Ai Overview: La povertà non si definisce unicamente attraverso la mancanza di reddito, ma si manifesta in modo evidente anche nell’assenza di abitazioni sicure e adeguate. In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, le Nazioni Unite e le organizzazioni caritatevoli accendono i riflettori sull’emergenza abitativa globale, che coinvolge oltre due miliardi di persone. Dai dati del Rapporto Onu sul rallentamento della lotta all’indigenza estrema, alle rilevazioni Istat e Caritas che confermano l’aggravarsi della situazione in Italia, emerge un quadro complesso. A questo si unisce il richiamo della Chiesa, che invita a considerare l’accesso a un alloggio non come un semplice problema sociale, ma come una priorità che tocca la dignità umana.
Le origini della ricorrenza e l’appello di Wresinski
Un tetto, da solo, non basta. Per vivere con dignità serve una casa sicura, oltre a un reddito con cui affrontare non soltanto le spese essenziali, ma anche quelle che servono a soddisfare le esigenze che vanno al di là dei bisogni primari e che hanno a che fare con lo sviluppo della propria personalità. È da qui che parte la Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, celebrata oggi, 17 ottobre. L’Onu la istituì nel 1992, ma la sua storia comincia cinque anni prima: il 17 ottobre 1987 oltre centomila persone si ritrovarono al Trocadéro di Parigi, per rispondere all’appello di padre Joseph Wresinski, fondatore di Atd Quarto Mondo. In quel luogo, legato alla proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti umani nel 1948, vollero rendere omaggio alle vittime della miseria.
Abitazioni sicure e il diritto all’alloggio
Il tema scelto per il triennio 2026-2028, «United for Peace and Human Rights», è nato da una consultazione che ha coinvolto anche chi conosce la povertà dall’interno. Quest’anno l’attenzione si concentra sulla casa: «Safe Homes for All», abitazioni sicure per tutti. Secondo l’Onu, più di 2,8 miliardi di persone vivono in alloggi inadeguati. Non significa, tuttavia, che siano tutti fatiscenti perché c’è anche chi abita in spazi insicuri, sovraffollati o troppo costosi. Tre le richieste avanzate rientrano tanto il riconoscimento del diritto all’alloggio, anche nei bilanci pubblici, quanto la realizzazione di politiche con la partecipazione diretta delle persone coinvolte, per finire con la ricerca delle risorse necessari.
Il Rapporto Onu sulla povertà estrema
Intanto la povertà estrema arretra troppo lentamente. Il Rapporto Onu 2026 sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile stima che 826 milioni di persone, una su dieci nel mondo, vivano con meno di 3 dollari al giorno, calcolati a parità di potere d’acquisto. Sono appena tre punti percentuali in meno rispetto al 2015, quando fu fissato l’obiettivo di sradicare la povertà estrema entro il 2030. Il 71% di queste persone vive nell’Africa subsahariana.
L’analisi dei dati Istat e Caritas in Italia
In Italia, secondo gli ultimi dati definitivi dell’Istat, riferiti al 2024, la povertà assoluta riguarda 5,7 milioni di persone: il 9,8% dei residenti. Tra i minori si arriva al 13,8%, il livello più alto dal 2014. Il Report statistico 2026 della Caritas racconta un disagio che dura sempre più a lungo: nel 2025 le persone accompagnate sono state 282.539, il numero più alto mai registrato. Tra quelle di cui è nota la condizione abitativa, il 22,5% vive una grave esclusione.
La prospettiva della Chiesa sulle periferie e i poveri
La casa è una questione che interpella anche la Chiesa. Nella «Dilexi te», Leone XIV richiama l’urgenza di occuparsi degli spazi e delle case in cui vivono i poveri , oltre che delle città. E avverte che il cristiano non può considerarli soltanto un problema sociale: «essi sono una “questione familiare”. Sono “dei nostri”». Basti pensare che anche il messaggio per la Giornata mondiale dei poveri, in programma il 15 novembre, richiama l’idea di protezione: «Il Signore è il rifugio del povero».













