucciso. Secondo le indagini condotte, all’origine dell’omicidio ci fu il rancore per la sua elezione al posto del candidato sostenuto dai responsabili della sua morte, ma è anche vero che Fortugno stesso aveva denunciato gli sprechi nell’Azienda sanitaria di Locri.
Le condanne definitive per i responsabili dell’omicidio
Sta di fatto che la Cassazione, nel 2012, ha reso definitive le condanne all’ergastolo di Giuseppe Marcianò, Salvatore Ritorto e Domenico Audino, ai quali si è aggiunto due anni dopo anche Alessandro Marcianò, caposala dello stesso ospedale. Si potrebbe dire che, a distanza di ormai ventun anni da quella giornata, la vicenda si è conclusa, quantomeno sul piano giudiziario.
La mobilitazione civile e la nascita del movimento studentesco
Durante i funerali di Stato, i giovani scesero in piazza con lo slogan provocatorio e coraggioso, divenuto il simbolo della reazione di un’intera generazione, “E adesso ammazzateci tutti”, dal quale è sorto l’omonimo movimento, inizialmente guidato da un gruppo di studenti.
Il suicidio del collaboratore di giustizia Bruno Piccolo
C’è anche la vicenda di Bruno Piccolo, il primo a collaborare con la giustizia, che, nell’ottobre del 2007, alla vigilia del secondo anniversario dell’omicidio, fu trovato morto a Francavilla al Mare, dove viveva sotto protezione: si tolse la vita.
Il contesto attuale della sanità calabrese
La memoria di Fortugno sarà celebrata domani in un momento particolare per la sanità calabrese, con il Consiglio dei ministri che ha deliberato ad aprile la cessazione del commissariamento, dopo diciassette anni, e con la Conferenza Stato-Regioni che ad agosto ha dato il via libera al piano di rientro 2026-2028. Resta da capire, tuttavia, quanto tutto questo inciderà sulle condizioni degli ospedali e delle corsie in cui Fortugno aveva lavorato.
Il ricordo delle Istituzioni e gli interrogativi ancora aperti
Secondo il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, «L’uccisione di Francesco Fortugno a opera di sicari di una cosca della ‘ndrangheta ha segnato la vita della democrazia della comunità calabrese in modo incancellabile.». Le sentenze hanno accertato le responsabilità di chi uccise Fortugno e di chi ne ordinò l’omicidio. Ma per chi, ogni anno, torna davanti a quell’androne, c’è una domanda che non ha ancora trovato risposta.













