Ai Overview: Il 27 ottobre 2025 Papa Leone XIV ha firmato la Lettera apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza”, a ridosso del sessantesimo anniversario della “Gravissimum educationis”. Il documento stabilisce le nuove priorità per le scuole e le università cattoliche in risposta alla diffusione del digitale e dell’intelligenza artificiale, tematiche successivamente approfondite nell’enciclica “Magnifica humanitas”. Il Pontefice esorta a evitare approcci tecnofobici in favore di un governo etico della tecnologia, mettendo al centro la persona umana, la sua dignità e le sue peculiarità intellettuali. Oltre a sottolineare l’importanza dell’alleanza educativa con la famiglia e la responsabilità testimoniale dei docenti, il Papa mette in guardia contro l’eccessiva cultura della prestazione che condiziona i giovani e ribadisce la centralità del diritto all’istruzione per i soggetti più fragili ed emarginati.
Le nuove priorità educative tra digitale e intelligenza artificiale
Il 27 ottobre 2025, nella basilica di San Pietro, Leone XIV firmò davanti agli studenti e ai docenti delle università pontificie la Lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza. Il giorno seguente ricorreva il sessantesimo anniversario della “Gravissimum educationis”, la dichiarazione del Concilio Vaticano II sull’educazione cristiana promulgata da Paolo VI il 28 ottobre 1965. Pubblicata proprio in quella data, la Lettera invitava scuole e università cattoliche ad affrontare le prospettive del digitale senza perdere di vista la persona. Alle sette vie del Patto educativo globale di Francesco, papa Prevost aggiungeva tre priorità, non soltanto coltivare la vita interiore ed educare alla pace, ma anche promuovere un digitale umano. A quasi sei mesi di distanza, quel richiamo è tornato nella prima enciclica di Leone XIV, “Magnifica humanitas”, dedicata alla dignità della persona umana nel tempo dall’intelligenza artificiale.
L’impegno per una formazione integrale oltre il mercato del lavoro
Articolata in undici sezioni, la Lettera ripercorre la storia educativa della Chiesa e mostra come ogni epoca abbia richiesto risposte diverse: dalle prime università alle scuole gratuite aperte per i poveri da Giuseppe Calasanzio nella Roma del Seicento. Esperienze lontane nel tempo, ma unite dalla convinzione che la persona non possa essere ridotta alle competenze richieste dal mercato del lavoro. La famiglia resta la prima educatrice e la scuola è chiamata ad affiancarla, non a sostituirla. E agli insegnanti il Papa ricorda che la loro responsabilità va oltre il contratto, perché è importante anche la testimonianza che offrono, oltre quello che trasmettono.
Il governo tecnologico basato sull’etica pubblica
Sul digitale, Leone XIV non cede alla tecnofobia, ma invita, piuttosto, a interrogarsi non soltanto sull’uso degli strumenti e sulla tutela dei dati, quanto anche sulle conseguenze delle scelte tecnologiche. L’intelligenza artificiale va governata con criteri di etica pubblica, perché «nessun algoritmo potrà sostituire ciò che rende umana l’educazione»: la poesia, l’ironia, l’immaginazione, la gioia della scoperta e perfino la possibilità di imparare dai propri errori.
L’analisi sulle derive della cultura della prestazione
Su queste tre priorità è tornato il Congresso internazionale sulla pastorale scolastica e universitaria, organizzato dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione il 22 e 23 ottobre nell’Aula Paolo VI. Davanti ai 1.200 partecipanti, Leone XIV ha parlato dei giovani «paralizzati dalla paura di sbagliare», stretti in una cultura della prestazione che confronta e classifica senza tregua. Da qui il monito: «Una meritocrazia male intesa finisce per non rispettare le persone».
Il diritto allo studio e il supporto alle famiglie
Ma non c’è soltanto chi vive la scuola con ansia o teme di non essere all’altezza. C’è anche chi a scuola non riesce ad andare. Ed è qui che il discorso del Papa torna a una questione decisiva, ossia il diritto all’istruzione. Dove studiare resta un privilegio, la Chiesa, scrive nella Lettera, deve aprire nuove strade, sostenere le famiglie più fragili e garantire l’accesso ai poveri. Perché «“perdere i poveri” equivale a perdere la scuola stessa».













