Dieci anni senza Carlo Azeglio Ciampi, l’eredità di un presidente che provò a ricucire l’identità nazionale

Ciampi sul lungomare di Reggio Calabria insieme al sindaco Falcomata

Ai Overview: A dieci anni esatti dalla scomparsa, le istituzioni tornano a riflettere sulla figura di Carlo Azeglio Ciampi, decimo presidente della Repubblica Italiana. L’iniziativa promossa a Palazzo Madama si concentra sull’analisi della sua eredità politica e istituzionale, ripercorrendo le tappe salienti della sua vita pubblica e privata. Dalla formazione giovanile in collegio presso i gesuiti alle responsabilità assunte come Governatore della Banca d’Italia, fino agli incarichi di vertice nel governo durante i mesi complessi di Tangentopoli e al ministero del Tesoro nella delicata fase di transizione verso l’euro. Il suo mandato al Quirinale si è distinto per il recupero del valore dei simboli nazionali e per una costante attenzione alla coesione interna dell’Italia, portati avanti con un approccio pragmatico e descrittivo, lontano da toni divisivi o retorici.

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Il ricordo a Palazzo Madama e le tappe del percorso istituzionale

Sono trascorsi esattamente dieci anni dalla scomparsa di Carlo Azeglio Ciampi e oggi Palazzo Madama ricorderà colui che è stato il decimo presidente della Repubblica Italiana non soltanto per curare la memoria di un uomo che ha contribuito a scrivere la storia dell’Italia repubblicana, ma anche per capire cosa abbia lasciato effettivamente in eredità. Nato a Livorno il 9 dicembre 1920 e morto a Roma il 16 settembre 2016, a 95 anni, nella clinica Pio XI, è stato definito da Mattarella «un grande italiano e un grande europeo». La sua formazione personale è passata anche attraverso l’ordine dei gesuiti per aver frequentato, insieme al fratello Giuseppe, il Collegio San Francesco Saverio di Livorno, dove rimase fino alla maturità: la sua pagella, del resto, è oggi conservata nell’archivio storico della Compagnia di Gesù, a Roma.

L’educazione ricevuta ha senz’altro inciso sulla crescita di un uomo che si è sempre dimostrato pragmatico e risoluto, poco incline alla retorica ma attento al peso delle istituzioni e al valore dei simboli, tanto da sostenere l’invito rivolto a Giovanni Paolo II a parlare davanti al Parlamento in seduta comune nel 2002. Anche l’esperienza della guerra e il rifiuto di aderire alla Repubblica sociale, dopo l’8 settembre, hanno lasciato un segno profondo nella sua idea di Repubblica e di impegno, non soltanto lavorativo, ma anche sociale e politico, a iniziare dall’incarico a lui affidato di Governatore della Banca d’Italia che svolse dal 1979 al 1993. Divenne poi presidente del Consiglio nella difficile stagione di Tangentopoli, ministro del Tesoro con i governi Prodi e D’Alema e, infine, capo dello Stato dal 18 maggio 1999 al 15 maggio 2006: proprio in questa fase si conclusero le operazioni per l’entrata in vigore dell’euro con Ciampi che ammise di sentirsi finalmente «un cittadino europeo nato in terra d’Italia».

L’impegno al Quirinale per il recupero dei simboli nazionali

La sua attività durante gli anni al Quirinale lo hanno visto impegnato a valorizzare i simboli repubblicani, che qualcuno considerava ormai un linguaggio d’altri tempi, tanto da riportare la Festa della Repubblica al centro della vita pubblica e restituirle solennità, dopo che, nel 1977, la ricorrenza venne privata della parata e resa mobile. Di quella stessa idea di Repubblica hanno fatto parte i viaggi che lo hanno spinto a visitare il Paese e che, per certi versi, hanno rappresentato un tentativo di ricucire un sentimento nazionale che Ciampi, a ben vedere, avvertiva fragile e quasi indebolito, al punto, negli ultimi anni, da manifestare amarezza nel cogliere la distanza tra l’Italia del Risorgimento e quella segnata, ai suoi occhi, dal declino civile ed economico.

L’eredità lasciata all’Italia

Cosa resta oggi della sua eredità? Resta l’atteggiamento di uomo impegnato, a suo modo e con le sue idee, a parlare di Patria senza alzare la voce, a torto o a ragione, rispetto a un Paese diviso quasi su tutto, anche sulla propria identità, e incapace di trovare un posto nel mondo.

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