Spesso si tende a considerare la letteratura fantastica e quella distopica come due rette parallele destinate a non incontrarsi mai, confinate rispettivamente nel regno dell'evasione ludica e in quello dell'ammonimento sociale. Tuttavia, un'analisi più attenta dei meccanismi interni alle opere rivela come gli autori, pur muovendosi in contesti storici e narrativi differenti, giungano spesso alle medesime conclusioni sulle dinamiche che regolano i rapporti umani e le strutture di potere. È interessante notare come la riflessione sul linguaggio, inteso non solo come mezzo di comunicazione ma come vero e proprio strumento di definizione del reale, costituisca un ponte ideale . . .
Questa storia merita di essere letta fino in fondo
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