Diocesi: mons. Muser (Bolzano), “affinare lo sguardo su ciò che è veramente necessario e lasciare da parte ciò che è secondario”

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“È importante affinare lo sguardo su ciò che è veramente necessario e lasciare da parte ciò che è secondario. Non è l’eccezionale, ma il consueto, non è lo straordinario, ma l’ordinario che plasma e unisce, in un dialogo sincero, aperto e costruttivo”. Lo ha sottolineato il vescovo di Bolzano-Bressanone, mons. Ivo Muser, intervenendo nella seconda giornata del convegno pastorale che apre il nuovo anno diocesano.
Soffermandosi su come essere cristiani animati dal Vangelo e gioiosi, il presule ha evidenziato che “laddove la gioia per il Vangelo plasma la nostra azione, l’annuncio è efficace, il messaggio di Gesù si diffonde, le relazioni si sanano, le persone e le comunità rinvigoriscono”. Il vescovo ha poi ricordato che il messaggio di Gesù “si manifesta nella relazione. Troppo spesso ce ne dimentichiamo nella pastorale e ci soffermiamo sui compiti e sui progetti, sulle cose da fare. Il processo attuale di trasformazione che stiamo vivendo come Chiesa comporta il rischio di trascurare questo punto essenziale”. A questo proposito mons. Muser ha indicato tre strade per affrontare altrettanti pericoli. La prima è ridurre per gioire: “Uno dei nostri problemi più grandi oggi è il sovraccarico di impegni dei collaboratori: sacerdoti, volontari, team pastorali e consigli parrocchiali. Una marea di compiti deve essere portata a termine, tanto che spesso restano pochissimi momenti per tirare il fiato, figurarsi per riflettere su progetti innovativi. Oggi abbiamo bisogno del coraggio di ridurre. Non è necessario offrire tutto ovunque. È fondamentale avere chiarezza su ciò che è realmente importante. Si tratta della gioia! La gioia del Vangelo è il cuore della nostra azione”. La seconda strada è accettare l’imperfezione: “Quanta bontà distruggiamo con critiche eccessive e con un’aderenza pedante alle regole. Il frammento, l’imperfezione e la piccolezza hanno un loro posto, anzi sono necessari per la gioia”. La terza strada è essere aperti agli altri: “La perdita di significato della Chiesa nella società porta alla tentazione di cercare l’identità cristiana nella separazione e nella polarizzazione. Non esiste per i cristiani un ‘noi contro gli altri’. Dall’incontro con il Dio dell’amore nasce una comunità che apre, che invita, che si estende”. Nel mondo turbolento di oggi, ha chiosato il vescovo, “Dio ci incoraggia a modellare le nostre relazioni a partire dalla gioia dell’amore e dalla sua testimonianza. Tutte le nostre azioni devono essere orientate in modo che la buona novella possa raggiungere le persone. Qui e ora si richiedono creatività e coraggio”.

Fonte: Agensir
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